La nuova stepchild adoption colpirà i figli adottivi, escludendoli da qualunque diritto



Non passa giorno senza che la proposta di legge Cirinnà sulle unioni civili venga svuotata di un qualche pezzo. Non solo verrà annullata qualsiasi equiparazione fra coppie eterosessuali ed omosessuali (peraltro escludendo quest'ultime dalle garanzie costituzionali che rimarranno un diritto derivante dall'orientamento sessuale), ma anche i diritti continuano ad affievolirsi attraverso l'introduzione di continui distinguo.

Come nota Alessandro Gilioli de L'Espresso, l'ultima versione del testo sulle "formazioni sociali specifiche" introduce ulteriori discriminazioni all'interno della nuova definizione di stepchild adoption. S nella proposta originaria era prevista la possibilità di adozione del figlio del compagno o della compagna, il nuovo testo specifica che sarà possibile adottarli soltanto i figli saranno biologici.
Quella differenza non è cosa da poco dato che andrà a creare disparità di diritti fra figli biologici e figli adottivi: i primi potranno godere di pieni diritti mentre gli altri si vedranno esclusi da qualsiasi tutela, compresa l'eredità.
Verrà dunque reintrodotto in distinguo eliminato nel 1983 e nel 2001, quando si precisò che il diritto all'adozione non è quello dei genitori ad avere un bambino, ma quello dei minori ad avere una famiglia. Eppure se un figlio adottivo vivrà in una famiglia gay, qual diritto gli sarà negato quasi fosse suna punizione per il suo essere cresciuto in una famiglia poco gradita all'integralismo.

Eppure quelle discriminazioni continuano a non bastare all'integralismo, pronto a chiedere che i gay e i loro figli siano privati di qualunque diritto. I mantra sono sempre gli stessi. Maurizio Lupi, presidente dei deputati Ap, afferma che «la nuova versione del ddl Cirinnà sulle unioni civili è una inaccettabile forzatura di cui non comprendo il senso. Il Partito democratico, avallandola, sta sprecando un'occasione, non quella di ottenere una legge purchessia con maggioranze spurie, ma di fare insieme una buona legge. Introdurre tensioni nella maggioranza continuando ad alzare asticelle divisive non è un buon servizio né al governo né al Paese».
Dello stesso avviso è anche Maurizio Aacconi, che lamenta come «il nuovo ddl riproduce sostanzialmente l'originaria impostazione del riconoscimento della genitorialità omosessuale e dell'omologazione tra unioni civili e matrimoni, anche se riduce l'esatta sovrapposizione tra i due istituti. Per noi il testo non risolve i problemi principali. Rimane il macigno divisivo della genitorialità e della legittimazione dell'utero in affitto che noi chiediamo anzi di perseguire come "reato universale". In queste condizioni l'iscrizione nel calendario dell'aula senza relatore è inaccettabile perché la commissione rimane il luogo dell'approfondimento e del confronto altrimenti negati»
Anche Paola Binetti si è lanciata nell'ostentare il suo disappunto, sostenendo che «tutti è ormai chiaro che serva una legge, non solo per garantire i giusti diritti delle persone omosessuali, ma anche per bloccare in modo chiaro e definitivo il ricorso all'utero in affitto e per ribadire la netta differenza tra matrimonio e unione civile. Le stepchild adoption come prevista dal ddl Cirinnà, non può che condurre direttamente ad incentivare la pratica dell'utero in affitto, di cui non si ribadirà mai a sufficienza fino a che punto stravolge il naturale senso di maternità, coinvolgendo donne in stato di grave necessità economica».

Insomma, nonostante la legge non citi neppure in considerazione la maternità surrogata, quello è il punto su cercano di creare astio attraverso l'ignoranza di chi potrebbe persino finire con il credergli. Il tutto, peraltro, sottolineando una certa superficialità sul tema. Va infatti notato come non abbiano mai avuto nulla da ridire sulle coppie eterosessuali che costituiscono la maggioranza delle persone che ricorrono a quella pratica (anzi, in paesi poveri come l'India riservano quelle pratiche alle sole coppie eterosessuali).
Se poi dovessimo prendere per buono ciò che dice la Binetti e se alcune donne fossero davvero pronte a partorire perché in difficoltà economica, siamo certi che togliendogli quei soldi si faccia il loro bene? Nessuno dei cattolici ha mai avanzato una sola proposta volta a offrire un'alternativa a quella gente, né si è mai occupato di proporre iniziative che possano soppiantare le necessità economiche di quelle ragazze... il rischio, dunque, è che quei soldi possano essere poi cercati in modi ancora peggiori, magari vendendo il proprio corpo, commerciando in organi umani o ricorrendo al mercato nero.

Intanto la maggioranza del Pd resta compatta nel supportare il nuovo testo ormai depotenziato e Monica Cirinnà asserisce che «nell'ordinamento giuridico italiano ci sarà il riconoscimento pieno delle coppie composte da persone dello stesso sesso, questo avverrà attraverso un nuovo istituto giuridico di diritto pubblico, denominato unione civile. Come ripeto da mesi, nessun passo indietro sul riconoscimento dei diritti sociali. Stepchild adoption e reversibilità della pensione restano previsti, così com'erano. Cosa cambia, quindi? non più un registro ad hoc per le unioni civili, le coppie saranno iscritte, più correttamente, nell'archivio dello stato civile; soppressi alcuni rimandi agli articoli del codice civile che regolano il matrimonio: i diritti e i doveri delle coppie unite civilmente sono elencati negli articoli 3 e 4 che si riferiscono alla vita familiare e agli obblighi di mutua assistenza e di contribuzione ai bisogni comuni e ai diritti sociali derivanti dalla condizione di coppia, sono previsti i diritti successori dei coniugi. Le leggi, gli atti aventi forza di legge, i regolamenti e i contratti collettivi, ove si riferiscono al matrimonio e ai coniugi si applicheranno anche alle parti dell'unione civile. Resta anche il titolo secondo sulla disciplina della convivenza: le coppie di fatto etero e omosessuali vedranno scritti nero su bianco tutti quei loro diritti sanciti dalla giurisprudenza italiana ed europea. Chi si lamenta di non essere stato consultato, dice il falso. Il nuovo ddl che ho presentato recepisce il testo base adottato in commissione a marzo, ben 6 mesi fa».

Riguardo ai tempi, il ddl potrebbe giungere in aula il 13 ottobre prossimo. Così quantomeno è quanto ipotizza Scalfarotto, anche se precisa che «occorrerà fissare una capigruppo per inserire nel calendario le unioni civili che attualmente non sono previste».
Inoltre pare imporbabile che la Commissione Giustizia potrà mai concludere l'esame delle migliaia di emendamenti presentati da Ncd e Forza Italia, motivo per cui è plausibile che si andrà in aula senza relatore. In tal caso, però, sarà la camera a scegliere come testo base uno dei vari ddl depositati e non necessariamente il testo in discussione da mesi.
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