C'è pure chi si laurea con la bufala gender...



Elena Lauletta è una ragazza di San Giuliano del Sannio (CB) che ha conseguito una Laurea in Scienze della formazione primaria portando una tesi intitolata "Scuola, educazione sessuale e prospettive legislative: la teoria gender e le nuove frontiere".
Purtroppo l'unica testimonianza di quel documento ci giunge dal sito cattolico Civitas, impedendoci di comprendere cosa ci sia effettivamente scritto in quelle pagine. Vien però da notare che la versione fornita nell'articolo getterebbe molto discredito su un'università capace di accettare simili tesi, assimilabili in tutto e per tutto ad una conferenza ideologica di Amato più che ad un documento scientifico.
Si sostiene che il ddl per il contrasto all'omofobia e alla transfobia, il ddl Cirinnà e il ddl Fedeli portino all'«introduzione dell’educazione di genere e della prospettiva di genere nelle attività e nei materiali didattici delle scuole del sistema nazionale di istruzione e nelle università». Si sostiene anche che le linee guida dell'Oms mettano in pratica «una sessualizzazione precoce dei bambini, già dalla fascia 0-4 anni» e che fra le «correnti facenti parte del gender si annovera quella della teoria queer, secondo cui esisterebbe un sesso fluido, unica via perché l'umanità possa davvero autodeterminare la propria vita, operando una libera e continua ridefinizione del proprio sesso».
Riguardo alla scuola pubblica italiana, si sostiene che «basta guardare le decine di progetti di educazione sessuale olistica già entrati in molte scuole estere e nostrane per rendersi conto dell'onnipresenza della problematica». Si cita l'articolo 26 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo per sostenere che «i genitori hanno diritto di priorità nell'educazione dei propri figli» e che «sempre più numerosi sono i casi di famiglie del tutto ignare delle lezioni a cui i propri figli assistono, spesso condotte da esperti di associazioni LGBT accreditate come educatori presso le scuole». Si arriva persino a sostenere che il libro "Sei come sei" sia un «romanzo porno-gay» (basterebbe leggerlo per saperlo, ma qui pare ci si affidi alle tesi di ProVita senza alcun controllo). Immancabile anche il sostenere che «l'educazione di genere è inserita nelle riforma della Buona Scuola nel sedicesimo comma dell'art. 1 della legge».

Se quella tesi di laurea sostenesse davvero quelle cose, saremmo dinnanzi ad un fatto grave. Tant'è che c'è chi si è persino rivolto a dei siti anti-bufala per segnalare la notizia, notando come il relatore indicato non risultasse neppure lavorare nell'università. Ed effettivamente quel nome continua a riportare sempre e solo ad un dirigente dell'Ufficio Scolastico Regionale del Molise incaricato di gestire le assunzioni.
Riguardo alla ragazza, però, l'impressione è di essere dinnanzi ad una persona in carne ed ossa. Perlomeno è quanto testimonia una curiosa coincidenza: se l'articolo in cui il sito cattolico Civitas ha lodato la sua presa di pozione anti-gay è stato pubblicato il 14 settembre 2015, caso vuole che il 15 settembre (ossia il giorno seguente) le sia stato proposto un lavoro come insegnante in un asilo.
Ora è dalle pagine di La Croce che si sostiene che «la coraggiosa neolaureata» stia lavorando in «un istituto scolastico un po' lontano da casa e col sogno di continuare a lavorare a scuola». E chissà che anche questa volta il caso non la porti a veder realizzate le sue richieste con altrettanta sollecitudine.

La Croce si lancia nell'asserire che la fantomatica «ideologia gender» esista davvero perché la studentessa ha scritto quella tesi. A quel punto c'è da chiedersi se anche una tesi su Babbo Natale ne dovrebbe confermare l'esistenza...
Fatto sta che la neolaureata ha sostenuto che «ideologia gender» sia dannosa. Dice che servirebbe a creare «una tutela rafforzata o privilegiata degli omosessuali, una capziosa limitazione della libertà di espressione nei confronti del mondo gay attraverso la previsione del reato di omofobia, l'introduzione dell'insegnamento delle teorie del genere e dell'orientamento sessuale nei programmi scolastici, nonché la protezione dei diritti dei gay anche nei confronti delle organizzazioni religiose».
In un'altro punto si lancia nell'asserire che la fantomatica «ideologia gender» sia stata inventata da due «accaniti sostenitori della pedofilia» e che «La maggior parte delle persone che negano l'esistenza del gender non sono informate a riguardo ma vengono spinte dalla propaganda anti-cattolica, non sapendo che anche molti omosessuali sono contrari ai principi dell'ideologia gender».
La banalità di quelle affermazioni diviene evidente dinnanzi all'evocazione della solita maternità surrogata (che nulla c'entra con il tema) o del gruppetto di gay repressi che manifestano in Francia fra le file della Manif Pour Tous. Dice infatti che «ogniqualvolta ho avuto occasione di parlare con attivisti LGBT non ne hanno affatto negato l'esistenza, al massimo ne minimizzano gli effetti. In Francia esistono associazioni contrarie ai principi del gender come “Homovox” e “Plus gay sans mariage”, fondata dall'ateo Xavier Bongibault. Femministe di tutto il mondo alla Conferenza dell’Aia si sono trovate concordi nel condannare l'utero in affitto come una nuova forma di schiavitù. Insomma molti puntualizzano sul nome, ma possiamo chiamarla teoria gender, ideologia gender o Gender Studies, la sostanza non cambia».
Buffo è il suo tentativo di citare un ateo per scollarsi di dosso l'accusa di essere stata mossa al fanatismo religioso, anche se poi precisa che i suoi amici «hanno pregato per me e per il compito che mi ero prefissa» o che la «cosa peggiore è stata scoprire i forti pregiudizi che una parte dell'opinione pubblica ha verso i cristiani e verso chi difende la famiglia e i bambini».
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