Rete Lenford annuncia un ricorso a Strasburgo contro il Consiglio di Stato



I legali di Rete Lenford annunciano la volontà di ricorrere a Strasburgo contro la sentenza con cui Consiglio di Stato ha vietato qualsiasi trascrizione dei matrimoni contratti all'estero far persone dello stesso sesso. dalle pagine di Repubblica, gli avvocati affermano: «Il verdetto si regge su una interpretazione errata del diritto civile e costituzionale. L'articolo 115 del codice civile ha un contenuto differente da quello che sostiene il Consiglio di Stato. Esso fa espressamente riferimento solo e soltanto agli articoli del codice sulla maggiore età, sulla libertà di stato e sui gradi di parentela e affinità per poter contrarre matrimonio. Se sono soddisfatti i predetti requisiti, il cittadino italiano può contrarre matrimonio all'estero». Si afferma, inoltre «l'inesistenza del matrimonio same-sex, contestualmente alla citazione della sentenza 4184 della Corte di Cassazione che dice il contrario, e si sostiene in maniera irrefutabile che il matrimonio same-sex contratto all'estero è improduttivo di effetti. La sentenza dei giudici amministrativi dice, poi, che l'articolo 29 della Costituzione ha costituzionalizzato il matrimonio eterosessuale cosa che neppure la Corte Costituzionale ha mai affermato».

È invece sulla loro pagina Facebook che aggiungono:

I giudici si sono espressi nel merito sostenendo la non trascrivibilità dei matrimoni contratti all’estero ed hanno ritenuto, diversamente da quanto affermato sino ad ora da ben quattro TAR, che sussista in capo al Ministro e quindi ai Prefetti il potere di annullare gli atti di stato civile.
La sentenza si pone in aperto contrasto con le pronunce della Corte di Cassazione sulla validità dei matrimoni contratti all’estero ed arriva ad affermazioni gravi come quella per cui l’attribuzione al giudice ordinario del controllo sulla rettificazione degli atti di stato civile sarebbe contrario alle esigenze di certezza del diritto e creerebbe un sistema non controllabile da un’autorità centrale. La revocabilità in via amministrativa degli atti di stato civile, così ritenuta dal Consiglio di Stato, è una decisione che mette a rischio i diritti civili di ogni cittadino e stride con il principio di separazione dei poteri a cui gli ordinamenti democratici sono ispirati.
La sentenza, inoltre, dimostra una preoccupazione eccessiva nei confronti della politica laddove si pone un tema di “opportunità” che non dovrebbe mai entrare in un’aula giudiziaria.
Non condividiamo la decisione, né per i profili di diritto civile né per quelli di diritto amministrativo e riteniamo ci siano gli estremi per continuare a sostenere le ragioni del diritto e portare la questione anche davanti alla Corte Europea dei Diritti Umani.
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