Archivio: gennaio 2013

Omarion nudo in alcuni scatti amatoriali

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Omarion (all'anagrafe Omari Ishmael Grandberry) è un cantante, attore e ballerino statunitense. Nato il 12 novembre 1984 ad Inglewood (Stati Uniti), nel 2001 divenne il leader della boy band B2K e lì rimase sino allo scioglimento avvenuto dopo la pubblicazione del loro terzo album. Già l'anno successivo debuttò da solista, mentre nel 2004 esordì come attore cinematografico nei film "SDF Street Dance Fighters" e "Il mio grosso grasso amico Albert".
In queste ore, però, l'attenzione del pubblico si è catalizzata sul rapper per motivi che poco o nulla hanno a che vedere con la sua carriera artistica, ma che riguardano alcuni suoi scatti particolarmente espliciti apparsi su Internet. Non è dato di sapere chi e quando li abbia pubblicati, ma appare evidente che da oggi il pubblico potrà aggiungere un'altra grossa dote alla lista dei suoi pregi.

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Dopo aver crocefisso il candidato gay, Libero assolve la porno-parlamentare del Pdl

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Dopo aver montato un caso mediatico di fronte ad un candidato gay che aveva osato scherzare con una drag queen in un locale della riviera (poi ripreso con nuove accuse sino a costringere De Giorgi al ritiro della propria candidatura), il quotidiano Libero appare oggi moto più indulgente nei confronti di una deputata Pdl -candidata nel Lazio e responsabile nazionale dello spettacolo del Pdl- che ha girato un video soft-porn con Tinto Brass, nel quale si mostra nuda mentre si rade l'inguine con un rasoio da barbiere o mentre, stesa sul pavimento di un bagno, inizia a leccare del latte da una ciotola.
Eppure il quotidiano di Belpietro pare non trovarci nulla di male in tutto ciò, raccontando bonariamente il fatto e liquidando il tutto concentrandosi bellezza fisica della ragazza (anzi, a ben guardare parrebbe quasi che si sostenga che una donna debba essere giudicata per il copro e non per altro... con buona pace di anni di lotta per l'emancipazione femminile). Ecco il testo:

È la più bella del Pdl. Si chiama Fiorella Ceccacci Rubino. In Parlamento fa strage di cuori a destra, a sinistra e al centro. Inutile dire che è una delle preferite di Silvio Berlusconi, che l'ha ricandidata. Oltre ad essere nella hit delle più desiderate, Fiorella Ceccacci Rubino, 47 anni ben portati, non ha mai negato di avere avuto un passato di attrice teatrale e cinematografica. Quel che di certo ha omesso, come riporta oggi il Fatto, è di essere stata protagonista di un soft porno firmato Tinto Brass che è un cult in Spagna. Il film, introvabile in Italia, fa parte della serie "Corti circuiti erotici", ed è intitolato S.C.T.M.V. (Sono come tu mi vuoi), anno 1999.

Già che c'erano, sul sito hanno piazzato anche alcune generose galleria fotografica, sottolineando ancora una volta il fatto che sia bella («La più bella»). Insomma, per Libero tutti il moralismo vale solo quando di tratta di condannare un gay, mentre alle belle ragazze (soprattutto se anche un po' porche) tutto è concesso. Quando si dice la coerenza...

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Fabrizio Corona nudo sulla copertina di Fama

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Il settimanale di gossip Fama è oggi in edicola con una copertina interamente dedicata a Fabrizio Corona, in uno scatto che vantano sia il suo ultimo nudo integrale da uomo libero. L'uso del termine "ultimo" risulta molto forte e forse un po' troppo definitivo... ci sarebbe quasi da chiedersi se sia quello il motivo per cui il paparazzo stia tenendo entrambe le mani sui suoi gioielli di famiglia, quasi in un gesto scaramantico.
Ironia a parte, da un punto di vista prettamente tecnico l'immagine non aggiunge nulla di nuovo a quanto non si fosse già visto sul suo Social Channel e decisamente molto meno di quanto mostrato in "Videocracy", il docu-film di Erik Gandini che ha lo ha immortalato in un nudo frontale, senza alcun arto che si frapponesse alla vista.
La rivista, però, racconta anche alcuni retroscena della sua fuga e del suo arresto. Secondo quanto riportato, a convincerlo alla resa sarebbe stato il Paparazzo Maurizio Sorge che, nonostante ci sia un contenzioso legale fra i due, l'ha difeso a spada tratta: «Sull'aereo era tranquillo, sereno. Non ha fatto proclami come a Lisbona, ma ha cercato di lasciare un testamento morale per gli amici, la famiglia, la madre e il figlio [...] Gli ho detto: "La gente che ti vedeva come uno spaccone, davanti a una sentenza così eccessiva ha cambiato idea". Pensa che dopo la sentenza di appello ha restituito i soldi al calciatore David Trezeguet, non l'ha fatto prima solo per avidità. Aveva amici forti e ora li ha persi, ha perso pure me: ancora non mi ha pagato le foto che gli ho scattato alle Maldive nel 2009 durante la sua vacanza d'amore con Belen e nonostante tutto voglio spendere una parola per lui, so che sta dalla parte del giusto».
Va ricordato che Corona è in carcere per estorsione aggravata e che i suoi vari affidamenti in prova (ottenuti nelle condanne precedenti) sono automaticamente decaduti con la sua latitanza (motivo per cui è entrato in vigore il cumulo di tutte le pene). Su su lui pendono ancora altre possibili condanne per frode fiscale e bancarotta in merito al fallimento del suo marchio Coronoa's.


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Tutti i coming out di Mattia

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"Come Non Detto" è un film commedia diretto da Ivan Silvestrini ed interpretato da Josafat Vagni, Monica Guerritore, Francesco Montanari, Ninni Bruschetta e Valentina Correani. La pellicola racconta la storia di Mattia, un ragazzo che ha deciso di trasferirsi a Madrid dal fidanzato Eduard pur di non dover fare coming-out con la propria famiglia. Il suo piano, però, inizia a vacillare non appena quest'ultimo si presenta in Italia con l'intenzione di conoscere i suoi genitori che, stando a quanto gli era stato raccontato, avrebbero dovuto essere pienamente al corrente della loro relazione.
Uscito nelle sale cinematografiche il 7 settembre scorso, il film è ora approdata sul mercato dell'home video.
Per l'occasione Silvestrini ha montato un video che raccoglie tutte le improvvisazioni dell'attore Josafat Vagni (Mattia) mentre prova davanti allo specchio il discorso con il quale farà coming out e dichiarerà la propria omosessualità ai genitori.

Clicca qui per guardare il video


Stefano De Martino nudo su YouTube

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Così, senza nessuna spiegazione particolare, Stefano De Martino ha postato su YouTube un video che lo ritrae come mamma l'ha fatto durante un servizio fotografico. Neppure su Facebook il ballerino si è dimostrato più loquace, limitandosi ad inserire un link secco alla pagina del filmato.
Dal canto loro, i suoi fans si dividono fra chi lo accusa di «voler fare il tronista» e chi lo difende a spada tratta, asserendo che anche il nudo è una forma d'arte.
Curiosa risulta anche un'altra scelta: sul finire del filmato, mentre le immagini si soffermano su uno Stefano De Martino di spalle e con i glutei in bella mostra, appare in sovrimpressione la scritta "StefAno De Martino". La speranza è che l'accentuazione grafica delle ultime tre lettere del nome non fossero il tentativo di fare un gioco di parole...
I titoli di coda ci vengono in aiuto nel farci sapere che il servizio fotografico è stato realizzato da Ciro Zizzo con la collaborazione di Giuseppe Dicecca (stylist) e Cristina Isac (make up).

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Giornalista russo fa coming out in diretta. Licenziato

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Anton Krasovsky era un giornalista dell'emittente Kontrtv. L'uso del passato è d'obbligo, dato che è stato licenziato in tronco dopo aver fatto coming out in diretta televisiva.
Ex giornalista di Ntv ed ex spin doctor per la campagna presidenziale del miliardario Mikhail Prokhorov, ha dichiarato di fronte alle telecamere: «Sono un omosessuale. E sono altrettanto umano come lo sei tu. Come il nostro presidente, come primo ministro, così come le altre persone nella amministrazione presidenziale o del governo».
L'emittente, nata nel dicembre 2012 proprio con lo scopo di appoggiare le decisioni del Cremlino, non ha tolletrato un simile affronto ed una pubblica contestazione al progetto di legge ani-gay già approvato in prima lettura dalla Duma. E così Krasovsky è stato accompagnato alla porta.
Nei giorni scorsi era giunta notizia di un altro possibile licenziamento legato alla contestazione della norma. In quel caso a rischiare il posto di lavoro sarebbe stato un professore di un liceo di Mosca, minacciato dal preside per aver preso parte ad un picchetto di protesta davanti al parlamento. Il clamore mediatico suscitato, però, fece sì che entrambe e parti ritrattassero le proprie dichiarazioni, rendendo poco chiari i contorni della vicenda in una sorta di irreale lode al liberismo ideologico.


