Il concerto di San Siro degli One Directrion divanta un film distribuito in 50 paesi

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La concerto del 28 giugno 2014 a San Siro è la tappa scelta dagli One Direction per il loro film-concerto intitolato "Where we are".
La pellicola conterrà ben 75 minuti tratti dalla loro performance milanese e circa 15 minuti di interviste inedite. L'uscita nella sale è prevista per il solo week end dell'11 e 12 ottobre 2014, in contemporanea mondiale con 10mila proiezioni previste in 50 paesi diversi. Dopo tale data bisognerà attendere il 1° dicembre per l'uscita in DVD.
Caratterizzato da in immagini in alta definizione e audio in digital surround, il film permetterà di rivedere Niall, Zayn, Liam, Harry e Louis esibirsi nei più grandi successi della band inglese, da "What Makes You Beautiful" a "Story Of My Life".

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Russia: un tribunale impone limiti alla libertà delle associazioni gay perché «violano i diritti delle persone con orientamento sessuale tradizionale»

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Il 21 novembre 2012 la Russia approvò una «legge sugli agenti stranieri» applicabile ai gruppi sospettati di svolgere attività per conto di Paesi terzi, limitandone la possibilità di azione e di comunicazione. Nel primo anno furono più di un migliaio le ong "ispezionate" da rappresentanti del pubblico ministero, ispettori del fisco ed altre agenzie governative: decine ricevettero ammonimenti, altre vennero costrette alla chiusura.
Ora un tribunale russo ha deciso che anche Coming Out, una tra le maggiori associazioni lgbt del Paese, dovrà rientrare sotto tale definizione. Il giudice ha sostenuto che il gruppo viola i diritti delle «persone con orientamento sessuale tradizionale» e pertanto lo stato si trova costretto a limitare materiale e volantini che l'associazione potrà d'ora in poi distribuire.
Dal canto suo l'associazione Coming Out denuncia come la sua difesa non sia stata neppure presa in considerazione dalla corte, dopo una battaglia legale durata più di un anno.


I lettori del Corriere difendono le scuole cattoliche che vogliono licenziare gli insegnanti gay

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Un articolo pubblicato da il Corriere della Sera denuncia come il caso dell'insegnante di Trento non sia isolata e come molti docenti gay che lavorano in istituti privati si trovino a mentire pur di non perdere il proprio posto di lavoro.
Nel caso specifico viene riportata la testimonianza di Luca, un 34enne che da sette anni insegna tecnologia in una scuola paritaria cattolica di Roma e che da più di tre anni convive il suo compagno. Ma questo la scuola non deve saperlo. «Quando mi hanno assunto -racconta- oltre al contratto a tempo indeterminato mi hanno fatto firmare un foglio in cui mi chiedevano di condividere il loro progetto educativo basato su valori cattolici. Non si scendeva nel particolare ovvio, ma il riferimento era chiaro».
Un messaggio che pare sia stato ribadito anche agli studenti, dato che «ogni anno i miei studenti fanno degli incontri con le autorità ecclesiastiche in alcune giornate dedicate alla catechesi e io resto sbigottito di fronte a quello che le mie orecchie sono costrette a sentire. Puntualmente in queste occasioni, quando l'argomento di dibattito vira sull'orientamento sessuale, sento parlare di omosessualità come una malattia. "I gay devono provare a curarsi o praticare l’astinenza" ha detto un alto prelato a questi ragazzi più di una volta».
Luca ha precisato come la sua situazione sia un po' diversa da quella di Trento: «I miei colleghi sanno di me, conoscono il mio compagno, andiamo a cena insieme, si scherza e si ride ma con le suore vige una regola molto precisa: occhio non vede e cuore non duole. Loro non sanno o se sanno fanno finta di niente. Io da parte mia non provo neanche rancore o mortificazione. Solo rabbia per questa maschera che sono costretto a portare tutti i giorni e che non mi fa essere me stesso al cento per cento. L'atmosfera nella mia scuola è diversa da quella di Trento, ma chi mi dice che quello che è successo lì non possa ripetersi?».


