Archivio: luglio 2011

Umberto Bossi si schiera dalla parte degli omofobi

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Dal palco di Salsomaggiore Terme, Umberto Bossi è tornato a parlare dell'affossamento della legge contro l'omofobia. Nelle parole del ministro, però, non figurano motivazioni a sostegno delle pregiudiziali di incostituzionalità votate, ma un suo personale giudizio contro i gay (che secondo lui "stanno dalla parte sbagliata") e un suo sostegno ai protagonisti di aggressioni nei confronti della comunità lgbt (da lui definiti "bonari", come se l'essere insultati, aggrediti o anche accoltellati possa essere considerati atti bonari).
«Meno male, non è passata l'aggravante dell'omofobia -ha affermato- Tutti sperano di avere figli che stanno dalla parte giusta, questo è un augurio che facciamo a tutti, non era giusto aumentare le pene per quelli che si sentono anche un po' disturbati da certe manifestazioni, persone normali che a volte si lasciano scappare qualche parola in senso anche bonario».
Affermazioni vergognose che mai ci si potrebbe aspettare da un leader politico di un Paese moderno, ma che in Italia stanno diventando l'ormai triste consuetudine.


Matteo e Matteo oggi sposi

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Matteo Cavalieri, 26 anni, e Matteo Giorgi, 36, sono entrambi italiani e vivono a Bologna. Dopo sei anni di unione hanno deciso di coronare il proprio sogno d'amore e di convolare a nozze. Il tutto, ovviamente, non in Italia (dove la legge lo impedisce) ma negli Stati Uniti dove hanno potuto beneficiare della recente apertura di New York ai matrimoni fra persone dello stesso sesso.
La cerimonia si è tenuta lo scorso martedì nella splendida cornice della spiaggia di Atlantic Beach, a Long Island ed i due sono divenuti ufficialmente la prima coppia italiana ad essersi sposata a New York.
L'Arcigay fa sapere come il loro non sia destinato a restare un caso isolato: dai dati in loro possesso risulta che molte altre coppie hanno deciso o stanno pianificando di recarsi oltre oceano per pronunciare il loro «Sì». Pare anche che New York se lo aspettasse e che la città si sia già organizzata per accogliere i matrimoni di molti cittadini provenienti dall'estero e dai vari Paesi dell'Unione Europea dove le nozze gay non sono ancora consentite.
Alla nuova coppia non possono che andare i migliori auguri per il loro matrimonio, anche se resta l'amarezza del constatare che, di fronte alla chiusura del nostro Paese, l'unica soluzione paia essere quella di rivolgersi rivolgere all'estero. Una soluzione, però, che non risulta alla portata di tutti e che è riservata solo a chi ha soldi per un biglietto aereo ed un soggiorno all'estero.


Lo strip poker maschile di Gayburg

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Lo strip poker è praticamente un evergreen. Fin dalla sua nascita e diffusione a livello mondiale verso la metà del secolo passato, non è mai passato di moda ed alcune indagini suggeriscono come sia tutt'oggi particolarmente popolare tra i maschi di età compresa tra i 18 ed i 30 anni.
Da oggi nella sezione giochi del sito potrete trovare una versione online (ed ovviamente gratuita) del popolare gioco, attraverso la quale poter sfidare un avversario virtuale sempre pronto a giocare con voi.
Le regole sono quelle del poker (o, meglio, quelle del videopoker) con la variante che lo sfidante -una volta terminati i suoi 30 crediti iniziali- potrà barattare i propri abiti in cambio di ulteriori 30 crediti a capo. Per vincere sarà necessario puntare i propri crediti e cercare di moltiplicarli attraverso alcune combinazioni di carte (coppie, doppie coppie, tris, full...).
Il gioco terminerà non appena lo sfidante avrà esaurito i crediti guadagnati con il baratto del suo ultimo indumento. Ma fate attenzione: le vostre eventuali perdite potrebbero permettergli di guadagnare abbastanza crediti per potersi riappropriare dei suoi abiti.
Prima di lasciarvi al gioco un'ultima curiosità: come già avvenuto per Strip Briks, anche in questo caso il vostro sfidante è un modello del tutto virtuale, ossia formato da "parti" prelevate da svariate immagini in modo da creare una persona che a tutti gli effetti non esiste (perlomeno così come lo si vede).

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Per l'On. Gianni la tutela è un privilegio

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Continua il carosello di politici pronti a vantarsi del loro contributo dato all'affossamento della legge contro l'omofobia. Dopo le dichiarazioni di Saverio Romano, è la volta di Pippo Gianni, anch'esso appartenente al gruppo dei Responsabili.
Ai microfoni dell'AgenParl (l'agenzia parlamentare per l'informazione politica ed economica) ha spiegato il perché della sua scelta: «Io ritengo che ci sia un po' troppa demagogia in quello che si fa. Io non sono contro gli omosessuali. Ci mancherebbe! Ciascuno è libero di fare quello che gli pare all'interno di qualcosa che non sia non un esempio. Perché l'esempio è sempre la famiglia: un uomo, una donna, i figli che fanno che possono essere anche adottati. Ma il bambino ha bisogno della figura materna e quella paterna. Non v'è dubbio. Non c'è una crescita equilibrata. Parlo come medico, parlo come cattolico, come persona che ritiene che ciascuno abbia i propri costumi sessuali. Ma da qui a formare famiglia o a fare altre cose...
La libertà deve avere anche un senso, deve avere non un limite, ma comunque una profugazione culturale che non può essere quella. Io non sono e non voglio sembrare né bigotto né altro, ma a ciascuno la propria posizione, il proprio modo di vedere le cose.
Non ci possono essere privilegi perché uno è donna, privilegi perché uno è omosessuale, privilegi perché uno è bianco, nero, giallo. Qui bisogna che la legge sia uguale per tutti e quindi la legge è uguale per tutti».
È curioso notare come le sue parole paiano più adatte ad esprimere un'opinione sull'omosessualità in sé piuttosto che a spiegare i motivi per cui ha ritenuto vi fosse una pregiudiziale di incostituzionalità: famiglia e figli non hanno nulla a che vedere con una legge che si prefiggeva di contrastare l'ondata di aggressioni e violenze nei confronti di gay e lesbiche.
Da sottolineare anche il tentativo di darsi maggiore autorevolezza tirando in ballo il fatto di essere un medico, fermo restando che è poco chiaro come l'essere un chirurgo specializzato in gastroenterologia possa essere di particolare aiuto nell'effettuare una valutazione psicologica.
Il fiore all'occhiello, però, pare rimanere la conclusione nel quale si dichiara acerrimo nemico dei privilegi (tranne quelli per i politici, ovviamente), sostenendo che il poter uscire di casa e il non essere aggrediti per il solo fatto di essere al mondo non sia un diritto, ma un privilegio. Una vera e propria negazione del concetto stesso di discriminazione (ossia un odio immotivato ed irrazionale verso il diverso e le minoranze) attraverso il tentativo di voler mettere tutte le situazioni e tutte le problematiche stesso piano, arrivando anche a sostenere implicitamente che la lotta alle violenze verso le donne sia anch'esso un privilegio e non la conseguenza di un fenomeno ben specifico.