Non solo ballo per Giuseppe Giofrè: in arrivo il suo singolo d'esordio

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Giuseppe Giofrè, il vincitore di Amici 11 nella categoria ballo, ne ha fatta di strada. Il titolo conquistato al talent show gli ha aperto le porte della prestigiosa scuola Millenium Dance Complex di Los Angeles e qui ha conosciuto il coreografo di Britney Spears che lo ha scelto per un videoclip dell'artista. Poi è giunta anche l'opportunità di ballare nell'edizione inglese di X Factor, portandolo così anche all'attenzione del pubblico d'Oltremanica.
Ma la vera novità è stata anticipata in questi giorni da un'intervista di Mara Maionchi, nella quale la produttrice ha affermato che «Abbiamo fatto un lavoro divertente con Giofrè, il ballerino che ha vinto l’anno scorso. Oltre a ballare molto bene, canticchia. Uscirà nei prossimi giorni un suo singolo in cui ballerà e canterà anche». Le voci di corridoio parlano di un brano in inglese.

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Dalla discriminazione globale a quella locale: ecco l'apertura ai gay degli scout statunitensi

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Dopo i primi rumors, i Boy Scouts of America hanno diramato un comunicato ufficiale che definisce i dettagli della loro "apertura" ai ragazzi gay. Molti siti hanno e giornali hanno parlato di una vera e propria svolta ma, leggendo fra le righe, qualcosa non quadra...
L'associazione, infatti, ipotizza l'abbattimento del tanto criticando bando alla presenza di omosessuali dichiarati (che secondo alcune fonti potrebbe essere tolto già dalla prossima settimana), ma si affretta anche a precisare che «Le organizzazioni potranno scegliere se accettare membri e nominare capi in base alla ideologia della propria organizzazione, principi o fedi religiose. Sponsor locali e genitori potranno scegliere secondo i bisogni delle singole famiglie. Il cambio della policy è al sotto analisi dei vertici della BSA. In ogni caso non verrà dettata alcuna imposizione od obbligo: la proposta comprende che ogni organizzazione iscritta alla BSA possa agire in base ai principi, la mission e l'orientamento religioso dell'organizzazione».
In altre parole, un gay non potrà entrare automaticamente negli scout, ma dovrà presentarsi con il cappello in mano ai vari gruppi e chiedere se "per favore" sono disposti ad accettarlo. Se gli risponderanno «no», dovrà voltarsi e prendere la via della porta.
Considerato che lo scoutismo si occupa di educazione (peraltro basandosi sul concetto di esempio da parte degli educatori), è inevitabile che una situazione simile non potrà che continuare a trasmettere un messaggio omofobo: molti ragazzi vedranno che i loro coetanei gay sono trattati diversamente da loro ed è facile questo si tramuti nell'equazione secondo cui ciò avvenga perché quelle persone sono "diverse" ed è lecito rifiutarle. I gruppi più omofobi, invece, rimarranno perfettamente legittimati a discriminare i ragazzi sulla base del loro orientamento sessuale.
Più che un'apertura, appare più come una mossa di marketing per cercare di riaprire i rubinetti dei finanziamenti privati (molti dei quali erano stati sospesi proprio in virtù quella norma discriminatoria).


Seth Fornea

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Su richiesta di un affezionato lettore (e per la gioia di quanti amano i ragazzi con i capelli rossi) ci occupiamo oggi di Seth Fornea. Nato il 22 marzo 1982 a Bogalusa (Louisiana, Stati Uniti), il trent'enne lavora oggi come modello e cubista nella città di Raleigh (Nord Carolina, Stati Uniti).
Nel suo tempo libero ama viaggiare in lungo e in largo per la nazione, approfittando dell'occasione per esibirsi in alcune delle più famose discoteche d'America o per partecipare a servizi fotografici e progetti creativi.
Dal 2011 ad oggi, Seth Fornea è stato immortalato (con vari gradi di erotismo e di ironia) da fotografi come Rick Day, Alan Bradley, Bret Grafton, Michael Alago, Iggy Munoz e Jeffrey Boyette.
Apertamente gay, è fortemente impegnato come attivista per i diritti della comunità lgbt.

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Berlino alza la voce con Mosca sulla legge anti-gay

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Il ministro tedesco degli esteri, Guido Westerwelle (in foto), avrebbe incontrato ieri l'ambasciatore russo a Berlino, Vladimir Grinin, in merito al progetto di legge sulla "propaganda omosessuale" già approvato in prima lettura dalla Duma. È quanto riferisce il settimanale tedesco Der Spiegel.
La norma, già attiva in alcune regioni della federazione, imporrebbe il divieto a qualsiasi manifestazione pubblica di supporto all'identità o ai temi legati alla comunità lgbt. Chi vorrà condannare l'omosessualità o parlarne in maniera negativo, potrà tranquillamente continuare a farlo.
Secondo l'articolo, Westerwelle (che per di più è un gay dichiarato) si sarebbe detto «personalmente deluso» ed avrebbe paventato il rischio di possibili compromissioni dei rapporti tra Russia ed Europa qualora il progetto dovesse essere approvato in via definitiva. Il Minitro, infatti, ha sottolineato come tale norma risulterebbe del tutto incompatibile con la convenzione europea sui diritti umani.
Interpellato sull'argomento, Westerwelle ha confermato di aver incontrato l'ambasciatore russo, pur senza riferire alcun dettaglio sui temi affrontati nel corso della loro conversazione.


Le prime immagini della terza stagione di Spartacus

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Venerdì scorso ha preso il via negli Stati Uniti la terza ed ultima stagione di Spartacus, la serie televisiva prodotta dal canale via cavo Starz ed incentrata sulle gesta del celebre gladiatore trace.
Così come già visto nelle prime stagioni, anche la nuova avventura sarà caratterizzata dalla presenza scene violente e riferimenti sessuali espliciti. Ed è proprio a riprova di quest'ultima caratteristica che ci vengono in aiuto le prime immagini giunte da oltreoceano, nelle quali è possibile constatare come già il primo dei dieci episodi risulti generoso nel mostrarci i corpi di alcuni protagonisti maschili della serie (nella fattispecie quelli di Dustin Clare, Daniel Feuerriegel e Pana Hema Taylor).
Ma non solo, anche alcune nostre vecchie conoscenze (già censurate in Italia in occasione della trasmissione in chiaro) torneranno condividere con gli spettatori le proprie storie gay fra gladiatori.

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Ed ora gli scout statunitensi rivogliono i gay

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Negli ultimi anni gli scout statunitensi avevano deciso di dare un giro di vite nella loro lotta ai gay. In una sorta di pulizia razziale, avevano sistematicamente allontanato dai propri gruppi tutti i ragazzi che si fossero dichiarati o mostrati gay. Del tutto inutili erano state le migliaia di proteste (molte delle quali anche da parte degli stessi iscritti) ed il ricorso presentato nel 2000 davanti alla Suprema Corte degli Stati Uniti (la quale aveva stabilito che, in quanto associazione privata, non era possibile imporrle un cambiamento di rotta). Non solo. Il direttivo si era mostrato irremovibile anche di fronte alla richiesta di un abbattimento del divieto presentata nel corso della scorsa campagna elettorale sia da Barack Obama che dal suo sfidante repubblicano Mitt Romney.
Ma se quella posizione aveva suscitato forti malumori fra la popolazione, tale sentimento si è poi intensificato con lo scandalo pedofilia dello scorso ottobre, quando si scoprì che parte del direttivo aveva taciuto su alcuni casi di violenza.
Anche dal punto di vista dei finanziamenti le cose non erano certo andate meglio: oltre cinquanta aziende avevano deciso di interrompere le proprie donazioni perché le discriminazioni attuate non erano compatibili con i propri valori.
Ora, però, i Boy Scout d'America hanno dichiarato che potrebbero presto essere pronti ad accogliere nuovamente gli omosessuali fra le proprie fila. Una decisione spacciata come frutto di una lunga discussione interna ma, date le premesse, forse più motivata da un proprio tornaconto.
Al momento nessuno ha ancora spiegato neppure il perché la presunta ed insormontabile incompatibilità con i propri valori cristiani (in nome dei quali hanno umiliato e scacciato migliaia di ragazzi) sia stata facilmente superata nel giro di poche settimane.


