Archivio: febbraio 2013

Usa: adescano un 16enne e non gli dicono di essere HIV+. Ora rischiano l'accusa di tentato omicidio

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Florida, Stati Uniti. Lo scorso 12 dicembre, Darrell Allen Evans e Huy Kien Trinh (rispettivamente di 40 e 32 anni, entrambi sieropositivi) hanno utilizzato una nota applicazione per gli incontri online chiamata Grindr per adescare un ragazzino di appena 16 anni. Dalla prima chattata si è velocemente passati ad un appuntamento e, da lì a poco, ad un rapporto sessuale completo. Un atto che i tre hanno consumato senza l'uso di preservativi e dopo aver assunto del popper.
In un sol colpo i due non solo hanno infranto le leggi sulla pedofilia, ma anche la norma vigente in Florida che vieta di nascondere la propria sieropositività ai partner sessuali.
Ed è così che, una volta scattate le manette ai polsi dei due, Evans e Trinh non dovranno rispondere solamente della giovanissima età del ragazzo adescato, ma potrebbero anche essere accusati di tentato omicidio per non avergli rivelato il proprio stato di salute.


Francia: respinta la petizione contro le nozze gay

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La richiesta è «inammissibile». Fallisce così l'ultimo tentativo della Manif Pour Tous per tentare di sospendere la procedura legislativa sul matrimonio e l'adozione gay in Francia.
L'associazione aveva lanciato una petizione di firme su scala nazionale per poi presentarlo al Consiglio economico, sociale e ambientale (Cese). Ma, dato che le norme vigenti prevedono che l'ente possa pronunciarsi ed intervenire sull'iter di un progetto di legge solo su richiesta del primo ministro, la loro richiesta non è neppure stata presa in considerazione.
Attraverso un comunicato stampa, la Manif Pour Tous si dice infastidita che a sostegno della loro tesi non sia stato fatto uno strappo alle leggi vigenti ed ha invitato tutti i suoi militanti a scrivere delle lettere di protesta direttamente a François Hollande. Ma non solo. Se le lettere appaiono già come un deja vù, lo è anche l'invito ad una nuova manifestazione organizzata per il 24 marzo prossimo a Parigi, ancora una volta sugli Champs Elysées (appena rimessi a nuovo dopo i danni da loro provocati a gennaio).
L'impressione è che il fronte anti-gay sia ormai a corto di idee nel voler trovare un modo per imporre la propria posizione: oltre a scegliere di percorrere strade non previste dalle leggi, la Manif Pour Tous continua anche a far leva sempre e solo sulla manifestazione del 13 gennaio scorso, per giunta con continui giochi al rilancio. In principio i partecipanti erano stimati fra i 120mila (dato della questura) e i 500mila (dato fornito dagli organizzatori). Ma se l'Osservatore romano preferì arrotondare la cifra e parlare di un milione di persone, in un'intervista rilasciata oggi al giornale cattolico Tempi, una loro portavoce non arrossisce nello spacciare il dato di «oltre un milione» come quello ufficiale ed incontestabile.


Roma: scritte omofobe sul cancello del liceo Socrate

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«Froci vi uccidiamo. Froci al rogo». È questa la scritta omofoba che gli studenti del liceo classico Socrate, in zona Gabatella a Roma, hanno trovato stamane sul cancello di ingresso alla struttura.
«Erano sul montante del cancello esterno, in alto, fatte con lo spray -ha spiegato il preside Vincenzo Rudi- Devono essere comparse nella notte. Le abbiamo subito fatte cancellare. Erano una chiara provocazione visto che il nostro liceo è sempre in prima linea nelle attività per le pari opportunità. Partecipiamo al progetto Eurialo finalizzato proprio alla lotta all'omofobia».
A firma dell'atto è stata tracciata anche una croce celtica, disegnata sempre con uno spray sulla locandina che contiene le regole sull'utilizzo della palestra. Alcuni studenti hanno denunciato l'accaduto al Gay center, che tramite un comunicato, ha commentato: «Si tratta di un nuovo episodio di omofobia, di aggressione e di intimidazione in una scuola di Roma. Al liceo Socrate siamo impegnati da cinque anni con gli studenti, i docenti e i dirigenti scolastici in progetti anti-omofobia. Proprio lo scorso anno gli studenti hanno vinto il progetto Niso con il video "Discriminaction", dove hanno raccontato la loro percezione dell'omofobia. E già per domani è fissato un incontro con gli studenti a scuola, nell'ambito del corso che svolgiamo con loro».
Ora bisognerà capire se le autorità cittadine prenderanno provvedimenti dopo l'ennesimo atto omofobo attuato in una scuola pubblica della capitale, o se Alemanno preferirà proseguire nella sua linea di nagazionismo, così come già fatto su Twitter in occasione di alcune considerazioni lanciate da Vendola. In quell'occasione il primo cittadino rigettò l'ipotesi di un'emergenza omofobia preferendo buttarla sull'offesa: «Vendola offende Roma. Dall'Europride del 2011 a ogni GayPride la nostra città ha sempre garantito accoglienza e rispetto per tutti».


I ragazzi di Andrew Christian si rimettono in viaggio

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Per promuovere la sua partecipazione White Party di Palm Spring, Andrew Cristian ha coinvolto ancora una volta i suoi ragazzi in un nuovo video.
La immagini, però, paiono confermare ancora una volta il nuovo trend scelto dallo stilista: su ironia e provocazioni ha preso il sopravvento il voler mostrare quanta più pelle nuda possibile. Persino la trama pare un deja vu: così come già visto lo scorso settembre, anche quest'oggi il soggetto è basato su un gruppo di ragazzi scatenati che sale su un autobus (pure questo curiosamente dotato di palo per la lap dance) alla volta di una qualche festa.
Se la presenza di nudi integrali non è una novità, oggi non sono più presentati come un qualcosa di accidentale, naturale o provocatorio, preferendo una loro decontestualizzazione unita ad una sottolineatura a suon di primi piani. Più comprensibile, invece, è il riferimento e la promozione di incontri online, soprattutto considerato che il sito utilizzato è loro partner nella manifestazione.

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I ragazzi-oggetto di Ellen DeGeneres

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Intenzionata a trovare un modello per il proprio marchio di intimo maschile, Ellen DeGeneres ha incluso nel suo show anche una vera e propria selezione una serie aiutanti maschi intenzionati ad indossare le sue opere.
E così, dopo aver deliziato il pubblico femminile e gay lasciando in mutande personaggi come Matthew Terry, la conduttrice è tonata a sollecitare gli ormoni degli spettatori con la proposizione di una sorta di uomo-oggetto, chiamato lì solo per mostrare il proprio corpo e le proprie curve. Un copione molto ben conosciuto in versione femminile (veline e letterine si sprecano un po' ovunque sul piccolo schermo), ma ben meno consueto in una formula finalmente tutta al maschile.
Anche se vien facile mostrare un po' di invidia davanti a tanta carne mostrata in uno show generalista, vale la pena spezzare una lancia anche a favore della televisione italiana: nonostante la presenza femminile sia indubbiamente predominante, anche da noi non mancano esempi degni di nota. Si va dai recenti spogliarelli ad Italia's got talent a personaggi come Luca Bonolis che da anni tentano una sorta di par condicio: se ad Avanti in altro la bonas è affiancata da un aitante bonus, già nel lontano 2007 tentò di alternare la bellissima Madre Natura con un altrettanto stimolante Padre Natura (ruolo affidato a Pedro Perestrello, qui in foto e in video), nonché proponendo una puntuale alternanza fra le sfilate di intimo maschile a quelle femminili.

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Sono solo quattro i parlamentari gay eletti alle urne

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Dopo la notizia dell'esclusione di Paola Concia, è partita la conta dei politici dichiaratamente gay che siederanno in parlamento nel corso della prossima legislatura. Un conteggio purtroppo fin troppo breve e per il quale le dita di una mano risultano più che sufficienti: solo quattro gay e nessuna lesbica. Più nel dettaglio si tratta di Ivan Scalfarotto, Nichi Vendola ed Alessandro Zan alla Camera e di Sergio Lo Giudice al Senato.
Dal Movimento 5 stelle c'è chi assicura che un qualche coming out possa arrivare anche dalle loro fila, ma è un dato di fatto che al momento del voto non si aveva alcuna notizia di candidato gay inseriti nelle liste.
Sul piano dei diritti civili, i più ottimisti potrebbero anche anche azzardare un conto della serva: se il Pd si è detto a favore delle unioni alla tedesca e se alcuni esponenti dell'M5S hanno promesso l'approvazione dei matrimoni fra persone dello stesso sesso, ne consegue che la maggioranza di Camera e Senato è a favore di un qualche riconoscimento delle unioni gay. Ma ben più pragmatico appare Ivan Scalfarotto che, al riguardo, ha laconicamente dichiarato: «In un Parlamento così complicato sono certo che si tenderà a mettere i diritti civili all'ultimo posto».

