Halloween nella tradizione italiana

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Una delle obiezioni più comini è che Halloween non faccia parte delle nostre tradizioni. Nonostante tragga le sue origini dalla cultura celtica, è stata riproposta negli ultimi anni anche nel Vecchio Continente seguendo la tradizione statunitense. Un po' per rivivere ciò che per anni si era visto nei film d'Oltreoceano, un po' perché molte aziende non volevano lasciarsi sfuggire il potenziale commerciale di una nuova festa.
Eppure basta guardare a fondo nelle tradizioni regionali per scoprire che i celti hanno lasciato le loro influenze anche in Italia e che in alcune aree è sopravvissuto una sorta di Halloween nostrano.
In Sardegna, ad esempio, c'è una tradizione antichissima chiamata Is Animmeddas, Su mortu mortu, Su Prugadoriu o Is Panixeddas (a seconda delle zone) che prevede che i bambini vadano in giro per le case dei paesi a chiedere una piccola offerta "pro su ‘ene ‘e sas ànimas", ricevendo in cambio caramelle, merendine e cioccolato... tutti doni per le povere anime del purgatorio.
Ad Orsara di Puglia, invece, la notte tra l'1 ed il 2 di novembre si celebra l'antichissima notte del "fucacost" (fuoco fianco a fianco). La tradizione vuole che davanti ad ogni abitazione venga accesso un falò che possa illuminare la strada di casa ai defunti (in genere alle anime del purgatorio) che in quella notte tornano a trovarci. Su quelle braci si cucina poi della carne, da mangiare in strada e da offrire ai passanti.
2 commenti
Francesco Eftapelagos
31 ottobre 2012 20:50 - Delete
T'aggiungo questa. Non c'era un nome in particolare ma si diceva che i bambini "ijvano cuddiendo ossa dì morti".
Nel paese di mia mamma e nei villagi limitrofi, in provincia di Vibo Valentia, in calabria, nella notte tra l'1 ed il 2 novembre, i bambini andavano per le case del borgo a chiedere "l'ossa di morti" o "i dita di morti"... e ricevevano dei biscotti secchi, bianchi perchè alcuni mettevano nell'impasto un pò di pasta di mandorle, e un'estremità era ricoperta di cioccolato (per questo alcuni li chiamavano "dita" anziche "ossa"), e questi biscotti venivano rigorosamente fatti in casa. Questa tradizione si perse con nella prima metà degli anni '70
Francesco Eftapelagos
31 ottobre 2012 20:56 - Delete
P.S.: non si vestivano di qualcosa in particolare, ma andavano in giro vestiti di nero e con un sacchetto di tela nera per prendere i biscotti...

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