Gianfranco Amato e la scuola di formazione dei nuovi cristeros, pronti a dare la vita per Cristo Re



Il 15 novembre, all'indomani delle terribili stragi di Parigi, un inquietante video ha fatto la sua comparsa sulle pagine ufficiali di Gianfranco Amato. Il presidente dei Giuristi per la Vita si fa riprendere circondato da adolescenti mentre proclama: «Oggi siamo a San Benedetto del Tronto, nell'unica vera scuola libera d'Italia. La scuola Chesterton, dove vengono formati i nuovi cristeros del domani. Uomini e donne capaci di dare la vita per quello in cui credono. Viva Cristo Re!».

I cristeros furono dei guerriglieri messicani che tra il 1926 e il 1929 presero in mano i loro fucili fucili per opporsi al governo presieduto dal presidente Plutarco Elías Calles, un anticlericale che aveva imposto una legge ritenuta fortemente restrittiva per la libertà religiosa. Il termine "cristeros" deriva da Cristos Reyes, i "Cristi-Re", come gli avversari definivano con intento spregiativo gli insorti cattolici che combattevano al grido di "Viva Cristo Re!", riprendendo il tema della regalità di Cristo, all'epoca molto popolare e in sintonia con l'enciclica sull'istituzione della festa di Cristo Re Quas primas, pubblicata nel 1925 da Papa Pio XI (1922-1939).
La Chiesa messicana e la Santa Sede non diedero mai il loro aperto sostegno ai guerriglieri che si arruolavano con un solenne giuramento, nel quale affermavano: «Lo giuro solennemente per Cristo e per la Santissima Vergine di Guadalupe Regina del Messico, per la salvezza della mia anima: 1) mantenere assoluto segreto su tutto quello che può compromettere la santa causa che abbraccio; 2) difendere con le armi in mano la completa libertà religiosa del Messico. Se osserverò questo giuramento, che Dio mi premi, se mancherò, che Dio mi punisca».

La scuola Chesterton, invece, è una scuola parentale nata sotto la spinta della fantomatica «emergenza educativa» paventata da Papa Benedetto XVI nei confronti dei progetti scolastici finalizzati all'educazione al rispetto delle diversità o al contrasto della violenza di genere. Ed è il loro stesso sito a spiegare come Amato venga invitato a parlare ai loro studenti quale «paladino della visione tradizionale e cattolica della famiglia, della sessualità, della vita».
Riguardo ai programmi, è dalle pagine del settimanale Tempi che l'avvocato penalista Marco Sermarini (fondatore e presidente della Società chestertoniana italiana) spiega perché non si sia scelto di aprire una scuola paritaria: «Le scuole paritarie, per ricevere un pur esiguo sostegno dallo Stato, hanno dei vincoli nel reclutamento degli insegnanti e hanno controlli. Noi rinunciamo ai finanziamenti per essere totalmente liberi», afferma.
Inoltre è sempre il settimanale ciellino a spiegarci quale aria si respiri in quelle aule:

Visitare i ridotti locali della scuola vuol dire imbattersi in frasi di Benedetto XVI, Chesterton e Antoine de Saint-Exupery dipinte sulle pareti. Compresa quella che dice «Non puoi amare qualcosa senza lottare per essa, non puoi lottare senza qualcosa per cui combattere». In un corridoio sono appesi pannelli di una mostra sui temi della bioetica (aborto, fecondazione assistita, eutanasia, eccetera) promossa dalla professoressa di Diritto.

I dati illustrati dai diretti interessati paiono mostrarci una scuola senza alcun controllo in cui si dice vengano formati dei nuovi guerriglieri armati pronti a morire per difendere la propria visione religiosa della vita. E se la speranza è che tutto questo non si altro che un linguaggio meramente simbolico, difficile è non notare i termini forti che si è deciso di utilizzare.
Un linguaggio talmente forte da finire addirittura per rievocare alcune similitudini con i campi di addestramento siriani in cui l'Is tramuta in guerriglieri i bambini attraverso «corsi di indottrinamento religioso simili a un lavaggio del cervello». Da una parte si urla «Allah è grande», dall'altra «Viva Cristo Re!». Da una parte ci sono i versetti del Corano sulle pareti, dall'altra le frasi di Benedetto XVI.
Persino nell'organizzazione c'è similitudine: se i gruppi siriani vengono chiamati «cellule», quello è lo stesso termine scelto da Amato in un videomessaggio registrato lo scorso febbraio in cui salutò le «cellule di LoSai, rigorosamente omofobe» che vennero salutate al grido di «Viva Cristo Re!».

Naturalmente con tutto questo non si intende assolutamente sostenere che Amato voglia imbottirsi di esplosivo e farsi saltare nel bel mezzo di un gay pride. E neppure che che nella scuola di San Benedetto del Tronto stia succedendo un qualcosa di grave. In questa sede si sta solo sottolineando come il linguaggio stia diventando divenuto sempre più violento e insostenibile.
Il continuo ricorso a termini forti come di «minacce», «guerre», «verità» o «sacrificio mortale» hanno tutta tutta l'aria di un'esasperazione. Ed anche il sostenere che quella sia «l'unica scuola libera d'Italia» parrebbe voler palesare l'ipotesi che le altre non lo siano. Se quel messaggio passasse inalterato ad un qualche esaltato, sarebbe difficile poterne prevedere le conseguenze.
Si dirà che quelle sono solo parole, ma anche il Corano o la Bibbia sono parole ma la loro bontà è stata troppo stesso strumentalizzata per inculcare interpretazioni assai discutibili. Quelle stesse parole possono essere usate per incoraggiare l'amore fraterno, ma anche per giustificare cose terribili come la segregazione razziale (ai tempi riproposta come una volontà divina legata alla necessità di rimediare alla distruzione della torre di Babele). E forse persino i kamikaze di Parigi erano convinti di far parte di una battaglia per difendere la verità, una verità da imporre al mondo anche a costo dare la la vita per quello in cui credevano.

Da qui la necessità di una maggiore responsabilità dinnanzi alle parole che si utilizzano, anche se intese in forma puramente simbolica. C'è da non dimenticarsi mai di essere in un Paese in cui l'isteria è stata ampiamente fomentata anche dai numerosissimi convegni di Amato, al punto che c'è gente davvero convinta che i gay rappresentino «una minaccia» al benessere delle loro famiglia o allo sviluppo dei loro figli. Siamo in un Paese in cui il Presidente della repubblica da la grazia a chi uccide senza giusta causa una persona da cui si sente minacciato. E c'è pure Buonanno che promette incentivi pubblici per l'acquisto di armi da fuoco. E da qui a vedere gente pronta ad impugnare un fucile un passo è breve, troppo breve per evocare la figura di chi voleva «difendere con le armi in mano la libertà religiosa». Quella stessa liberà religiosa che oggi qualcuno dice sia minacciata dai diritti altrui.
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