Da segnare è anche la presenza di un nutrito fronte di parlamentari omofobi. A sedere nuovamente in aula, ad esempio, tornerà il famigerato ex sottosegretario alla famiglia Carlo Giovanardi (Pdl). A fargli compagnia alcuni compagni di partito (Alessandra Mussolini, Maurizio Gasparri, Domenico Scilipoti e Daniela Santanché) ed alcuni colleghi di centro-destra non propriamente gay-friendly (Ignazio La Russa per Fratelli d'Italia, Roberto Calderoli e Matteo Salvini per la Lega Nord). Sul fronte del centro-sinistra, invece, è da segnalare la rielezione di Rosy Bindi e di Beppe Fioroni (entrambi del Pd e noti per alcune loro posizioni riguardo ai limiti dei diritti da concedere alla comunità lgbt).


Ventenne padovano denuncia i genitori omofobi

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Per un ventenne padovano il coming out con i genitori è stato l'inizio di un vero e proprio calvario. Nonostante i due risultino persone agiate e di buona cultura, la loro reazione all'omosessualità del figlio è stata fra le più insensate e distruttive possibili: anziché proteggerlo ed offrirgli il proprio appoggio, i suoi genitori hanno iniziato ad offenderlo e discriminarlo. Non passava giorno senza nuove umiliazioni o nuove accuse, fra cui anche quella secondo cui il suo essere disoccupato dipendesse dal suo orientamento sessuale.
Esasperato dalla situazione, il 15 febbraio scorso il giovane ha deciso di rivolgersi ai carabinieri e di denunciarli. Ora mamma è papà dovranno rispondere del reato di ingiuria e di offesa all'onore e al decoro della persona.


Paola Concia è fuori dal Parlamento

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Oltre al rischio di ingovernabilità del Paese, dai risultati elettorali iniziano ad emergere anche i nomi dei primi esclusi. Fra loro anche anche l'onroevole Paola Concia, candidata alla Camera in Abruzzo e tra i politici più attivi nella lotta per i diritti dei gay nel corso della scorsa legislatura.
A darne l'annuncio è lei stessa su Facebook e Twitter dove, oltre a ringraziare quanti l'hanno votata, commenta laconicamente: «L'Abruzzo ha scelto Razzi non me».
Il riferimento è alla conferma del politico italiano (ma residente in Svizzera) che finì alla ribalta delle cronache per essere confluito nel gruppo dei Responsabili (insieme a Scilipoti, anche lui riconfermato) al fine di salvare il Governo Berlusconi nel 2011, e per essere stato ripreso da La7 mentre si vantava di essere in politica solo «per farmi i ca**zi miei» e «perché mi serve la pensione». Non a caso era stato più volte considerato uno degli "incandidabili" presenti nelle liste del Pdl.


Christian Antidormi e Simon Merrells nudi in Spartacus

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Dagli Stati Uniti continuano ad arrivare le nuove immagini della terza stagione di Spartacus (dal titolo "La guerra dei dannati"), in onda oltreoceano dal 25 gennaio scorso. Dopo aver già condiviso i frame più piccanti del primo, secondo e terzo episodio, ecco giungere anche quelli del quarto, all'interno del quale ci viene regalato un primo piano del lato b di Christian Antidormi (Tiberius) ed un nudo frontale di Simon Merrells (Crassus).
Christian Antidormi (classe 1992) è un attore australiano diventato celebre per aver la sua partecipazione a due fra i telefilm più seguiti nel Paese: "Home & Away" e "Packed to the Rafters". È anche uno degli attori di Spartacus che ha preso parte al servizio fotografico "In The Tub" di TJ Scott, un progetto a scopo benefico che ha immortalato vari protagonisti all'interno di una vasca da bagno.
Simon Merrells, invece, è un attore inglese nato nel 1966. Entrato nel mondo dello spettacolo grazie a "Casualty" (dal 1994 ai 1997), è meglio conosciuto per il suo ruolo di Gavin Ferraday in "Cutting It". Da segnalare è anche la sua partecipazione come guest star nella serie "Queer as Folk" nei panni di Phil Delaney.

Christian Antidormi: [1] [2] [3] [4] [5] [6] [7]
Simon Merrells: [1] [2] [3] [4] [5] [6] [7]


Campioni, il nuovo libro di Dolce&Gabbana

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Si intitola "Campioni" ed è il nuovo libro fotografico realizzato da Domenico Dolce. Il volume raccoglie 450 ritratti di 67 giovani calciatori (alcuni conosciuti, altri giovani speranze) che hanno posato davanti all'obiettivo dello stilista, affiancando le loro immagini con la storia che ha trasformato ciascun giocatore in un personaggio.
Il ricavato del libro (venduto al prezzo non propriamente popolare di circa 180 euro a copia) andrà a sostenere le attività della fondazione AriSLA, occupata nella ricerca contro la Sclerosi Laterale Amiotrofica.
«Credo fortemente in questo libro -ha dichiarato Domenico Dolce- Con le mie immagini ho voluto rendere omaggio alla forza e all'innocenza di questi ragazzi, provando allo stesso tempo a realizzare un mio sogno: scattare io le fotografie».

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Il pastore omofobo Usa: «Obama è segretamente gay»

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Scott Lively è un pastore evangelico noto per le sue campagne omofobiche. Grande sostenitore del progetto di legge ugandese "Kill the gays", in più occasioni ha sostenuto che il Diluvio Universale sia stata una punizione divina alle relazioni gay e che l'Olocausto fosse tutta colpa di alcuni collaboratori gay di Hitler.
Ora il reverendo ha deciso di puntare il dito contro Barack Obama, sostenendo che il Presidente sia segretamente gay. Le sue accuse, rilanciate dal sito web dell'organizzazione Defend The Family, si basano sul fatto che Obama si sia concesso una vacanza in compagnia di Reggie Love, il suo ex-assistente personale, anziché con la moglie. Tanto basterebbe -secondo lui- per asserire che fra i due ci sia una segretissima relazione.
Lively, però, non è nuovo a simili accuse. Lo scorso anno sostenne che in passato Obama fosse sposato con un altro uomo. Ma non solo. Secondo il reverendo, il Presidente degli Stati Uniti d'America sarebbe stato anche solito frequentare svariati bar gay di Chicago. «Obama era solito andare al bar gay durante la settimana, il più delle volte il mercoledì, e mi hanno detto che gli piacevano i ragazzi bianchi più grandi», asserì nell'occasione il co-autore dell'articolo, aggiungendo: «Sembra assurdo che le persone che conoscevano Obama sin da allora abbiano deciso di tenere segreta la sua vita da gay».
In effetti parrebbe curioso ma, considerata la scarsa affidabilità di chi ha lanciato la tesi, bisognerebbe prima verificare la veridicità di quelle affermazioni. Una veridicità messa in discussione anche dalla modalità comunicativa scelta, dove ad ogni tesi viene puntualmente accompagnata dall'asserzione di avere prove inconfutabili al riguardo (video, foto o racconti) che però non vengono mai rese pubbliche.
Qualche mese fa Lively è stato denunciato e risulta oggi sotto processo per la sua campagna d'odio a favore della pena di morte per i gay Ugandesi.


Obama ha chiesto alla Corte Suprema l'abrogazione del Defense of Marriage Act

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Il presidente degli Stati Uniti d'America, Barack Obama, ha ufficialmente chiesto alla Corte suprema degli Stati Uniti di abrogare il Defense of Marriage Act, la norma vigente che vieta al governo federale di poter equiparare i matrimoni eterosessuali e quelli gay, esulando al contempo i vari stati all'obbligo di riconoscere le unioni fra persone dello stesso sesso celebrate altrove.
Secondo Obama, però, tale norma «viola la garanzia fondamentale dell'uguaglianza davanti alla legge e impedisce a migliaia di coppie omosessuali, legalmente sposate nei loro stati, di godere degli stessi vantaggi federali delle coppie eterosessuali».
Attualmente le unioni fra persone dello stesso sesso sono legali Massachusetts, Connecticut, Iowa, Vermont, New Hampshire, New York, Maine, Maryland, Washington e nel District of Columbia. Il New Jersey e le Rhode Island, invece, non consentono le nozze gay ma riconoscono quelle celebrate negli altri stati.


