Giorgio Ponte racconta di aver sperimentato la sessualità fluida (ma non se ne rende conto)



Omosessuali si nasce oppure ci si diventa? Pare incredibile, ma nel 2015 c'è ancora chi pone domande simili, peraltro rivolgendole a personaggi particolari come Giorgio Ponte. Sappiamo tutti come il professore di religione passi il suo tempo ad ostentare l'odio che prova verso sé stesso, incarnando quella che è una vera e propria patologia (nota con il nome di "omosessualità egodistonica").
Ponte non tollera il suo essere e gay e quello che possiamo osservare oggi è la "soluzione" che l'integralismo cattolico propone a chi ha quei disturbi. Anziché rassicurare le persone sulla naturalità del loro orientamento sessuale, i cattolici amano colpevolizzare le persone e spingerle ad alimentare quell'odio verso sé stessi sino a condurli all'autodistruzione. Ed è così che un gay può tramutarsi in un attivista che manifesta contro sé stesso insieme alle Sentinelle in piedi, che difende la propaganda d'odio di Adinolfi o che ripete a pappagallo le formule di auto-colpevolizzandone che ha appreso durante i suoi seminari di Luca di Tolve.
Verrebe da dire che si sia dinnanzi ad una vittima, anche se mossa come marionette al punto da tramutarla in carnefice attraverso gli inviti a convegni omofobi in cui il suo essere omosessuale viene sfruttato per creare discriminazione, disinformazione e odio cieco verso chi non ha problemi nel vivere la propria sessualità così come Dio l'ha donata loro (e il riferimento a Dio non casuale, dato che è inaccettabile come l'integralismo voglia sostenere che l'essenza di alcune persone sia in contrasto con il cristianesimo).

Ed è proprio in risposta a quella domanda che Giorgio Ponte ha scritto una lunga risposta pubblicata su Facebook, nel quale si lancia nel sostenere che si possa "scegliere" l'orientamento sessuale e che tutti mentano quando dicono che il suo essere omosessuale non sia un male gravissimo. Curioso, perché ad nei comizi di disinformazione dei suoi amici, il sostenere falsamente che si possa "scegliere" l'orientamento sessuale è ciò che viene generalmente attribuire alla fantomatica "ideologia gender"...
Allo stesso modo Ponte racconta di essersi innamorato di una donna, incarnando il concetto di "sessualità fluida" che i suoi amici attribuiscono al solito "gender". Ovviamente Ponte preferisce sostenere che quella sia la prova di come l'omosessualità non sia innata, ma nella realtà dei fatti sta raccontando ciò che il suo amico Gianfranco Amato spaccia come un qualcosa che porti a "sentirsi" donna o uomo a giorni alterni. Eppure, come testimonia Ponte, è evidente che si sia parlando della possibilità i poter aver sentimenti per persone con un sesso diverso da quello verso cui si è soliti provare attrazione.

Nella sua lunga risposta, Ponte sostiene anche che i dati sul numero di omosessuali sia falsato perché basterebbe avere un solo rapporto con un altro uomo per essere definiti tali (cosa che sinceramente non risulta, altrimenti il 80% della popolazione sarebbe da ritenersi gay), così come fa proprio il sostenere che i gemelli omozigoti debbano essere necessariamente entrambi eterosessuali o omosessuali (quando la scienza spiega chiaramente che quella non è una prova, dato che nell'eredità genetica esistono varie percentuali di possibilità che un dato venga trasferito o meno).
Insomma, si vede chiaramente che ha imparato a memoria la lezione che l'integralismo cattolico è solito propagandare, anche se pare non si sia fatto la domanda più elementare: se l'omosessualità non è innata, allora non lo è neppure l'eterosessualità, giusto? E allora perché Toni Brandi non ci dimostra la veridicità delle sue tesi iniziando ad avere rapporti con altri uomini (se si sostiene che si tratti di una "scelta", dovrebbe valere pure per lui).

A seguire il tragico commento scritto da Ponte, nel quale è evidente come si sia dinnanzi ad una persona che avrebbe bisogno di aiuto e a carnefici che lo stanno spingendo verso la morte interiore:

