Sgarbi invitato alla Camera da Giovanardi: «Quelli gay non sono matrimoni, sono culimoni»



Nel tentativo di impedire qualunque riconoscimento alle famiglia gay, il senatore Carlo Giovanardi continua ad invitare in Parlamento chiunque possa manifestare un'opinione omofoba. Se in passato ha già spalancato le porte del Senato a personaggi discutibili come Gianfranco Amato e Toni Brandi, questa volta la sua scelta è caduta su Vittorio Sgarbi.
Il critico d'arte è stato invitato alla Camera per presentare quelli che secondo Giovanardi dovrebbero essere dei validi motivi per impedire il riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali e per preservare la norma che rende orfani i figli delle famiglie omogenitoriali.
Durante il suo discorso, Sgarbi ha affermato che: «il matrimonio è un'incu***ta» e che «io sono contrario a ogni tipo di matrimonio, in particolare quello etero». A spiegarci il perché dell'invito è il suo sostenere che il bambino vada «difeso» e che non esiste figlio senza la madre. I bambini hanno bisogno della madre, dice, e il matrimonio si chiama così perché il punto centrale è la madre, il dono della modernità. «Infatti quello omosessuale non può esistere, dovrebbe chiamarsi culimonio».
Si è poi passati a sostenere che le donne «non devono fare attività politica, guardate la Pivetti, la Boldrini, pensate alla Anselmi che s'e'inventata la P2, che non esiste, o alla Bindi... persino Verdiniè meglio della Bindi».
L'unica cosa sensata è quanto dichiarato sul finale, con parole che hanno spiazzato Giovanardi. Il critico è infatti rinsavito ed ha quantomeno notat: «Certo, però, se la madre non c'è meglio due padri che nessuno…».
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