Londra: hotel rifiuta una matrimoniale alla coppia gay

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I protagonisti di quest'incredibile storia sono Nick Hurley (22 anni) e Gavin Maclean (28), una coppia gay originaria di Manchester che aveva prenotato una stanza in un albergo di Londra. Secondo il loro racconto, però, una volta giunti sul posto si sarebbero sentiti porre una domanda un po' strana: «Siete sicuri che non volete due letti separati?».
A chiarire che la richiesta non dipendesse dallo zelo di un dipendente, magari preoccupato per un possibile errore nella prenotazione, è il fatto che il rifiuto ad assegnargli quella stanza sia proseguito anche dopo le loro rassicurazioni sulla corretta presenza di un letto matrimoniale. «Possiamo mettervi in una "family room" con due letti singoli» è stata l'ultima perentoria offerta dell'albergo.
I due, sentendosi discriminati, hanno decido di denunciare l'accaduto alla stampa: «Non sopportiamo un trattamento di omofobia nei nostri confronti». La catena di alberghi cui fa parte la struttura in questione ha già fatto le proprie scuse alla coppia, promettendo un'indagine interna per appurare lo svolgimento dei fatti ed offrendo ai due ragazzi un soggiorno di due notti in uno degli altri alberghi della catena... questa volta all'interno di una stanza matrimoniale.


Oscar 2013: Argo è miglior film

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Si è tenuta questa notte l'85ma edizione degli Academy Awards. Ad aggiudicarsi l'ambito Oscar per il miglior film è stato "Argo", la pellicola diretta da Ben Affleck che racconta i fatti realmente accaduti a Teheran dopo la rivoluzione iraniana del 1979. "Lincoln", l'altro favorito al premio più ambito, si è dovuto accontentare di due premi minori (miglior attore protagonista e miglior scenografia).
Il film più premiato, invece, è stato "Life of Pi" di Ang Lee con ben quattro Oscar: miglior regia, miglior fotografia, migliori effetti speciali e miglior colonna sonora. Con miglior trucco, miglior sonoro e miglior attrice non protagonista, segue a ruota "Les Miserables" con ben tre premi.
Per la seconda volta in tre anni (e sempre grazie a un film di Tarantino), l'Oscar per il migliore attore non protagonista è a andato Christoph Waltz per "Django Unchained". Adele, infine, è stata premiata per la miglior canzone originale grazie al brano "Skyfall" legato all'omonimo film di James Bond.


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Donny Wright

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Su richiesta di un affezionato lettore, occupiamoci oggi di Donny Wright. Nato negli anni ottanta a San Diego (Stati Uniti), debutta nel 2010 come attore nel mondo dei film gay per soli adulti, lavorando con un ruolo versatile per varie case di produzione del settore (Falcon Studios, Raging Stallion Studios, Jocks Studios, Next Door Studios, Hot House e Randy Blue).
Due anni più tardi il suo lavoro davanti alla macchina da presa verrà premiato con il conferimento del titolo di miglior performer dell'anno ai TLA Gay 2012.
Il californiano risulta molto apprezzato dai suoi fans anche per il suo mostrarsi in "al naturale", senza sottostare alle classiche depilazioni o ritocchi generalmente suggeriti dagli studios. Ma non sono, Donny appare anche molto attento nel tenere aperto con loro un filo diretto, in particolar modo attraverso i frequenti aggiornamenti pubblicati sul suo profilo Twitter.

Update 25/2: Un lettore ci segnala una recente notizia che potrebbe riguardarlo. Nel week end dello scorso 16 e 17 febbraio, un uomo ubriaco chiamato Nicholas Gonzales ha deciso di rompere una finestra e fare irruzione in una caserma dei vigili del fuoco di Louisville (Kentucky, Stati Uniti). Allarmati dal rumore, alcuni pomeri sono andati a controllare e lo hanno trovato nell'atto di masturbarsi davanti ad alcuni loro attrezzi di lavoro prelevati dagli armadietti. Alla polizia, intervenuta per arrestarlo, Gonzales si è limitato a dire che aveva fatto quel gesto «Perché volevo».
A collegare il nome di Gonzales a quello di Donny Wright è stato Gawker, secondo cui la somiglianza tra la foto segnaletica e l'attore pornografico sarebbero davvero molto elevata. A sostegno della tesi ci sarebbe anche un un messaggio pubblicato su Twitter dallo stesso Wright, nel quale annunciava un suo viaggio in Kentucky proprio in quei giorni. Da qui ad avere una prova matematica che si tratti della stessa persona ne passa, ma l'ipotesi che lo sia pare lecita.

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Danny Valentino

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Si chiama Danny Valentino, è nato nel 1976, è alto 185 centimetri e lavora a Londra come spogliarellista. Anzi, più precisamente è a capo di un'agenzia di spogliarellisti che porta il suo nome e con la quale offre anche i suoi servigi.
Se in Inghilterra è noto per la sua professione (con alcune foto riportate anche sul sito dell BBC), nel resto del mondo la sua immagine è legata ad alcuni video e servizi fotografici che lo riguardano.
Ad esempio nel febbraio del 2005 si è conquistato ca copertina di Playgirl con lo pseudonimo di Bobby Scott. Con il medesimo nome è apparso in alcuni video a luci rosse realizzate da Men at play, mentre nel 2007 ha preso parte ad alcuni servizi fotografici (con relativi filmati) per il sito Englishlad. Per completezza d'informazione, all'elenco dei suoi pseudonimi va aggiunto anche Michael Meaney, il nome con cui alcune fonti lo accreditano.
Danny sostiene di non prendere la vita troppo sul serio e di essere sempre disponibile a ridere e scherzare. Nel suo tempo libero ama fare sport (palestra, bicicletta, kayak e rock climbing), andare a teatro o guardarsi un film davanti ad una pizza.

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Le immagini della seconda stagione di Spartacus che Cielo non ha mostrato (o non mostrerà)

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È in onda in questi giorni su Cielo "Spartacus: Vengeance". Così così come già avvenuto per la prima stagione e per il prologo, ancora una volta agli spettatori dell'emittenza free non verranno mostrate tutte le scene più violente o più esplicite della serie.
Anche se l'intento è presumibilmente quello di non mostrare alcun nudo frontale, questi tagli hanno talvolta alterato addirittura la trama degli episodi stessi: ad esempio nelle serie precedenti la storia d'amore gay fra Barca e Pietros era ben poco esplicita e nell'episodio di settimana scorsa la festa descritta dagli ospiti come «un piacere per i sensi» appariva trasgressiva quasi quanto la finale di scopone scientifico al circolo anziani.
Considerata la bellezza e la prestanza fisica degli attori (si va da Liam McIntyre nei panni di Spartacus a Craig Parker in quelli di Gaio Claudio Glabro, passando per Manu Bennett come Crisso e Dustin Clare come Gannicus) ci si potrebbe quasi accontentare anche della versione censurata ma, per chi volesse di più, ecco una nutrita gallery di alcune scene tratte dall'intera stagione (molte non andate in onda o, presumibilmente, che non verranno trasmesse). Anche se tutti i fotogrammi proposti sono stati decontestualizzati, è bene avvertirvi che alcune situazioni o personaggi potrebbero risultare come uno spoiler sul proseguo della stagione. Se avete paura di rovinarvi una qualche sorpresa, valutate voi fin dove spingervi nel guardare le immagini.

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Forza Nuova emula lo spot omofobo di Fratelli d'Italia (e non chiede scusa per le offese)

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Il bello dell'Italia è che di fronte all'ignoranza c'è chi reagisce ostentando un'ignoranza ancor maggiore. Ed è così che Foza Nuova ha realizzato un video con cui rilanciare il messaggio omofobo di Raffaele Zanon e Alberto Romano Pedrina (i due autori del vergognoso spot anti-gay di Fratelli d'Italia) precisando che da parte loro non c'è alcuna volontà di chiedere scusa per le offese lanciate.
Gli autori di questo abominio sono Silvia Rinaldi (candidata in veneto alla Camera) ed il marito Matteo Castagna (portavoce del Circolo Cattolico Triveneto Christus Rex). Con addosso due magliette con scritto «Voi Sodoma e Gomorra. Noi Romeo e Giulietta», i due hanno mostrato alcuni cartelli nello stile della coppia gay salita sul palco dell'Ariston (formula poi ripresa da Fratelli d'Italia) ma solo dopo averli letti ad alta voce (sia mai che, data l'ignoranza del massaggio lanciato, i possibili destinatari siano analfabeti, ndr).
Nei vari cartelli i due non si limitano a lanciare i loro stupidi slogan (del tipo «il Paese ha bisogno di figli non di omosessuali» o «votare col deretano non serve a nulla»), ma arrivano ad accusare la comunità gay di essere razzista perché chiede rispetto. Ed è così che, sempre secondo loro, «chi accusa le coppie normali di omofobia compie razzismo al rovescio». Da sottolineare è anche l'uso del termine "normale" posto a sottintendere che che le coppie gay siano "anormali".
Al momento il loro video ha raccolto il 96,6% di voti negativi da parte della community di YouTube ed i commenti in cui vengono definiti dei "trogloditi" risultano fra quelli meno negativi. Bisognerà poi capire se queste azioni non rischino di risultare dei veri e propri boomerang che portino al consenso da parte di pochi ignoranti a fronte di un senso di disgusto generato su scala ben più ampia.