Andrew Cooper nel nuovo spot della Diet Coke

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Era il 1994 quando il modello Lucky Vanous prese parte ad un'indimenticabile spot televisivo della Diet Coke (qui il video) nel quale vestiva i panni di un aitante carpentiere che, mandando in subbuglio ormonale un gruppo di ragazze, si toglieva la maglietta prima di concedersi una pausa dal lavoro per bere una bevanda rinfrescante.
A diciott'anni da allora, la compagnia statunitense ha deciso di rievocare quella stessa situazione e di dar vita ad una sorta di remake dello spot. Al posto di Lucky Vanous (oggi 51enne) il protagonista del nuovo video è il modello britannico Andrew Cooper (31 anni), mostrato nelle immagini mentre è alle prese con un decespugliatore. Un gruppo di ragazze, tutt'altro che indifferenti alla sua bellezza, escogiterà un piano per bagnargli gli indumenti e costringerlo a rimanere a torso nudo.

Andrew Cooper: [1] [2] [3] [4] [5] [6] [7]
Spot Diet Coke: [1] [2] [3] [4] [5] [6] [7] [8] [9] [10] [11] - Video: [1]


La legge anti-gay è inaccettabile: Venezia rompe gli accordi con San Pietroburgo

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Dopo Milano, anche il consiglio comunale di Venezia ha deciso di sospendere l'accordo di cooperazione culturale stretto nel 1997 con San Pietroburgo. La mozione, votata all'unanimità, mira a prendere le distanze dalla legge omofoba contro introdotta alcuni mesi fa nell'intera regione.
«È necessario che ci sia una ferma condanna di quanto sta accadendo in Russia -ha dichiarato la consigliere comunale Camilla Seibezzi- L'approvazione di una legge che vieta e punisce la propaganda omosessuale è segnale inequivocabile di una pericolosa regressione sui temi dei diritti umani [...] Quali siano gli accordi presi in precedenza dalla nostra amministrazione, è giusto intervenire con la massima tempestività per esprimere fermamente il proprio biasimo. Non esistono accordi culturali laddove c'è una realtà di violenza e sopruso che mal celano il ritorno ad un vero e proprio regime dittatoriale».


La stampa italiana snobba la manifestazione pro-gay: prime pagine riservate solo ai contestatori

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Il 14 gennaio scorso, all'indomani della manifestazione parigina contro le nozze gay, la quasi totalità dei quotidiani italiani ha dato ampio spazio alla notizie, spesso riservandole un posto di riguardo in prima pagina.
Una rapida occhiata era più che sufficiente per leggere titoli come «Parigi in piazza: no a nozze e adozioni gay» (La Stampa), «In migliaia a Parigi contro le nozze gay» (Corriere della Sera), «Francia in piazza contro le nozze gay» (La Repubblica), «I gay, la piazza e il mito del matrimonio» (Il Mattino), «No alle nozze gay la Francia in Piazza» (Il Secolo XIX), «Parigi, nozze gay, 300 mila no da cristiani, ebrei islamici» (L'Unità) e così via.
Oggi sarebbe dovuta essere la giornata della rivincita, grazie alla grande mobilitazione popolare di quanti ieri hanno invaso le strade della capitale francese per manifestare il proprio appoggio al matrimonio egualitario. Peccato, però, che sulle prime pagine dei quotidiani italiani di oggi non ve ne fosse traccia.
«Se il titolo è grande la notizia diventa subito importante» diceva uno dei personaggi di "Quarto potere" (il capolavoro del 1941 di Orson Welles) ed è risaputo che le cose vanno proprio così: spazi e visibilità diversa fanno sì che nella memoria collettiva rimanga traccia solo la notizia che è stata maggiormente rimarcata, in questo caso l'opposizione al disegno di legge da parte di tutti i cittadini francesi (ma proprio tutti, dato che il titolo parlava pomposamente di «Francia in piazza» e non di singoli gruppi).
«L'interesse, insolito per una manifestazione che si svolgeva all'estero, doveva suonare già sospetto allora -ha commentato Flavio Romani, presidente di Arcigay- Troppa era la pompa nel propagandare posizioni discriminatorie e da democrazia involuta, le stesse che esprimono la quasi totalità partiti italiani, tutti molto schivi sul tema del matrimonio civile tra persone omosessuali. Inutile ribadire che la stampa Italiana offriva una eco genuflessa a posizioni ideologiche e fondamentaliste proprie della teocrazia che ha sede Oltretevere.
Il sospetto, che avevamo allora, ci è stato ampiamente confermato oggi. Tutte le prima pagine dei quotidiani che troviamo in edicola oggi ignorano totalmente la manifestazione che ieri ha visto sfilare 400 mila persone a Parigi per dire sì al matrimonio civile tra persone dello stesso sesso, surclassando il "family day" parigino che tanto è piaciuto alla stampa italiana, ai partiti e al Vaticano».

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Gianni Sperti su Facebook: «Se anche fossi gay, sarebbero fatti miei»

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Gianni Sperti è noto al grande pubblico come primo ballerino di numerose trasmissioni televisive (dal 1985 ai primi anni novanta) e come opinionista di "Uomini e donne" sin dai primi anni duemila. Nel 2005 ha anche partecipato al reality show "La talpa", uscendone vincitore. Sposatosi con Paola Barale nel 1998, la storia suscitò grande interesse mediatico sino alla loro burrascosa separazione del 2002.
In quella che ha deciso di battezzato "Sperti-intervista", il ballerino si è concesso ai propri fan rispondendo alle domande che gli venivano poste sulla sua pagina Facebook.
Tra queste non sono mancate quelle inerenti alla sua vita amorosa, sulla quale Sperti preferisce mantenere il massimo riserbo: «Dopo la fine del mio matrimonio ho avuto certamente altre storie, tra cui una storia d'Amore durata tre anni, che definirei la storia più importante vissuta fino ad oggi. Non rinnego assolutamente quello che c'è stato tra me e la mia ex moglie, circa 12 anni fa, ma ero giovane e, crescendo, diventando più adulti, si ha maggior consapevolezza di cosa significhi amare. Per mia scelta, dopo una storia d'amore pubblica, ho deciso di vivere la mia vita privata appunto in privato!».
A quanti gli chiedevano conto delle voci che lo vorrebbero gay, invece, ha risposto: «Siamo tutti esseri umani e non appartenenti a questo o quel gruppo! Considero l'omofobia basata sul pregiudizio, analoga al razzismo, alla xenofobia, all'antisemitismo, quindi un comportamento discriminatorio. Dividere la società in vari insiemi di persone non appartiene al mio stile di vita. Siccome non si chiede se uno è eterosessuale e, di dichiararlo, non capisco perché, invece, la domanda viene fatta sull'omosessualità. Non amo le etichette e le classificazioni sociali. Inoltre la vita sessuale degli esseri umani, secondo i miei valori, è da considerarsi privata, che si parli di etero o di gay. Quindi se anche lo fossi sarebbero fatti miei».

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Il Cremilino dichiara guerra ai tatuaggi delle reclute, possibile indicatore della loro omosessualità

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Dopo l'approvazione in prima lettura da parte della Duma di una norma contro la cosiddetta «propaganda omosessuale», il Cremlino ha deciso di dichiarare guerra anche ai tatuaggi delle nuove reclute dell'esercito, sostenendo che questi potrebbero essere indicatori di una loro possibile omosessualità.
Ed è così che, in nome della promozione dei valori tradizionali e con l'immancabile appoggio della Chiesa Ortodossa, le autorità hanno introdotto delle nuove linee guida che prevedono un'interrogazione delle reclute in merito alle loro passate esperienze sessuali ed un attento esame fisico alla ricerca di tatuaggi (con particolare attenzione a quelli collocati vicino al viso, sui glutei o in prossimità degli organi genitali). Il tutto prendendo spunto da un testo militare di psicologia pubblicato nel 2005, secondo il quale «il motivi che inducono le persone a farsi dei tatuaggi potrebbero indicare una cultura bassa o livello di istruzione infimo» e, se in prossimità delle aree indicate, ne potrebbero indicare anche possibili deviazioni sessuali.
Se da un lato gli ufficiali hanno già bollato il provvedimento come di «difficile attuazione», dall'altro appare chiaro l'intendo di utilizzarlo come specchio per le allodole per distogliere l'attenzione dai reali problemi. Infatti, secondo uno studio condotto nel 2007 dalle Nazioni Uniti, in Russia risulta molto elevato il numero di soldati che si prostituiscono (in alcuni casi volontariamente, in altri sotto imposizione). I motivi, però, sarebbero da ricercarsi nei salari bassi, spesso insufficienti anche solo per un degno sostentamento. Un fenomeno che ha avuto inizio dopo il crollo dell'Unione Sovietica, quando in molti casi le paghe iniziarono ad essere saltuarie ed i militari si ritrovarono costretti ad arrangiarsi per sopravvivere (a volte con anche la messa in vendita "abusiva" di beni dell'esercito o con altre attività non propriamente legali).
Evidentemente, però, lo stato preferisce dare la colpa ai gay piuttosto che assumersi le proprie responsabilità per la situazione odierna.


