Le lobby del gender: la nascita del movimento anti-gay italiano



Una delle domande più ricorrenti è il chiedersi come siano nati e come si siano sviluppati tutti quei gruppi d'odio che si oppongono ad un qualunque riconoscimento dei diritti gay. La loro propaganda si basa su teorie inventate e pare incredibile che siano riusciti a creare un dibattito attorno ad un qualcosa che nessuno ha mai proposto o formulato in ambienti scientifici.
Sarebbe come sostenere che gli unicorni esistano e pretendere l'approvazione di mozioni che portino interi consigli regionali ad esprimono a sostegno della loro salvaguardia. Senza un forte gruppo di pressione alle spalle, sarebbe un'impresa pressoché impossibile.
A fornirci alcune riposte ai nostri interrogativi ci ha pensato Yàdad De Guerre, autore di un incredibile reportage in otto capitoli che in questa sede proveremo a riassumere in quattro parti. Dato che la sintesi ci obbligherà a motivare sommariamente alcuni passaggi, per chiunque voglia approfondire l'argomento è caldamente consigliata la consultazione del documento integrale.


Il nostro viaggio incomincia nel 2005, l'anno in cui si tenne il referendum abrogativo della legge 40, ossia di una norma contro la procreazione assistita che fu fortemente voluta dal Vaticano. Non stupisce dunque che la CEI, ai tempi presieduta dal cardinale Ruini, ebbe un ruolo fondamentale nel dissuadere la cittadinanza dall'andare a votare contro una legge che è tutt'ora vigente nonostante ci siano state ben trentatré sentenze relative all'incostituzionalità ed illegittimità di buona parte del testo.
All'interno di questo progetto ebbe un ruolo fondamentale il comitato Scienza & vita, costituito il 19 febbraio con l'unico scopo di invitare i cittadini all'astensione. I membri furono contattati direttamente dal segretario generale della CEI, Giuseppe Betori, e ci fu molta opacità riguardo ai nomi soci. Solo a fatica si scoprì chi ci fosse realmente dietro ad un'entità che i giornali citavano in continuazione: a parte i fondatori (Paola Binetti e Bruno Dallapiccola) erano presenti anche tutta una serie associazioni cattoliche legate alla CEI: da Azione Cattolica al Movimento Cristiani Lavoratori, dal Forum delle Famiglie a Comunione e Liberazione. Insomma, si scoprì che, a dispetto del nome, quello none era un comitato scientifico propriamente detto ma quasi un'estensione della Cei.
Ottenuta la loro vittoria alle urne (si presentò solo il 25,9% degli aventi diritto e il quorum non fu raggiunto) il comitato non fu sciolto e nel dicembre del 2005 venne trasformato nell'attuale "Associazione Scienza & Vita". Il gruppo dichiarava di voler approfondire «i problemi legati alle ricadute della scienza e della tecnica sulla vita umana, con effetti che configurano una vera e propria questione antropologica».