Video: [1]


Fabio Canino: «L'idea dell'omosessualità normale in TV fa ancora paura»

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Dopo i successi televisivi ottenuti con "le Iene", "Cronache marziane" e "Frankenstein", da ormai tre anni Fabio Canino non ha un suo programma. In un'intervista rilasciata a L'Espresso, il conduttore denuncia: «Forse che io vado in televisione in jeans e maglietta, non con le piume di struzzo. Questo mi rende, assurdamente, più pericoloso perché sono normale, me stesso, un conduttore che parla con il pubblico, senza confini. E trasmetto quindi un'idea dell'omosessualità normale, che evidentemente fa ancora paura».
Parlando di "Cronache marziane", Canino ha raccontato di come nessuno abbia pianto alla sua chiusura, poiché considerato un programma troppo "gay oriented" nonostante l'apprezzamento giungesse sia dal pubblico omosessuali che da quello eterosessuale.
Caso vuole che ad involontario sostegno della sua tesi (e a dimostrazione di una certa chiusura mentale) siano arrivate anche le dichiarazioni del ministro Saverio Romano. In un suo discorso ha raccontato di come abbia preferito cambiare canale nel vedere le immagini dei matrimoni gay celebrati a New York. Immagini, per l'appunto, di normalità ma che lui non esita a definire «messaggi negativi».


Ed il ministro cambia canale...

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Non solo il nostro Governo ha affossato l'iter della legge contro l'omofobia, ma alcuni esponenti si stanno facendo un vero e proprio vanto della propria posizione omofoba. È il caso dell'Onorevole Saverio Romano, appartenente al gruppo misto, inquisito per mafia e divenuto ministro dell'agricoltura -nonostante le riserve del Presidente della Repubblica- in seguito al suo voto di fiducia al governo Berlusconi nel dicembre dello scorso anno.
Intervenuto all'inaugurazione del "Cantiere popolare" ha parlato della legalizzazione dei matrimoni gay nello stato di New York, affermando: «La famiglia naturale, la famiglia fatta con un uomo e una donna che si sposano per avere figli, non quelle famiglie che abbiamo visto sposato ieri a Madattan in quelle scene che realmente fanno rabbrividire. Io avevo la mia bambina accanto e ho dovuto cambiare canale della televisione. È logico che sia così, la bambina di 6 anni mi chiederà ma perché quei due uomini si baciano, perché si sposano, ed è complicato poterglielo spiegare quando ancora le nostre televisioni danno ancora questi messaggi negativi».

Video: [1]


Affossata la legge contro omofobia

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Come già avvenuto nel 2009, la Camera ha fermato l'iter della legge contro l'omofobia. Con 293 sì, 250 no e 21 astenuti sono state accolte le pregiudiziali di costituzionalità sul ddl presentate da Udc, Pdl e Lega.
«Oggi la maggior parte del Parlamento -ha dichiarato l'Onorevole Paola Concia subito dopo il voto- ha scelto di stare dalla parte dei violenti e non delle vittime delle violenze e delle discriminazioni».
Dal canto suo Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl della Camera, ha affermato: «Noi non abbiamo nessun atteggiamento omofobo e la nostra posizione di fondo è quella di considerare i gay come dei cittadini uguali agli altri e proprio per questo contestiamo ogni trattamento giuridico specifico e differenziato che come tale ammetterebbe e accentuerebbe una diversità, sostanzialmente incostituzionale». Un discorso che a livello teorico potrebbe risultare anche comprensibile, ma che poco sposa la realtà dei fatti: un eterosessuale non rischia di essere aggredito lungo la strada per il solo fatto di esistere e, se di uguaglianza di diritti si vuol parlare, qualcosa andrebbe fatto per permettere ad ogni cittadino di godere dello stesso livello di sicurezza indipendentemente da credo religioso, etnia ed orientamento sessuale.
Ma d'altra parte è difficile sperare che l'attuale maggioranza di governo possa avere la sensibilità necessaria per comprendere l'entità del problema, soprattutto se si considera che Amnesty International attribuisce proprio a loro parte della responsabilità della situazione odierna. Fra l'altro non ci si può dimenticare che fra gli aventi diritto al voto abbiamo personaggi come Borghezzio che, commentando la strage di Oslo, è arrivato a dichiarare: «Alcune delle idee espresse da Breivik, al netto della violenza, sono in qualche caso ottime [...] La difesa dell'Europa cristiana è sacrosanta». O, ancora, il giornale di proprietà del Presidente del Consiglio oggi si è scagliato contro le vittime di quell'attentato, definendoli "giovani incapaci di reagire" (e vorrei proprio vedere se in una situazione simile feltri sarebbe in grado di fare il super-eroe giustiziere come sostiene nel suo editoriale).
Una confusione su chi siano le vittime e chi i carnefici che non promette nulla di buono e l'immobilità davanti a problematiche reali del Paese sulla base di ideologie astratte (e, forse, anche qualche paura di perdere i voti di razzisti ed omofobi) non può che esserne la più scontata delle conseguenze.


