Neonazista anti-gay russo lascia il Paese: la comunità di una delle sue vittime ha sporto denuncia

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Il nome di Maxim Martsinkevich è tristemente noto al mondo come uno dei membri di "Occupy Pedofilia", il movimento russo di estrema destra che da mesi umilia e tortura (a volte pare anche con esiti mortali) centinaia di ragazzi gay dietro la scusa di voler combattere l'omofobia.
Azioni aberranti che, nonostante abbiano indignato il mondo, gli sono valse anche diverse apparizioni sulla TV di stato russa fra applausi scroscianti. Sul suo profilo di VK.com (il principale social network russo) campeggiano come trofei le immagini e i video delle sue violenze, così come scatti che lo mostrano armato o che posa fiero dinnanzi ad una bandiera nazista.
Ed è proprio dalle pagine di quel social network che Martsinkevich ha annunciato ieri di aver lasciato il Paese per «una vacanza urgente» in Thailandia, al fine di evitare una possibile accusa di estremismo e la conseguente condanna a due anni di carcere.
Il motivo delle indagini non sarebbero tanto le decine di video pubblicate sinora (dove fin troppo spesso si è osservato come la polizia lo abbia aiuto anziché fermarlo durante le sue azioni illegali), ma un recente filmato che lo mostrerebbe mentre picchia con un manganello un gay iracheno. Il video in questione sarebbe stato realizzato il mese scorso in Ucraina e la comunità irachena locale avrebbe scelto di sporgere denuncia, aprendo così un procedimento penale con l'accusa di teppismo presso la città ucraina di Lugansk. Un fatto di per sé nuovo, dato che spesso le comunità delle vittime preferiscono solitamente aiutare i carnefici per paura di ripercussioni.
Al momento Martsinkevich non è ancora stato formalmente accusato di nulla, ma pare che la polizia abbia già perquisito il suo appartamento e quello dei suoi genitori in relazione al caso. In passato è già stato condannato due volte per incitamento all'odio razziale e per aver pubblicato su Internet il video di una finta esecuzione di un trafficante di droga tagiko.
La vicenda, però, pare non abbia scoraggiato il gruppo neonazista che -nonostante la sua assenza di uno dei loro leader- sta continuando impunemente a pubblicare video di nuove violenze contro i gay del Paese.

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