La fondatrice, Paola Binetti, decise di abbandonare la guida dell'associazione per intraprendere la carriera politica: nel 2006 divenne senatrice con la Margherita, poi nel 2008 con il Partito Democratico, infine parlamentare con l'Unione di Centro dal 2010.
Membro numerario dell'Opus Dei, specializzata in Psicologia e Psichiatria all’Universidad de Navarra (l'università dell’Opus Dei), attiva da sempre nell'Università Campus Bio-Medico di Roma (sempre dell’Opus Dei) in cui ha ricoperto e ricopre diverse cariche, Paola Binetti fu tra le prime figure politiche cattoliche-democratiche. Un ruolo che la portò a condividere le posizioni dei cattolici conservatori su argomenti di "bioetica", cioè su tutto ciò che riguarda la vita e la famiglia da una prospettiva cristiana.
E' anche presidente del comitato scientifico del Movimento per la Vita, un'associazione legata alla CEI e direttamente connessa a Scienza & Vita.
Dalle fila di Scienza & Vita spuntò anche l'onorevole Carlo Casini. Forte di un'attività associativa iniziata all'interno di Azione Cattolica, nel 1975 fondò a Firenze il primo Centro di Aiuto alla Vita (CAV). Lo scopo era l'opposizione all'aborto volontario contro il movimento femminista che nel 1978 ottenne una legge sull'interruzione di gravidanza sicura e legale. Nel 1980 fu, poi, creata la prima associazione prolife italiana che raggruppò tutti i CAV sorti in Italia: il Movimento per la Vita di cui Casini fu presidente dal 1990 al 2015. Casini decise di entrare in politica e si candidò con la Democrazia Cristiana, divenendo deputato italiano dal 1979 al 1994. Dal 1984 fino al 1999 e dal 2005 ad oggi ha ricoperto il ruolo di parlamentare europeo.
Il Movimento per la Vita è una federazione di seicento movimenti locali, a loro volta parte del Forum delle Associazioni Familiari insieme ad una folta lista di altre associazioni cattoliche. Quest'ultimo venne fondato con l'apporto di casini nel 1992 e lo scopo era la "difesa della famiglia tradizionale" grazie alla collaborazione con l'associazione europea Fédération des Associations Familiales Catholiques en Europe.
Luisa Santolini, nel 2005 presidente del Forum, fece parte del Comitato Scienza & Vita, così come gran parte dei presidenti delle associazioni cattoliche inglobate nelle sue reti.
Nel 2002 il giornalista Sandro Magister (L'Espresso) parlò del Forum delle Associazioni Familiari e dell'associazionismo cattolico come di «lobbying all'americana» che lavoravano su obiettivi mirati attraverso forti pressioni.

Ecco dunque che pare ravvisarsi una strettissima vicinanza della CEI e dell'Opus Dei a tutte quelle persone che hanno formato il Comitato Scienza & Vita, così come alla loro battaglia che nel tempo è passato da un attacco contro i diritti sessuali delle donne all'attacco dei diritti civili delle persone LGBTI. D'altronde, gli attori sociali che vediamo pronunciarsi contro i matrimoni gay sono gli stessi che hanno portato e portano tutt'ora avanti cause antiabortiste e contro i diritti sessuali delle donne attraverso un continuo fiorire di associazioni e di comitati laici (ma comunque religiosi) che fungono da organi politici di comunicazione e di azione su un suolo che non è direttamente governato dalla Santa Sede.
Inoltre queste realtà vengono spesso vissute come indipendenti dato che la sintesi dei mass-media riporta solo la superficie nominalistica senza tener conto dei travasi ininterrotti di persone e di enti in quel gioco di scatole cinesi che spesso e volentieri è benedetto ed alimentato dal potere ecclesiastico.

Quando, dal 2013 a oggi, abbiamo visto un ritorno delle stesse associazioni di sempre nel dibattito pubblico sui diritti civili per le persone omosessuali, pochi hanno ricordato come fu proprio la CEI a costituire uno degli attori principali della discussione, ossia Scienza & Vita.
Pronta a proporsi come ente culturale e informativo, nell'ultimo decennio pare aver scelto la via della disinformazione populista e distorta sui gender studies sui queer studies. Due teorie che negli ambienti cattolici sono stati riunificate e battezzate come "teoria del gender" (a partire dalla metà degli anni '90) e "ideologia del gender" (a partire dall'inizio degli anni duemila). Si è trattato di un lavoro di traduzione errata e demagogica nata su spinte di Papa Giovanni Paolo II dopo le Conferenze organizzate dall'ONU sulla popolazione e lo sviluppo nel 1994, al Cairo, e sulle donne nel 1995, a Pechino.
Dal canto suo l'associazione Scienza & Vita tentò di introdurre nel dibattito pubblico italiano i concetti di “teoria di genere” e “ideologia di genere” già nel 2007, anno in cui pubblicarono il secondo volume dei Quaderni da loro curati, e nell'aprile del 2008, quando l'associazione locale di Firenze organizzò un convegno dal titolo "L’ideologia del gender: maschio e femmina, natura e cultura".
Dai documenti appare evidente una certa confusione tra identità di genere e orientamento sessuale, così come nella biografia figurano un libro di Dale O’Leary, una giornalista vicina all'Opus Dei, e due libri sull'omosessualità in salsa cattolica. Il primo è del teologo francese Xavier Lacroix, collaboratore del Vaticano e membro del Consiglio Pontificio per la Famiglia, ed è sul senso del matrimonio come origine della riproduzione “naturale”. L’altro è l'infamante libro sulle fantomatiche "terapie riparative" dell'omosessualità scritto da psicologo statunitense Joseph Nicolosi, Oltre l’omosessualità, pubblicato in Italia dalla casa editrice San Paolo.
Riguardo alla O’Leary, giusto per comprendere di chi sia stia parlando è sufficiente far riferimento a quanto scrisse in occasione del brutale assassinio di Matthew Shepard, uno studente gay che venne picchiato, legato ad un palo e lasciato morire.