Clicca qui per guardare il video omofobo di Forza Nuova


Amazon strizza l'occhio ai gay nel nuovo spot Kindle

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Che Amazon sia un'azienda gay-friendly non è certo una novità (forse ricorderete dei 2,5 milioni di dollari donati dal suo fondatore a sostegno dei matrimoni gay), ma ora pare aver scelto di strizzare l'occhio alla comunità lgbt anche come vera e propria strategia comunicativa.
Nel loro nuovo nuovo spot per il Kindle Paperwhite, i creativi hanno scelto di mostrare un ragazzo e una ragazza intenti a leggere un eBook in spiaggia. Lui si troverà in difficoltà per colpa dei riflessi del sole, lei non avrà lo stesso problema grazie alla tecnologia eInk del suo reader (un sistema di inchiostro attivo che mostra il testo senza alcuna retroilluminazione).
Dopo aver parlottato un po', il ragazzo si convincerà ad acquistare lo stesso prodotto e la inviterà ad andare a casa sua per leggere assieme. Lei proverà a declinare precisando che suo marito è andato al bar per prenderle un drink, ma lui replicherà con un: «Anche il mio!». A quel punto entrambi si voltano e salutano i relativi mariti.

Clicca qui per guardare lo spot.


Il 20% dei gay svizzeri ha tentato il suicidio

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Il 20% dei gay svizzeri ha tentato il suicidio almeno una volta nella vita. È quanto emerge da uno studio condotto dall'Istituto di medicina sociale e preventiva dell'Università di Zurigo e dall'associazione gay Dialogai.
È la prima volta che sul territorio elvetico viene svolta una simile indagine e i risultati sono gravi e preoccupanti: il fatto che addirittura una persona su cinque abbia tentato di togliersi la vita non è certo un dato da prendere sottogamba e risulta più alta di ben un quintuplo rispetto alla percentuale rilevata fra la popolazione eterosessuale.
I dati sottolineano anche come la metà dei suicidi sia stato tentato al di sotto dei vent'anni, nel delicatissimo momento del coming out. Non a caso fra i giovanissimi la percentuale di persone che pensa di togliersi la vita sale al drammatico numero di una su tre.

Via: Corriere del Ticino


Verso il voto: i risultati della campagna "Tempo scaduto"

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A seguito della sua campagna Tempo scaduto, Arcigay ha reso noto i risultati delle sue sollecitazioni al mondo politico per chiedere un impegno a favore dei diritti civili dei gay.
Sono oltre 300 i candidati che hanno risposto direttamente all'appello, con l'adesione formale all'agenda di Arcigay da parte delle direzioni nazionali di Sinistra Ecologia Libertà e di Rivoluzione Civile per Ingroia, nonché il sostegno espresso dalla segreteria nazionale dei Giovani Democratici del PD e da alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle.
«Siamo molto soddisfatti -ha dichiarato Flavio Romani, presidente nazionale di Arcigay- grazie a Tempo Scaduto sono stati espressi centinaia di sì ai matrimoni, alla lotta all'omo-transfobia, alla cancellazione della legge 40 e a soluzioni innovative per il benessere delle persone trans. Sono questioni laiche su cui il Paese, nei suoi candidati di centro sinistra e in forze che si presentano per la prima volta alle elezioni politiche, esprime ampie convergenze. C’è la ferma volontà di traghettare l'Italia fuori dall'inerzia sui diritti umani che ha vissuto negli ultimi anni».
Ed ancora: «A guardare bene i risultati, i candidati in posizione considerata eleggibile di Sel, Rivoluzione Civile e Movimento 5 Stelle hanno massicciamente aderito alla campagna. I numeri ci dicono anche di una presenza importante e solida nel Partito Democratico orientata a soluzioni di totale parità come il matrimonio civile tra persone dello stesso sesso. Sono tanti infatti i candidati del PD a Camera e Senato ad aver risposto favorevolmente ai nostri quesiti. Con tutta probabilità, a meno di una sciagurata rimonta delle destre omofobe, il prossimo Parlamento, se saprà unire trasversalmente le forze, potrà avere i numeri per traghettarci oltre la cortina di ferro dell'esclusione per legge delle vite e degli affetti delle persone gay, lesbiche e trans».


Sulle dimissioni del Papa spunta l'ipotesi di una "lobby gay" interna al Vaticano

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L'ipotesi lanciata da Concita De Gregorio sulle pagine di La Repubblica è che dietro le dimissioni di Benedetto XVI possano esserci gli esiti del dossier sui Vatileaks commissionato dallo stesso pontefice. Secondo la ricostruzione, infatti, il Papa stesso ha incaricato tre cardinali ultraottantenni (che quindi verranno esclusi dal prossimo conclave) ad investigare sulle alleanze che si sono consolidate all'interno del Vaticano dopo la pubblicazione dei documenti riservati sottratti dalla dal suo ex maggiordomo Paolo Gabriele.
Le scrupolose indagini di Julián Herranz, Josef Tomko e Salvatore De Giorgi avrebbero così portato alla stesura di un dossier, redatto in una sola copia composta da due tomi di quasi 300 pagine, consegnato nelle mani di Benedetto XVI lo scorso 17 dicembre, così come confermato anche da padre Federico Lombardi (il direttore della sala stampa vaticana).
Da quelle carte risulterebbe che fra le mura Vaticane ci sarebbero oscuri giri di sesso e denaro in quantità ben superiore a qualsiasi aspettativa. Ma non solo. Nell'articolo della De Gregorio si ipotizza che Benedetto XVI sia rimasto sconvolto anche nell'apprendere l'esistenza di una "lobby gay" interna alle mura vaticane, tra le più ramificate e influenti fra tutte quelle presenti nei Sacri Palazzi.
L'eventualità che il pontefice abbia maturato la decisione di dimettersi in seguito allo scandalo dei Vatileaks è stata categoricamente esclusa dal suo biografo, Peter Seewald, ma troverebbe conferme nella versione di Dino Boffo, attuale direttore dell'emittente dei vescovi Tv 2000, secondo cui la decisione del Papa ha l'obiettivo di «porre fine a una gestione del potere che può scandalizzare gli ultimi e gli umili».
A quanto si apprende, inoltre, i tre redattori del dossier sono già stati chiamati a partecipare ad un'udienza privata nel penultimo giorno del suo pontificato, mentre è già stato annunciato che le carte in suo possesso verranno lasciate in eredità al successore.


Laura Bush chiede di essere rimossa dallo spot a supporto dei matrimoni gay

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All'indomani del lancio della nuova campagna pubblicitaria a supporto dei matrimoni gay realizzata dal Respect For Marriage Coalition, l'ex first lady Laura Bush ha chiesto all'organizzazione di rimuovere la parte di video che la riguarda. In quel punto, infatti, veniva mostrata una sua vecchia intervista, rilasciata nel 2010 alla CNN, nella quale esprimeva il proprio appoggio ai matrimoni gay.
La sua portavoce ha fatto sapere che Laura Bush non approva in alcun modo la sua inclusione nello spot, né la possibilità che la sua immagine possa essere associata all'attività dell'organizzazione che lo ha realizzato.
Il suo intervento, insieme a quelli del presidente Barack Obama, dell'ex vicepresidente repubblicano Dick Cheney e dell'ex segretario Colin Powell, erano stati montati in un unico video per mostrare ai cittadini che il tema dei diritti civili non è una questione legata ai soli democratici, ma trova appoggi anche da personaggi di spicco del mondo repubblicano.
Evidentemente, però, la posizione espressa dall'ex first lady è risultata troppo dissimile da quella del marito, al punto da preferire che non fosse ricordata. Nel 2004, infatti, George W. Bush approvò un emendamento costituzionale per vietare i matrimoni fra persone dello stesso sesso.


