L'aula consigliare di Roma ha fatto decadere Marino



Ignazio Marino non è più il sindaco di Roma. Dopo il ritiro delle sue dimissioni, 26 consiglieri hanno consegnato le proprie dimissioni per far decadere la giunta. Tutte le firme sono state depositate in Campidoglio. Ora la presidente d'Aula, Valeria Baglio, comunicherà la decadenza al prefetto che provvederà a procedere a firmare il decreto di scioglimento.
La decisione è stata presa mentre è giunta notizia che il sindaco è indagato dalla procura di Roma sul caso degli scontrini. «Un atto dovuto». afferma Marino. «Io sono convinto di aver spiegato bene le mie ragioni e la mia trasparenza: sono assolutamente convinto di non aver mai utilizzato denaro pubblico a fini privati semmai ho fatto il contrario».
Difficile però è ritenere che quella vicenda possa riguardare i motivi che hanno spinto il Pd a farlo decadere, soprattutto considerato come la quasi totalità dei politici italiani sia stato condannato più volte e qui si sia dinnanzi ad un'inchiesta non ancora avviata. In altre parole, evidente è l'uso di due pesi e due misure di chi difende le persone condannate in via definiva e spedisce al patibolo una persona a cui è stato semplicemente chiesto conto delle proprie azioni (e che quindi avrà tutto il tempo di difendersi).
La decisione è quindi politica. Di una politica che non ama i liberi pensatori e che vuole burattini da poter muovere secondo i desideri delle lobby di potere. Quelle lobby che negano i diritti, uccidono, diffamano, rubano ma rendono felici altri potenti. Chi lavora per i cittadini da fastidio e, lo abbiamo visto, deve essere rimosso.
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