Valerio Pino premiato per la sua lotta all'omofobia

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Non stupisce che Valerio Pino possa essere considerato il personaggio dell'anno in un'ampia serie di categorie, un po' di più che quella prescelta riguardi il suo impegno nella lotta contro l'omofobia.
Ma è proprio quello il motivo per cui l'associazione lgbt Officine Makumba di Bari ha deciso di premiarlo in occasione della terza edizione del Gran Galà delle Pari Opportunità.
Salito sul palco, Valerio Pino ha esordito con un «Sono un po' triste perché è dalle dalle otto che non faccio l'amore. Cercherò di recuperare». Ed è così che il conduttore ha ribattuto: «Bene. Valerio Pino vuole fare l'amore, anche di gruppo, quindi...». Poi la lettura della motivazione: «Valerio Pino è stato selezionato tra le tantissime proposte pervenute alla commissione valutatrice poiché ha rappresentato e continua a rappresentare un simbolo internazionale della lotta all'omofobia. Un'icona indiscussa, che rappresenta per tanti ragazzi che vivono la loro omosessualità nel silenzio e spesso nella vergogna, un vero modello di riscatto ed emancipazione sociale».
Con tutto il rispetto e l'affetto che si può provare nei confronti del ballerino, verrebbe però da chiedersi quanto il suo esibizionismo e i suoi eccessi (magari comprensibili per un uomo di spettacolo) possano effettivamente essere d'esempio a quei giovani che hanno difficoltà ad accettarsi (ai quali, forse, servirebbero anche esempi di normalità in grado di testimoniare che l'esser gay non significa necessariamente vivere di eccessi). Ma, ovviamente, ognuno è libero di pensarla come vuole ed evidentemente la giuria ha manifestato un parere diametralmente opposto nell'effettuare la sua scelta.
Poi il ballerino si è esibito nel suo brano "Go Go Star", indossando solo con una giacca ed un paio di slip aderenti (con tanto di gestualità che andava a stuzzicare spesso e volentieri proprio quella parte del corpo).

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Fumetti: il Giudice Dredd prossimo al coming out?

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Il Giudice Dredd (in originale Judge Dredd) è un personaggio a fumetti creato nel 1977 e storicamente pubblicato sulla rivista britannica 2000 AD. Le sue storie sono ambientate in una violenta città futuristica, nella quale dei Giudici in uniforme hanno la possibilità di arrestare, giudicare e persino giustiziare i criminali sul posto.
Nel prossimo numero, intitolato "Closet", la vicenda potrebbe mostrare dei risvolti gay. È quanto si mormora in rete dopo l'anticipazione di una vignetta che mostra il Giudice Dredd che bacia un giovane all'interno di una discoteca gay.
Lo sceneggiatore dell'albo, Rob Williams, ha dichiarato: «Potete immaginare cosa succederebbe se la repressione del protagonista svanisse solo per un istante? Certo, Dredd potrebbe essere gay. Non potete guardare il costume fatto di pelle e catene senza vederci qualcosa di feticista. Ma i sentimenti di Dredd sono nascosti così in profondità, per lui è estremamente spiacevole mostrarli».
Ma, come purtroppo spesso accade in questi casi, i lettori più omofoni hanno già dissotterrato l'ascia di guerra e si sono organizzati su Internet per minacciare pubblicamente la loro intenzione di voler bruciare gli albi precedenti qualora dovessero scoprire che il loro eroe è gay. Un gesto che parrebbe rievocare i falò di libri avvenuti dopo l'insediamento di Pinochet in Cile o durante il regime nazista... e di cui, sicuramente, ci sarebbe ben poco da andarne fieri.


Adolescente statunitense fa coming out davanti ai compagni di classe

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Jacob Rudolph è uno studente statunitense salito alla ribalta delle cronache per la modalità da lui scelta per il suo coming out. Salito sul palco del suo liceo per ritirare un premio di recitazione, il giovane ha colto l'occasione per rivelare la propria omosessualità dinnanzi ai genitori e ai compagni di classe.
«La maggior parte di voi mi vede tutti i giorni -ha detto- A differenza di altri milioni di adolescenti gay che hanno dovuto agire ogni giorno per evitare molestie verbali e violenza fisica, non ho intenzione di farlo più. È tempo di porre fine all'odio della nostra società e di accettare le persone per quello che sono, indipendentemente dal sesso, razza, orientamento, o qualsiasi altra cosa possa essere trattenuto dall'amore e dall'amicizia. Allora prendimi o lasciami, perché io sono quello che sono, ed è così che ho intenzione di agire da ora in poi».
Parole che hanno scatenato lunghi applausi e ovazioni da parte presenti in sala.

Clicca qui per guardare il video del suo discorso.


Parigi: in centinaia di migliaia in strada per manifestare a favore delle nozze gay

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A due settimane esatte dalla manifestazione di Parigi organizzata da quanti chiedevano al governo di non concedere il diritto al matrimonio alle coppie gay, le strade della capitale francese si sono riempite ieri dei colori e delle bandiere arcobaleno di chi ha voluto esprimere il proprio sostegno al progetto di legge.
Nel consueto balletto di cifre, gli organizzatori parlano di 400.000 partecipanti e le forze dell'ordine di 125.000. Pur trattandosi di cifre inferiori a quelle dei contestatori (sui quali ha influito molto anche l'organizzazione e la pubblicità offerta dalla Chiesa Cattolica), è stato comunque raggiunto l'obiettivo di una forte mobilitazione popolare, ben maggiore rispetto a quella ottenuta lo scorso 16 dicembre.
Lo slogan scelto è stato: «Meglio un matrimonio gay che un matrimonio triste» (un gioco di parole basato sul significato inglese della parola "gay", ossia "allegro") e degli organizzatori hanno sottolineato con orgoglio come la manifestazione sia stata caratterizzata da un clima festoso e per nulla polemico o aggressivo nei confronti degli oppositori. Significativa è stata anche l'ampia partecipazione da parte di giovani e di eterosessuali scesi in piazza in segno di solidarietà.
Il testo della legge approderà in Parlamento martedì prossimo ma su di esso gravano già più di 5.300 emendamenti, in gran parte presentati dell'opposizione. Christiane Taubira, ministro della giustizia, ha già parlato di «ostruzionismo» nei confronti della norma.


Berlusconi riabilita Mussolini (ma poi ritratta)

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Forse qualcuno dovrebbe provare a spiegare ad alcuni politici italiani quale sia il significato della Giornata della memoria. Se da una parte Carlo Giovanardi ha scelto di celebrarla negando che l'omocausto sia mai esistito, Silvio Berlusconi ha colto quell'occasione per provare a riabilitare la figura di Benito Mussolini.
Presentatosi a sorpresa all'inaugurazione del momoriale sulla Shoah (una presenza «dovuta», ha asserito), il leader del Pdl ha bollato le leggi razziali come «la peggior colpa di Mussolini». Ma poi, però, ha aggiunto che il Duce, «per tanti altri versi, invece, aveva fatto bene».
In merito alle parole di scuse pronunciate in Germania dalla cancelliera Merkel, Silvio Berlusconi ha voluto cogliere l'occasione anche per relativizzare la responsabilità italiana: «Non abbiamo la stessa responsabilità della Germania. Ci fu, da parte nostra, una connivenza che, all'inizio, non fu completamente consapevole».
Poi, dopo il coro di proteste sollevato da quelle parole, Berlusconi ha fatto retromarcia in serata (parlando, come suo solito, di un fraintendimento): «Le mie analisi storiche sono sempre state fondate sulla condanna delle dittature: mi rammarico perciò di non aver esplicitato questo dato fondamentale in una delle tante risposte volanti che ho dato stamani».
Va detto che non è la prima volta che Silvio Berlusconi cade sullo stesso argomento. Nota, ad esempio, è la sua barzelletta sull'olocausto degli ebrei, pronunciata davanti al Palazzo di Giustizia di Milano nel 2010.
Nel 2007, invece, finanziò la OVO s.r.l., una media company incaricata di dar vita ad una video-enciclopedia che avrebbe dovuto veder la luce nel 2009. Il progetto venne bloccato (e la società fu messa in liquidazione) dopo che trapelarono alcune notizie riguardo al revisionismo storico che l'avrebbe dovuta caratterizzare con la scusa di controbattere la storiografia dominante (a detta di Berlusconi, in mano alla sinistra). Tra i personaggi rivalutati non mancavano nomi come quelli di Hitler e Mussolini.
Ed ancora, nel 2003 dichiarò al periodico britannico The Spectator che Mussolini, a differenza di Saddam Hussein, non avrebbe «mai ammazzato nessuno» e si sarebbe limitato a mandare «la gente a fare vacanza al confino». Anche in quel caso ritrattò, sostenendo di aver difeso Mussolini solo «come atto di patriottismo» in difesa di un connazionale.