Daniele ti ringrazio per avermi contattato. Ti dirò cosa penso e cosa ho visto nella mia vita e in quella di migliaia di altre persone, ma non ho intenzione di aprirmi a un botta e risposta se poi vuoi ci sentiamo in privato. Per anni ho conosciuto uomini solo per avere raccontata la loro storia, già molto prima di iniziare ad avere una vita sessuale attiva e disastrosa, e ti posso garantire, l'orientamento sessuale NON è assolutamente innato e il fatto che oggi la psicologia insegni cosi è stato voluto e pianificato da una coppia di psicoterapeuti gay americani negli anni 70 per facilitare l'accettazione sociale del fenomeno. Prova ne sia il fatto che, per chi sostiene questa tesi, basta un'esperienza omosessuale a definire il fatto di essere omosessuale. Quindi un uomo sposato che per anni ha vissuto una vita etero (non parlo di chi ha doppie vite) un giorno per una situazione di fragilità personale potrebbe trovarsi a provare attrazione per un uomo e questo lo definirebbe come omosessuale, cancellando tutta la sua storia pregressa. Viceversa però quando un omosessuale per anni ha vissuto da omosessuale e poi si innamora di una donna e ci va pure a letto, no, quello non "diventa" eterosessuale. Al massimo si corre al bisessualismo. Quali elementi definiscono allora questa identita? Il desiderio? Ma il desiderio si sa puo crescere e mutare nella vita. Allora cosa può dire la gente di sé: "sono etero finche dura"? Mi stupisce come oggi una persona possa decidere di opporsi all'evidenza del suo corpo e dire di essere donna anche se è nata uomo, e questo vada bene per tutti (sebbene il corpo sia una realtà tangibile ed evidente) e invece uno che viva una pulsione omosessuale (un fatto legato ad emozioni e desideri che per loro stessa natura non sono tangibili né immutabili) e pensi di poter cambiare orientamento (cosa in alcuni casi assolutamente possibile), no quello non può cambiare. È così e basta. C'è un sotanziale difetto di forma e sostanza nel procedimento logico. Io posso testimoniate di avere conosciuto persone che hanno vissuto entrambe le esperienze e sulla mia stessa pelle posso dirti che senza mai avere toccato una donna e avendo invece sempre avuto esperienza con uomini, a trent'anni mi è capitato di innamorarmi di una ragazza, quando ero già dichiarato e non interessato a eventuali cambiamenti (la nostra gioia non è nel cambiare a tutti i costi, ma nel trovare Dio e lasciare decidere a Lui cosa fare con ciò che siamo), e quanfo per la prima volta l'ho baciata tutonil mio corpo, i miei istinti, il mio sesso e il mio cuore erano assonanti, funzionanti e desideranti lei, senza alcun platonismo di sorta. Questo mi rende bisessuale? No, questo dice una verità che si manifesta nella evidenza: l'orientamento sessuale non è innato. E se questo non bastasse mi è capitato per ben tre volte di conoscere fratelli gemelli omozigoti dei quali uno fosse omosessuale e uno etero. Avendo stesso patrimonio genetico la loro sessualità dovrebbe essere accertata e condivisa. Cosi non è.

Quando poi andavi a vedere le loro storie scoprivi che per motivi diverso i due erano stati cresciuti in maniera diversa. Uno si era ammalato da piccolo di meningite r questo lo aveva costretto un anno a letto a casa con la mamma, mentre che non si era ammalato aveva vissuto più vicino al papà e soprattutto ai suoi amichetti sviluppando una buona identificazione col suo sesso di appartenenza (questo è un caso). L'omosessualità infatti, come il demonizzato Nicolosi spiega in maniera molto chiara ed equilibrata (Leggi "Oltre l'omosessualità"), nasce da una profonda ferita dell'affettività da cui è dipesa una mancanza di identificazione con il proprio sesso di appartenenza.

Questo può accadere per motivi svariati, qualche volta anche banali, e dinamiche che si instaurano in modo non equilibrato tra il figlio ed ENTRAMBI i genitori. Chiaramente non si tratta di matematica. Per farla brevissima: entrando nell'adolescenza io che non ho sviluppato un rapporto di identificazione sano col mio stesso sesso, mi sento attratto da chi mi è simile perché in realtà nell'altro ragazzo sto cercando quell'uomo che non trovo in me.

Perciò spesso c'è una grande infelicità e instabilità al fondo di queste relazioni che non sanno vedere alla natura del loro bisogno profondo. Perché finché cercherò nell'altro, me stesso, e l'altro farà lo stesso con me, non faremo che dipendere da questa relazione in un circolo che no può reggersi alla lunga, perché incapace di saziare il nostro desiderio di identità. Insomma non posso chiedere all'altro di dirmi chi sono io. Solo riconoscendo l'uomo che è in me, al di là del mio desiderio sessuale più o meno radicato, posso sperare di essere felice.

Detto questo, la possibilità del cambiamento non è la certezza del cambiamento. Né si può pensare di "insegnare" un desiderio, ma ciò che si può fare, e ciò che fa bene a QUALSIASI uomo, è sviluppare la propria identità maschile in relazioni paritarie, non erotizzate e di affetto profondo con altri uomini. In altre parole farsi degli amici maschi, senza sesso di mezzo. Affrontare ciò che ci fa paura, confrontarsi col proprio corpo, affrontare i conflitti in modo sano, saper stare con gli altri uomini senza sentirsi inferiori... Sono tutte cose intimamente legate al tema dell'identità, che spesso risultano difficili a chi vive un'attrazione per persone dello stesso sesso, proprio perché qurll'attrazionr è segno di una incapacità di riconoscersi all'altezza di identità. E questo è un problema molto più grande, comune difatti a molti più uomini di quanti si pensi. Non basta infatti non aver attrazione per gli altri uomini a garantire l'acquisizione di una giusta percezione di sé come uomo. Quanti etero fragili e, scusate il termine, senza palle ci sono oggi? Semplicemente la loro ferita si è manifestata in modo differente, ma magari hanno retroscena familiari simili a quello di una persona omosessuale. In entrambi i casi ciò che farà bene a loro, come ha fatto bene a me, non è soddisfare il desiderio sessuale, ma recuperare un'immagine di sé autentica. Poi uno potrebbe provare attrazione per gli uomini per sempre, e dico di più, potrebbe anche avere delle esperienze sessuali, ma finché conoscerà il desiderio profondo che è alla base della sua attrazione saprà vedere le cose per come sono e non cercherà se stesso e la sua felicità lì dove non può trovarla.
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