Il sindaco di Ascoli dice che il diritto di parola degli omofobi è sacrosanto, vanno invece censurati i libri anti-discriminazione



Guido Castelli, sindaco di Ascoli Piceno, non si è limitato a patrocinare uno dei comizi di disinformazione a senso unico tenuti da Gianfranco Amato, ma è anche intervenuto per asserire dinnanzi alla cittadinanza che sia necessario poter essere contrari ai diritti lgbt. L'evento, voluto dalla Consulta per la Famiglia di Ascoli Piceno con il patrocinio dell'amministrazione comunale, si è svolto il 16 settembre 2015 con lo scopo di creare panico in merito ai presunti «sui pericoli che corrono la famiglia naturale e la società a causa dell'ideologia del gender».

Nel suo improponibile discorso, Castelli si è lanciato in una serie di contraddizioni gravi, così come in rivendicazioni dal sapore incostituzionale.

Si sa che questo è un tema non semplice da trattare perché circondato da ostilità, malevolenze e anche rissosità. Io ho detto «sì» alla richiesta di patrocinio di questa iniziativa come sindaco ed amministratore pubblico e non come portatore di una visione culturale.
I motivi sono stati due, e lo dico come sindaco ed amministratore di questa città. Innanzi tutto c'è un assoluto bisogno che il sistema pubblico e soprattutto la scuola pubblica esca dall'ambiguità su questo tema. È questa la ragione per cui ritengo giusto proporre con il patrocinio del Comune di Ascoli quella che può sembrare una valutazione alle valutazioni che il ministro Giannini su questa vicenda del "gender". Il ministro Giannini ha detto che non rientra nel progetto culturale del governo lo stimolo e la sollecitazione di una teoria nel senso "gender". Questo è quello che dice lei.
E fa richiamo a quelle norme che tuttavia possono aprire invece ad una visione delle cose e del mondo che va nel senso della cosiddetta dottrina lgbt.
Quello che però io da sindaco chiedo è che la scuola, nella sua autonomia, sia chiara nel dire se nel proprio POF vi sono o meno strumenti didattici po elementi divulgativi che vanno nel senso di propagare le teorie lgbt.

Considerato come il riferimento sia ad una norma che chiede il contrasto alle violenze di genere, c'è da chiedere se il sindaco di Ascoli, in qualità di amministratore pubblico, stia legittimando la violenza nei confronti di gay e transessuali così come auspicato dalla falsa propaganda di Amato. Il signor sindaco, infatti, pare anche dimenticare che non esiste alcuna fantomatica «ideologia gender» o che non è un'opinione il proporre elementi decontestualizzati per creare paura verso un qualcosa che manco esiste al solo fine di creare discriminazione e stigmi sociali. Tant'è che un vero confronto avrebbe quantomeno dovuto vedere una controparte, mentre un incontro a senso unico è ciò che serve per far credere a mere follie.

Eppure il primo cittadino non si è fermato lì e nel suo saluto ad Amato e alla sua propaganda d'odio nei confronti delle minoranze, ha aggiunto alcuni distinguo volti a sostenere che sia necessario abbattere la discriminazione fra sessi ma non quelle di genere. Dice infatti che «Nessuno di noi vuole contrastare la battaglia contro la discriminazione fra sessi, altro è quello di cui altri volumetti che circolavano parlano».

Si passa poi ad affermare che il Comune di Ascoli voglia dar voice a chiunque contrasti con il pensiero comune, evidentemente anche quando si tratta di mentire e discriminare. Il passaggio è degno di nota perché non si limita a legittimare la violenza di genere e la discriminazione nel nome di una fantomatica legge naturale, ma aprirebbe le porte al diritto di propagandare e diffondere anche tesi neonaziste, razziste, misogine e xenofobe (tutti temi che il sindaco dice non debbano essere mai imbavagliati).

Il secondo tema è quello che riguarda meglio questa vicenda. Io credo che non si possa imbavagliare nessuno. E se anche la proposta fosse venuta da qualcuno che magari contrasta con la mia visione antropologica della vita e del mondo, non è possibile che avvenga quello che è successo in questi giorni dove sono stato accusato di omofobia solo perché può parlare anche chi la pensa diversamente da quello che è il pensiero unico su questi temi. Io credo che sia doveroso da parte di un sindaco poter consentire a tutti la libertà di espressione. Perché l'unica cosa oscurantista è questa cappa di opacità e segretazione l'idea di chi ha il solo torto di proporre un modello antropologico che è basato sul diritto naturale. Credo che da questo a parlare di oscurantismo ce ne passi.
Poi io personalmente, e parlo come cittadino e genitore, che da una semplice posizione no-gender si debba arrivare invece alla rielaborazione culturale propositiva di temi e sistemi che, sposando l'antropologia personalistica e cristiana, possano sì parlare di come sia giusto contrastare la discriminazione delle donne e dell'uomo, ma da un punto di vista diverso da quello lgbt. Questo credo sia la vera sfida culturale per chi aderisce ad un modello culturale di un certo tipo. Non ridursi nella ridotta delle difese e avere la forza di proporre idee che aderendo su quel modello culturale che si basa sul diritto naturale, non sia solo contro qualcosa ma per la vita. E per il diritto di quei genitori di Ascoli che devono avere il diritto di essere informati se qualcuno, nell'esercizio dell'autonomia scolastica, volesse proporre o ideare una riformulazione di quei libretti dell'Unar che ad Ascoli, come a Venezia, spero non compaiano perché farei la stessa cosa che ha fatto il sindaco di Venezia qualora fossei messo nella condizione di farlo.

Insomma, se il sindaco sostiene che Amato abbia il diritto di poter dire qualunque cosa gli passi per la mente (indipendentemente dalla veridicità), pare che la stessa sorte non spetti a chi la pensa in maniera scientifica al punto da dirsi pronto alla censura.

Clicca qui per ascoltare l'improponibile discorso di Guido Castelli.
Commenti