Ancora grane per la famiglia Chaouqui, tra falsificazioni dei documenti per la Ztl ai reati informatici



Francesca Immacolata Chaouqui è finita alla ribalta delle cronache dopo l'arresto in merito all'inchiesta sui «corvi» del Vaticano.
Tra le prime collaboratrici del giornale integralista di Mario Adinfolfi (che a sua volte la lodò come una delle più strette collaboratrici di Papa Francesco) non ha mai mancato di far parlare di sé per la facilità con cui lanciava giudizi morali contro la comunità lgbt. Ha provveduto a beatificare Adinolfi per la sua crociata omofoba, ha condannato l'esito del referendum irlandese e ha elargito complimenti agli integralistica che hanno preso parte al Family Day con la scusa di vole «difender» i propri figli da un mondo senza intolleranza. tutto questo provvedendo a citare sempre l'opinioni di alti prelati, se non addirittura di Dio.
Ma come per il direttore del suo giornale (ossia quello divorziato che è contro divorzi e quello che ha due famiglie ma che non vuole che ai gay sia riconosciuta l'unica che hanno), spesso il proprio vissuto pare collidere con i presunti valori che si citano per legittimare l'oppressione altrui.

Il caso Vatileaks bis non è che la punta di un iceberg. A suo carico ci sarebbe anche un'inchiesta che l'ha portata a collezionare cinquanta multe, una denuncia per truffa, contraffazione di pubblici sigilli e falsa attestazione a pubblico ufficiale.

Quando ha cambiato macchina, c'è stato un errore tutto da chiarire avrebbe portato ad accoppiare la targa della sua nuova autovettura con il permesso per disabili intestato ad una zia, conferendole pieno accesso all'area Ztl. Per contestare alcune multe ricevute, la donna avrebbe provveduto a consegnare consegnare sia la carta d'identità e che il tagliando disabili della zia, peccato che l'anziana parente fosse morta nel 2008. Il comando della polizia locale di Roma Capitale ha quindi potuto constatare come i rinnovi dei documenti consegnati risultassero successivi alla data del decesso e presentassero timbri falsificati. Da qui la denuncia.

Ma non solo. Dalla Procura di Terni giunge un'altra inchiesta che coinvolge Francesca Immacolata Chaouqui e suo marito Corrado Lanino. I reati ipotizzati sono estorsione e intrusione informatica in un quadro di pressioni e ricatti simile a quello che ha fatto finire in arresto monsignor Lucio Angel Vallejo Balda e la stessa Chaouqui. Tra queste carte figurerebbero testimonianze di conti sospetto dello Ior, ma anche lettere personali e persino relazioni sull'attività dei «postulatori» che avrebbe fatto emergere pagamenti sottobanco per la gestione delle pratiche su canonizzazioni e beatificazioni.
I controlli disposti dal pubblico ministero Elisabetta Massini hanno fatto emergere gli affari e la rete di relazioni di Chaouqui e di suo marito, esperto informatico, fino a qualche tempo fa webmaster del circuito informatico di terzo livello della Santa Sede (poi trasferito nella clinica Santa Lucia con lo stesso incarico). Quella posizione gli avrebbe consentito di accedere a numerosi computer e carpire informazioni riservate da utilizzare poi per ottenere favori e incarichi per entrambi, ma anche per persone a loro vicine.

E dinnanzi a cotanto schifo, inquietanti sono gli scenari che riguardano la strumentalizzazione del caso. Ne sono un esempio le intollerabili parole pronunciate da Ferrara ai microfono di Radio 24, pronto ad accanirsi contro chi ha divulgato le notizie e non verso chi ha commesso i reati. ma non solo. il giornalista si è lanciato persino nell'asserire che: «Sant’Agostino diceva “taceat mulier in ecclesia” le donne fuori dai coglioni, non devono entrare nella chiesa: la chiesa è dei maschi e poi suore, brave, che fanno le iniezioni». Insomma, la colpa è delle donne in quanto donne.
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