Giornata della memoria: i gay e l'olocausto

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Prima dell'avvento del Terzo Reich, Berlino era una città liberale e ricca di locali gay. Nel resto della nazione iniziarono a nascere dei movimenti di liberazione omosessuale significativi, affiancati anche da timido movimento lesbico che gravitava attorno ai locali della capitale.
Con l'avvento del partitolo nazista, tali movimenti vennero rapidamente messi a tacere, ritenendo l'omosessualità incompatibile con i loro ideali: i rapporti sessuali erano visto finalizzate al solo processo riproduttivo volto a garantire il prosieguo dell'esistenza della razza e non praticato per piacere personale. Anche la masturbazione era condannata per gli stessi motivi, anche se punita con minor severità.
Ernst Röhm era il comandante della prima milizia nazista (le SA) ma era anche un omosessuale. Hitler lo protesse dall'ala estremista del partito fino a quando non vide in lui una possibile minaccia alla propria supremazia e nel 1934 ordinò la sua uccisione utilizzando il suo orientamento sessuale come scusa. Diventato Cancelliere, Hitler incluse gli omosessuali tra coloro che dovevano essere inviati nei campi di concentramento durante l'Olocausto.
Nel 1934 venne creata una nuova sezione della Gestapo con l'obiettivo di creare delle liste di nomi di tutti i potenziali omosessuali del Paese.
Furono circa un milione gli omosessuali vittime del regime, nonostante non venissero trattati immediatamente alla stregua degli ebrei perché -seppur ritenuti deviati- erano pur sempre appartenenti alla razza ariana e come primo passo si cercava di convincerli ad una "corretta" sessualità.
Molti di loro vennero sottoposti a castrazione forzata per decisioni dei tibunali nazisti, altri deportati e soggetti ad azioni omofobiche degli stessi carcerieri (in molti morirono in seguito a feroci bastonature). Il numero di vittime stimato va dalle 10mila alle 60mila a seconda dei criteri adottati per il calcolo (in alcuni casi le vittime erano appartenenti anche ad altri gruppi perseguitati).
Tali regole erano in vigore elusivamente per l'omosessualità maschile. Le lesbiche, invece, erano punite solo dalle leggi austriache (rimaste in vigore anche dopo l'annessione con la Germania) che punivano indistintamente qualsiasi tipo di «fornicazione innaturale». Ciò non toglie, però, che l'intero pensiero nazionalsocialista non vedesse di buon occhio qualsiasi ruolo per la donna che non fosse limitato alla famiglia ed alla cura dei figli. Per questo motivo vennero spesso perseguitate come "asociali", contrassegnandole con un triangolo nero (e non rosa come per i gay) nei campi di concentramento.
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