Il cantante norvegese Tooji: «Io sono gay, e mi alzo in piedi per i miei diritti»



Il cantante norvegese Tooji, rappresentante del Paese scandivano all'Eurovision 2012, ha deciso di fare coming out attraverso un video musicale abbastanza controverso. Le immagini, girate all'interno di una chiesa di Oslo, ci raccontano una storia articolata e lanciano un'accusa ben precisa verso una certa concezione della fede. Eppure, come purtroppo spesso accade, c'è chi in tutto quel lavoro si è soffermato solo sul fatto che c'è un sacerdote che fa sesso con un altro uomo dinnanzi ai fedeli.
«Tutto ciò è totalmente inaccettabile», ha tuonato vescovo norvegese Ole Christian Kvarme, sostenendo anche che la produzione non abbia informato con sufficiente dovizia di particolari lo scopo delle riprese.
Tooji ha invece spiegato come quelle immagini raccontino la storia di «qualcuno che sta scappando da sé stesso e rinnegando sé stesso. E dato che Dio è in ognuno di noi, quell'uomo sta necessariamente anche rinnegando Dio». Evidente è anche la denuncia verso una certa visione della religione: «Con questo progetto ho voluto mostrare come l'amore tra due persone dello stesso sesso sia stato per troppo tempo contaminato dalla religione».

In un appassionato discorso che ha affiancato il video, il cantante di origine iraniana (e trasferitosi in Norvegia da bambino) ha spiegato di voler parlare ed aumentare la consapevolezza di tutto ciò che che sta succedendo in Iran, sostenendo che la religione sia colpevole di aver legittimato la violenza contro le persone lgbt. «È il momento di anteporre i diritti umani alla religione», ha detto.
Poi ha aggiunto: «Ho sempre pensato che i miei amori fossero solo affari miei. Ma sapendo quanti giovani stanno lottando contro l'ignoranza della società, voglio espormi e lasciare che la mia voce possa parlare per tutte quelle voci mute. Io sono gay, e mi alzo in piedi per i miei diritti. Ed è per questo ho realizzato questo video».
Raccontando poi la sua esperienza personale, il cantante ha sottolineato come «La mia famiglia dovuto abbandonare tutto ciò che amavano per darmi l'opportunità che sto vivendo oggi, per darmi la possibilità di stare di fronte alla stampa internazionale e di parlare. E forse anche di contribuire almeno un po' a sensibilizzare su tutto ciò che sta accadendo in Iran, dove ogni fottuto giorno gli studenti vengono uccisi anche solo per aver ballato [...] Credo che uno die nostri principali problemi è che non guardiamo verso noi stessi. Perché se lo facessimo, vedremmo che tutto è amore e tutto quest'odio verso le donne, i gay e le minoranze ci viene insegnato».

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