Condannati per omicidio, pedofilia ed aggressioni i responsabili di un campo per le terapie riparative

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Finalmente giustizia è stata fatta. I proprietari di un campo sudafricano per la "cura" dei gay sono stati riconosciuti colpevoli di omicidio, pedofilia ed aggressioni fisiche. La sentenza è stata pronunciata oggi dal tribunale regionale di Vereeniging a Johannesburg (in Sudafrica) e riguardava il caso di Raymond Buys, un ragazzo si soli 15 anni tragicamente scomparso nell'aprile 2011 dopo essere stato sottoposto a vere e proprie torture per mano di Alex de Koker e Michael Erasmus (i proprietari dell'Echo Wild Game Rangers).
Il giovane era stato consegnato nelle loro mani dai suoi stessi genitori, convinti di poterlo riprendere una volta "trasformato" in un eterosessuale così come gli era stato promesso. Ma, dato che una simile trasformazione non è possibile, i suoi aguzzini avevano scelto metodi di convincimento disumani: lo picchiavano con bastoni e vanghe, lo costringevano a mangiare feci e lo svegliavano a bastonate nel cuore della notte. Il giovane cercò di suicidarsi pur di porre fine a quel calvario, ma venne incatenato al suo letto per giorni. Trasportato in ospedale in fin di vita, sul suo corpo sono state rinvenuti gravi danni al cervello, un braccio rotto, una grave disidratazione e bruciature di sigaretta su tutto il corpo.
Nello stesso campo altri due giovani sono morti in seguito a percosse simili: Eric Calitz, di 18 anni, e Nicolaas Van Der Walt, di 19. Entrambi sono venuti a mancare nel 2007.


ProVita su Radio Vaticana: «Molti omosessuali non si identificano in questa ideologia lgbt»

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Ormai è propaganda pura, con toni e modalità che facilmente ricordano i peggiori regimi di un buio passato. Tutte le realtà cattoliche ultra-conservatrici appaiono riunite nel tentare di inculcare una falsa percezione dei progetti per il contrasto all'omofobia. Il tutto parte dal ridefinire le parole stesse: la «famiglia» non è più una famiglia ma diventa una entità di matrice politico-fascista composta da soli eterosessuali cattolici, la «vita» è la promozione della discriminazione e l'«omosessualità» è divenuta una non meglio precisata «ideologia gender». Il resto lo fa una serie di slogan promozionali che paiono volti a suggerire che la tutela dei più deboli sia da ritenersi un'aggressione agli interessi personali (il classico: se i gay non avranno la reversibilità, voi potrete ottenere un privilegio pagato da loro).
Tra le realtà capofila di questa propaganda d'odio c'è anche Radio Vaticana, la radio che è finita sotto indagine penale per omicidio colposo e lesioni colpose in merito all'inchiesta che riguardava le sue emissioni superiori alle norme previste dalla legge italiane, probabile fonte dell'elevata incidenza di leucemie fra la popolazione residente attorno ai loro ripetitori. Tanto basta per inquadrare di chi si stia parlando e di quale valore assegnino alla vita umana.
Intenzionata a promuovere la raccolta firme omofoba di ProVita Onlus (peraltro sostenuta anche da partiti di estrema destra come Forza Nuova e Lega Nord), la radio ha pensato bene di intervistare il portavoce dell'associazione in una modalità molto curiosa: al posto delle domande si è preferito ricorrere ad una serie di affermazioni volte a legittimare posizioni più ideologiche espresse, il tutto nella solita ottica di far percepire come una verità assoluta ciò che in realtà tane non è.
Ed è così che si rivendica un impegno nel voler impedire iniziative «attuali o eventuali progetti futuri ispirati al gender nelle scuole» e si sottolinea come la strategia dell'Unar scadrà quest'anno senza che la si sia mai potuta mettere in atto grazie alla loro azione.
In una non-domanda il conduttore sostiene anche che «il gender afferma che non sono maschio o femmina in base al sesso biologico, con cui sono nato, ma io sono ciò che mi sento di essere». Sarebbe interessante capire dove abbiano trovato una definizione simile nei progetti del ministero: più probabilmente, però, il vero motivo del loro astio emerge quando si scagliano contro l'ipotesi di un «ingresso anche di transessuali tra gli insegnanti». Sappiamo bene che la richiesta è semplicemente quella di permettere loro un lavoro dignitoso, ma evidentemente per Radio Vaticana anche quello è chiedere troppo.
«Nelle scuole, in sostanza, si possono trovare dei corsi che sotto il "cappello" della non discriminazione in realtà propongono l'ideologia gender» sostiene il conduttore. Bisogna fermare la «promozione del gender» è la pronta risposta del portavoce.
Immancabilmente si sostiene anche di essere la rappresentanza di una presunta maggioranza, spingendosi sino a sostenere che «l'ideologia gender non viene sentita come propria anche da molti omosessuali che non si identificano in questa ideologia lgbt».