La donna disse che la colpa di quella disumanità era da imputare a cattolici e terapeuti che, secondo il suo parere, avevano fra le mani sin dagli anni sessanta tutti i mezzi per reindirizzare l’orientamento sessuale, solo che non l’avevano fatto pur di non immischiarsi in questioni “sgradite”. Fu loro la colpa, scrisse, se gli omosessuali volevano tornare eterosessuali ma non sapevano come e, invece, alla fine si son beccati l'Aids. Tanto basta a capire che non si stia parlando di scienza ma di mera superstizione, buona per essere propinata a persone sufficienti ignoranti da non aver i mezzi per poter rigettare quelle folli tesi.
Qualcuno potrà obiettare che la O’Leary scrisse quelle cose anni fa e che oggi le cose siano ormai diverse. Eppure in tempi recenti è lei ad essere stata citata indirettamente dal vicepresidente dell'associazione Scienza e Vita, Massimo Gandolfini. Il neuropsichiatra è infatti noto per il suo costante contributo nel tentare di far, durante la sua opera volta a far percepire l'omosessualità come un qualcosa di non-naturale e, soprattutto, non-sana e non-giusta. Si pensi anche solo a come sostenne con forza l'idea che i suicidi degli omosessuali siano imputabili a una mancanza di eterosessualità (ovviamente reputata naturale, sana e giusta).
Un'altra domanda ricorrente è il chiedersi da dove sia spuntato fuori l'ormai onnipresente Gandofini. In origine era il presidente di Scienza & Vita di Brescia, consultore della Santa Sede per la Congregazione delle Cause dei Santi e neuropsichiatra che tenta di dimostrare l’esistenza dell’anima. Era altresì membro del Comitato Uno di Noi e presidente per la regione Lombardia dell'Associazione Medici Cattolici Italiani (AMCI). Quest’ultima organizzazione è legata alla CEI e il suo presidente nazionale è lo stesso del Forum delle Associazioni e Movimenti di Ispirazione Cristiana, federazione istituita dalla AMCI in collaborazione con il Movimento per la Vita. Anche il Forum fu infatti voluto da Carlo Casini che vi prese parte come membro del direttivo nazionale.
Non finisce qui per Gandolfini, che è anche portavoce e presidente del Comitato Difendiamo i nostri figli, nato nel 2015 per opporsi alle leggi Scalfarotto e Cirinnà sull’omofobia e sulle unioni civili, mentre l’anno precedente aveva già dato il via a una sua propria associazione denominata Vita è. Tra i membri di quest'ultima figurano anche l'imprenditore Antonello Brandi, il giurista Gianfranco Amato e il magistrato Alfredo Mantovano, a loro volta tutti già membri del comitato Difendiamo i nostri figli.