Ghana: governatore ordina l'arresto di tutti i gay

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Paul Evans Aidoo, governatore della Regione del Ghana Occidentale, ha dato mandato di procedere all'arresto di tutti i presunti gay presenti sul territorio posto sotto la sua autorità.
La Bureau of National Investigations, l'agenzia che si occupa del coordinamento delle forze dell'ordine. è stata anche autorizzata all'utilizzo di ogni mezzo possibile per procedere all'arresto di chi dovesse opporre resistenza. Nel frattempo i cittadini sono stati invitati a denunciare alle autorità ogni caso di sospetta omosessualità.
La motivazione dell'insensata decisione ha sfondo religioso e fa seguito ad una campagna d'odio condotta negli scorsi mesi dal Christian Council of Ghana. La comunità cristiana ha invitato tutti i fedeli a non votare per i politici che sostengono i diritti dei gay ed il loro leader, poco dopo l'entrata in vigore del provvedimento, ha spiegato la propria posizione dichiarando: «L'omosessualità è un abominio agli occhi di Dio e inoltre contribuisce ad aumentare il tasso di malattie sessuali. Non possiamo permetterci un prezzo così alto e distruggere il nostro futuro in nome dei diritti umani».


Celebrati i primi matrimoni gay a New York

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Sono stati ben 823 i matrimoni fra persone dello stesso sesso celebrati nello Stato di New York nel corso del primo giorno di entrata in vigore della legge che legalizza le nozze gay. Il primo «Sì» è stato pronunciato da due donne, Kitty Lambert, 54 anni, e Cheryle Rudd, di 53, che si sono sposate poco dopo la mezzanotte di sabato.
In realtà le coppie che avrebbero voluto convolare a nozze sarebbe stato ben più alto e le 823 sono state estratte a sorte in una sorta li lotteria indetta per limitare il numero di richiesta. Il municipio di Mahnattan ha anche dovuto allungare l'orario di attività ed attrezzarsi con uno staff rafforzato per cercare di far fronte al numero di richieste. Inoltre, sempre per garantire il maggior numero possibile di cerimonie, i matrimoni non si sono tenuti nella sola Manhattan, ma anche a Brroklyn, Bronx, Queens e Staten Island.
Una festa per centinaia di persone che hanno potuto finalmente ufficializzare il proprio amore e per quanti si sono battuti in questi anni per renderlo possibile.
L'unica nota stonata della giornata è stato l'eco di una manifestazione tenutasi davanti all'ufficio del governatore Andrew Cuomo, a Midtown, dove un migliaio di persone (perlopiù ebrei, cristiani e persone appartenenti ad altre fedi religiose) hanno manifestato per chiedere un referendum per l'abolizione della legge.


Zach Braff è gay. Anzi no

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Zach Braff è un attore statunitense, noto soprattutto per aver ricoperto il ruolo del dottor John Dorian nella serie televisiva "Scrubs".
Nelle scorse ore è stato l'involontario protagonista di una curiosa vicenda. Da tempo circolano voci riguardo ad una sua presunta omosessualità, e in molti avranno pensato che quelle voci potessero non essere state così prive di fondamento quando sul suo sito è apparso il seguente messaggio: "Ho nascosto questo segreto dentro di me per troppo tempo. La mente umana deve mettersi completamente a nudo prima di esplodere nelle emozioni. Sono entusiasta e orgoglioso di annunciare che sono un membro attivo della comunità omosessuale. Questa non è una novità per tutti quelli che mi stanno vicino".
Un coming out in piena regola, dunque, con toni pacati e delicati alla Ricky Martin... peccato, però, che l'autore del messaggio non fosse lui ma un hacker.
A spiegarlo è stato lo stesso Zach Braff che in modo ironico ha dichiarato: «Il mio vecchio sito è stato violato. Qualcuno ha fatto uscire una dichiarazione a nome mio. Sono ancora etero e innamorato follemente della mia ragazza. Ma non troppo etero... amo ancora i musical, il brunch e Howser Doogie».


Cam Gigandet

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Cam Gigandet nasce a Tacoma (Usa) il 16 agosto 1982. Nel 2003 debutta come attore in un episodio della serie "CSI: Scena del crimine" e, ben presto, ottiene anche il ruolo di Daniel Romalotti nel cast della soap opera "Febbre d'amore".
Tra il 2005 e il 2006 veste i panni del surfista Kevin Volchok in "The O.C.", serie che gli conferisce una certa visibilità. Per lui si aprono così le porte del mondo del cinema, nel quale esordisce nel 2007 in "Who's Your Caddy?" di Don Michael Paul. Seguono parti in "Never Back Downi" (2008) ed "American Crude" (2008), ma è con il ruolo del vampro James in "Twilight" che conquista fama internazionale.
Per due anni consecutivi vince anche l'MTV Movie Awards per la "miglior lotta": quella con Sean Faris in "Never Back Down" e quella contro Robert Pattinson in "Twilight".
Nel 2009 recita nell'horror "Il mai nato" e in "Pandorum - L'universo parallelo". L'anno seguente è la volta del film drammatico "The Experiment", della commedia "Easy Girl" e del musical "Burlesque".

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Esiste una relazione fra le dimensioni del pene ed il ruolo di attivo o passivo

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A sostenerlo è studio condotto negli Stati Uniti dal National Institute of Health e che si basa sui dati di un sondaggio realizzato con un campione di oltre mille uomini gay e bisessuali di New York. L'obiettivo era quello di capire come influissero a livello soggettivo le dimensioni fisiche in quella che è stata definita una società "pene-centrica".
Dai dati è emerso come il ruolo attivo o passivo di una persona risulti generalmente legata alle proprie dimensioni: chi ce l'ha piccolo si sentirebbe psicologicamente meno sicuro di sé e quindi propenderebbe ad un ruolo più passivo, mentre i superdotati sorbirebbero dell'effetto contrario propendendo per ruoli più attivi. Chi si trova nella media, infine, risulterebbe più incline ad un ruolo versatile.
Lo studio è stato realizzato nel 2009, ma è tornato alla ribalta delle cronache per via di una polemica scoppiata proprio in questi giorni. Alcuni gruppi, come la Coalizione per i Valori Tradizionali, contestano il presunto finanziamento pubblico alla ricerca (negato da alcune voci e confermato da altre).
Polemiche a parte, viene naturale anche fare la prova del nove e confrontare i risultati con il proprio vissuto (sarà, ma la mia esperienza non mi fa trovare così concorde con la tesi, ndr). E voi? Confermate o smentite?