Kazakistan approva une legge contro la cosiddetta «propaganda omosessuale» di stampo russo

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Il Senato del Kazakistan ha approvato una legge che vieta la «propaganda di un orientamento sessuale non tradizionale». La legge era stata proposta nell'agosto del 2013 da Aldan Smayil, un parlamentare che sostiene che quella norma abbia lo scopo di «proteggere i bambini da informazioni dannose per la loro salute e per il loro sviluppo».
Inizialmente la legge prevedeva il divieto ad una serie di prodotti che secondo i promotori avrebbero potuto spingere i più giovani al suicidio, fra i quali la pornografia o le immagini di natura sessuale (anche se è difficile capire perché una adolescente dovrebbe tentare il suicidio alla vista di un'immagine di nudo, ndr). L'«orientamento sessuale non tradizionale» è stato aggiunto solo in un secondo spunto prendendo spunto dalle norme vigenti in Russia.
«Questa legge avrà una brutta influenza sulla libertà di espressione e peggiorerà la situazione in Kazakistan», ha commentato Susan Corke, direttrice dei programmi Eurasia di Freedom House. «Nonostante le affermazioni del governo, il divieto della "propaganda di un orientamento sessuale non tradizionale" non ha nulla a che vedere con la sicurezza dei bambini. È semplicemente un travestimento per permettere la discriminazione e l'intolleranza, nonchè per permettere ai censori del governo di poter punire qualsiasi discorso non gli piaccia».
L'omosessualità non è illegale in Kazakistan ma l'approvazione della legge ha incontrato poca resistenza.


Un quarto dei giovani senzatetto inglesi è LGBTI, il 69% è stato cacciato di casa per l'orientamento sessuale

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La discriminazione, troppo spesso nascosta dietro a presunte motivazioni religiose, continua a mietere vittime. Se negli Stati Uniti gli adolescenti lgbt rappresentano il 40% dei senzatetto, una ricerca condotta da Albert Kennedy Trust ha dimostrato che anche in Inghilterra i ragazzi lgbti di età compresa fra i 16 e i 25 anni hanno molte più probabilità di finire per le strade rispetto ai propri coetanei, finendo con il rappresentare il 24% del totale.
nel 69% dei casi, i ragazzi sono stati cacciati di casa dai loro genitori a causa del loro orientamento sessuale. Altri si sono ritrovati per strada dopo aver subito abusi mentali, emotivi o sessuali da parte di un membro della famiglia o aggressioni fisiche all'interno della propria famiglia.
Tim Sigsworth, presidente dell'Albert Kennedy Trust, ha commentato: «Dopo 25 anni di continue testimonianze di rifiuti ed abusi nei confronti dei giovani lgbt, gli adolescenti sono così coraggiosi da continuare a fare coming out con i loro coetanei e con la loro famiglia. I dati emersi da questa ricerca devono spingere ad un'azione di governo volta a fornire alloggi a tutti i giovani interessati dall'abbandono».
Nonostante tutti i rapporti dimostrino un continuo aumento degli abbandoni, le misure introdotte dall'austrerity ha portato ad una continua riduzione del numero di rifugi destinati alla cura dei ragazzi senza fissa dimora. Ad oggi il numero di posti letto disponibili tocca il minimo storico mai registrato dal 2009.


