Matthew Shepard



Il caso di Matthew Shepard è diventato un vero e proprio simbolo contro l'omofobia e la discriminazione, anche grazia alla decisione dei suoi genitori di non voler mettere a tacere l'accaduto, preferendo parlare in pubblico di come il figlio sia stato ucciso per il semplice fatto di essere gay.
Nato a Casper il 1º dicembre 1976, Shepard si diplomò nel nel 1995, iscrivendosi poi al primo anno di scienze politiche presso l'Università del Wyoming a Laramie. Poco dopo la mezzanotte del 7 ottobre 1998, incontrò in un bar Aaron James McKinney e Russell Arthur Henderson. Durante il processo McKinney dichiarò che il ventunenne chiese loro un passaggio a casa, ma non vi fece mai ritorno. Venne derubato, picchiato selvaggiamente, legato ad una staccionata e lasciato lì a morire. I due aggressori trovarono l'indirizzo del suo appartamento e lo svaligiarono.
Shepard fu trovato solo 18 ore dopo da un ciclista di passaggio, vivo ma in stato di incoscienza. Il cranio era stato fratturato dalla nuca fino oltre l'orecchio destro, parte del cervello era stata compromessa sino ad impedire al suo organismo di gestire correttamente il battito cardiaco e sulla testa erano state riscontrate almeno dodici gravi ferite. L'immagine che si presentò al ciclista fu agghiacciante: l'intero volto risultava coperto di sangue, ad eccezione di dove era stato lavato dalle sue lacrime.
Le sue condizioni risultarono così gravi da spingere i medici a non operarlo: non riprese mai conoscenza e morì alle 0:53 del 12 ottobre 1998 all'ospedale Poudre Valley di Fort Collins, in Colorado.
Nonostante il loro tentativo di crearsi un alibi con l'ausilio delle proprie fidanzate, Aaron James McKinney e Russell Arthur Henderson vennero arrestati e processati. Ed è in aula che ammisero di aver torturato Shepard soltanto perché gay. Entrambi vennero ritenuti colpevoli dell'omicidio.

Se da un lato la comunità cattolica locale si adoperò per cercare di far sì che la pena di morte non venisse adottata in questo specifico caso, le molte manifestazioni organizzate nel mondo a favore di Shepard contribuirono ad alimentare un'attenzione mediatica e a far concentrare l'attenzione dell'opinione pubblica sull'omofobia e sulla discriminazione sessuale che Shepard era stato costretto a subire.
Un gruppo di omofobi, capeggiati dal pastore battista Fred Phelps, organizzarono dei picchetti ai suoi funerali e durante il processo dei due assalitori. Nelle due occasioni esibirono cartelli come «Matt Shepard marcisce all'inferno», «L'Aids uccide i finocchi morti» e «Dio odia i froci». Phelps arrivò addirittura a chiedere l'autorizzazione per la costruzione di un monumento «di marmo o granito, alto 5 o 6 piedi» da porre nel parco di Casper, sul quale avrebbe dovuto essere apposta una targa in bronzo con l'immagine di Shepard e le parole: «Matthew Shepard, entrato all'inferno il 12 ottobre 1998, in spregio all'avviso di Dio: "Non avrai con maschio relazioni come si hanno con donna: è abominio." - Levitico 18:22».
In supporto di Shepard, ai funerali intervennero quelli che vennero poi ribattezzati Angels of Peace ed Angel Action: uomini vestiti di bianco che si interposero fra i manifestanti e la famiglia, impedendo con le loro ali che i presenti potessero vedere i loro cartelli omofobi.
Il caso Shepard spinse anche il presidente Bill Clinton a rilanciare il tentativo di estendere la legge federale sui crimini per pregiudizio anche a gay, lesbiche e disabili. I tentativi furono vani dinnanzi all'opposizione repubblicana, concretizzandosi solo nell'ottobre del 2009 sotto l'amministrazione Obama.
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