Ma perché tutti questi intrecci? Il meccanismo è complesso, ma allo stesso tempo abbastanza elementare. Ogni rappresentanza di un comitato A è a capo di un’altra associazione B1 o di un altro comitato B2; all'interno di questi ultimi enti B1 e B2, vi sono raggruppati alcuni portavoce di altre associazioni C che risultano essere nel comitato A; oppure B1 e B2 vengono organizzati in modo piramidale e/o tentacolare, dislocandoli sul territorio, così da dare spazio a gente che fa parte del comitato A da cui si è partiti. Vi siete persi? Bene, è esattamente questo il loro scopo: sembrare tanti, fare pressioni, ma essere in dieci. Provate a cercare il nome della giornalista Francesca Romana Poleggi: risulta essere membro di Vita è e l'agenzia stampa Zenit la associa al Comitato Di mamma ce n’è una sola fondato dalla deputata del Nuovo Centrodestra Eugenia Roccella, a sua volta già nel comitato scientifico dei Quaderni di Scienza e Vita. La Poleggi è anche nel comitato Difendiamo i nostri figli e a capo di Notizie ProVita e della Fondazione Laogai Research Foundation. Questi tre ultimi organismi hanno come fondatore anche Toni Brandi, che ne è altresì presidente.
Oppure prendiamo l'avvocato Gianfranco Amato: è fondatore e presidente di Scienza & Vita di Grosseto, fondatore e presidente dell’associazione Giuristi per la Vita, membro dell’associazione Marcia per la Vita (insieme a Brandi e Poleggi), ma anche membro dei comitati Uniti per la famiglia (insieme ai CAV e al MpV) e Sì alla famiglia di Mantovano e Massimo Introvigne. A loro volta, sia Mantovano sia Introvigne sono membri del direttivo di Alleanza Cattolica e, persino, impegnati a vario titolo nelle file dei partiti di destra.

In definitiva, si tratta di reti difficilmente rappresentabili, perché connesse, ramificate e intrecciate. Prendete come ulteriore caso il Comitato Famiglia Educazione Libertà, fondato dal rappresentante della Associazione genitori scuole cattoliche (AGeSC) in Lombardia, Marco Dipilato, e dal vicepresidente della Associazione Nonni 2.0, già prosindaco di Milano, Giuseppe Zola. Il Comitato riunisce ventitré altre associazioni e fondazioni, motivo per cui non stupisce che il nome di Gandolfini figuri per ben tre volte nelle firme di una lettera del febbraio che venne indirizzata al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio e al Ministro dell’Istruzione per opporsi alla "teoria del gender" nelle scuole.

A spiegarci ancora meglio il meccanismo è il giornalista ultracattolico Mario Adinolfi, anch'egli parte del comitato Difendiamo i nostri figli ed entrato nel business dell'omofobia grazie ad un libro contro l'omogenitorialità dal titolo "Voglio la mamma".
All'interno della sua opera di promozione del suo libro, Adinolfi ha anche fondato i Circoli Voglio la mamma, realtà osannanti alle tesi del suo libro che paiono sui social network. Eppure appare impossibile trovar traccia di dove siano le loro sedi o poter consultare un organigrammi serio. Il 28 settembre 2015 è stato lui stesso ad annunciare che i suoi organismi sarebbero cambiati e da quel momento in poi sarebbero dovuti essere legati alle parrocchie e rinominati in Circoli La Croce (dal nome del giornale online che dirige). Ma, cosa più importante, per creare una sede basta essere abbonati al quotidiano e fornirgli il nome della propria parrocchia, anche senza necessariamente dover avvisare il parroco. In questo modo ogni singolo attivista anti-gay potrà parlare a nome di intere parrocchie in un sistema di lobbying basato su pressioni esercitate da parte di pochi individui.

Ecco dunque di chi quali lobby reali si stia parlando dinnanzi a chi non si fa problemi a fomentare pregiudizio nel riferirsi ad una fantomatica «lobby gay», la cui inesistenza è confermata dalla totale assenza di qualsiasi legge che tuteli le minoranze o dall'arretratezza dell'Italia sui temi civili.


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