La Corte Suprema apre alle adozioni da parte di gay e lesbiche nello stato dello

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Negli Stati Uniti gli attivisti lgbt non si stanno battendo solo per il diritto al matrimonio. Nello Utah è in corso anche una battaglia legale per il diritto all'adozione da parte di coppie formate da persone dello stesso sesso.
Lo scorso maggio la Corte Suprema dello Utah aveva bloccato le sentenze pronunciate da alcuni giudici che avevano reso possibile l'adozione da parte di coppie gay e lesbiche, ma ora la Corte Suprema ha deciso di cancellare quella sospensione ed ha estinto i processi pendenti.
L'immediata conseguenza è che le sentenze pronunciate ai tempi sono già divenute definitive e le coppie gay e lesbiche potranno fare richiesta di adozione. Secondo uno studio condotto dal Williams Institute, il 20% delle coppie dello stesso sesso dello Utah stanno crescendo almeno un figlio, a Salt Lake City la capitale dello stato mormone la percentuale sale al 26%, il dato più elevato di tutti fra i centri metropolitani americani al di sopra di un milione di abitanti.

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ProVita: «È la Cassazione ad aver vietato le trascrizioni». Ma il passo citato non è la sentenza

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Nelle ultime ore i gruppi vicini alla Manif pour tous sono in fermento nel far circolare una notizia pubblicata dall'associazione omofoba ProVita, volta a sostenere che la Corte di Cassazione abbia espressamente sancito l'illegalità della trascrizione dei matrimoni gay contratti all'estero. L'articolo non ha dubbi nell'asserire che «secondo una recente decisione della Corte di Cassazione (Cass., Sez. I, 15 marzo 2012, n.4184) il matrimonio contratto all'estero da due cittadini italiani dello stesso sesso non può essere trascritto nei registri dello stato civile italiani ed è inidoneo a produrre effetti giuridici nell'ordinamento italiano».
A riprova di quella tesi la ProVita si è spinta anche a citarne un passaggio della sentenza, indicando in grassetto le parole in cui si afferma che «sia l'ufficiale dello stato civile sia il giudice debbono verificare che l'atto di cui si chiede la trascrizione, sia esso formato in Italia ovvero all'estero, abbia le connotazioni proprie, nel nostro ordinamento, degli atti di matrimonio assoggettati a trascrizione negli archivi».
Peccato che la sentenza non contenga quel passaggio o, perlomeno, lo contenga in un paragrafo intitolato "svolgimento del processo" in cui è stata meramente riportata una decisione della Corte d'Appello di Roma emessa nel luglio 2006. La decisione dei giudici, però, si trova sotto in un apposito capitolo denominato "motivi della decisione" ed è qui che la Consulta ha obiettato alla frase citata dal sito omofobo sostenendo che il Collegio sia esonerato «dall'affrontare la diversa e delicata questione dell'eventuale intrascrivibilità di questo genere di atti per la loro contrarietà con l'ordine pubblico».
Insomma, se insigni avvocati hanno spulciato le norme vigenti per sostenere che la trascrizione sia un atto doveroso e dovuto, forse un dubbio sull'impossibilità che la Cassazione avesse deciso in maniera così decisa sull'argomento sarebbe venuto a tutti. Tant'è che nella sentenza della Cassazione si precisa come in merito alle trascrizioni le coppie gay «quali titolari del diritto alla "vita familiare" e nell'esercizio del diritto inviolabile di vivere liberamente una condizione di coppia e del diritto alla tutela giurisdizionale di specifiche situazioni, segnatamente alla tutela di altri diritti fondamentali, possono adire i giudici comuni per far valere, in presenza appunto di “specifiche situazioni”, il diritto ad un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata».


Trieste: insegnante toglie il crocefisso dall'aula: «E ho spiegato ai miei studenti perché l'ho fatto»

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Si chiama Davide Zotti ed è un insegnante di Trieste finito alla ribalta delle cronache per aver tolto il crocefisso dalla sua aula scolastica. Il tutto mentre in Umbria un altro insegnante è stato costretto a rinunciare al suoi incarico perché discriminato dai genitori in quanto omosessuale.
«Questa mattina -ha raccontato Zotti- sono entrato nella mia classe e ho tolto dal muro il crocifisso. E ho spiegato ai miei studenti perché l'ho fatto [...] Perché ieri per l'ennesima volta un importante esponente della gerarchia cattolica, sul Corriere della Sera, ha ribadito le posizioni omofobiche della Chiesa, affermando che l'omosessualità non è conforme alla realtà dell'essere umano. Nulla di nuovo ma non per questo meno grave. Come docente e omosessuale non posso più accettare di svolgere il mio lavoro in un luogo, l'aula, segnato dal simbolo principale della Chiesa cattolica, che continua a calpestare la mia dignità di persona omosessuale. Non intendo più insegnare sotto un simbolo che rappresenta un’istituzione che continua a delegittimare la mia persona e quindi il mio stesso ruolo educativo. Ho scelto la disobbedienza civile con tutte le conseguenze che ne deriveranno, in quanto il nostro Stato non ci tutela da chi ci discrimina, anzi garantisce, in un ambito che dovrebbe essere laico, come la scuola pubblica, la presenza simbolica e di fatto di una Chiesa che non perde giorno per insultarci, in quanto persone che rivendicano diritti individuali e sociali. Mentre pagherò di persona le conseguenze del mio gesto, i rappresentanti delle più alte gerarchie della Chiesa cattolica potranno continuare indisturbate a fare dichiarazioni discriminatorie e lesive della nostra dignità».
Flavio Romani, presidente di Arcigay, ha commentato: «Il gesto di Davide Zotti merita tutto il nostro sostegno, perché si fa carico di sottolineare una discriminazione che è allarmante nel nostro Paese, perché coinvolge un ambito, la scuola, a cui le istituzioni dovrebbero rivolgere massima attenzione. invece non è così e il caso dell'insegnante umbro costretto a lasciare il proprio lavoro ne è l'ennesima, avvilente, dimostrazione».


