Unioni Civili: pronto un nuovo testo. I gay non saranno considerati famiglia e i loro figli saranno privati dalle tutele



Stando alle anticipazioni pubblicate da L'Espresso, il governo starebbe per approdare ad una terza versione della legge sulle unioni civili, ulteriormente depotenziata per accontentare il Nuovo Centrodestra.
Viene confermato che le unioni fra persone dello stesso sesso non godranno di alcuna tutela costituzionale dato che si baseranno sull'articolo 2 della Costituzione (anziché il 29). Sparirebbe il riferimento al «registro delle unioni civili» che verrà soppiantato da un generico «archivio dello stato civile», così come si provvederà a eliminare tutti gli obblighi e doveri verso i figli.
I minori non avranno dunque le stesse tutele dei loro coetanei dato che il Ncd non vuole assolutamente che ci possa essere il benché minimo riferimento a «famiglia» e  «matrimonio». Gli articoli 147 e 148 del codice civile rimarranno così destinati alle sole coppie eterosessuale dato che il testo recita: «Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l'obbligo di mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni».
Dalle fila dl Pd c'è chi minimizza nel sostenere che non si tratti di modifiche sostanziali ma solo terminologiche, eppure la volontà di legittimare distinguo si stampo nazista ha tutta l'aria di voler legittimare la discriminazione attraverso unioni ghetto che creano distinguo sociali legati a presunti diritti di nascita. Perché un governo che non riconosce le unioni gay come una famiglia è un governo che sta istituzionalizzando l'omofobia e la discriminazione.

Le uniche note positive pare siano la sopravvivenza della stepchild adoption e della pensione di reversibilità, anche se tutto pare verrà messa a repentaglio attraverso una clausola che permetterà al presentazione di decreti correttivi per i prossimo due anni. Ciò non solo porterebbe a non avere certezze sino al 2018, ma prevederebbe possibili correzioni imposte dalla maggioranza che si verrà a creare dopo le nuove elezioni (la scadenza è infatti fissata al di là dell'attuale legislatura).
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