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Giovanardi ribadisce: «La parola Olocausto non può essere usata per i gay»

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L'aveva già affermato lo scorso aprile, ma evidentemente Carlo Giovanardi dev'essersi sentito così orgoglioso della sua sparata omofoba da non essere riuscito a trattenersi dal ripeterla alla vigilia della Giornata della memoria (ed in piena campagna elettorale). Ed anche oggi, oggi come allora, l'occasioni per il suo negazionismo gli è stata offerta da un'intervista realizzata da Klaus Davi.
L'ex sottosegretario alla famiglia ha nuovamente dichiarato: «La parola Olocausto non può essere usata per i gay. Per un semplice motivo: la parola Olocausto può essere usata solo ed esclusivamente per quel progetto criminale di cancellare dalla faccia della terra milioni e milioni di persone, sulla base soltanto del fatto che fossero ebrei. Che poi i nazisti abbiano perseguitato gli zingari, gli handicappati, gli omosessuali, ma attenzione, solo una fattispecie di omosessuali, perché ormai è dimostrato che una buona parte della dirigenza nazista e della SA erano omosessuali, compreso Hesse, facevano una differenziazione fra i comportamenti, gli atteggiamenti. Che siano stati perseguitati gli omosessuali, assolutamente sì, come purtroppo il nazismo perseguitò, gli zingari, le minoranze, gli handicappati, i subumani come li chiamavano loro».
Giusto pochi giorni fa il presidente di Arcigay aveva ricordato come finalmente anche le vittime gay fossero ricordate nei discorsi ufficiali, dopo anni di indifferenza che pareva volerle considerare delle «vittime di serie B». Ma Carlo Giovanardi, deputato Pdl e candidato per l'ennesima volta dopo 20 anni di presenza in parlamento, ci ha riporto con i piedi per terra e ci mostra come ancor oggi ci siano personaggi del Governo disposti a considerare l'olocausto dei gay un «olocausto di serie B» (con buona pace per gli oltre 7mila omosessuali uccisi nei campi di concentramentoe per o 100mila gay incarcerato tra il 33 e il 45).

Clicca qui per guardare l'intervista.


Il triangolo rosa

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Si celebra oggi la Giornata della memoria, un'occasione per ricordare una delle pagine più oscure della storia moderna e per impedire che gli errori del passato possano essere ripetuti. Una memoria da urlare con forza a fronte di quanti pensano che possa bastare il negazionismo o il relativismo per poter riproporre un modello di esaltazione della persona sulla base di appartenenza religiona, colore della pelle o orientamento sessuale.
È di difficile, ad esempio, non pensare all'assurda legge anti-gay in discussione in Russia o alle continue esecuzioni perpetuate nei Paesi che ancor oggi reputano l'omosessualità un reato. Ma anche a casa nostra le cose non vanno certo meglio, con un numero sempre crescente di soggetti pronti ad urlare in piazza il loro sentirsi migliori degli altri. Proprio a loro va ricordato che un simile atteggiamento può portare solo verso conseguenze drammatiche, come in passato furono l'olocausto o l'omocasto.
In epoca fascista, infatti, in Germania venne approvato il famigerato paragrafo 175 del codice penale, secondo il quale «un uomo che ricopre un ruolo attivo o passivo in affettuosità con altri uomini è punito con la reclusione». Ciò portò numerosi gay ad essere imprigionati o condotti nei campi di concentramento sulla base del loro orientamento sessuale.
Per riconoscerli, i nazisti gli imposero un distintivo raffigurante un triangolo rosa, colore scelto per scherno nei loro confronti. Alle lesbiche internate, invece, vennero consegnate divise contrassegnata con il triangolo nero delle "asociali". È questo il motivo per cui, una volta nato il movimento di liberazione omosessuale, quel simbolo venne rivendicato ed utilizzato come simbolo politico della comunità gay.
La storia ci ricorda che, anche al termine della guerra, ai gay non vennero riconosciuti i propri diritti e, contrariamente a quanto avvenne per le vittime ebree, il governo tedesco non risarcì mai i "triangoli rosa". Anzi, chi continuò a dichiararsi apertamente gay venne nuovamente imprigionato anche dopo il nazismo, come nel caso di Heinz Dörmer che subì complessivamente 20 anni di reclusione (prima nei campi di concentramento nazisti e poi nelle carceri della Repubblica Federale Tedesca) o come Helmut Corsini che dal campo di Buchenwald passò direttamente alle carceri nazionali. L'emendamento nazista al paragrafo 175, infatti, restò in vigore per ben 24 anni dopo la fine della guerra.


Ecco il primo spogliarello maschile dell'edizione 2013 di Italia's Got Talent

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Dopo gli exploit dello scorso anno (con tanto di approdo in semifinale per lo spogliarellista Michele Ormella), anche nella nuova edizione di Italia's Got Talent è arrivata una prima esibizione dedicata allo sfoggio del corpo maschile. A portarla in scena il duo composto da Fabio Damiani e Manuel Buttarelli (27 anni entrambi e, rispettivamente, un personal trainer ed un cuoco nella vita).
Il numero, iniziato in solitaria, ha visto l'improvviso ingresso in scena del suo secondo interprete e lo scatenarsi di una sorta di gara all'esibizionismo attraverso vari spogliarelli progressivi. Il tutto con una chiave ironica, sottolineato anche dalla diversa fisicità dei suoi due protagonisti.
I due «sì» ed un «no» assegnati dai giudici gli garantiranno ora l'ingresso in semifinale (a meno di un'eventuale preselezione sui partecipanti, così come avvenuto nelle due scorse edizioni).
Da segnalare è anche un'altro fisico esibito in puntata. Si tratta di quello del ballerino Andrea, uno dei due componenti dei Faces of disco. Esibitosi in un divertente balletto in cui alcune maschere gli permettevano di interpretare vari personaggi, il 33enne si è strappato di dosso la maglietta nel vestire i quelli di Balotelli (mettendo così in mostra il fisico che potete vedere qui e qui).

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Josefa Idem: «Io sono per le nozze gay»

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Josefa Idem è una campionessa olimpica e mondiale di canoa, nonché una candidata del Pd alle prossime elezioni. Intervistata da Vanity Fair, ha commentato le parole della Vezzali (la sportiva candidata con Monti che sulla medesima rivista si era detta contraria al riconoscimento delle coppie gay), affermando: «Io sono favorevole, ovviamente. Ma tra gli sportivi è difficile trovare chi racconta pubblicamente la propria sessualità, per via degli sponsor».
All'intervistatore che le ha chiesto se il basso numero di coming out non dipendesse dalla mancanza di coraggio ma da motivi prettamente economici, ha risposto: «Sì, è naturale. Ripeto, io sono favorevole ai matrimoni omosessuali. Ma, vede, io non chiederei mai a un mio collega di sacrificare le entrate della sua carriera da sportivo per fare questa lotta alla Don Chisciotte. Perché avere una sponsorizzazione significa un guadagno, e delle regole di immagine ben precise».