Un nuovo rinvio per la legge contro l'omofobia

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Il voto a Montecitorio era in programma ieri, ma il tutto è stato rimandato a martedì prossimo. Ancora una volta, dunque, la legge contro l'omofobia passa in secondo piano.
Nonostante i continui episodi di violenza che si registrano per il Paese, pare sempre più evidente che questa non sia una priorità per il Governo. Anzi, a conti fatti pare proprio che non se ne voglia parlare (e i continui rinvii non fanno che sostenere questa ipotesi) tanto più che anche il responso sembra ormai scontato: fatti due conti sui voti espressi in commissione, Lega, Pdl e Udc potrebbero chiudere il tutto invocando la pregiudiziale di incostituzionalità (così come già avvenuto nel 2009). Una soluzione che permetterebbe la chiusura del capitolo senza neppure bisogno di una discussione (e di dichiarazioni) in aula.
In giornata, davanti a Montecitorio, si è tenuto anche un sit-in di alcuni attivisti che manifestavano a favore della legge. Il tutto passato quasi inosservato se non per un breve intervento in Senato di Paola Concia (Pd) che ha dichiarato: «Voglio informare i colleghi che dalle 15 di questo pomeriggio si sta tenendo una manifestazione fuori da Montecitorio per sostenere la legge contro l'omofobia. È l'Italia migliore. Ci ho provato in tutti i modi, ma forse non sono riuscita a spiegarvi che cos’è la violenza omofobica e transfobica. Uscite e loro ve lo spiegheranno».


La BBC censura una scena gay da Torchwood

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Quello di mettere mani alle forbici in presenza di scene gay pare non essere un'abitudine solo nostrana. La BBC, infatti, ha deciso di tagliare una sequenza in cui il protagonista di "Torchwood: Miracle Day" (dichiaratamente gay ed interpretato John Barrowman) si trovava a letto con un barman. Scena che, a quanto si apprende da varie fonti, dovrebbe essere regolarmente trasmessa il prossimo 22 luglio dalla rete televisiva statunitense Starz.
«Non preoccupava il fatto che si trattasse di una scena gay -ha dichiarato un portavoce della televisione di stato britannica- ma il fatto che fosse stata girata in maniera così esplicita e spinta. Può anche essere mostrata in modo integrale sui canali via cavo americani, ma non in prima serata su BBC 1».
Dopo aver precisato che anche una scena violenta è stata rimossa dall'episodio mandato in onda, la BBC ha aggiunto: «La versione americana e inglese di Torchwood sono lievemente diverse. Tuttavia, queste differenze non pregiudicano o cambiano in alcun modo la storia».
Data l'irreperibilità della scena è difficile commentare. Inoltre bisognerebbe anche conoscere quali siano gli effettivi standard del servizio televisivo britannico senza correre il rischio di fare facili paragoni con la TV italiana (quando si legge che «l'inquadratura mostrava addirittura il sedere di Barrowman», viene da sorridere se si paragona l'affermazione a quello che le nostre reti mostrano tranquillamente in prima serata).
A lasciare un po' di amaro in bocca, però, è il fatto che una produzione britannica contenga scene riservato al pubblico via cavo americano e non a quello europeo, così come disillude le aspettative di chi aveva ascoltato le dichiarazioni di John Barrowman riguardo ad una maggiore presenza di sesso gay nella quarta stagione della serie (per l'appunto, quella in onda ora sulla BBC).


Sean Connery protagonista del primo bacio fra due uomini trasmesso in TV

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Secondo una recente ricerca, quello tra Sean Connery e Richard Pasco sarebbe stato il primo bacio fra due uomini mai trasmesso in televisione. Il tutto avvenne nel lontano 1960 all'interno di "Colombe", una fiction realizzata della BBC.
Va precisato che non si trattò, però, di un bacio gay: i due attori impersonificavano due fratelli e il personaggio Sean Connery baciò quello Richard Pasco perché convinto che avesse una storia con sua moglie e desiderava scoprire che cosa potesse aver attirato le attenzioni della donna.
Ai tempi il tutto non suscitò alcuno scandalo, perlomeno secondo quanto racconta Dick Fiddy, un consulente della British Film Institute. A farlo accettare di buon grado agli spettatori contribuì il contesto della scena e il fatto che si trattasse di una trasposizione di un'opera teatrale.
Al contempo Fiddy si dice assolutamente certo che quello sia stato il primo bacio fra due uomini mai trasmesso in televisione.


Kevin Zegers

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Kevin Zegers nasce a Woodstock (Canada) il 19 settembre 1984. Ha due sorelle, entrambe attrici, ed anche lui si avvicina a quella carriera già alla tenera età di sei anni.
Il primo successo arriva quando è ancora giovanissimo, nel 1997, grazie alla sua partecipazione alla serie televisiva "Air Bud - Campione a quattro zampe". Sempre sul piccolo schermo, è un bambino dotato di poteri profetici in un episodio di "X-Files", un teenager malato in una puntata del "Dr. House" e uno studente con superpoteri in "Smallville".
Sul grande schermo ottiene svariate parti, dapprima in film a basso costo, poi in produzioni sempre più rilevanti. Importanti sono alcune partecipazioni in film horrror come "Wrong Turn" (nel quale è la prima vittima dei selvaggi abitanti della foresta) e "L'alba dei morti viventi" (dove interpreta una delle guardie giurate del centro commerciale assediato dagli zombie).
Rilevante anche la sua parte in "Transamerica", nel quale veste i panni di Toby, il figlio di Felicity Huffman, la protagonista.
Nel 2009 entra a far parte del cast di "Gossip Girl" con il ruolo di uno spacciatore di droga che intreccia una relazione con Jenny Humphrey.

