Mario Bonfanti ospite a Gay Bar



Il coming out di Monsignor Krzysztof Charamsa ha scosso le fondamenta della Chiesa Cattolica, infrangendo un tabù molto scomodo a poche ore dall'inizio del Sinodo sulla famiglia.
Mai prima d'ora un uomo di Chiesa con un ruolo preponderante si era spinto a presentare al mondo la fonte del suo amore, il compagno Eduard Planas. Charamsa è stato infatti ufficiale della Congregazione per la Dottrina della Fede dal 2003, segretario aggiunto della Commissione Teologica Internazionale vaticana e insegnante di teologia alla Pontificia Università Gregoriana e al Pontificio Ateneo Regina Apostolorum a Roma.
Il Vaticano ha definito il gesto di Charamsa «non responsabile&raqip; e dichiarato che «dovrà lasciare gli incarichi».

È possibile far convivere fede e omosessualità? Come reagisce la Chiesa Cattolica di fronte al coming out senza telecamere di un ministro del suo Culto? Saranno queste le domande a cui Gay Bar su Radio Stonata cercherà di dare risposta questa sera (a partire dalle 18) attraverso una chiacchierata con Mario Bonfanti, prete dichiaratamente gay e attivista, per anni sacerdote cattolico e oggi vicino alla congregazione di ispirazione protestante Metropolitan Community Church.

In una recente intervista rilasciata a Repubblica, don Mario ha raccontato: «Mi ha convocato il vescovo. Ero viceparroco in Sardegna, a Guspini. Ha cominciato a fare allusioni, giri di parole. L'ho interrotto. Gli ho detto: "Eccellenza mi volete allontare per la mia omosessualità?". Mi ha risposto che sì, non era opportuna. Ho replicato che il suo predecessore, il vescovo che mi aveva ordinato sacerdote, era perfettamente a conoscenza del fatto che sono un omosessuale. Non è servito. Nonostante le proteste dei parrocchiani sono stato allontanato. Voleva mandarmi in terapia». Esiste infatti «un convento nel Nord Italia dove vengono mandati a riflettere i sacerdoti che manifestano tendenze sessuali non consone. Un luogo dove ti aiutano a ritrovare la retta via». Don Mario si è rifiutato di andarci.
Riguardo alla sua cacciata dalla Chiesa Cattolica, racconta che: «Nel 2012, a 41 anni, io ho avuto l'opportunità di ricostruirmi una vita, sono un libero professionista, guadagno il necessario. Ma sa quanti sacerdoti di 50-60 anni vivono con angoscia, nel terrore che la scoperta della loro omosessualità li rovini, li privi dello stipendio mensile, li lasci senza un mezzo di sostentamento? E allora vivono storie clandestine, si incontrano in saune di periferia. È questa la pienezza di vita che predichiamo?».
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