Le iniziative di Arcigay per la Giornata della Memoria

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Domani si celebrerà la Giornata della Memoria, un appuntamento che ogni 27 gennaio propone la commemorazione delle vittime del nazi-fascismo come occasione per non dimenticare l'accaduto e come occasione per non ricadere negli errori del passato.
Attraverso un comunicato stampa, Arcigay sottolinea come solo da pochi anni le vittime gay, lesbiche e trans dei totalitarismi sono finalmente ricordate anche nelle celebrazioni ufficiali. Un gesto che finalmente rende giustizia anche ai "i triangoli rosa", un tempo ignorati dalla storia e dalla memoria quasi fossero vittime di serie B.
«Ricordare deve servire per agire -ha dichiarato Flavio Romani, presidente di Arcigay- le vicende del passato devono essere un monito continuo per analizzare il presente e progettare il futuro, ed è per questo che l'associazione parteciperà con rinnovato impegno alle iniziative istituzionali e non per la Giornata della Memoria. Anche quest'anno, insieme ai triangoli rosa, piangiamo le vittime del pregiudizio e della violenza omo-transfobica: chiusi infatti i campi di sterminio, il sangue di fratelli e sorelle omosessuali e transessuali continua ad essere versato, in Italia e nel mondo, dalla stessa mano che arma l'odio sia esso religioso, etnico o per orientamento sessuale.
Nel 2012 sono stati quattro gli omosessuali uccisi dall'odio omo-transfobico. Solo tra il 1980 e oggi abbiamo contato almeno 140 omosessuali uccisi in Italia dall'odio. È un numero di vittime impressionante che dà testimonianza di una strage che continua. Vorremmo che questo 27 gennaio 2013 diventasse un monito soprattutto per chi si candida a guidare il paese, perché prenda un impegno preciso per fermare questa strage di innocenti con iniziative concrete contro odio, pregiudizio e omo-transfobia».
Sul sito ufficiale dell'associazione è disponibile l'elenco completo di tutte le iniziative organizzate per l'occasione.


L'affermazione shock di Paolo Villaggio sui gay

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Dai microfoni di Radio 24, Paolo Villaggio ha contestato le recenti affermazioni di La Russa riguardo al rischio che i figlio dei gay possano essere indotti a diventare anch'essi gay. «Si tratta di una deviazione non desiderata -ha affermato- e La Russa dovrebbe sapere che l'omosessualità non è una scelta ma ci si nasce. Quando La Russa dice che i figli di coppie gay diventano omosessuali è abominevole perché i figli di coppie gay non corrono alcun rischio. È un retaggio terribile del cristianesimo impietoso che li bruciava vivi. Se uno fosse un vero cristiano dovrebbe capire questa deviazione che si chiama omosessualità. Non è una condizione che scelgono loro».
Anche se l'uso di alcuni termini potrebbe far storcere il naso, fin qui l'attore parrebbe prendere le difese della comunità gay. Ma è nel finale che Villaggio si è lanciato in un'affermazione shock: «Il rapporto tra omosex non è niente, è un vizio come andare coi transessuali». Insomma, secondo lui l'amore fra due uomini non esiste e il loro far sesso sarebbe un semplice vizio, al pari di quello a pagamento.
Poi, come se nulla fosse, l'argomento si è spostato sui temi politici: «Chi voterò? Voterò Grillo perché lo accusano di fare antipolitica ma è l'unico che si interessa al futuro dell'umanità. Invece, la casta politica vive solo in funzione della casta». «Bersani non mi piace mentre Berlusconi è un grande imprenditore che è sceso in politica perché lo stavano facendo fuori. Sono suo amico ma adesso non si può più credere in quello che propone, è una cosa marcescente, imbarazzante».


Dave Franco non si preoccupa di quanto lo credono gay: «Sono a mio agio con la mia sessualità»

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Dopo James Franco, anche suo fratello Dave si è trovato a rispondere ad alcune voci in merito alla sua presunta omosessualità. Rumors che spesso sono generati o alimentati dai suoi stessi lavori (si pensi, ad esempio, al divertente video in cui simula un rapporto gay con sé stesso).
Ed è proprio prendendo spunto da quei filmati che Dave ha raccontato: «Il mio migliore amico ha iniziato a dirmi: "Amico mio, non oso nemmeno immaginare ciò che la gente pensa di te". Non è che io stia facendo questi video per sconvolgere o confondere la gente. Sono, in genere, attirato verso un materiale che è diverso e unico e forse questo ha stupito in qualche modo le persone. Ho amici gay e naturalmente sono a mio agio con la mia sessualità, sono abbastanza aperto da fare video simili. Conosco una grande fetta di pubblico che pensa che io sia gay. Sto solo cercando di rompere gli schemi, credo. Non sto coscientemente cercando di farlo, ma non è una cosa su cui rifletto».
Ma non solo, Dave Franco ha sottolineato anche che la comunità gay può essere un pubblico molto attento e prezioso: «Sono così felice quando qualcuno mi riconosce o è un mio fan. È una cosa alla quale non mi abituerò mai. Da quello che so la comunità gay, quando si interessa a qualcuno o qualcosa lo seguono assiduamente».


Pubblicata la legge sui matrimoni gay in Inghilterra: il primo voto è fissato per il 5 febbraio

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È Radio Vaticana a rendere noto che la tanto attesa legge sui matrimoni gay in Inghilterra è stata pubblicata oggi. Il testo verrà ora discusso in parlamento il prossimo 5 febbraio e dovrà poi passare l'esame di una commissione prima di poter far ritorno a Westminster per il voto definitivo. L'iter complessivo potrebbe richiedere dai 2 ai 9 mesi.
Ma l'attenzione di Radio vaticana non è rivolta tanto al buon esito della legge, quanto al voler tentare il tutto per tutto pur di affossarla. Ed è per questo che la Chiesa Cattolica (che insieme a quella anglicana e ad altre religioni ha condotto una lunga campagna contro le unioni gay) ha invitato gli oltre cinque milioni di fedeli inglesi a scrivere ai propri parlamentari per chiedere un voto contrario alla norma che, secondo loro, «cambierà in modo fondamentale il significato del matrimonio». Apposite cartoline prestampate sono già in viaggio verso le singole parrocchie, con l'obiettivo di chiederne la compilazione durante le Messe del fine settimana.


La Duma approva in prima lettura la legge contro la cosiddetta "propaganda omosessuale"

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Con 388 voti a favore, 60 astenuti ed un solo contrario, la Duma ha approvato in prima lettura la proposta di legge per l'estensione a tutto il territorio russo dell'odiosa legge di San Pietroburgo contro la cosiddetta "propaganda omosessuale verso i minori", la quale impone il divieto di qualsiasi azione pubblica a favore dell'omosessualità o in difesa dei diritti gay. Le multe previste vanno dai 99 ai 124 euro per gli individui, dai 995 ai 1.244 euro per i funzionari e dai 211 ai 261 per le imprese.
Alla commissione per la famiglia è stato affidato il compito di preparare il testo da presentare alla seconda lettura, con la possibilità di recepire eventuali emendamenti sino al 25 maggio prossimo. Forse per aggiungere la beffa al danno, le autorità fanno sapere che ai lavori prenderà parte anche un rappresentante della comunità lgbt.
Leggi simili sono già state approvate a livello regionale in dieci diverse aree della Russia. Un sondaggio condotto nel 2012 ha rivelato che l'86% della popolazione si dichiara a favore di tali norme, nonostante solo il 6% di loro sostenga di essere stato oggetto di "propaganda omosessuale".


La D'Urso indignata: «Mi è toccato attendere il treno all'aperto. Voglio la tessera platino»

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Attraverso un vide-messaggio pubblicato su Internet, Barbara D'Urso si è scagliata contro il servizio fornito da Trenitalia. Peccato che, però, sotto accusa non siano tanto i disagi con cui migliaia di pendolari si trovano a confrontarsi quotidianamente, ma il fatto che a lei non sia stato riservato un trattamento da vip.
La conduttrice Mediaset, infatti, lamenta di essere stata costretta ad aspettare l'arrivo del suo Frecciarossa all'aperto e al freddo, senza poter accedere alla saletta risaldata riservata ai possessori della tessera Platino.
«Non me l'hanno ancora data -è stato il suo grido di denuncia- A chi altro la volete dare se non a me che due volte a settimana viaggio con questo treno? Quasi sempre in ritardo, tra l'altro. Quindi, datemi questa tessera, perché ho freddo. Mi sono fatto cinque ore di diretta. Sono malata. Voglio la mia carta. Ecco».
Con una curiosa solerzia da Trenitalia hanno fatto sapere che la tessera è già stata inviata, ma non era ancora recapitata al momento della realizzazione del video. Una volta consegnata il problema si potrà dire risolto: lei potrà attendere al calduccio il suo Frecciarossa ed i pendolari potranno continuare a battere i denti sulle banchine (dopo otto ore di lavoro e, magari, augurandosi che sul loro treno il riscaldamento non sia rotto).