Crosetto e Meloni chiedono scusa per lo spot omofobo

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Non si placano le polemiche sul video elettorale omofobo pubblicato da Raffaele Zanon e Alberto Romano Pedrina (entrambi tutt'ora candidati per Fratelli d'Italia). Dopo le mancate scuse richieste dai vertici del partito (a cui gli autori hanno preferito nuovi insulti), si è ricorsi alla pubblicazione su YouTube di un nuovo video che riprende lo stile comunicativo della coppia gay salita sul palco di Sanremo.
Davanti alle telecamere, però, a comparire sono Crosetto e Giorgia Meloni, con volti incupiti che appaiono in netto contrasto con i sorriso beffardo e divertito sfoggiato nel video precedente.
Dopo una lunga serie di cartelli dedicati alla propaganda elettorale (perché affrettarsi nelle scuse se si può approfittare della visibilità per i propri fini?, ndr), i due finalmente asseriscono: «Chiediamo scusa per quel video offensivo che non ci rappresenta».
Certo che, solitamente, uno persona non fa le cose che non lo rappresentano o -quantomeno- non lancia divertito un video in cui sfotte i gay per poi non essere manco in grado di fare delle scuse sentite. Ancor più se gli autori restano tutt'ora in corsa per una poltrona, senza dover pagar pegno per gli errori commessi.

Clicca qui per guardare il video con le scuse di Crosetto e Meloni


Barack Obama, Colin Powell, Dick Cheney e Laura Bush in uno spot a favore delle nozze gay

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Mentre in Italia Silvio Berlusconi si vanta di aver impedito la legalizzazione delle nozze gay, negli Stati Uniti personaggi del calibro del presidente Barack Obama, dell'ex vicepresidente repubblicano Dick Cheney, dell'ex segretario Colin Powell e dell'ex first lady Laura Bush (moglie di George W. Bush) hanno prestato il proprio volto per uno spot televisivo a favore delle nozze fra persone dello stesso sesso.
La campagna è curata dal Respect For Marriage Coalition (un'organizzazione che si batte a favore del matrimonio omosessuale) e verrà diffusa sulle maggiori emittenti televisive del paese. L'intento è quello di mostrare ai cittadini come il tema dei diritti civili non riguardi solo il fronte democratico, ma sia sostenuto con forza anche da esponenti di spicco dell'area repubblicana. Ad esempio è Laura Bush ad affermare con forza che «quando due persone hanno preso un impegno reciproco, si amano, devono avere gli stessi diritti di tutti gli altri».
La campagna avrà un seguito anche su Twitter attraverso l'uso dell'hashtag #Time4marriage ("è tempo per il matrimonio").

Clicca qui per guardare lo spot.


Silvio Berlusconi: «È grazie a me se l'Italia non ha i matrimoni gay»

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Altro che apertura alle unioni gay. Intervistato dal settimanale cattolico Tempi (in edicola da domani), Silvio Berlusconi ora arriva a rivendicare il "merito" di aver impedito che il matrimonio gay potesse diventare legale nel nostro Paese.
«Se l'Italia oggi non ha l'eutanasia legale, il matrimonio gay, la fecondazione eterologa, come avviene in tanti paesi europei, il merito è nostro -ha dichiarato- è della linea che coerentemente in parlamento e al governo abbiamo mantenuto in questi anni. Nessun'altra coalizione può vantare la propria coerenza con questi principi, neppure i cosiddetti centristi».
Ed ancora: «Ci siamo sempre opposti ad ogni deriva laicista e relativista, abbiamo fatto tutto il possibile, anche scontrandoci con il capo dello Stato, come nel caso Englaro, per difendere la vita in ogni suo momento, la famiglia naturale, la libertà di scelta educativa. Massima estensione dei diritti individuali per ogni cittadino quali che siano le sue scelte e i suoi orientamenti nella vita privata, ma senza toccare la vita, il matrimonio e la famiglia, che sono valori sociali e culturali, non soltanto scelte private».
Ora sappiamo chi ringraziare se in Italia i gay hanno molti meno diritti che in tutto il resto dell'Europa occidentale. Ed è curioso notare come per lui i valori sociali e culturali siano esclusivamente quelli eterosessuali.


Zanon non chiede scusa e lancia nuovi insulti

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Dopo la pubblicazione di uno spot elettorale omofobo realizzato da Raffaele Zanon ed Alberto Romano Pedrina (entrambi candidati nelle liste di Fratello d'Italia), Giorgia Meloni ha deciso di correre ai ripari affermando: «Il tema dei diritti per gli omosessuali è delicato, anche a causa delle inaccettabili discriminazioni perpetrate a loro danno nei secoli. Ribadiamo la nostra ferma condanna dunque per ogni specie di omofobia». Poi, riguardo al video, ha aggiunto: «A nome di Fratelli d'Italia chiedo scusa per il video-parodia, di pessimo gusto, realizzato in maniera autonoma da alcuni esponenti padovani e solidarizzo con le persone e le associazioni che si sono sentite offese. Ho chiesto agli autori di rimuovere immediatamente il video dalla rete e di chiedere a loro volta scusa. Iniziative così volgari e superficiali non appartengono alla cultura e al modo di fare politica con cui vogliamo caratterizzare Fratelli d'Italia».
Eppure i suoi due candidati appaiono tutt'altro che disposti a fare marcia indietro. Da loro non solo non è ancora giunta alcuna scusa, ma Raffaele Zanon ha anche ironizzato affermando che: «Proporrò una norma per bandire alcune espressioni equivoche: per gli sfrontati, "faccia di culo"; per i fortunati, "hai culo"; per le minacce, "ti faccio un culo così"; per le distanze, "in culo alla balena"». Ed ancora: «Non ho mai avuto sentimenti omofobi in vita mia anche se sentire parlare di "buon gusto" dai promotori del Gay Pride, da Paola Concia mi fa sorridere».
Ed ancora una volta la dignità delle persone viene messa in secondo piano pur di tentare di racimolare un pugno di voti fra l'elettorato più omofobo.


A Bologna il M5S promette i matrimoni gay. Ed altrove?

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Sono gli ultimi giorni di campagna elettorale e i vari candidati stanno tentando il tutto per tutto pur di aggiudicarsi i voti degli indecisi. Mentre Berlusconi sta inviando milioni di lettere per promettere la restituzione dell'Imu in cambio del voto al suo partito (presentandola quasi come una sua concessione personale, anche se l'esborso promesso sarebbe comunque a carico dello Stato e, quindi, di tutti) e mentre la Lega impone ai cittadini di Lodi di esporre il logo del proprio partito sull'autovettura se vogliono parcheggiare negli spazi comunali, il Movimento a 5 Stelle di Bologna ha provato a strizzare l'occhio ai gay realizzando un video per promettere l'istituzione dei matrimoni fra persone dello stesso sesso.
Peccato, però, che sul programma del movimento non ci sia alcun punto al riguardo e che lo stesso Beppe Grillo dichiarò che sull'argomento avrebbe dovuto decidere la gente attraverso un apposito referendum.
Se poi si aggiunge l'apertura ai neofascisti di CasaPound e la presenza nelle loro liste di personaggi come Francesco Perra (candidato in Sardegna e divenuto tristemente noto per essere andato in televisione a paragonare i matrimoni gay a quelli tra animali), forse un video pubblicato su YouTube alla vigilia delle elezioni appare come un gesto troppo tardivo ed isolato per dare una effettiva rassicurazione sulla volontà di muoversi in quella direzione (per la serie verba volant, scripta manent, qualcosa di scritto e di condiviso sarebbe stato un po' più rassicurante).

Clicca qui per guardare il video del Movimento 5 Stelle di Bologna


Lo spot di Fratelli d'Italia che deride i gay

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Senza alcun rispetto per la dignità delle persone, due candidati di Fratelli d'Italia (il nuovo partito fondato da gnazio La Russa) hanno realizzato un nuovo spot elettorale con cui sfottere Federico e Stefano, la coppia gay salita sul palco di Sanremo e costretta ad andarsi a sposare a New York.
Raffaele Zanon (candidato al Senato nella circoscrizione del Veneto) e Alberto Romano Pedrina (candidato alla Camera) non hanno risparmiato insulti gratuiti alla loro dignità di persone, imitandoli in un messaggio omofobo affidato ad alcuni cartelli.
«Noi crediamo che l'amore fra un uomo e una donna sia la base del futuro della nazione -si legge- vota con la testa e con il cuore, non votare con il culo. Noi amiamo le donne e in particolare Giorgia Meloni». Il pessimo gioco di parole e l'invito a non votare per le sinistre che vogliono garantire i diritti dei gay (da loro definiti in maniera ben più volgare) è evidente e decisamente offensivo.