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Jesse Metcalfe nel cast del remake di Dallas

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Era il 4 febbraio 1981 quando la Rai trasmise in Italia il primo episodio di "Dallas". Il tutto passo quasi sotto silenzio anche a causa dell'errata messa in onda degli episodi che ne compromise la narrativa. La serie venne così acquistata da Canale 5 e divenne uno dei suoi cavalli di battaglia nella guerra dell'audience degli anni ottanta. L'ultimo episodio venne trasmesso in Italia nel 1992.
"Dallas" fu anche una delle prime serie ad essere distribuita in quasi tutto il mondo: tradotta in 67 lingue diverse e trasmessa in più di 90 nazioni, conquistò un primato mai raggiunto prima.
A quasi vent'anni di distanza dalla messa online dell'ultimo episodio, la rete televisiva TNT ha deciso di dar vita ad un remake della serie che, a quanto si apprende, sarà messo in onda già dal prossimo anno. Ancora una volta, dunque, si potrà assistere alle vicende della famiglia Ewing e ai loro complotti, amori, tradimenti e tragedie. C'è anche chi sottolinea come il successo della la serie originale fosse legato alla crisi economica di quegli anni e si domanda se la scelta di questo periodo (economicamente altrettanto poco florido) sia solo una coincidenza.
Nel casi ci sarà anche una nostra vecchia conoscenza: l'aiutante Jesse Metcalfe, divenutto famoso grazie al suo ruolo di giardiniere di Gabrille Solis nella prima serie di "Desperate Housewives". A lui è affidato il ruolo di figlio adottivo di Pamela e Bobby.

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Il mago è nudo

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Tra i film in uscita al cinema, uno fra i più attesi del week-end è sicuramente "Harry Potter e i doni della morte - parte 2", il capitolo finale della fortunata saga.
Di tempo ne è passato dal 2001, quando il maghetto (interpretato dall'allora undicenne Daniel Radcliffe) esordì sul grande schermo con il primo film tratto dai romanzi della scrittrice inglese J. K. Rowling. Oggi Daniel di anni ne ha 21.
Al di là dei quattro anni in più rispetto al suo personaggio (nella trama Harry Potter ha 17 anni), l'essere ormai maggiorenne gli ha permesso nel settembre del 2008 di prendere parte ad uno spettacolo di Broadway dal titolo "Equus". Il perché di tutti questi calcoli sulla sua età è presto detto: in alcune scene dello spettacolo l'attore ha recitato completamente nudo.
Com'è facile da immaginare, l'attenzione del mondo del gossip è stata catturata proprio da questo dettaglio, soprattutto dopo che alcune scene riprese a teatro hanno iniziato a circolare su Internet.
Secondo alcune voci di corridoio, pare anche che la Warner Bros abbia rimandato l'uscita di "Harry Potter e il Principe Mezzosangue" proprio a causa della performance a Brodway, per non correre il rischio che qualcuno potesse strumentalizzare l'associazione fra la sua performance senza veli ed il personaggio di Harry Potter.
Se dunque volete scoprire le doti nascoste di Daniel prima di vederlo nelle vesti di mago nell'ultimo capitolo di Harry Potter, in fondo al post trovate alcune immagini ed un filmato tratto dallo spettacolo di Brodway.

Immagini: [1] [2] [3] - Video: [1]


I personaggi lgbt più influenti di Twitter

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Twitter è un servizio microblogging che permette di pubblicare messaggi dalla lunghezza massima di 140 caratteri. Data la sua popolarità e considerata l'essenzialità dei testi, viene spesso utilizzato anche per cercare di capire quali sono i trend più in voga del momento attraverso il monitoraggio del numero di riferimenti a determinati temi all'interno dei messaggi.
Un'altra caratteristica è la possibilità di poter "seguire" qualcuno (divenendo quello che il servizio chiama "follower"): un modo per dimostrare il proprio interesse per ciò che scrive e per ricevere una notifica dei suoi scritti. Maggiore è il numero di follower, maggiore è la diffusione del proprio pensiero e, conseguentemente, l'influenza che viene esercitata sulla società.
Proprio basandosi su quest'ultimo aspetto, Pink News ha stilato una classifica dei personaggi lgbt più influenti di Twitter.
Al primo posto troviamo Lady Gaga, la popolare popstar che più volte si è espressa a sostegno della comunità lgbt e che ha utilizzato proprio Twitter per lanciare campagne a favore dell'abolizione del «Don't ask, don't tell» e a sostegno del matrimonio gay.
Sul secondo gradino del podio c'è un'altra donna, Ellen DeGeneres. Attrice e conduttrice del programma televisivo "The Ellen Show", si dichiarò pubblicamente lesbica nel 1997 ed iniziò quasi contemporaneamente ad interpretare un personaggio lesbico anche nella finzione televisiva.
Al terzo posto si colloca Stephen John Fry, un comico, attore, scrittore, autore televisivo, regista e sceneggiatore britannico. Molto attivo su Twitter, aggiorna il suo profilo circa una dozzina di volte al giorno, prendendosi cura di rispondere a tutti i suoi fan.


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Lo strip poker targato Diesel

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È un periodo in cui il poker pare godere di una certa popolarità. Se aggiungiamo l'interesse generalmente suscitato dai giochi online ed il fascino del proibito, ecco che troviamo tutti gli elementi presenti nella nuova iniziativa lanciata da Diesel, il popolare marchio di abbigliamento.
Sul sito ufficiale del brand, infatti, all'interno della sezione "giochi" è stato pubblicato uno strip poker (clicca qui per visitare la pagina). Il tutto con tanto di acronimo NSFW (Not Safe For Work, generalmente utilizzato per indicare materiale esplicito) inserito nel logo.
All'avvio è possibile scegliere se giocare con un ragazzo o una ragazza e, successivamente, si può scegliere fra alcune varianti di vestiario. A quel punto inizia il gioco vero e proprio che, secondo le regole, prevede che in base alle nostre vincite l'avversario si tolga di volta in volta un indumento.
Come prevedibile, data la natura del sito, non si arriva mai ad un nudo esplicito ma ciò non toglie che l'azienda abbia osato abbastanza nella natura e nella proposizione del gioco. Il collegamento con il brand, inoltre, viene assicurato con gli abiti griffati Diesel indossati (o tolti) dal modello.
Per i più curiosi (o i meno abili nel poker) nella gallery di fine post sono proposte alcune immagini tratte da varie fasi del gioco.

Update: il ragazzo ritratto nelle varie foto è Jivago Santinni, il modello che il grande pubblico italiano ha imparato a conoscere (a pochi mesi di distanza da quel servizio) grazie alla sua partecipazione all'Isola dei Famosi 2012.

