Possibile che solo l'orrore possa risvegliare le coscienze?



È una fotografia che ha fatto storia e che ha contribuito a porre fine alla guerra in Vietnam. Era l'8 giugno 1972 e il comando americano aveva appena bombardato con il nepal il villaggio del Trang Bang, nel Vietnam del Sud. Kim Phuc aveva solo nove anni e in quell'istantanea la si vede mentre scappa nuda con la schiena in fiamme. Sapremo poi che gridava: «Brucio! Muoio!».
E così sarebbe stato se l'autore di quello scatto, Chris Wain, non fosse andato a cercarla all'ospedale britannico in cui era stata ricoverata. I medici avevano già dato per scontata la sua morte ma il reporter riuscì a farla trasferire in un centro specializzato per grandi ustionati. Poi il trasferimento in Canada, dove la donna vive ancor oggi. Ora ha 52 anni, è laureata in legge ed è anche ambasciatrice Unicef. A far parlare di lei è la notizia di un intervento che, attraverso una tecnica innovativa, potrebbe portarla a veder ridotte le cicatrici che ha ancor oggi sulla schiena e che ancor oggi le provocano dolore quando si stende a letto.

Una fotografia che così cambiato la storia, portando a conoscenza dell'opinione pubblica una realtà che pochi conoscevano e che tanti non volevano conoscere. Si preferiva pensare che i vietcong fossero una minaccia e che fosse necessario proteggere i propri figli dalla loro esistenza, anche a costo di uccidere e torturare dei bambini.

Eppure è una storia che ancora si ripete, dove l'assenza di immagini altrettanto drammatiche porta la gente a non rendersi conto dei crimini che si stanno componendo nella convinzione di doversi "difendere" dall'altro.
È ad esempio il caso della Polonia, dove le destre integraliste hanno stravinto alle urne attraverso la promessa di politiche anti-inclusive e l'individuazione di persone da indicare come "nemici" e da combattere nel nome della più bieca discriminazione. Oppure è il caso di quei gruppi criminali che girano l'Italia a predicare falsità, promettendo benessere in cambio di politiche omofobe e irrispettose dei diritti umani (non è certo un caso se chi parla di "gender" sono quelle stesse persone che festeggiano se i migranti muoiono nel Mediterraneo o che rivendicano la loro libertà religiosa mentre auspicano la repressione di chi ha religioni diverse).
Siamo al capolinea, in un rigurgito di violenza dettata dall'invi-dualismo e dall'egoismo, da sempre prolifici nei momenti di crisi economica e da sempre cavalcati dall'odio delle destre. Si è pronti ad uccidere nella speranza di poterci guadagnare qualcosa, annientando e rifiutando la dignità stessa della vita umana.
E questo sino a quando l'orrore non porti la comunità a rendersi contro dell'orrore che qualcuno vuole creare. Si pensi al Brasile, dove ci vollero le tragiche immagini del corpo straziato di Daniel Zamudio per portare all'approvazione di una legge contro la violenza omofoba. O gli Stati Uniti, dove ci vollero le immagini delle sevizie subite da Matthew Shepard per risvegliare le coscienze.

C'è ora da chiedersi quante altre istantanee serviranno per cambiare le cose e per ricordare alla massa integralista che non è uccidendo che si può costuire un fututo?
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