Update 12:40. Forse in seguito ai tanti commenti indignati ricevuti su Facebook e su YouTube, il video è stato prima oscurato e poi rimosso dai suoi autori. Ciò nonostante, la loro scarsa tempestività ha fatto sì che qualcuno abbia avuto il tempo di farne una copia, conservando le prove di quella vergogna (clicca qui per visualizzare lo spot).


"Milites - Soldati" di Cristina Lattaro

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Si intitola "Milites" ed è un libro che racconta la storia di Fabio Mosto, un figlio illegittimo che non ha mai conosciuto il padre. Innamoratosi del vicino di casa, sceglierà di abbandonarlo per abbracciare la carriera militare. Ed è proprio qui che, divenuto colonnello, farà la conoscenza del tenente Domizio Bruni, il rampollo di una famiglia ricca e blasonata, dotato di una bellezza e di un fascino non comuni ed abituato da sempre a ottenere quello che vuole.
La tranquilla routine della caserma, però, verrà scossa da un incidente mortale in cui rimarranno coinvolti due soldati di leva, entrambi connessi a Bruni. Quest'ultimo uscirà indenne dalla conseguente inchiesta militare, ma Mosto prenderà comunque dei provvedimenti drastici nei suoi confronti...
Il volume (edito da Lettere Animate e disponibile sia in libreria che in formato ebook) è l'ultima fatica della scrittrice laziale Cristina Lattaro, un ingegnere elettronico già autrice di "La saggezza dei posteri" (Edizioni Nulla Die, 2011), "Lusores Calciatori" (Edizioni Nulla Die, 2012), "Il volo di carta" (Sesat Edizioni, 2012) ed "Strix Julia" (Runa Editrice, 2013). Lattaro è anche la fondatrice Mondoscrittura (un'associazione culturale senza scopo di lucro che si occupa di servizi editoriali) e dall'agosto 2012 è ospite di un ciclo di trasmissioni televisive dedicate alla letteratura su Rieti Lazio TV.


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Fiamma tricolore contro i matrimoni gay

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Che Fiamma Tricolore sia un partito tutt'altro che gay-friendly non è certo una novità, ma è proprio contro il riconoscimento dei matrimoni gay che Luca Romagnoli ha deciso di scagliarsi negli ultimi giorni della sua campagna elettorale.
«Fiamma Tricolore è decisamente contrario alla possibilità di riconoscere le unioni fra coppie dello stesso sesso», ha dichiarato, lanciando anatemi anche contro Berlusconi che -a suo dire- risulterebbe troppo liberale sul tema (proponendo una sorta di contratto da firmare davanti al notaio, non equiparabile al matrimonio eterosessuale ed applicabile ad una qualsiasi convivenza anche priva di legami affettivi).
Curiosamente, però, il segretario nazionale di Fiamma Tricolore ha scelto ricorrere alle stesse argomentazioni di Giovanardi per condannare le unioni fra persone dello stesso sesso: «L'articolo 29 della Costituzione "riconosce la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio", dove quel "naturale" si riferisce all'unione tradizionale fra un uomo ed una donna i quali in seguito potranno generare, amare ed educare dei figli». Un'interpretazione del tutto personale ed in netto contrasto con quanto asserito nel 2010 dalla Corte Costituzionale, ma come tanti altri politici, anche Romagnoli pretende che il suo pensiero non sia messo in discussione: «Non c'è possibilità di interpretazione differente, solo l'onestà di riconoscere l'importanza di questo passo, ma soprattutto l'importanza di capire che una società con prospettive di sviluppo si fonda sulla famiglia».
La sua difesa della Costituzione, però, si ferma solo alla sua personale interpretazione di un presunto divieto alle nozze gay: «La Costituzione italiana va certamente cambiata, ma per riequilibrare i poteri dello Stato e garantire nuova spinta modernizzatrice e di stabilità, non certo per attaccare i valori fondanti di una società e per disgregare un tessuto sociale già fragile e vessato da una crisi economica senza precedenti».


La destra italiana prende le distanze dalla sentenza della Corte europea dei diritti umani

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La reazione politica di fronte alla sentenza della Corte europea dei diritti umani (che ha sancito come anche nelle coppie gay i partner devono avere il diritto ad adottare i figli dei compagni, esattamente come avviene per le coppie eterosessuali non sposate) ci mostra la pochezza del nostro Paese.
Mentre Silvio Berlusconi asserisce di essere «in linea con la tradizione cristiana» e che «non gli piace pensare ad un matrimonio che non sia tra uomo e donna», Gabriele Albertini (candidato alla Regione Lombardia per la Lista Monti) sembra non aver neppure letto la sentenza, dato che commenta: «I casi tedeschi e austriaci non possono trovare accoglienza in Italia. La nostra normativa prevede infatti che possono procedere all'adozione, sia nazionale che internazionale, solo coppie regolarmente sposate da un determinato periodo». In questo caso non è dato di sapere cosa centrino le adozioni internazionali con il diritto al riconoscimento del figlio del compagno.
Molto preoccupante, però, è anche la posizione espressa da Eugenia Roccella. Ricalcando per filo e per segno l'ultima sparata omofoba di Carlo Giovanardi, la parlamentare del Pdl pare asserire che i gay siano tutti lì pronti a voler sfruttare delle giovani donne povere per ottenere dei figli. Secondo lei, infatti, «La legge tedesca, che Bersani ancora ieri affermava con forza di volere, porta prima o poi, come si vede, alla possibilità per le coppie omosessuali di adottare un figlio. Già oggi, del resto, attraverso alcune tecniche di fecondazione assistita è possibile ottenere un figlio da un “bricolage” procreativo che si basa sullo sfruttamento delle giovani donne povere. Noi del Pdl invece vogliamo difendere la famiglia formata da un uomo e da una donna, e assicurare ai bambini la certezza di avere un padre e una madre».
Inutile dire che molti bambini resteranno necessariamente senza un padre e una madre, dato che la richiesta da parte delle coppie eterosessuali è molto inferiore al numero dei bambini che oggi vivono rinchiusi in un qualche orfanotrofio.


Giovanardi: «Il matrimonio gay mi imbarazza più di Berlusconi»

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Carlo Giovanardi pare ormai ossessionato dai matrimoni gay. Basta fargli una qualsiasi domanda perché il senatore del Pdl porti lì l'argomento. Ed è così che, ospite a Radio Città del Capo, gli è stato chiesto un commento sul siparietto di Silvio Berlusconi con la dipendente della Green Power (il famoso «Lei viene? E quante volte viene?»). Pronta la risposta di Giovanardi: «Berlusconi mi ha imbarazzato come tutti, ma lo sono molto di più quando si vuole andare contro il diritto naturale, riconoscendo forme di matrimonio che la nostra Costituzione non prevede».
Che cosa centrassero i matrimoni gay in quel contesto lo sa solo lui, ma l'ex sottosegretario è partito a ripetere quello che ormai appare quasi come un suo mantra: «La Costituzione italiana prevede la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna». Poco importa se Corte Costituzionale ha chiaramente chiarito che non è così, tant'è che nei suoi discorsi continua incessantemente a sostenere che sia stata proprio quella Corte a dargli ragione.
Poi ha aggiunto: «Se il Parlamento farà una riforma della Costituzione, che poi naturalmente sottoporremo a un referendum popolare, e il popolo italiano deciderà che due uomini o due donne possono sposarsi, ne prenderò atto», pur ribadendo di essere «contrario» e di voler difendere a tutti i costi «l'attuale Costituzione italiana». Ma non solo. Dopo quella labilissima apertura, Giovanardi si è sentito nel dovere di spararne una delle sue, asserendo che «mi imbarazza che ci sia la compravendita in giro per il mondo: ci sono le fattorie in India dove tengono le ragazze, gli fanno fare le gestazioni a favore delle coppie omosessuali dell'Occidente».


La Corte Europea sancisce il diritto dei partner gay all'adozione dei figli dei compagni

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Ancora una volta è la Corte europea dei diritti umani a compiere un passo in avanti nel voler garantire alle famiglie gay gli sessi diritti di tutte le altre coppie.
Strasburgo , infatti, ha sancito che anche nelle coppie gay i partner devono avere il diritto ad adottare i figli dei compagni, esattamente come avviene per le coppie eterosessuali non sposate. La recisione dovrà essere adottata in tutti i 47 stati membri del Consiglio d'Europa (Italia compresa), anche se la Corte ha sottolineato che non vi alcun obbligo nel riconoscere il diritto all'adozione dei figli dei partner alle coppie non sposate.
In altre parole, varranno le leggi nazionali già in vigore, purché non vengano fatte differenze sulla base dell'orientamento sessuale delle persone coinvolte (o il diritto verrà garantito a tutti, o non verrà garantito a nessuno). Una decisione importante che torna sottolineare come per la Corte Europa non devono esserci cittadini di serie A o di serie B, così come alcuni politici vorrebbero.
La sentenza è giunta dopo che due donne austriache hanno contestato il divieto all'adozione del figlio della compagna imposto dai tribunali del loro Paese. Dato che in Austria tale diritto viene riconosciuto a tutte le coppie eterosessuali, la Corte di Strasburgo ha ritenuto che la decisione fosse ingiusta e discriminatoria nei confronti dell'orientamento sessuale delle due querelanti.