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Il ragazzo e la medusa

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È tempo di vacanze e la Commissione europea ha deciso di realizzare uno spot per promuovere l'uso della tessera europea di assicurazione malattia, la carta che permette di ricevere prestazioni sanitarie nei 27 Paesi dell'unione e in Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera.
L'impostazione scelta per la comunicazione è tutt'altro che istituzionale e fa leva sulla sensualità del protagonista e sull'ironia della situazione.
La sequenza si apre con l'immagine di un mare da sogno e di un ragazzo fisicato che corre sulla spiaggia, prende il sole e si concede un bagno completamente nudo. È sul finale che accade qualcosa di inaspettato e divertente che introduce lo slogan finale: nella versione italiana tradotto con un "Non si sa mai".
Per non rovinarvi la sorpresa, vi lascio alla visione del filmato proposto a fine post (o, per chi ha poca banda, alle immagini di alcuni frame tratti dal video).

Immagini: [1] [2] [3] [4] [5] [6] - Video: [1]


Ancora un ruolo gay per Freddie Smith

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Freddie Smith è l'attore scelto ad inizio anno per vestire i panni di Marco, il nuovo ragazzo di Teddy nella serie televisiva "90210". Le caratteristiche ricercate già in fase di casting parlavano di un personaggio caldo, molto atletico e apertamente gay.
A breve tornerà nuovamente a vestire i panni di un altro personaggio gay, questa volta all'interno della telenovela "Days of our Lives", molto popolare negli States.
«Sonny, il mio personaggio, sarà al centro dell'attenzione di un ragazzo, ma in senso buono -racconta Freddie- Ai telespettatori, sembrerà, da subito, molto sicuro e maturo. Un tipo che ama viaggiare per il mondo ed ha una mentalità molto aperta. Sono molto entusiasta del suo profilo».
È molto raro che all'interno di una soap opera irrompa un personaggio gay simile e Freddie pare esserne perfettamente cosciente: «Ho veramente a cuore la faccenda. Ci sono state un sacco di polemiche su questo cambiamento ma voglio essere in grado di cambiare le persone e fare la differenza... Sono davvero entusiasta di interpretare un personaggio di questo calibro».
In precedenza Freddie si era impegnato anche in prima persona a difesa dei diritti della comunità lgbt, prestato il proprio volto alla campagna NOH8, una raccolta di immagini realizzate dal fotografo Adam Bouska per protestare contro la proposta di abolizione delle nozze gay in California.


Ancora censure su Rai Due per un bacio fra due donne

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Ricordate il film "Nuovo cinema Paradiso", diretto nel 1988 da Giuseppe Tornatore? Nell'ultima scena il proiezionista mostra alcuni "baci censurati", ossia tolti dalle pellicole originali prima della loro proiezione perché ritenuti troppo scabrosi per poter essere mostrati.
I tempi sono ormai cambiati rispetto a quelli della narrazione e viene istintivo sorridere davanti a quelle censure. L'idea che qualcuno chieda di mettere mano alle forbici di fronte all'innocente bacio di Casablanca appare quasi paradossale, soprattutto se paragonato con le vallette svestite e le scene di sesso (anche esplicito) che spopolano oggigiorno nei palinsesti televisivi.
Eppure quel passato non appare così passatoi se si parla di baci gay. La televisione italiana, infatti, non perde occasioni di mettere mano alle forbici anche oggi se a scambiarsi innocenti baci sono persone dello stesso sesso.
Mediaset ha recentemente censurato il bacio gay di Gossip Girl e, in precedenza, anche quello saffico fra due donne in "American Dad". La Rai, dal canto suo, ha una versione di "Brokeback mountains" in cui sono stati eliminati tutti i fotogrammi che mostrano la storia d'amore fra i due cowboy (versione che, per giunta, è stata più volte trasmessa per errore al posto di quella integrale).
E le segnalazioni di tagli e censure non smettono di arrivare: proprio qualche giorni Rai Due ha eliminato il bacio fra due ragazze nel telefilm "Las Vegas" (quello tra Mary e Sam che sarebbe dovuto andare in onda nel corso del decimo episodio della quarta serie). Come già avvenuto in precedenza, i fan della serie sottolineano come il taglio abbia alterato completamente la trama dell'episodio rendendolo quasi incomprensibile. Eppure ciò non ha fermato la mano censoria di chi ritiene che la TV di stato (ed anche alcune emittenti commerciali) debba ritenere scabroso il mostrare che al mondo esistono anche altre forme d'amore oltre a quella fra uomo e donna.
Se si continua a così, inoltre, a breve sarà possibile realizzare una pellicola simile a quella mostrata nel film di Tornatore con tutti i baci gay che la TV non ha voluto mostrare, a testimonianza di un passato che non è ancora così passato.

Clicca qui per guardare la scena censurata.


John Barrowman promette più sesso gay nella quarta stagione di "Torchwood"

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"Torchwood" è una serie televisiva britannica nata nel 2006 e prodotta dalla BBC. La trama ruota attorno alle vicende della sezione di Cardiff dell'Istituto Torchwood, il cui compito è quello di investigare sugli avvenimenti riguardanti gli extraterrestri ed utilizzare per i propri scopi le tecnologie aliene che recupera dalle varie missioni. Uno dei suoi personaggi principali, il capitano Jack Harkness, è bisex.
All'interno della quarta serie, però, pare che verrà dato sempre più spazio alle sue avventure con altri uomini. Ad anticiparlo è John Barrowman, l'attore che lo interpreta, che ha anche detto di aver girato anche alcune scene abbastanza spinte.
«Sono completamente nudo in un episodio -ha dichiarato a Press Association- Abbiamo girato molte scene in cui faccio sesso spinto con alcuni uomini. I fedelissimi di Jack sanno che gli piacciono in egual misura gli uomini e le donne ma gli spettatori che si avvicineranno per la prima volta a "Torchwood" penseranno che Jack sia gay perché è circondato da uomini che vogliono fare sesso con lui. È stato tutto davvero divertente. Un giorno arrivo a sparare ad un elicottero e a salvare il mondo ed un paio di giorni dopo mi ritroverete a fare sesso con un 24enne. È o non è il lavoro più completo al mondo?».