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Una macchina rainbow per la polizia di Manchester

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Il parco macchine della polizia di Manchester (Inghilterra) vanterà una nuova vettura dai colori della bandiera raibow. Sulla portiera troneggia la scritta "polizia con orgoglio", mentre nella parte posteriore vi è un esplicito invito a denunciare i crimini d'odio.
L'autovettura verrà utilizzata nel corso del gay pride cittadino in programma ad agosto e, oltre a voler manifestare il proprio sostegno alla parata, l'obiettivo è proprio quello di incentivare la denuncia dei casi di omofobia. Troppo spesso, infatti, tali crimini vengono taciuti per il timore che glia genti di polizia possano schierarsi dalla parte degli aggressori. Attraverso un gesto così plateale, si intende lanciare il messaggio che non c'è nulla da temere nel rivolgersi a loro e che gli agenti non hanno motivo di assumere posizioni omofobe nei confronti delle vittime.
«È un messaggio importante per Manchester e per il mondo intero, sottolinea come la polizia sia impegnata a garantire la parità e a sostiene i diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali» ha dichiarato il commissario Tony Lloyd.
«Può apparire un po' pacchiana dal punto di vista estetico, ma se indica che la polizia sta cercando di affrontare più seriamente la questione e questo è il loro modo di pubblicizzarlo, direi che va bene» è stato il commento di David Allison dell'associazione lgbt Outrage.


Atari sta lavorando ad un videogame in cui ognuno potrà creare il proprio Gay Pride

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Atari è al lavoro su un videogioco lgbt dal titolo "Pridefest" che sarà rilasciato per sistemi Android e iOS. Al momento i dettagli sono ancora pochi e si sa solo che sarà una sorta di social-sim in cui ognuno potrà creare un Gay Pride personale, scegliendo città, abiti stravaganti o allestendo i carri come più si preferisce.
A far riflettere, però, è come la stessa software house rimandi ad un articolo del Times per maggiori dettagli, ma una volta aperto il link ci si ritrova dinnanzi ad una pagina in cui l'autore ha scelto di palesare i suoi dubbi al riguardo: «Il gioco porta con sé un enorme potenziale di stereotipi -si legge- Il solo concetto che la comunità lgbt sia di fatto un sinonimo di "pride" e di "decorazioni colorate" sembra un po riduttivo, assecondando una semplificazione culturale di ciò che significa essere lgbt».
Naturalmente è complicato poter giudicare un prodotto sulla base di così pochi dettagli, ma è anche difficile non ritenere inesistente il rischio di un qualcosa che possa sfociare nell'esaltazione degli stereotipi.


Lesbiche e trans hanno il diritto di lavorare? Secondo Il Giornale è un «mondo alla rovescia»

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Mentre il Ministero promette di far luce sul caso dell'insegnante di Trento che sarebbe stata licenziata da una scuola cattolica perché lesbica, Il Giornale ha deciso di affrontare la questione a modo suo.
In un articolo firmato da Fausto Biloslavo ed intitolato "Se l'insegnante è gay finisce sotto accusa se trans la difendono", il quotidiano accosta due casi assolutamente slegati fra loro nel tentativo di metterli in contrapposizione fra loro. L'intento appare quello di voler lamentare la presa di posizione in difesa della docente discriminata mentre non ci sono state ispezioni ministeriali nei confronti di una professoressa transessuale di una scuola di Trieste.
Ma andiamo con ordine. Riguardo al caso di Trento, l'articolo sostiene che «forse bastava un po' di buon senso, da ambo le parti, per evitare una tempesta di polemiche in nome dei diritti dei gay che sta mettendo in croce una scuola privata cattolica». Perché se oggi c'è chi «sventola la Costituzione che vieta discriminazioni di qualsiasi genere, altre norme garantiscono la riservatezza nei colloqui di lavoro su tendenze religiose, politiche e sessuali». Vien da chiedersi se il suggerimento sia quello di affrontare con «riservatezza» la discriminazione di subirla in silenzio.
Con un collegamento arduo da comprendere, Biloslavo prosegue il suo racconto sostenendo che «il mondo alla rovescia del politicamente corretto ha colpito anche a Trieste» dato che «alcuni genitori e degli alunni hanno provato un certo imbarazzo all'arrivo di un supplente di sesso maschile all'anagrafe, ma perfettamente vestito e truccato da donna». Insomma, un lungo giro di parole per definire una transessuale dichiarata.


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