Umberto Ambrosoli propone l'estensione del registro delle unioni civili

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Umberto Ambrosoli, candidato presidente alla Regione Lombardia nella lista Patto civico per la Lombardia, ha promesso l'estensione registro delle unioni civili in caso di vittoria: «L'estensione del modello Milano per le coppie di fatto -ha affermato- sarà tra i primi impegni della Giunta, il registro delle unioni civili ha un significato profondo che va ben oltre il simbolismo, ma contribuisce a sviluppare un nuovo sistema di inclusione sociale».
Nell'occasione Ambrosoli si anche schierato a favore dei matrimoni gay: «La materia è evidentemente di competenza nazionale. La mia personale opinione è quella di estendere i diritti quanto più sia possibile, per quel che riguarda le competenze delle istituzioni. Se diventerò presidente di Regione solleciterò il dibattito in tal senso, con tutte le forze della mia coalizione».
In merito al gay pride di Milano, infine, ha aggiunto: «Il patrocinio al Gay Pride è il gesto che un presidente di Regione dovrebbe compiere per veicolare un messaggio di inclusione sociale, affinché le istituzioni "ci mettano la faccia" e accompagnino le parti sociali, tutte, verso un cammino di convivenza armoniosa. Quale migliore forma di partecipazione?»


La storia di un prete gay vince il Teddy Award 2013

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Il film polacco "W imię..." (Nel nome di...) è il vincitore del 27esimo Teddy Award, il premio annualmente assegnato alle migliori pellicole a tematica lgbt presentati al Festival di Berlino.
La giovane regista Małgorzata Szumowska ha scelto di affrontare direttamente il tema dell'omosessualità dei preti cattolici attraverso la storia di Adam, un sacerdote che ha deciso di prendere i voti e di praticare il celibato sacerdotale come soluzione ai conflitti interiori che l'essere omosessuale gli procurava. Impegnato nell'aiuto di un gruppo di ragazzi disadattati, faticherà ad affrontare l'incontro con Lukasz, un taciturno figlio di una famiglia contadina che risveglierà in lui sentimenti assopiti.
Questa, però, non è la prima volta che il tema viene affrontato. Già diciott'anni fa il film "Il prete" dell'inglese Antonia Bird conquisto il Teddy Award assegnato dal pubblico attraverso il racconto della storia di un'altro prete omosessuale.
Il francese Sébastien Lifshitz, invece, si è aggiudicato per la seconda volta consecutiva il premio per il miglior documentario, un film intitolato "Bambi" e dedicato all'omonima artista transgender franco-algerina star dei music-hall parigini.
Lo svedese Victor Lindgren è il vincitore del premio per il miglior cortometraggio con "Ta av mig", mentre il premio speciale della giuria è andato allo statunitense "Concussion", la storia di una lesbica che vive con la compagna e le sue due figlie e si interroga se quella è la vita che aveva sognato di vivere.
Un premio speciale è andato infine al progetto collettivo sudafricano "Steps for the future", una pellicola dedicata al tema dell'hiv e della discriminazione che i sieropositivi spesso subiscono.

Clicca qui per guardare il trailer di "W imię..."


Castro Supreme

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Continuiamo ad evadere le richieste dei lettori occupandoci di un altro personaggio legato al mondo della cinematografia a luci rosse. Il suo nome è Castro Supreme (anche se spesso viene accreditato semplicemente come Castro), è nato il 24 gennaio 1976 a New York e lavora come attore pornografico sin dal 2002. Alto 173 cm per 75 chili di peso, ha facilmente conquistato notorietà nel settore anche grazie alle doti fisiche che la natura gli ha donato e che difficilmente passano inosservate (le misure dichiarate si aggirano sui 28 cm).
Dopo un esordio nel mondo gay (con tanto di scene da attivo e da passivo), Castro si è dedicato al cinema etero. In un'intervista del 2009 ha dichiarato di aver sempre voluto fare film porno e che la scelta di tutti i suoi vari suoli è dipeso esclusivamente dal compenso economico che gli veniva offerto (anche nel caso di "Em Down e Take' Em Down 2", il suo primo film da passivo, si è limitato a dire che era a corto di soldi e che il compenso era buono). Insomma, un quadro forse non troppo idilliaco per la fantasia dei suoi fans e che, probabilmente, viene peggiorato anche dal suo definirsi un gay-for-pay.
Fra i suoi lavori figurano vari video destinati al mercato Internet e film prodotti da case di produzione come Coco Boyz, Bang, Pitbull e It's Gonna Hurt.

Immagini: [1] [2] [3] [4] [5] [6] [7] [8]


Il responsabile che vuol far causa a Berlusconi

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Maurizio Grassano, è l'ex deputato leghista che il famoso 14 dicembre 2010 salvò il governo Berlusconi passando nel gruppo parlamentare dei Responsabili. Sotto processo per truffa aggravata e falso ai danni del Comune di Alessandria (aveva decuplicato il proprio stipendio), finì nella Commissione Esteri nonostante la sua abissale ignoranza sui temi geografici. Ma se oggi personaggi come Scilipoti o Razzi hanno praticamente un posto assicurato in Parlamento, il suo nome non compare in alcuna lista del Pdl.
Ed è così che il deputato ha pensato bene di far causa a Berlusconi, presentando come prova una lettera che sarebbe stata firmata da Berlusconi, Denis Verdini e Mario Pepe il 9 dicembre 2010, nella quale gli veniva garantita una poltrona anche per gli anni a venire.
«Silvio Berlusconi -si legge nel documento- nella qualità di presidente del Pdl, si obbliga ad inserire l'on. Grassano nei primi 5 posti delle liste elettorali per la Camera nella circoscrizione Campania 2. Oppure nei primi 5 posti delle liste per il Senato della Campania. In caso di cambiamento della legge elettorale l'obbligazione ad inserire nelle liste elettorali di Camera e Senato rimane la stessa, purché la soluzione garantisca l'elezione dell'on. Grassano. Quanto sopra scritto è confermato anche nell' ipotesi dell'eventualità che l'on. Grassano venga condannato nel procedimento penale in svolgimento ad Alessandria del quale sono a conoscenza. Garantisco, inoltre che non c' è alcun veto da parte dei vertici della Lega Nord».


Veneto: picchiato dal padre dopo il coming out

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È stato selvaggiamente picchiato dal padre per aver fatto coming out. La denuncia giunge dal gruppo Lgbt Veneto Orientale dopo che un ragazzo, poco più che adolescente, si è sfogato su Facebook denunciando le violenze subite e pubblicando alcune foto in cui si vedevano graffi sul collo ed ecchimosi sul volto. Il tutto accompagnato da un laconico «Questa è la volta buona che mio padre finisce in prigione».
La fotografie in questione, ora rese private dalla vittima, sono state segnalate alla polizia e il gruppo intende denunciare l'accaduto anche presso i servizi sociali del comune di residenza del giovane.
Il caso, però, non risulta isolato e da quella regione giungono le segnalazioni di molti atri casi di omofobia, a cominciare dagli avventori di feste e serate gay che in più occasioni si sono ritrovati a subire minacce verbali o attaccati a colpi di sassi.