Max Cruz

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In questi anni si sta registrando un aumento dell'offerta nel settore dell'intrattenimento per adulti, una continua ricerca di volti nuovi e una diversa opinione sociale nei confronti chi effettua delle performance davanti ad una telecamera. Se uniamo questa caratteristiche alla velocità e alla portata della diffusione di notizie attraverso Internet, ne deriva come sempre più spesso si assista ad un fenomeno dove i personaggi acquisiscono popolarità senza che vi sia il tempo (e in alcuni casi anche la volontà) di portarsi dietro una storia.
È il caso, ad esempio, di Max Cruz. Le sue fotografia appaiono un po' ovunque, centinaia di blog ne parlano ma le informazioni che è possibile reperire sulla sua vita sono spesso frammentarie ed incomplete.
Stando alla ricostruzione (forse un po' romanzata) Max è un maestro di sci presso una nota località turistica statunitense. Proprio presso il villaggio in cui lavora, sarebbe stato notato da un talent scout della Randy Blue che lo avrebbe invitato a recarsi a Los Angeles per posare come mamma l'ha fatto in un video.
Da qui in poi i fatti. Nel 2008 Max esordisce in un filmato "in solitaria" realizzato dalla casa di produzione per adulti. Il riscontro ottenuto è gratificante e l'esperienza viene ripetuta -sempre per conto della Randy Blue- in due nuovi video: alla fine del 2008 partecipa alla sua prima scena di gruppo recitando insieme a Christian Sharp, Daxx Matthews e Buddy Davis, mentre nel 2009 è la volta di un video in coppia con Johnny Angel.

Immagini: [1] [2] [3] [4] [5] [6] [7] [8]


Forse non tutti sanno che...

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Ieri sera Italia 2, la neonata emittente del gruppo Mediaset, ha trasmesso il film "Virtual sexuality". Al di là della trama poco convincente e di qualche battuta omofoba di dubbio gusto, prendo lo spunto per raccontare una piccola curiosità su uno dei suoi protagonisti.
A chi ha visto il film non sarò probabilmente passata inosservata la scena degli spogliatoi (non censurata, al contrario dei baci gay), nella quale l'inquadratura a piano americano (ossia dal ginocchio in su) riprendeva tranquillamente alcuni ragazzi nudi. Anzi, il protagonista Jake, una donna ritrovatasi in un corpo maschile, si sofferma pure a commentare le dimensioni di Alex (Kieran O'Brien), il fusto della scuola, mentre l'inquadratura ne dà prova visiva.
Ed è proprio su quest'ultimo che ci soffermeremo. Kieran O'Brien nasce a Rochdale (Regno Unito) nel 1973. Inizia a recitare giovanissimo, diventando una star nella serie televisiva della BBC "Gruey". La sua carriera prosegue con alcune apparizioni come guest star in altri telefilm e nel 1993 assume il ruolo di Craig Lee in due serie distinte: "Coronation Street" e "Children's Ward". Nello stesso anno diventa anche uno dei personaggi regolari della serie televisiva "Cracker".


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Ricky Martin racconta il suo percorso verso il coming out

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«Cresci come un ragazzino cattolico, a Porto Rico, chierichetto all'altare, e diventa una pop star internazionale, adorata dalle folle delle ragazzine... E dei ragazzini. Percorso a ostacoli per accettare la tua identità sessuale se sei gay». È così che Ricky Martin, a più di un anno di di distanza dal suo coming out, parla della propria omosessualità in un'intervista rilasciata al quotidiano inglese "The Guardian".
Il cantante ha raccontato di come il percorso verso l'accettazione di sé stesso sia stato per lui volutamente solitario: «Detestavo quando cercavano di obbligarmi ad ammetterlo. Era molto doloroso, anzi otteneva l'effetto opposto». Ed ancora: «Se avessi passato davanti a un pianoforte un quarto del tempo che ho passato a manipolare la mia sessualità, oggi sarei il pianista migliore del mondo... Quello che la gente si aspettava da me non era quello che ero. Mi sono costretto a credere che quello che volevano loro potesse essere la mia verità».
Ricky ha anche cercato di nascondersi dietro un: «Sono bisessuale, perché riesco anche a andare con le ragazze e mi piace un sacco». Ma poi, quando si rivedeva, si sentiva la caricatura di sé stesso.
Ad alimentare il suo stato di confusione interiore è intervenuta anche la religione: «Pensavo che mi dovevano piacere le ragazze. Perché questo diceva la Chiesa e questo mi diceva il prete. Secondo la mia fede, quello che provavo era il male».
Nel 2005 Ricky inizia a sentire sempre più forte il desiderio di avere un figlio: «Davanti al computer pensavo, come faccio? Cercando ho scoperto le madri surrogate. Mia madre mi ha detto: "Sembra un film del futuro, Rick". "Mamma", ho risposto, "siamo nel futuro"».
Poi è giunto il giorno del coming out, affidato ad un messaggio pubblicato su Internet: «Quando ho premuto "send", ho avuto davvero paura. Mi sono chiuso in camera. Tre minuti dopo ho chiamato una cara amica: "dimmi cosa dicono". E lei dall'altra parte, piangendo, mi ha detto "non puoi capire quanti messaggi d'amore ti stanno arrivando"».


L'Agcom vuole fare lo sceriffo della rete. Il popolo di Internet protesta

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Il popolo di Internet è sul piede di guerra contro una delibera dell'Agcom che sarà in votazione preliminare mercoledì prossimo. Nella norma vengono definite una serie di misure per la lotta alle violazioni del diritto d'autore, ma sono molti i cittadini e le associazioni che intravedono il rischio di una forma di censura nel confronti di Internet attraverso uno dei punti chiave della delibera: non sarà più necessario alcun intervento da parte della giustizia ordinaria ma sarà direttamente l'Agcom a decidere i provvedimenti da prendere in caso di presunte violazioni del copyright. Il tutto al di fuori delle garanzie e delle procedure previste dalla nostra Costituzione. Insomma, è un po' come se l'Authority per le telecomunicazioni avesse deciso di scrivere le norme e, messo il cappello da sceriffo, di farle rispettare da sola agendo direttamente contro i presunti trasgressori.
Contrariamente a quanto previsto nel 2010 dal decreto Romani (che escludeva dalla vigilanza dell'Agcom i siti personali e quelli per la condivisione di filmati), la delibera verrà applicata indistintamente a tutti (siti commerciali, portali, blog personali, strumenti di condivisione di file, banche dati...). Basterà il sospetto di una qualunque violazione per far scattare un procedimento automatico che imponga al gestore del sito la rimozione del contenuto entro le 48 ore. Trascorso quel periodo, l'autorità potrà imporre la cancellazione del file (mediante l'intervento della società che offre l'hosting ai contenuti in questione) o mediante l'inibizione dell'accesso al sito (attraverso l'inibizione da parte dei provider).


