Pubblicità omofoba di ProVita, lo IAP si tira indietro: «Fuori da nostra competenza»



Brutte notizie ci giungono dalla segreteria dell'Autority preposta al controllo della pubblicità. La segreteria ci ha comunicato che il Giurì non procederà all'esame della pagina di promozione all'odio che l'associazione ProVita ha acquistato sulle pagine del Corriere della Sera. In quell'occasione, l'associazione presentò cinque evidenti falsità, tutte finalizzate a spronare i disinformati a schierarsi contro i diritti civili di migliaia di persone sulla base di una paura ingiuttificata. Da qui le numerose segnalazioni indignate che portarono alla promessa di calendarizzazione da parte dell'Aurotity.

Ora, però, la segreteria ci scrive:

Vi ringraziamo per la segnalazione. Dobbiamo tuttavia osservare che oggetto dell’intervento degli organi del Codice di Autodisciplina, il Comitato di Controllo e il Giurì, è il contenuto delle comunicazioni commerciali, che devono essere realizzate nel rispetto dei principi di una veridica e corretta informazione del cittadino-consumatore e di una leale competizione tra le imprese.
Il caso in questione rappresenta una situazione per la quale non sussistono gli elementi che determinano la nostra legittimazione ad agire, stante la natura non pubblicitaria ma di comunicazione politica, in senso ampio, del messaggio segnalato. Pertanto ogni eventuale nostra valutazione andrebbe fuori dal nostro ambito di competenza.

Ecco dunque che in Italia è prevista una tutela per i prodotti e non per le persone. L'acquisto di odio pare di associazioni politiche pare dunque legittimato, anche attraverso falsità che stanno alimentando lo stigma sociale in un clima già segnato da un'escalation di violenze e suicidi.
A questo punto la domanda diviene ovvia: chi rivolgersi per veder riconosciuto il proprio diritto all'esistenza e alla tutela? A quel governo che appare incapace persino di affermare con chiarezza che la violenza omofobica è un reato? O a quei ministri che diramano circolari illegittime al solo fine di colpire gli affetti delle persone lgbt? Vien da sé che non ci si può aspettare nulla da questo governo, già colpevole di non aver mosso un solo dito mentre alcune lobby (quelle vere) hanno gettato le basi di un ritorno ad un nuovo fascismo in cui l'orientamento sessuale conferisce privilegi sulla base di un diritto di nascita.
L'unica speranza pare nell'Europa, ma anche qui c'è il timore che le competenze di Strasburgo siano limitate a fronte della libertà di discriminazione lasciata ai governi nazionali.
L'impressione è che la comunità lgbt sia sola, mentre gruppi criminali inneggiano alla loro morte civile e sociale (se non direttamente fisica). Possibile che l'unica soluzione sia quella di abbandonare l'Italia, ben sapendo come al di là delle Alpi esistono Paesi civili dotati di diritti civili e non solo di fondamentalismo criminale?
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