Anche Giannino chiude ai diritti civili per i gay

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Questa campagna elettorale pare caratterizzata dalle porte aperte ed immediatamente sbattute in faccia. Come altri esponenti politici, anche Oscar Giannino (leader di Fare per fermare il declino) pareva aver mostrato un'apertura nei confronti del riconoscimento dei diritti civili alle coppie gay, ma si è puntualmente rimangiato il tutto.
Intervistato da Radio 24 in merito alle adozioni per le coppie omosessuale, aveva risposto: «Prima definiamo le tutele per i bambini, poi procediamo. Noi non abbiamo nessuna contrarietà». Passate poche ore, però, Giannino ha precisato che i matrimoni gay sono «un punto che non rientra nel nostro programma, costituito dalle priorità per rilanciare l'economia in equilibrio di bilancio pubblico, ricentrare il welfare a vantaggio delle vittime della crisi, e una serie di proposte per rimettere merito e pulizia al centro della vita pubblica».
Ed ancora precisa anche le sue posizioni personali sull'argomento: «Io sono e resto per la famiglia naturale, e quando mi chiedono di adozioni o concepimenti in legami omosessuali dico no, perché nel nostro codice mancano tutele per i soggetti deboli in questo caso, cioè ovviamente i bambini. Bisogna cominciare di là». Altro paio di maniche è se le libere unioni tra privati -siano dello stesso sesso o tra anziani soli che vogliono reciprocamente darsi una mano- possano far discendere diritti particolari in campo patrimoniale, successorio e di accesso al welfare. In quel caso occorre stabilire quali vincoli temporali di impegno reciproco i due siano disposti ad assumersi in forme stabilite dall'ordinamento, e in questo caso non sarei contrario, anche considerando la condizione di dissolvimento mononucleare che interessa strati sempre più vasti della società italiana a basso reddito».
Un cambio di idea radicale che pare voler ricalcare il progetto di legge presentato dal Pdl e che, guarda a caso, corrisponde all'unica apertura accettata dalla Chiesa dato che costituisce unioni di serie B aperte a tutti, nelle quali non vi è alcun riconoscimento per gli affetti (rendendoli di fatto del tutto ininfluenti di fronte alla legge).


Al Giornale rivogliono la farfallina di Belen

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Ad una settimana dal voto, Il Giornale diretto da Alessandro Sallusti ha lanciato un attacco al Festival di sanremo, sostenendo che sia stato evento di sinistra (peccato che il Cda sia guidato in maggioranza da consiglieri scelti dal Pdl, ndr) e -cosa ben più grave- attaccando la scelta di affrontare degli argomenti impegnati nel corso delle varie serate.
Il fatto che l'Ariston abbia ospitato una coppia gay che voleva sposarsi o che Luciana Littizzetto abbia condannato la violenza sulle donne (monologo già criticato da Il Foglio, secondo cui bisognerebbe parlare di Islam anziché condannare il maschilismo occidentale) non dev'essere andato giù ai lettori del quotidiano, tant'è che nella pagina delle lettere al direttore è stato pubblicato un intervento in cui si rievoca la farfallina di Belen come uno dei momenti di più alta televisione vista negli ultimi anni. Insomma, perché fare cultura con Wagner e Verdi se si può avere la patata (tanto cara al leader della loro coalizione)? Perché pensare ai diritti civili se si può trovare una qualche donna-oggetto che mostri tutto ciò che ha da mostrare? Una visione grezza e maschilista che si commenta da sola...


Un punto sui commenti

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Dato l'aumento di commenti leciti nei contenuti ma impubblicabili per la forma, vorrei fare un punto sui criteri con cui i commenti vengono moderati. La premessa è che tutto può essere detto, purché lo sii faccia con educazione e con un linguaggio non volgare.
Ad esempio, se si vuole esprimere apprezzamento per la fisicità di qualcuno, lo si può tranquillamente fare con un giro di parole, senza bisogno di entrare nel dettaglio di ogni singola parte anatomica del suo corpo o pratica sessuale che si vorrebbe fare. Allo stesso modo di può contestare una tesi espressa da qualcuno senza bisogno di insulti diretti e gratuiti (il dissenso è lecito, l'insulto no).
Per motivi legati alle scelte editoriali, non vengono pubblicati anche tutti quei commenti che danno per assodato un assunto personale. Se immaginate che qualcuno sia gay, ad esempio, è lecito esprimere l'opinione che lo sia, ma non affermarlo con assoluta certezza (ancor peggio, citando amici di amici che lo sanno per certo)... ognuno ha diritto alla propria privacy e alla possibilità di decidere cosa dire e cosa non dire, ancor più se li si pone nell'impossibilità di replicare a quelle affermazioni (così come avverrebbe in un commento di cui, probabilmente, ignorano l'esistenza).
Un'altro punto che non è chiaro a tutti è che non conosco direttamente tutti i personaggi di cui parlo (se scrivo un post su Brad Pitt, non significa necessariamente che vada a cena con lui tutte le sere). Chiedermi di dare a Tizio o Caio il vostro numero di telefono (magari minacciandomi di morte se non lo faccio, così come accaduto in questi giorni) è impensabile. Al tempo stesso non verranno pubblicati messaggi contenenti numeri di telefono, indirizzi o altri dati sensibili: da una parte non c'è certezza che quei dati siano reali e non di terze persone e, comunque, anche se veritieri è nel vostro interesse non renderli pubblici su un blog. Oggi, più che nel passato, esistono dei mezzi per mettersi in comunicazione diretta con i personaggi celebri, ma per farlo l'unica via è quella di utilizzare i canali ufficiali che loro stessi mettono a disposizione (siti internet, pagine Facebook, profili Twitter...).
Insomma, divertiamoci e commentiamo quanto vogliamo, ma teniamo il blog un posto piacevole e privo di insulti, parolacce o di qualsiasi altra cosa che possa ledere la sensibilità altrui. Ma non solo. Dato che i commenti sono una ricchezza per tutti, tenete presente che l'eventuale non-pubblicazione di qualcosa non è un atto contro qualcuno, ma a favore della serenità e della sensibilità di tutti (sono il primo a dispiacermi quando la presenza di parolacce mi costringe a non pubblicare un pensiero del tutto lecito).


Il calciatore statunitense Robbie Rogers fa coming out (ed abbandona il calcio)

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Robbie Rogers è un calciatore statunitense di 25 anni che attualmente giocava in Inghilterra. Dalle pagine del suo blog si è dichiarato gay ed ha annunciato il suo abbandono al calcio: «Per 25 anni ho avuto paura, paura di mostrare chi ero veramente, paura dei giudizi e dell'eventuale rifiuto da parte di chi mi amava -ha affermato- Il calcio era la mia fuga, il mio obiettivo, la mia identità e mi ha dato più gioia di quanto potessi sperare. Ma è il momento di andare via e di riscoprire me stesso lontano da questo mondo».
Nonostante Rogers non abbia mai detto di essere stato «costretto» a lasciare, c'è chi si domanda se l'aver scelto di fare coming out in un mondo omofobo come quello del calcio non lo abbia posto in una situazione di difficoltà professionale (già prima di lui David Testo si è visto sfumare tutti i nuovi ingaggi dopo essersi dichiarato gay, con buona pace per chi all'inizio pareva aver apprezzato il suo gesto).
Qualche tempo fa il portiere danese del Manchester United, Anders Lindegaard, aveva scritto sul suo blog che «al calcio serve un eroe gay, gli omosessuali hanno bisogno di questo, i tifosi sono legati a modelli antichi e rozzi. Il football è rimasto indietro, mentre il resto del mondo è progredito». La storia del 25enne ne è un esempio lampante.
Robbie Rogers è nato a Rancho Palos Verdes (California) ed ha giocato come attaccante in varie squadre, fino ad approdare nei Leeds United in Inghilterra. Nel 2009 ha debuttato anche nella nazionale degli Stati Uniti in una partita amichevole contro la Svezia.

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Dal 19 al 25 aprile arriva il Torino GLBT Film Festival

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Si svolgerà dal 19 al 25 aprile 2013 la 28ª edizione di "Da Sodoma a Hollywood", il Torino GLBT Film Festival che quest'anno sarà diretto da Giovanni Minerba. Il comitato di selezione del festival, invece, è composto da Fabio Bo, Angelo Acerbi, Christos Acrivulis, Alessandro Golinelli e Silvia Novelli, nonché dai consulenti Flavio Armone, Nancy K. Fishman, Pierre Hombrebueno e Simone Morandi.
Anche quest'anno l'intento è quello di voler indagare su tematiche di attualità, spesso scottanti e controverse, che possano risultare di grande interesse per l'intera società. Il tutto attraverso film che rischierebbero di risultare "invisibili" al grande pubblico. Non mancheranno anche dei focus, come quello già preannunciato e dedicato ai diritti civili e delle pari opportunità attraverso la discussione sul riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali, dell'omogenitorialità e delle adozioni.
Le creazione dell'immagine del festival (in apertura) è stata affidata a Ralf König, un fumettista e scrittore tedesco tra i più celebri autori di fumetti a tematica gay al mondo. Nelle sue opere König rappresenta in modo fedele e ironicamente dissacrante la vita quotidiana dei gay in Germania, attraverso lo stile dei cartoons. Inizialmente limitatosi a brevi storie della durata di una o poche pagine, dal 1987 si è dedicato anche a storie più lunghe ed elaborate. In Italia molte delle sue opere sono pubblicate dalla rivista Linus e da Kappa Edizioni.
Il Torino GLBT Film Festival è una manifestazione nata nel lontano 1986 ed amministrata dal Museo Nazionale del Cinema di Torino dal 2005.