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Fuoco incrociato sui gay

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Quello che mi lascia sempre perplesso nell'ascoltatore i discorsi di chi si schiera contro i diritti dei gay è 'assenza di argomentazioni a supporto delle proprie tesi. Quasi si partisse da un assunto che non necessiti di dibattito o -ancor peggio- viene tirata in ballo la religione quasi come se l'omofobia fosse incitata nei dieci comandamenti (eppure sappiamo bene che ci sono anche molti sacerdoti che hanno una visione ben diversa delle scritture e che sono in prima linea nella difesa della comunità lgbt).
È il caso di Angelino Alfano che davanti al Consiglio nazionale del suo partito ha sentito la necessità di sentenziare: «Nel nostro partito ci sono laici e cattolici, ma tutti pensano che la vita qualcuno la dà e qualcuno la toglie. E quel qualcuno non è il Parlamento. Ci sono sposati e separati ma tutti pensano che la famiglia sia quella formata da un uomo e da una donna che fanno figli e che facendo figli alimentano la comunità». Nessuna argomentazione, dunque, ma solo il voler ribadire che se loro la pensano così, allora dev'essere così per tutti.
Non dissimili nella mancanza di argomentazioni, ma forse ben più feroci nei modi anche i pareri espressi da due personaggi televisivi legati all'area politica di Silvio Berlusconi. Qualche tempo fa Pippo Franco rilasciò un'intervista al sito omofobo Pontefix Roma che, proprio per la sua crociata anti-gay, non ha mancato di chiedergli di parlare di omosessualità. Nella sua risposta il comico ha pensato bene di paragonarla ad una malattia da guarire: «Tema scabroso che merita maggior spazio. Ma credo che con questa tendenza si nasca, e per ogni cristiano è doveroso pregare per la conversione e la guarigione dell'omosessuale».
Sempre riferimenti alla preghiera sono arrivati anche dall'ex-cantante ed ex-conduttrice (ora parlamentare del Pdl) Iva Zanicchi. Premiata lo scorso anno con il Pegaso d'oro per aver interpretato nella fiction "Caterina e le sue figlie" una mamma molto comprensiva nei confronti del figlio gay, ha dimostrato in questi giorni di avere quell'atteggiamento solo nella finzione.


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Luciana Litizzetto e Franca Valeri inaugurano il Padova Pride Village

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Venerdì sera sono stata Luciana Litizzetto e Franca Valeri ad animare la serata inaugurale Padova Pride Village. La comica si esibita con il suo classico umorismo irriverente e pungente, a partire proprio dal suo «Siete tutti frociii?!!» con il quale ha esordito entrando nella sala gremita di spettatori.
Non sono mancate anche frecciate al governo («Ma lo sapete che se a Berlusconi all'improvviso non piacesse più la Jolanda finalmente si comincerebbero a fare le leggi per i diritti dei gay? Pensate se scoprisse che la sua per Angelino Alfano non è semplice amicizia...») e verso alcuni fatti di cronaca, come il caso del ragazzo a cui era stata ritirata la patente perché gay («Ma uno avrà il diritto di fare l'amore come vuole, purché non a 180 all'ora mentre guida»).
Nei prossimi giorni il Padova Pride Village continuerà ad ospitare nomi di spicco, dall'atteso concerto di stasera di Boy George al discorso di Nichi Vendola di lunedì. E poi, a seguire, l'astrofisica Margherita Hack (martedì), l'attrice Anna Mazzamauro (mercoledì), la comica Rita Pelusio (giovedì) e la cantante Loredana Errore (domenica prossima).


Nuova aggressione omofoba davanti al Gay Village

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Mentre il Gay Village festeggiava il suo decimo anno di attività, al suo esterno si è verificato un nuovo e preoccupante episodio di omofobia. I fatti risalgono alla notte del 28 giugno scorso, quando alcuni ragazzi sono stati aggrediti da alcuni balordi armati di bastoni.
A rendere pubblico l'accaduto è stato Alessandro, 35enne appartenente al gruppo del Circolo Mario Mieli, che ha raccontato: «Ero stato con un amico al Gay Village. Quando siamo usciti, intorno alle due e mezza di notte, per arrivare prima all'auto, abbiamo voluto tagliare per il parco. Ma dopo aver percorso alcuni metri, abbiamo incrociato un ragazzo che stava correndo verso di noi. Ci ha urlato di andarcene, di non entrare assolutamente là dentro. Volevamo capire cosa stesse accadendo. Poco dopo, abbiamo visto in lontananza tre ragazzi, armati di bastone, che inveivano contro altre persone. Insulti omofobi: "Fr*ci dovete andarvene. Ci fate schifo. Dovete morire". Hanno iniziato a correre verso di noi, agitando i bastoni. Erano molto giovani. Ricordo che uno di loro non aveva la t-shirt, era a torso nudo. Non ci abbiamo pensato troppo su, e siamo scappati».
Secondo le ricostruzioni, il gruppo di omofobi era formato da circa una decina di persone, dileguatesi nel nulla prima dell'arrivo delle forze dell'ordine che erano state chiamate da alcuni testimoni.
Nonostante nessuno abbia riportato conseguenze gravi dall'aggressione, i fatti sottolineano comunque come si stia assistendo ad un'escalation della violenza omofoba e quanto poco sia cambiato da due anni fa, quando l'esterno del Gay Village fù lo scenario di un'altra aggressione omofoba, quella volta terminata con il ferimento di un ragazzo e l'arresto del responsabile (seppur con una pena poi ridotta a soli quattro anni nella sentenza di secondo grado anche a causa dell'assenza di una legge contro l'omofobia).