Clicca qui per guardare il videomessaggio della D'Urso


Gabriel Garko: «Non sono gay»

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Se alcuni loro colleghi d'oltreoceano si lasciano scivolare addosso eventuali voci riguardo alla propria sessualità, gli attori italiani spesso tendono a reagire con proclami in cui si descrivono come veri "stalloni eterosessuali". C'è chi denuncia gli autori delle voci, chi racconta di grandi prestazioni fra le lenzuola o chi sottolinea quanto sia stato "tremendo" cimentarsi in eventuali ruoli gay.
Alla lista si è aggiunto anche Gabriel Garko (da anni al centro di illazioni risguardo ad una sua possibile bisessualità) che ha tentato di mettere a tacere quelle voci nel corso di un'intervista a DiTutto.
Ed è così che ha raccontato di aver avuto una breve storia con la Arcuri («Lo confermo, è vero che un flirt c'è stato»), nonché della sua voglia di metter su famiglia: «Per come sono fatto io potrei sposarmi anche domani mattina. Bisogna vedere se una donna vorrà prendersi un uomo incapace di cavarsela da solo in casa. Non so stirare né cucinare [...] Dopo la nascita di mio nipote mi è venuta voglia di un figlio. Forse non è il momento ma se succedesse, lo accetterei con grande felicità».
Sperando che l'intento non fosse quello, il finale lascia intendere che i due appellativi siano da intendersi come entrambi negativi e posti sullo stesso piano. Peccato che in un caso si tratti di una scelta di vita, nell'altro di un'orientamento sessuale del tutto naturale (e, come tale, da non ritenersi criticabile).

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Chris Crocker torna alla musica con "Breaking Up"

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Se non altro c'è da riscedergli una buona costanza. Diventato famoso nel 2007 grazie ad un video amatoriale in cui si mostrava mentre singhiozzava in difesa della sua beniamina Britney Spear (attaccata dai media per la sua scarsa esibizione agli MTV Video Music Awards di quell'anno), Chris Crocker ha provato ogni strada per sfruttare quella popolarità e per sfondare nello show business. Un'impresa non certo semplice per chi, come lui, aveva in mano solo una popolarità legata ad una sorta di presa in giro a livello globale. Ma questo non lo ha portato a perdersi d'animo e nel 2008 ha deciso di provare a sfondare nel campo musicale con un singolo dal titolo "Mind in the Gutter".
Un'esperienza poi ripetuta con altri brani, ma successo tardava ad arrivare. Nel 2010 ha attirato su di sé un po' di attenzione mediatica grazie alla pubblicazione di una sua foto esplicita sul sito Guys with iPhones, seguita l'anno successivo da nuovi scatti diffusi tramite Tumblr. Cavalcando l'onda del clamore mediatico che le sue immagini riuscivano sempre ad ottenere, nel 2012 ha deciso di riproporsi come attore pornografico e di esordire in un film gay prodotto dalla Maverick (al fianco del suo ex-ragazzo Justin Goble e degli attori Cole ed Hunter). Ma anche in quel caso la sua carriera non è decollata.
Ed è così che Chris Crocker (oggi 25enne) ha pensato di tornare alla sua vecchia passione ed ha lanciato in questi giorni su su iTunes un nuovo singolo dal titolo "Breaking Up". che sia questa la volta buona?

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L'omofobia dei politici italiani? Per un giornale tedesco diventa motivo di studio

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Nonostante la maggioranza dei cittadini italiani sia a favore di maggiori diritti per le coppie gay, la classe politica non perde occasione per insultare la comunità lgbt o per negargli diritti in nome delle fedeltà alla Chiesa. È quanto afferma il Frankfurter Allgemeinze Zeitung in un lungo articolo dedicato all'analisi dei motivi per cui il Bel Paese risulterebbe essere «il fanalino di coda dell'Europa per quanto riguarda i diritti dei gay».
Il giornale conservatore tedesco ha più volte sottolineato come il Parlamento abbia bocciato per ben tre volte la proposta di legge contro l'omofobia, rifiutandosi categoricamente di aggiungere l'aggravante omofoba ai reati di discriminazione puniti dalla legge Mancino.
Dopo aver ricordato come nel 2007 la Chiesa si schierò violentemente contro l'approvazione dei Dico (un disegno di legge presentato dal Governo Prodi per il riconoscimento di alcuni diritti e doveri discendenti dai rapporti di convivenza registrati all'anagrafe), l'articolo spiega che la norma venne accantonata e che la successiva elezione di Silvio berlusconi spostò definitivamente l'attenzione su altri temi.
Oggi, però, i tempi sono cambiati e i reati omofobi non passano più sotto silenzio come in passato (quando magari si preferiva tacere piuttosto che esporre la propria sessualità all'atto della denuncia), motivo per cui la cronaca riporta con crescente frequenza casi di aggressioni omofobe o di reati legati alla discriminazione sessuale. Questo -unito ai recenti pronunciamenti della Corte di Cassazione- sarebbero le uniche cause che hanno obbligato il mondo politico a doversi nuovamente occupare del tema dei diritti negati alle coppie gay.
Ma la Chiesa è ferma nel voler ostacolare qualsiasi proposta politica sul tema, ammettendo al massimo il possibile riconoscimento delle unioni gay nell'ambito di diritto privato (attraverso diritti assimilabili a qualsiasi tipologia di convivenza, comprese quelle tra fratelli e sorelle o fra sacerdote e perpetua).
Secondo il giornale tedesco, quindi, l'aumento delle affermazioni omofobe dei politici italiani in occasione delle campagne elettorali dipenderebbe proprio dalla posizione dei vertici ecclesiastici, in una sorta di corsa al mostrare la propria sudditanza al volere della Chiesa anziché a quella della società civile.


Thailandia: l'Ikea è accusata di aver fornito un'immagine negativa e stereotipata delle trans

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Mentre in Italia l'Ikea è stata duramente attaccata da Carlo Giovanardi per una sua pubblicità troppo gay-friendly, in Thailandia il colosso svedese è stato accusato di non aver manifestato sufficiente rispetto per le minoranze sessuali.
Sotto accusa è uno spot televisivo dal titolo "Luem Aeb" ("dimenticare di tener nascosto") che mostra un uomo che fa shopping insieme alla propria ragazza transessuale. Quest'ultima, però, rimane così eccitata alla vista di alcuni cuscini in saldo da dimenticarsi di mascherare il suo tono di voce, improvvisamente divenuto maschile.
«È una violazione dei diritti umani», «negativa e stereotipata» ha tuonato l'Associazione thailandese dei Transgender prima di inviare una lettera di protesta alla sede svedese dell'azienda. Secondo fonti anonime citate da Yahoo!, l'Ikea si sarebbe già messa in contatto con i loro rappresentati e starebbe provvedendo alla stesura di una lettera aperta di risposta.
In Thailandia i transessuali sono ampiamente accettate dalla società, anch se tutt'ora non vengano ufficialmente riconosciute come femminile dalle leggi del Paese. L'Ikea è presente nello stato asiatico dal novembre del 2011.

Clicca qui per guardare lo spot.


Chris Mears nudo su Gay Times: ecco le foto

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Dopo l'anticipazione della copertina, ecco arrivare le prime immagini di Chris Mears sulle pagine di Gay Times.
Il campione olimpico inglese (insieme al judoka Ashley McKenzie e al pugile Luke Campbell) è apparso nudo sulle pagine della nota rivista britannica per raccogliere fondi a sostegno del programma sanitario Terrence Higgins Trust.
In un'intervista aveva ironizzato sul suo ritrovarsi a vivere all'ombra del compagno di squadra Tom Daley, affermando che: «È per cercare di rubare parte dei suoi fan gay che sto facendo questo servizio per Gay Times». A ben guardare, però, basta un rapido sguardo agli scatti per immaginare che quell'obiettivo potrebbe non essere poi così lontano dall'esse raggiunto...

Immagini: [1] [2] [3] [4] [5] [6]


James Franco: «Le chiacchiere sulla mia sessualità vanno avanti già dal liceo»

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«Le chiacchiere sulla mia sessualità? Non è niente di nuovo né di sconvolgente, se alla gente piace pensare che io sia gay, che facciano pure». Con queste parole James Franco ha replicato alle nuove voci riguardo alla sua sessualità. Voci che si ripresentano ciclicamente e che l'attore racconta lo seguano sin dai tempi della scuola.
«Questa storia va avanti già dal liceo -ha detto ai microfoni di MTV News- C'era un gruppo di ragazze della mia scuola che impazziva per me. A un certo punto queste tipe hanno cominciato a mettere in giro questa voce secondo cui me la facevo con il mio migliore amico. So che si erano persino inventate un balletto sul mio essere gay, che facevano negli spogliatoi delle ragazze. Non ho idea di come fosse però».
James Franco è attualmente single, ma alle sue spalle ci sono due storie di lunga data con le attrici Marla Sokoloff e Ahna O'Reilly. Nel corso della sua carriera, invece, ha vestito i panni di altrettanti personaggi gay nei film "Milk" (2008) e "Howl" (2010).