Spagna: due ragazzi gay aggrediti e presi a sassate dai compagni di classe

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La violenza omofoba sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti. Questa volta la stori arriva dalla regione di Murcia, in Spagna, dove una ragazza adolescente è finita in ospedale dopo essere stata assalita e presa a sassate da alcuni compagni di classe. La sua unica colpa era quella di essere lesbica.
I fatti risalgono a lunedì scorso, nella città di Caravaca de la Cruz, quando la ragazza stava tornando a casa da scuola in compagnia di un amico gay. Tre compagni di classe li hanno seguiti e ad un tratto hanno sferrato l'attacco. Dapprima li hanno assaliti verbalmente, apostrofandoli con parole come «checca», «frocio» e «pervertiti». Poi, dato che i due ragazzi avevano scelto di ignorarli, hanno iniziato ad aggredirli lanciandogli addosso delle pietre
«Una delle pietre ha colpito la ragazza alla testa -racconta Rubén López, un portavoce dell'associaizone gay FELGTB- Ha perso coscienza ed è caduta a terra. Hanno dovuto portarla d'urgenza in ospedale».
L'aggressione è stata placata solo dall'intervento di alcuni passanti: la ragazza ha subito gravi contusioni, mentre il ragazzo viene descritto come «impaurito, intimidito, umiliato e sopraffatto».


I leader religiosi liberiani: «L'ebola è una punizione divina all'omosessualità»

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Non è la prima volta che le autorità religiose incolpano i gay di ogni sorta di catastrofe naturale, ma la situazione può divenire molto grave se tali dichiarazioni vengono proposte in paesi in cui l'ignoranza è sufficientemente diffusa da far sì che qualcuno possa crederci. È quanto accaduto in Liberia, dove i leader religiosi hanno sostenuto che l'ebola sia un castigo divino per l'esistenza dell'omosessualità.
«Dopo che i ministri della chiesa hanno dichiarato che l'ebola è una piaga inviato da Dio per punire la sodomia in Liberia, la violenza verso i gay è aumentata. Alcuni chiedono anche l'introduzione della pena di morte. Viviamo nella paura», ha dichiarato un attivista di Monrovia.
Da marzo l'ebola ha infettato quasi 10.000 persone nell'Africa occidentale, uccidendone quasi la metà. La Liberia risulta uno dei paesi maggiormente colpiti: la povertà, la corruzione e la guerra civile hanno lasciato un sistema sanitario debole, incapace di far fronte alla diffusione esponenziale della malattia. È per questo motivo che la dichiarazione con cui il Consiglio liberiano delle Chiese ha indicato i gay come i responsabili del contagio ha scatenato violenze in tutta la nazione. Anche la Chiesa Cattolica ha fatto la sua parte e lo scorso marzo l'arcivescovo cattolico Lewis Zeigler ha sostenuto che «l'atto omosessuale è una delle principali trasgressioni contro Dio e motivo di una punizione divina contro la Liberia»


Voci d'amore (in risposta all'odio delle sentinelle)

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«Nelle settimane passate gruppi di individui che si fanno chiamare "Sentinelle in piedi" sono scesi in piazza a protestare con il paradossale proposito di salvaguardare il loro diritto a discriminare gli omosessuali, dando luogo a reazioni violente che hanno guadagnato una grande attenzione mediatica. L'odio infatti è facile da diffondere. Ci sono persone che invece ogni giorno si impegnano non per distruggere ma per costruire, per superare le barriere di ignoranza e pregiudizio che dividono gli esseri umani. Ma l'amore non "fa notizia". Per questo è stata creata Voci d'amore, una manifestazione pacifica e creativa che offre alla società civilizzata la possibilità di esprimere il suo impegno quotidiano per proteggere l'amore dal grigiore anonimo dell'ignoranza e dell'odio».
È così che viene introdotta la manifestazione che si terrà domani, sabato 25 ottobre, a Bologna. L'appuntamento è in piazza Re Enzo dalle 15.30 alle 18.
Artisti ed associazioni cittadine racconteranno con le parole, i suoni, i gesti, le mille forme dell'amore, sia esso per una donna, per un uomo, per l'umanità o per Dio. Qualcuno ha negato la propria partecipazione per paura di «ritorsioni da parte degli ambienti clericali», altri parteciperazzo a testa alta. Fra loro l'Orchestra Senzaspine, Komos-Coro Gay di Bologna, Franco Grillini, la Chiesa Evangelica Metodista, Amnesty, Agedo e molti altri...
Gli organizzatori ci tengono a precisare che «L'evento nasce come reazione all'omofobia, ma non sarà una manifestazione soltanto "gay". Voci d'amore vuole infatti unire tutta la società per ricordare che la lotta al razzismo, all'omofobia, alla violenza sulle donne non è uno scontro di neri contro bianchi, omosessuali contro eterosessuali, donne contro uomini, ma una battaglia della civiltà contro la barbarie».