Il sangue versato nel nome di Dio



In Italia i gay non hanno gli stessi diritti degli altri. Un gay non può sposarsi, deve subire insulti alla sua famiglia, deve lavorare per pagare la pensione di reversibilità di Adinolfi. In Italia un secondo matrimonio celebrato in tuta da ginnastica a Las Vegas porta ad avere privilegi negati a chi magari avrebbe sufficiente rispetto del compagno da mettersi una cravatta durante la cerimonia.
Non passa giorno senza che Adinolfi dica pubblicamente che i gay vogliono "comperarsi" un bambino. È falso. Non ha nulla a che vedere con i diritti che lui vuole siano calpestati. È diffamazione. Eppure lo può fare, senza che nessuno difenda il diritti di quelle comunità che non ha l'appoggio delle potenti lobby del potere. Se esistesse una giustizia, lo si potrebbe denunciare... ma in Italia la giustizia è un privilegio riservato solo a chi ha soldi, non certo alle vittime! Ed è così che si è costretti a doversi sorbire i suoi insulti, sentire la sua fastidiosa voce che dice di sapere che cosa pensano gli altri, che bestemmia mentre legittima il suo odio nel nome di Dio.
La politica non ci da certo soddisfazioni migliori: da anni la Consulta ha stabilito che lo stato di discriminazione dei gay è contrario ai principi fondamentali della Costituzione. Ma i politici se ne fregano e c'è pure chi patrocina o applaude a chi crea quell'odio sociale che sta seriamente mettendo a rischio l'incolumità fisica di migliaia di gay e lesbiche. Tanti bambini sono vittime di abusi e soprusi dettati dal pregiudizio che quei politici hanno legittimato, eppure quella gente ha ancora il coraggio di guardarsi allo specchio. Tanto chi se ne frega se quelle menzogne rovinano la vita degli altri, chi le sostiene non si sta giocando nulla e può discriminare nella certezza che nessuno toccherà i suoi diritti.
Un gay non può neppure guardare il giornale, perché se apre Google News sarà travolto dagli insulti ideologizzati scritti dall'associazione ProVita. Non può neppure andare sui Facebook, perché c'è chi pubblica fotografie decontestualizzate al solo fine di istigare all'odio (con tanto di commentatori che si divertono un mondo a decidere con quale modalità di debbano uccidere i gay, dato che sostengono che l'omosessualità altrui sia un peccato gravissimo), Già, il gioco è quello: in Italia basta pronunciare il nome di Dio invano e pare si entri nel mondo dell'impunità e della totale legittimazione dei crimini commessi.
E intanto c'è un 10% della popolazione che viene costantemente insultato, tra chi li apostrofa come pervertiti o chi preferisce dargli del pedofilo. E si è impotenti, mentre si è diffamati e mentre si vede l'intero codice civile violato da una diffamazione senza sosta.
Adinolfi dice di sentirsi discriminato perché grasso? Provi lui a subire gli insulti di gruppi che organizzano convegni per sostenere che il tuo esistere sia un peccato o che vanno in televisione in qualità di direttore de La Croce a dire che tu pensi a cose che non hai mai pensato. Visto il suo vittimismo, se avesse sperimentato al violenza che lui stesso alimenta verso gli altri, probabilmente avrebbe già ceduto.

Ma non finisce qui. Ora pare che non si possa più camminare per strada senza imbattersi in chi cerca di alimentare odio attraverso la favola del gender, ossia di una fantomatica "ideologia" che è stata inventata a tavolino pur di poter legittimare la più bieca omotranofobia. Un lettore ci ha mandato questa foto e ci spiega:

Camminando nella mia città mi sono imbattuto in un volantino anti-gender di un convegno che verrà effettuato il 13 novembre a Taranto presso una chiesa cattolica. Come potete vedere il relatore è Don Angelo Panzetta, Preside della Facoltà Teologica Pugliese.
Questo volantino era affisso in un'entrata di un palazzo. Vi denuncio questa notizia perchè per me non fa tanto notizia che ci sia un convegno anti-gender a Taranto, ma quanto fatto gravissimo che questo convegno venga svolto in una chiesa sicuramente piena di ragazzini come altre chiese di Taranto. Adesso l'integralismo cattolico fa del suo odio una propaganda a larga platea spesso nel metter confusione su ciò che riguarda il sesso a bambini ed adolescenti, poiché sappiamo benissimo che a Taranto questi convegni sono spesso dedicati a loro ed anziani. La vergogna è che credo che questo signore abbia organizzato e parlato in altre chiese di Taranto ad altri ragazzini ed anziani. A questo punto la domanda è lecita come si può contrastare il razzismo, l'omofobia se già è difficile organizzare un contro convegno in una città come Taranto, una città che purtroppo con difficoltà associazioni gay riescono a far politica, e dove spesso omosessuali vengono ignorati nella società e spesso devono nascondersi per paura del disprezzo.

Già, perché la follia omofobica è al lavoro per privare gay e lesbiche anche del loro diritto ad un credo religioso. Il cristianesimo viene ormai usato come arma di distruzione di massa, attraverso la strumentalizzazione delle scritture al fine di tutelare una società maschilista basata su dogmi creati dall'uomo (e non certo da Dio). Le Chiese sono sempre più spesso tramutate in centri di rieducazione ideologica che tanto ricordano le dittature totalitarie del secolo scorso.
Certo, non è una novità. La schiavitù venne giustificata con la Genesi, lo sviluppo psicofisico di migliaia di mancini venne compromesso irrimediabilmente perché dicevano che la sinistra è il mano del diavolo ed anche l'Apartheid venne giustificata sostenendo la necessità di creare quei confini che erano stati abbattuti con il crollo della Torre di Babele. Ora è il turno dei gay, vittime di una Chiesa che pare incapace di vivere senza dichiarare guerra al creato.
Eppure questa volta non potranno dire che non sapevano. Non potranno cavarsela come con il nazismo. Qui la Chiesa è artefice di quell'odio che sta distruggendo la vita di migliaia di persone. Ammesso che i preti che legittimano queste campagne ideologiche credano davvero in Dio, c'è da chiedersi come si giustificheranno quando dovranno rendere contro della morte creata dal loro pregiudizio.
Ma nel frattempo è lo Stato che deve intervenire dato che, almeno sulla carta, l'Italia dovrebbe essere una repubblica laica dove «tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». Ed è «compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese». Questo almeno è quello che dice l'articolo 3 della Costituzione, ammesso che quella carta ancora valga dinnanzi a chi preferisce pelare di «leggi naturali» basate sulle personalissime interpretazioni delle Sacre Scritture...
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