Dopo aver vietato l'educazione al rispetto, ora Bitonci impone la tradizione cattolica nelle scuole



Ogni anno, con l'avvicinarsi del Natale, il presepe viene puntualmente trasformato in un simbolo politico e partitico. Il uno stato che dovrebbe essere laico, i leader politici fanno a gara per rivendicare la necessità di imporre simboli cristiani a chiunque abbia altre credenze religiose, spesso cogliendo l'occasione per alimentare il razziamo nel sostenere che siano i mussulmani a voler privare l'Europa dalle sue tradizioni. Peccato che, dati Istat alla mano, la metà dei cittadini italiani opti per un matrimonio civile rispetto a quello religioso (perlomeno quelli che possono sposarsi, dato che ad altri i cristiani impediscono tale diritto), a testimonianza di come sia fuorviante il voler far credere che solo gli stranieri possano avere credi diversi da quello cattolico.

Ed è così che sindaco di Padova Massimo Bitonci (Lega Nord) ha ormai completato di mettere al rogo i «libri gender» ed ora annuncia una campagna di «controlli» in tutte le scuole per verificare che sia imposta la tradizione cattolica del Natale. E quella stessa persona che considera l'educazione al rispetto un'imposizione totalitaria, ora afferma: «Le nostre tradizioni cattoliche si mantengono e si insegnano. Non si cancella il Natale e non si tolgono i crocifissi solo perché a qualcuno dà fastidio». Sempre a suo dire, quelli che non sono d'accordo con lui «possono sempre scegliere di ritornare da dove arrivano». Chissà dove dovranno andare tutti quagli italiani che non concordano con lui...

A confermarci come una simile posizione sia più politica che religiosa è come gli organismi vicini a quella paret politica si siano affrettati a seguire il suo esempio. Ad esempio la redazione del Tg4 ha annunciato che d'ra in poi andrà in onda con un presepe in studio, quale simbolo da contrapporre a chi vorrebbe garantire rispetto per ogni credenza religiosa. A loro dire «le nostre tradizioni, mai come in questo momento, sono da difendere». C'è però da chiedersi se la tradizione da difendere sia realmente l'imposizione del cristianesimo o se, magari, la vera tradizione occidentale degna di essere difesa sia quella del rispetto per ogni credenza.

A completare il quadro della situazione è un rapporto dell'Uaar, che nota come il sindaco di Pietrasanta Massimo Mallegni (Forza Italia) ha imposto il presepe in ogni asilo nido, invitando tutte le scuole a fare altrettanto «per celebrare il valore della famiglia e delle radici cristiane».
Il mancato inserimento di riferimenti religiosi nel programma della recita di fine anno presso l’istituto Garofani di Rozzano (MI) ha sollevato le critiche del leader della Lega Nord Matteo Salvini, pronto a sostenere che è «un favore ai terroristi». A fargli eco è il senatore Ncd Roberto Formigoni, pronto a sostenere che si tratti di «un atto di cretinismo». Così come il sottosegretario all'istruzione Faraone (Pd) parla di «una decisione miope, presa da chi ancora confonde l’inclusione con il quieto vivere, e che invece di creare coesione sociale, non fa altro che alzare barriere di risentimento e diffidenza».
Sull'argomento è intervenuto anche premier Matteo Renzi, così impegnato da non avere tempo di parlare di unioni civili ma sempre disponibile se c'è da genuflettersi dinnanzi all'integralismo cattolico. Ed è così che lo troviamo pronto ad affermare che: «L'Italia intera non rinuncerà mai al Natale».
Valentina Aprea (Forza Italia), assessore regionale all’Istruzione, ha definito la decisione “sciocca e inconcepibile” ed ha chiesto che Maroni e Renzi siano presenti al concerto di Natale «per dimostrare che su temi forti non c’è possibilità di negoziazione con chi ci vuole cancellare».
A completare il quadro è Giorgio Rembardo, presidente dell’Associazione nazionale presidi, ha sostenuto che il crocifisso deve essere esposto nelle aule scolastiche.

E tutto questo fervore per cosa? Per una notizia falsa! Già, perché i fatti dimostrano come l'intera vicenda sia stata costruita dai media sulla base di illazioni e fatti non verificati. Il preside di Rozzano non ha mai tolto crocefissi dalla aule né ha mai proposto di abolire il Natale. È lui a spiegare come «l'unico diniego che ho opposto riguarda la richiesta di due mamme che avrebbero voluto entrare a scuola nell'intervallo mensa per insegnare canti religiosi ai bambini cristiani: cosa che continuo a considerare inopportuna».
Eppure pare che poco importi cos'abbia davvero fatto il preside di Rozzano. Ogni anno, immancabilmente, c'è una vicenda che viene strumentalizzata per permettere a tutti i politici di poter ottenere visibilità e rinnovare il proprio giuramento di sudditanza alla Chiesa Cattolica, vera ed unica entità politica di un'Italia che non è mai stata laica.

La cosa forse più tragica è come si voglia far passare l'idea che la laicità sia contro qualcuno, quando in realtà è a favore di tutti. Davvero queste persone credano così poco nel cristianesimo da ritenerla una religione così debole da dover essere imposta anziché proposta. Lo stesso Gesù invitava la gente a seguirlo, non andava certo in giro a punire chi non costruisse presepi o non usasse la croce come strumento di propaganda elettorale.
L'imposizione di un simbolo religioso in strutture laiche ha tutta l'aria di una ideologia non troppo dissimile da quella di altri integralismi, ancor più se attuata con scopi elettorali che nulla hanno a che fare con la religione e la fede. Ed in fondo i veri cristiani dovrebbero essere i primi a difendere chi la pensa diversamente, perché l'imposizione porta al rifiuto, la proposta genere curiosità. E a meno che non si inizi a voler gettare la gente dai tetti dei palazzi, forse è il caso ci si ricordi che ognuno è libero di testimoniare la sua fede, ma l'imposizione è un'altra cosa che va al di là dei leciti diritti individuali.
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