Tiziano Ferro ospite a Le Invasioni Barbariche

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Ospite di Daria Bignardi a "Le Invasioni Barbariche", Tiziano Ferro ha parlato con una naturalezza spesso sconosciuta alla televisione anche della sua vita privata. Ha raccontato che l'anno non è iniziato nel migliore dei modi: suo nonno è venuto a mancare e c'è stata anche la rottura con il suo ex-ragazzo.
«Vi siete lasciati?» ha chiesto la Bignardi, «Mettiamola così» la sua prima risposta. Poi, in seguito alla curiosità della conduttrice, si è intuito che il tutto non si sia svolto nel modo più piacevole: «Io non l'ho lasciato» ha affermato Tiziano; «E allora ti la sciato lui» ha ipotizzato la Bignardi; «Se ti ha chiamato e te l'ha detto...» l'eloquente risposta. Non solo. Prendendo spunto dal titolo di una sua canzone, ha aggiunto: «L'amore è una cosa semplice. Infatti semplicemente inizia e semplicemente finisce. Il problema è che l'amore è anche un sentimento molto egoista, per cui se si sta bene in due si sta bene insieme, se sta male uno non si sta più bene nessuno dei due». Nell'occasione ha anche affermato che quella è stata la prima volta in cui si è innamorato realmente di qualcuno e che non vede l'ora di innamorarsi di nuovo.
Citando una frase di sua madre, Tiziano Ferro ha anche ipotizzato che l'assenza di vincoli contrattuali (quale potrebbe essere il matrimonio) possa comportare per le coppie gay una maggiore difficoltà nel decidere di affrontare le inevitabili difficoltà di coppia anziché propendere per il lasciar perdere: «L'idea che l'unica cosa che ti lega all'altro è l'amore, per cui se non c'è quello non hai altri cardini a cui poterti attaccare, devo dire che indebolisce molto».
Riguardo all'ipotesi avanzata dalla Bignardi di un matrimonio all'estero, ha precisato: « Non voglio andare in Spagna a sposarmi. O lo potrò fare qua o non lo farò, però rispetto chi lo fa. È giusto farlo perché ce n'è il bisogno se stai insieme da tanto tempo [...] Io la possibilità e la scelta di potersi sposare in Italia la lascerei all'individuo, così come in ogni società civile».
La discussione si è poi spostata su temi più leggeri, con tanto di messa in onda della divertente intervista spagnola dello scorso ottobre in cui il conduttore (anch'esso dichiaramene gay) ci aveva palesemente provato con lui. Un commento è stato riservato anche a Grindr: «Io non ce l'ho perché ho un cellulare vecchissimo -ha dichiarato- ma so che è un’applicazione che ti permette di vedere chi è intorno a te per cercare un partner che sia per ora... o per sempre. Accendi il tuo smartphone e ti dice "A cinque metri..." tra chi si è iscritto. Trovo molto evolute queste cose, perché significa che c'è molta più serenità, voglia di leggerezza. Mi piace molto questa cosa».

Clicca qui per guardare l'intervista.


Gli omosessuali sono contrari alle nozze gay. Lo sostiene l'Unione Cristiani Cattolici Razionali

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Con crescente frequenza la stampa cattolica tende ad essere ancor più faziosa di quella politica. È il caso dell'Osservatore Romano che ha sparato la cifra di «quasi un milione» di partecipanti alla alla manifestazione contro i matrimoni gay di Parigi o di tutti quegli articoli che hanno presentato gli Homovox (un gruppetto di gay francesi contrari al matrimonio) come voce dell'intera comunità gay.
Riguardo alla simile proposta di legge in discussione anche in Inghilterra, l'Unione Cristiani Cattolici Razionali ha pubblicato un articolo dal titolo «Omosessuali contro le nozze gay: la famiglia è una sola». L'uso del plurale lascerebbe intendere si stia parlando dell'intera categoria ma, qualora ci si addentrasse nella lettura dell'articolo, ci si accorgerebbe che il riferimento è in realtà a solo due persone: Julie Bindel ed Alfonso Signorini. Poi, nel tentativo di aumentarne l'autorevolezza, l'autore fa anche il riferimento anche a dei non meglio precisati «altri numerosi omosessuali» che appoggerebbero le loro tesi.
Grazie alla presenza di tante brevi citazioni, il discorso di Julie Bindel viene presentato in maniera un po' fumosa, lasciando aperti molti interrogativi. Il suo antagonismo verso i matrimoni gay è infatti motivato dal sentir "tradito" quel sentimento serpeggiante nella comunità lgbt degli anni '70, impegnata nella rivendicazione del proprio diritto al «rifiuto dell'eterosessualità obbligatoria e dello stile di vita che essa implicava». Ma l'accozzaglia di citazioni riportate (con indicate in grassetto farsi come «imitare la struttura famigliare eterosessuale», «isteria pro-matrimonio» e «una parte non maggioritaria») ne rendono veramente difficile la comprensione (se non nella manifesta contrarietà alle nozze gay).
Ed è così che l'articolo accorre in auto al lettore presentando la simile opinione dell'«omosessuale mediatico» Alfonso Signorini (che poi tanto simile non appare, ndr). In questo caso la citazione è riportata chiaramente: «Prima di batterci per il matrimonio omosessuale o l'adozione da parte di coppie dello stesso sesso ci sono urgenze maggiori [...]. Io sono contrario al matrimonio gay o etero che sia. E lo dico da omosessuale. Sono contrario alle adozioni da parte di coppie gay. La famiglia è una sola. Un maschio e una femmina. È nella natura delle cose da sempre».
Considerato come ieri persino l'omofobo Pontifex.Roma sia arrivato ad asserire che alcuni gay (naturalmente «casti») scriverebbero per loro, quella di mettere in bocca agli altri le proprie idee (magari per giusto per rigettare eventuali accuse di omofobia) sembra ormai una pratica sempre più consolidata fra i cattolici.


Pontifex.Roma è tornato. Purtroppo

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L'improvvisa interruzione dei servizi di Pontifex.Roma aveva fatto ben sperare in una loro chiusura dopo anni di istigazione all'odio e dopo lo scandalo legato alle parole sul femminilicidio pronunciate da don Corsi. Ma, ahinoi, così non è stato ed il sito è nuovamente online.
In un'intervista rilasciata a Giornalettismo da Carlo Maria Di Pietro (il loro webmaster) la cause vengono ricondotte ad un «vile attacco informatico» operato da hacker che nutrono «tanta intolleranza verso il cattolicesimo». Stando ai fatti, però, ben più plausibile appare la ricostruzione ipotizzata dal loro antagonista Pontilex, secondo cui la chiusa sarebbe stata decisa da Aruba (il provider che per anni ha ospitato le loro pagine) in seguito ad una concomitanza di clamore mediatico, attacchi informatici e continue proteste ai loro uffici legali. Ciò spiegherebbe anche il perché del "buio" durante il trasferimento del dominio su un nuovo provider tedesco.
Nel corso dell'intervista, però, sono state rilasciata anche altre curiose affermazioni. Di Pietro (uno dei tre fondatori del sito, insieme a Bruno Volpe e padre Marcello) ha rigettato le accuse di omofobia, sostenendo di essere «un grandissimo amico della comunità gay. Ho tanti amici omosessuali» (che siano gli stessi amici di Paolo Trudu e di Berlusconi? ndr). Ma non solo, secondo lui «Ci sono tanti gay casti che leggono e scrivono su Pontifex. Con pseudonimo».
Ipotizzando che perlomeno non siano stati questi fantomatici autori gay a parlare degli omosessuali come di «indemoniati», l'uomo che sostiene di avere «grande amicizia e affetto» per la comunità lgbt non ritratta ma rilancia: «Nel rituale romano di esorcismo a volte il demonio ha risposto parlando di omosessualità. Noi cattolici non possiamo certo andare a contrastare l'opinione degli esorcisti. Secondo i canoni specifici l'omosessualità viene vista come un comportamento depravato. Noi riportiamo l'opinione dei papi della Chiesa». Un'opinione così spinta, però, che lo stesso Vaticano (ma non alcuni vescovi) ha più volte preso le distanze da loro, rifiutando costantemente un accredito stampa al loro direttore.
Infine, in un'altro passo dell'intervista, Di Pietro chiarisce anche il perché della loro rivendicazione del diritto a predicare odio verso tutti e del loro vittimismo quando di tratta di ricevere critiche. Secondo il webmaster, infatti, «Sant'Agostino diceva che il cattolico che condanna l'empio rende grazie a Dio. L'empio che condanna il cattolico si rende alla dannazione». Certo che appare quantomeno opportunistico il voler aver aver ragione (e pretendere di non essere criticati) solo perché ci si è auto-attribuiti l'appellativo di cattolico...