La Corte Suprema Usa ha deciso: i matrimoni gay sono un diritto federale



La Corte Suprema ha deciso: il 14° emendamento richiede agli stati di rilasciare le licenze matrimoniabili anche alle coppie dello stesso sesso.
Ciò comporta che tutti gli stati Usa saranno tenuti a rilasciare le licenze matrimoniali alle coppie dello stesso sesso e, ovviamente, anche i matrimoni contratti in altri stati dovranno essere riconosciuti. La sentenza è stata scritta dal giudice Kennedy, nominato da Reagan nel 1988, considerato da molti come "swing vote" (cioè a volte si schiera con i liberal, altre volte con i conservatori), Ginsburg, Breyer, Sotomayor e Kagan l'hanno appoggiata. Gli altri invece hanno scritto ciascuno una decisione dissenziente: Roberts (giudice capo), Scalia, Thomas e Alito.
In alcuni stati bisognerà però attendere il mandato dei circuiti giudiziari per rimuovere i divieti ancora esistono che impediscono le cerimonie (operazione che richiederà circa due settimane), anche se le singole contee potrebbero fare di testa propria e decidere di iniziare a rilasciare le licenze matrimoniali.

Lo scorso 28 aprile erano iniziate le audizioni su alcuni casi provenienti da quattro stati (Tennessee, Kentucky, Michigan e Ohio) in cui il matrimonio tra persone dello stesso sesso è stato vietato da apposite leggi. Il quesito posto alla Corte riguardava la possibile incostituzionalità di quei divieti e, conseguentemente, la possibilità che tutti gli stati federati abbiano il dovere di concedere licenze di matrimonio alle coppie omosessuali sualla base al quattordicesimo emendamento della Costituzione (che garantisce la parità dei cittadini davanti alla legge). Sino ad oggi i matrimoni gay sono stati riconosciuti in autonomia dai singoli stati, senza viconoli federali e con la possibilità di non riconoscere le cerimonie celebrate altrove.

Attraverso Twitter il Presidente Obama ha commentato: oggi si è compiuto un grande passo per la nostra marcia verso l'uguaglianza. Le coppie gay e lesbiche avranno ora il diritto di sposarsi, semplicemente come chiunque altro. L'amore vince

Anche Flavio Romani, presidente di Arcigay, non ha fatto mancare il suo commento nel parlare di «Una giornata storica, una festa dell'uguaglianza. Nessun compromesso, nessuna via di mezzo bensì il riconoscimento pieno di un diritto. Così la Corte Suprema oggi ha scritto la Storia, riferendosi direttamente ai valori fondanti delle grandi democrazie occidentali, mettendo in campo il più semplice dei ragionamenti, cioè la piena uguaglianza di tutte e tutti dinanzi alla legge, e sgombrando il campo dai pretestuosi distinguo, dalle mediocri mediazioni e dalle miopi approssimazioni. La politica italiana oggi prende l'ennesima lezione: i diritti non sono trattabili e vanno riconosciuti nel segno della piena uguaglianza. Così non accade in Italia, dove il dibattito sulle coppie formate da persone dello stesso sesso è inquinato da una pratica della mediazione che non ha niente a che fare con la cultura dei diritti: chi nel Parlamento italiano da mesi lavora per ostacolare il riconoscimento delle unioni same-sex, producendo squallide eccezioni e sgambetti da furfanti, oggi dovrebbe arrossire di vergogna nel sentirsi sorvolato dalla storia e umiliato dal più semplice e nobile degli argomenti, l'uguaglianza. E tutto il Parlamento dovrebbe sentirsi in imbarazzo nel prendere atto di un'incapacità di stare al passo degli eventi e di un dibattito -il nostro- che non solo non produce gli stessi esiti ma addirittura non riesce a mettersi in quella scia. Per quanto ci riguarda, questa grande notizia rinvigorisce la nostra mobilitazione: domani con l'Onda Pride scenderemo nelle piazze di sei grandi città, iniettando il nostro orgoglio in tutto il Paese. Saremo a Milano, Torino, Bologna, Perugia, Palermo e Cagliari, e da ogni piazza leveremo il grido della libertà e dell'uguaglianza».
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