La propaganda russa in mostra all'Expo di Milano



Il sito ufficiale dell'Expo sostiene che il Padiglione Russia offra «in un clima accogliente favorito dalla genuina ospitalità russa». Forse sarebbe necessaria una rettifica, indicando come quell'affermazione valga solo per qualche integralista dato che al resto della popolazione non farà piacere sentirsi attaccati da giudizi morali di dubbia moralità.
Al termine della visita a un padiglione pressoché privo di qualsiasi significato, c'è una scala che conduce i vittoria ad un negozio in cui è possibile acquistare magliette con l'effige di Putin. Ed è su quella scala che sono stati affissi vari cartelli che ci mostrano come quelle terre siano ormai la patria dell'integralismo e della propaganda a senso unico.

Si parte dal raccontare fieramente come la Chiesa Ortodossa controlli l'informazione e come provveda ad inserire i propri incaricati inseriti nell'organico dei mezzi di informazione. Si precisa anche come sia prevista l'interdizione a vita di qualunque giornalista osi pubblicare notizie contrarie ai diktat della Chiesa.
Si passa poi ad illustrare la visione della moralità pubblica. L'immagine proposta mostra un prete ortodosso comodamente seduto sulla poltrona con la moglie e cinque figli attorno a lui. Si precisa come la Chiesa ortodossa non ammetta il divorzio dato che «erosione dei rapporti familiari comporta inevitabilmente la deformazione del normale sviluppo dei bambini», così come si stostiene che «la virtù della castità predicato dalla Chiesa è la base dell'unità interna della personalità umana».
In conclusione non poteva mancare quello che appare un elogio all'etica di stato e alle leggi omofobe volute da Putin, con una frase in cui si sostiene che «la propaganda del vizio è particolarmente dannoso per le anime ancora deboli di bambini e giovani».
Insomma, la Chiesa Ortodossa detta legge, le contestazioni vengono punite e i bambini solo la scusa per qualunque imposizione da parte dello stato.
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