Puglia. Un prof denigra un ragazzo troppo "gentile", interviene un collega omosessuale



La denuncia arriva da Il Grande Colibrì, il blog che ha raccolto la denuncia di un professore gay disgustato dall'atteggiamento omofobo di un collega..
I fatto sarebbero avvenuti lo scorso anno all'interno di una classe tutta al maschile di un istituto scolastico in Puglia. Quella caratteristica avrebbe spinto un insegnate a far continuo uso di riferimenti alla sessualità e alla prevalenza della forza mascolina, sino al punto da aggrapparsi ai modi «troppo gentili» di uno studente per continue denigrazioni (come l'uso di riferimenti al femminile). Il ragazzo avrebbe poi raccontato che «anche chi non si permette di dirmi niente in altri momenti, in quelle situazioni si scaglia contro di me, cambia espressione, sembra invogliato dall'autorizzazione del nostro insegnante. Tutto questo mi fa ancora più male!».

Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso ci mostra tutta la crudeltà di cui l'ignoranza è capace. È il professore che ha ascoltato il racconto ragazzo ad affermare:

La ricostruzione è confusa, mi dice che aveva necessità di uscire perché aveva mal di stomaco, ma all'improvviso il docente gli chiede se abbia il ciclo. Mentre tutti ridono, qualcuno gli butta addosso un pacco di fazzoletti, gridando: «Voi non uscite mai senza questi!». Inizia a piangere, lui lo invita a non fare la femminuccia e a stare allo scherzo: tra uomini si fa così. Matteo piange e mi racconta che è talmente forte lo spasmo che ha nel versare le lacrime che a poco a poco i suoi compagni smettono di ridere e piomba il silenzio. Il prof riprende a far lezione e lui resta solo a calmarsi. Mi scrive che il tempo si è fermato in quell'istante: doveva andare lontano da quel posto e da quella classe.

Il professore non ha mancato di sottolineare come la vittima abbia espressamente chiesto di non far sapere la cosa in giro. Dinnanzi alle perplessità del docente, gli avrebbe spiegato che a casa non avrebbe avuto alcun conforto dinnanzi a quanto avvenuto. Viene inoltre sottolineato come «in tutta la nostra conversazione mai sono state proferite le parole "gay" o "omosessuale", ma so per certo di continui epiteti dialettali a lui rivolti. Non è ancora pronto nemmeno per se stesso e questo lo rende fragile due volte, esposto ad una doppia sofferenza».

A quel punto il professore ha affrontato il collega, chiedendo conto del suo comportamento. Racconta:

Alla domanda solleva le spalle e afferma: «Oggi vi riempite la bocca con questa parola. È sufficiente ricordare quali sono i ruoli che competono a uomo e donna per farvi sparare queste boiate». Mi sono promesso di non fare commenti e di mantenermi terzo, ma incalzo: «Non mi hai risposto, però». «Gli ho semplicemente detto di non continuare ad essere così donnicciola e di rendersi conto che un domani avrebbe dovuto fare l'uomo» replica, serenamente. Mi guarda e aggiunge: «Tutto qui».
«Ma ti rendi conto che questa frase, detta davanti alla classe, lo ha inevitabilmente messo in difficoltà?» gli chiedo. Lui si innervosisce e mi ricorda che la normalità è altra ed avere parrocchiani comuni al di qua e al di là della cattedra non rende l'anormalità assimilabile alla vita quotidiana. Lo vedo, è contento. Sa di poter colpire me così.

Quando gli è stato chiesto se avesse tollerato un simile comportamento nei confronti di suo figlio, il professore avrebbe tranquillamente fatto trasparire come l'intero comportamento fosse edttato dal solo pregiudizio. «Mi rammenta che il figlio è fidanzato, però aggiunge che un figlio è sempre tale, ma non sa che reazione potrebbe avere. I pantaloni a casa sua non li portano in due: questo gli è stato trasmesso e questo ha insegnato».
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