Adinolfi spinge verso una guerra di religione: «Tra i musulmani non c'è dolore per i morti occidentali»



Non è facile comprendere che cosa passi per la testa di Mario Adinolfi ma, a voler fare psicologia spicciola, verrebbe facile ipotizzare di essere dinnanzi ad un uomo che non comprende l'esistenza delle diversità e che vorrebbe annientali pur di non mettersi in discussione. Per lui i gay sono un nemico da combattere. I transessuali sono un qualcosa da non comprendere. Ed ora pure i mussulmani paiono essere entrati a far parte del suo libretto nero. Non l'integralismo islamico, si badi bene, ma i mussulmani in quanto tali.
Non certo nuovo a facili generalizzazioni utilizzate per alimentare odio verso intere comunità, è dalla sua pagina Facebook che il direttore de La Croce scrive:

Ho notato che dopo la bordata di fischi che si sono alzati allo stadio turco nel momento in cui l'altoparlante ha chiesto sessanta secondi di silenzio per i morti di Parigi, con tanto di coro "i martiri non muoiono mai", i sacerdoti del politically correct stanno cercando di spiegare con una serie di distinguo inventati che non si trattava di fischi contro le povere 132 vittime francesi. In Turchia ci sono stato molte volte, conosco il mondo arabo e musulmano: la maggioranza di islamici (non di islamici residenti in Europa, di islamici dei paesi islamici) non piange i morti di Parigi. E non è equidistante tra noi e Al Baghdadi. Tra i musulmani che frequentano le moschee da Istanbul fino alla Mecca non c'è dolore per i morti occidentali, nella stragrande maggioranza dei casi. Il dolore è solo nostro, la paura è nostra. Meglio saperlo.

Basta accedere alla cronologia del messaggio per notare quali differenze siano state introdotte nel giro si soli quattro minuti. Il numero delle vittime è stato aggiornato da 129 a 132 e la sua conoscenza del mondo islamico è stata ridimensionata (inizialmente sosteneva di conoscerlo «molto bene», poi semplicemente di conoscerlo). Anche chi viene accusato di non piangere per le stragi passa da «una buona maggioranza di islamici» a «la maggioranza di islamici».
I «morti di Parigi» sono diventati i «morti occidentali», così come la distanza fra «Parigi e Al Baghdadi» è ben presto divenuta la distanza fra «noi e Al Baghdadi». Insomma, il lettore medio deve sentirsi minacciato e deve aver paura. paura non tanto dell'integralismo, ma di chi ha una religione diversa dalla propria.

A dirlo è chi risponde al fanatismo chiedendo che il l'integralismo cattolico sia reso legge, quasi come se il problema fossero le persone e non il fanatismo in sé. E poco regge qualunque accusa al Corano a fronte di chi è parte di gruppi che citano a memoria i passi del Levitico che invitano a lapidare i gay. O anche da quanti sostengono la superiorità della Bibbia, forse ignorando come in quelle pagine si possa leggere si dica : «La tua mano raggiungerà ogni tuo nemico, la tua destra raggiungerà chiunque ti odia. Ne farai una fornace ardente, nel giorno in cui ti mostrerai: il Signore li consumerà nella sua ira, li divorerà il fuoco. Sterminerai dalla terra la loro prole, la loro stirpe di mezzo agli uomini».
Il problema sono dunque realmente i testi o a preoccuparci dovrebbero essere i fanatismi di chi si attacca a quelle parole per legittimare la propria ideologia? Ad oggi i sostenitori del giornale di Adinolfi lodano quelle pagine per il loro contributo alla crociata contro l'evoluzione «dei convincimenti e dei pregiudizi» degli italiani. E tanto basterebbe a farsi qualche domanda.
Ma soprattutto, chi chiede consensi al grido di «difendiamo i bambini» può poi essere pronto a bombardarli solamente perché i loro genitori credono in un altro Dio?
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