Stuart Hatton Jr. e Giulio Spatola tra ironia e sensualità

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«Alcuni di noi hanno gli occhi verdi. Alcuni hanno gli occhi azzurri. Qualcuno è etero, altri sono gay. E quindi?».
È questo il messaggio lanciato dalla nuova campagna anti-omofobia ideata da Stuart Hatton Jr., l'attuale detentore del titolo di Mr Gay World. Se nelle ultime ore i laburisti inglesi hanno annunciato in sede parlamentare il pieno supporto al suo progetto, è anche attraverso un servizio fotografico realizzato in compagnia di Giulio Spatola (Mr Gay Europe 2011) che il ballerino ha promosso l'attività più virale che porterà quante più persone possibili a condividere sui social network alcune immagini in cui si mostreranno con lo slogan dell'iniziativa scritto sul palmo della mano.
Gli scatti in questione erano stati realizzati dal fotografo inglese Graham Martin. Nell'occasione si era colta l'occasione anche per la realizzazione secondo set di immagini caratterizzato da toni decisamente più ludici. Eccole nella consueta galleria fotografica di fine post.

Immagini: [1] [2] [3] [4] [5] [6] [7] [8] [9] [10] [11] [12]



Al lupo! Al lupo!

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Lasciamo pure che gli ultars distruggano Roma: la priorità è tutelare la macchina del presidente dei Giuristi per la vita! Sembra incredibile ma è proprio la richiesta che è stata lanciata dal gruppo omofobo in un comunicato stampa in cui si chiedeva di ottenere un «impellente e urgente» intervento delle forze dell'ordine in difesa della «sicurezza» del presidente dopo il «grave atto vandalico perpetrato all'automezzo del presidente Amato» in vista di una sua conferenza a Pisa. La «minaccia» paventata non sarebbe stata altra che una contromanifestazione di persone che evidentemente si preferiva non potessero esprimere il proprio dissenso.
«Preghiamo per l'incolumità del presidente, per la buona riuscita dell'incontro e l'affermazione della verità sulla menzogna» scrive un sacerdote barese preoccupato dal clima da guerra civile descritto nel documento. «Ave Maria» aggiunge un libero professionista che non si è trattenuto nel tirare in ballo una figura sacra a difesa si un'iniziativa d'odio. Ma la cosa più imbarazzante è come carabinieri e polizia abbiano davvero presidiato la zona a spese della cittadinanza sulla base di una una richiesta che pareva basata sul nulla, forse buttata lì solo per far cercare di far percepire il mondo lgbt come un gruppo di violenti.
«I manganelli che erano in piazza -hanno sottolineato i manifestanti- non siamo stati noi a portarli, ma proprio chi, chiuso in un'aula, rideva a battute sessiste sul fatto che l'amore fra due uomini è uguale a quello tra un uomo e un cane». Naturalmente a loro è stato impedito anche l'ingresso in sala per porre domande che potessero risultare in contrasto con il pensiero unico illustrato dall'avvocato.
A confermare l'infondatezza dell'allarme è stato lo stesso gruppo che, forse con l'unico scopo di offendere i manifestanti, precisa che «la conferenza si è svolta in maniera tranquilla» e i manifestanti «non sono riusciti ad infastidire minimamente le persone in sala». Ma allora perché la collettività ha dovuto sostenere i costi di una protezione ad-personam di chi ha creato sa sé un allarme che lui stesso dice sia stato infondato?