L'associazione ProVita incita le famiglie a spingere al suicidio i figli transessuali



I dati parlano chiaro: l'incidenza dei suicidi fra le persone transessuali è del 5% fra chi ottiene il supporto delle proprie famiglie e del 57% fra chi è vittima di un rifiutato. Ma non solo, il supporto delle famiglie può portare ad una vita gratificante nel 72% dei casi (contro il 33% di chi sperimenta un rifiuto) così come gli abusi familiari scendono dal 55% allo zero. La depressione è sperimentata nel 74% delle persone rifiutate dalla famiglia contro il 23% di chi ha il loro appoggio.
Eppure, all'interno della sua incessante propaganda di incitamento all'odio omofobico e transofobico, l'associazione ProVita è responsabile della pubblicazione di un vergognoso articolo in cui si incitano le famiglie a creare quelle condizioni che possano spingere i figli transessuali verso il suicidio.

L'agghiacciante articolo, firmato da Francesca Romana Poleggi, si apre con le solite menzogne: viene negato il concetto stesso di orientamento sessuale, sostenendo che omosessualità e transessualità siano solo "mode" e che un genitore cattolico abbia il dovere di impedirle. Scrivono:

Atteggiarsi a gay o lesbica comincia ad esser “figo”, trasgressivo, tra gli adolescenti. Anche il transgenderismo sta diventando una moda.Da questa moda, poi, i ragazzi non traggono alcun giovamento: anzi se incappano in qualche “cattivo maestro”, più grande, “a caccia di carne fresca”, rischiano di essere convinti che “quella è la loro vera natura”, e finiscono in un mondo in cui per ammissione dei suoi stessi membri, si vive spesso nel vizio, nella violenza, nella disperazione.

Si passa così al sostenere che i transessuali debbano essere visti come persone malate e che sia fondamentale insegnare ai bambini a provare disprezzo nei loro confronti:

Quindi, non dobbiamo farci ammansire dalle riviste, dai documentari, dalle fiction che presentano il transgenderismo, soprattutto dei bambini, come normale. Se non sono in mala fede, hanno dato il cervello all’ammasso, si sono prostrati alla moda del politicamente corretto senza se e senza ma.Se, invece, si andasse ad approfondire e a cercare la verità senza paraocchi ideologici, ne guadagneremmo tutti, in pace e serenità. E la società crescerebbe più sana, i ragazzi più sereni.La disforia di genere è una malattia.

Ormai è noto come l'associazione abbia imparato a sostenere che qualunque forma di odio, di violenza e di rigurgito neofascista sia computa per il bene dei bambini, anche quando quegli stessi bambini vengono condannati a torture e a morte quasi certa dalla dittatura di un pensiero malato basato sul pregiudizio. Così come si è notato come la violenza creata dall'integralismo religioso venga poi utilizzata per stigmatizzare i transessuali e renderli doppiamente vittima: dapprima segregandoli in un ghetto e poi accusandoli di vivere in quelle condizioni che si è provveduto a creare.

Ed è così che il sito integralista si lancia nel sostenere che la transessualità possa essere combattuto solo in presenza di genitore di ambio i sessi, in modo tale da poter redarguire i piccoli per la loro sessualità e cercare di imporgli la vita che i loro genitori hanno deciso a tavolino per loro. Ed è così che, ancora una volta, i bambini vengono così mostrati come giocattoli, da strumentalizzare ed indottrinare a proprio piacimento senza mai tenere conto del loro diritto all'identità. I bambini con contano nulla dato che a contare sono solo i desideri e l'egoismo dei loro genitori.

Scrivono:

In casi in cui si riscontrasse un serio disturbo di identità, i genitori (se presenti non solo di corpo, ma di cervello – e questo potrebbe essere un problema) naturalmente mostreranno di apprezzare molto i propri figli e di amarli così come sono. E spontaneamente –e senza far tragedie– sottolineeranno che apprezzano molto la loro mascolinità o femminilità. E qui gioca un ruolo ESSENZIALE la presenza di un genitore maschio e una femmina (!).Se nonostante questo la disforia persistesse dopo lo sviluppo (che deve essere naturale), allora il medico può intervenire.
Si potrebbe leggere, per esempio “Paper Genders” di Walt Heyer : l’ex transessuale, ora votato all’aiuto e al sostegno delle persone con la disforia di genere, spiega bene che questo disturbo è una sorta di depressione legata al proprio sesso: quando si presenta, chi vuole il vero bene della persona, gli cura la depressione, non lo indirizza nel tunnel degli ormoni e delle operazioni di chirurgia plastica genitale.
Perché cambiare davvero sesso non si può.

Ed ancora:

Oggi i giornali ci presentano le storie commoventi di madri che (mutatis mutandis) si comportano come i genitori di Bruce Reimer, perché non solo hanno incontrato il “dottor Money” della situazione, ma sono state influenzate da tutto il bombardamento mediatico che stiamo subendo su quanto sia bello e normale essere transgender (leggere sempre la storia di Walt Heyer, però: bisogna sentirla un’altra campana, o no?).
E magari la confusione sessuale in testa ai ragazzini l’hanno messa a scuola, a forza di fare “educazione alla parità di genere”…
Queste madri (come Angelina Jolie) stanno rovinando i propri figli. E’ come se ad una persona anoressica che si vede grassa noi dicessimo “E’ vero. Mettiti a fare una cura dimagrante”.
Non ci vuole tanta scienza per capirlo, basterebbe il buon senso e un po’ di sano realismo.

Ecco, dunque, che l'associazione chiarisce come sia necessario creare quelle condizioni che possano spingere i figli al suicidio nel nome dell'ignoranza e del pregiudizio. Ormai qui non si è più dinnanzi ad un'espressione del proprio penero, si è dinnanzi a chi sta organizzando un genocidio nel completo disinteresse di un Governo che avrebbe il dovere di tutelare i ragazzi lgbt da chi li vorrebbe morti.

Clicca qui per leggere l'articolo pubblicato da ProVita.
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