Il potere d'acquisto dei gay italiani li porterebbe ad essere la 61ma potenza mondiale



L'omofobia ha un costo, non solo in vite umane. Alcune statistiche mostrano come i proclami di Adinolfi e di Giovanardi ci portino perdere fino all'1,7% del Pil. C'è meno parità sociale, più violazione dei diritti umani e mano soldi per le nuove generazioni (alla faccia di chi dice di voler "difendere" i bambini!). Eppure Justin Nelson, cofondatore e presidente della National Gay & Lesbian Chamber of Commerce, non manca di sottolineare come l'economia possa essere un'arma utile nelle proprie battaglie sociali, sottolineando come la comunità lgbt italiana vanta infatti un potere d'acquisto di ben 120 miliardi di euro.
In occasione del suo tour in Italia, Nelson commenta: «In Italia l'omofobia sta crescendo, soprattutto nelle regioni settentrionali. Vorrei far capire che escludere i gay è nocivo specialmente per il business. Quattrocento grandi imprese e colossi finanziari hanno firmato la petizione dei gay americani per ottenere il matrimonio omosex. Hanno costretto la politica ad ascoltare quello che avevano da dire e la politica è particolarmente sensibile alle ragioni dell'economia. Anche in Italia può accadere lo stesso».

Il suo viaggio italiano toccherà città Milano, Trieste, Vicenza e Venezia. Ed è proprio in merito alla censura dei libri di educazione alla diversità da parte di Luigi Brugnaro che ha notato come «le iniziative di Brugnaro mettono a rischio l'economia della città» dato che «il turismo omosessuale americano vale 80 miliardi di dollari e l'84% dei gay statunitensi e il 36% dei transessuali hanno un passaporto. L'Italia figura nelle prime tre mete preferite di queste persone. Quello che Venezia sta facendo è mettere a rischio una parte della sua economia e se fossi in Brugnaro prenderei in considerazione l'ipotesi di cambiare strategia politica e puntare sull'inclusione».

Riguardo al crescente numero di multinazionali che stanno aderendo alla National Gay&Lesbian Chamber of Commerce (tra cui Facebook, Ibm, Verizon e Hbo), Nelson afferma: «Per prima cosa si tratta di una buona pratica. Da qualche anno queste aziende hanno capito che i gay, le lesbiche e i transessuali sono una fetta di mercato importante e il loro potere di acquisto, oggi, equivale a 880 miliardi di dollari: si tratta di 16-20 milioni di persone che se fondassero uno stato sarebbero la diciannovesima potenza mondiale. Per questo motivo i manager di queste imprese hanno incluso nella clientela la comunità lgbt e ora è chiaro a tutto il mondo del business che se non dirigi i tuoi servizi e il tuo marketing anche alle persone omosessuali sei poco competitivo».
Ha inoltre sottolineato come «l'inclusione delle persone omosessuali nel posto di lavoro è positivo per l'azienda stessa. Abbiamo calcolato che un dipendente gay spende il 15-25% delle sue ore lavorative settimanali preoccupandosi di non essere discriminato o di non ottenere l'adeguata considerazione o una promozione solo perché gay. Come attivista posso pensare che questo è orribile, ma come imprenditore è ancora peggio perché significa che il 25% dell'attività di quei dipendenti se ne va letteralmente fuori dalla finestra. È molto meglio per tutti se un lavoratore non viene deriso nelle pause caffé, anche da un punto di vista economico».

Riguardo all'ipotesi di cercare alleati nelle aziende, l'economista sottolinea come «in Italia vivono circa 3 milioni e mezzo di omosessuali, con un potere d'acquisto di 126 miliardi di dollari, equivalente alla 61ma potenza mondiale. Se fossero una regione sarebbero la sesta per importanza economica, come la Toscana. Se in Italia non esiste ancora una legge sui matrimony gay o sulle unioni civili, allora occorre far sapere alle imprese che devono diventare alleate di questo diritto, che in fin dei conti è un diritto umano e ciascuno dovrebbe poter sposare la persona che ama. Avere le aziende dalla propria parte è importante perché i politici ascoltano con attenzione il mondo del business. Se l'economia e la finanza americana non avessero dato il supporto alle nozze gay, forse saremmo ancora agli albori. E invece 400 grandi imprese hanno firmato la nostra petizione per l'uguaglianza tra il matrimonio etero e il matrimonio gay. Quando l'imprenditoria dice: ora basta, i miei dipendenti e i miei clienti devono avere questo diritto, allora la politica non può far finta di nulla».

Via: HuffingtonPost
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