La Manif Pour Tous attacca Certi Diritti: l'omofobia non esiste e se esiete è un diritto d’opinione



Oltre un'ora e mezzo di convegno viene riassunto in un'unica frase e quella frase viene strumentalizzata per cercare di gettare fango contro chiunque non condivida una visione integralista della società. È questa la strategia con cui l'integralismo cattolico tenta sempre più spesso di azzittire ogni voce contraria, ricorrendo a vittimismo e decontestualizzazione quando si è in assenza di argomentazioni.
Questa volta la vittima designata è l'associazione Certi Diritti, probabilmente entrata a far parte della loro lista nera a causa delle troppe vittorie giudiziarie ottenute nel difendere i diritti delle persone lgbt.

Attraverso un comunicato stampa diffuso dal Forum delle Associazioni Familiari di Arezzo, da Generazione Famiglia di Arezzo, dall'Associazione dei Genitori di Arezzo, dall'Associazione Nazionale Famiglie Numerose di Arezzo e dal Movimento per la vita di Arezzo (ossia praticamente le stesse persone nonostante il dilagare di sigle), il gruppo integralista scrive:

«Quello che voglio dire è che io non imputo soltanto una battaglia di retroguardia a questi movimenti, io gli imputo delle morti. Hanno le mani sporche di sangue. Questa roba va detta. Perché questo è. Perché i ragazzini che si suicidano, si possono evitare». Lasciano sconcertati queste affermazioni esternate durante la giornata introduttiva del IX Congresso nazionale dell’Associazione radicale Certi Diritti, tenutasi nella Sala dei Grandi col patrocinio della Provincia. Nel trattare il tema del bullismo omofobico, che causerebbe i suicidi di persone con orientamento omosessuale, si ritiene necessario accusare esplicitamente di essere assassini tutti coloro che si oppongono a determinati contenuti riguardanti l’ideologia gender e più in generale tutti coloro che si oppongono ad ogni tentativo di introdurre nell’ordinamento italiano il matrimonio omosessuale o qualsivoglia suo surrogato.

Si parte dunque nel dirsi «sconcertati» dinnanzi a chi fa notare che l'opposizione alla violenza di genere provochi morte, eppure il tema del sangue versato viene frettolosamente accantonato con l'uso di un condizionale che parrebbe voler semplicemente negare il fenomeno stesso. Si passa così a riscrivere le frasi pronunciate dall'associazione, sostenendo che la loro accusa non riguardi chi incita il pregiudizio, ma a non meglio precisate "famiglie" che starebbero contestando una fantomatica teoria che nessuno ha mai teorizzato (se non proprio chi oggi la sfrutta per legittimare il pregiudizio).

Aggiungono poi:

La gravità di quanto sostenuto è lampante ed è tale da farci vincere la nostra abituale ritrosia a non replicare ai tanti e volgari attacchi mossi da una minoranza che non sopporta il pluralismo delle idee: primo, si tratta di un’offesa enorme per la rispettabilità di liberi cittadini, di padri e madri di famiglia che quotidianamente si impegnano nell'educazione dei propri figli (così come stabilito dalla nostra Costituzione e non solo per proprie legittime convinzioni personali); secondo, rischia di configurarsi come un’istigazione all’odio e insinua l’esistenza del reato d’opinione; infine –paradossalmente– si tratta di una vera falsità, perché i tassi di suicidio di persone con orientamento omosessuale non decrescono neppure nei Paesi dove una certa cultura è ampiamente diffusa, segno che il problema è altrove e il gender non è certo la soluzione.

Il ritornello è sempre quello. L'omofobia non esiste, loro sono la massima rappresentazione del Paese e chiunque osi contestare la loro ideologia è da ritenersi un oltraggio alla pluralità delle idee. Ed ovviamente si presuppone anche che tutti i gay che hanno sperimentato l'omofobia sulla propria pelle non siano altro che paranoici (non esiste l'omofobia, dicono loro). E forse è paranoica anche mezza italia, dato che è l'Istat a rivelare come il 47,4 per cento degli italiani ammetta di avere sentito amici o parenti insultare un omosessuale. O forse saranno paranoici pure tutti quei ragazzi che si suicidano perché lo loro famiglie sono state legittimate all'odio e magari hanno pure proposto di "curare" la loro omosessualità così come la stampa integralista sostiene sia possibile...
Eppure la realtà sembra importare poco: agli occhi di queste associazioni, si è dinnanzi a famiglie che stanno esercitando il loro diritto ad educare all'omofobia i loro figli.

Per capire l'assurdità di una simile motivazione basterebbe notare come la loro posizione legittimerebbe di tutto. Ammesso e non concesso di voler immaginare un mondo dove i bambini non hanno diritti e i loro genitori possono indottrinarli come meglio credono, dovremmo forse sostenere che sia lecito invitare i bambini a maltrattare le donne o a uccidere? Se no, allora significa che un limite deve esistere e non è chiaro con quale diritto sostengano di essere loro a dover decidere quale sia quel limite. Ancor più quando l'asticella pare sia stata collocata nel voler impedire chiunque nuocia a loro ma non chi nuoce alla vita altrui.

E chissà che non difendano anche il diritto dei genitori dei kamikaze di Parigi mentre hanno esercitato il loro sacrosanto diritto ad educare i figli all'odio. Probabilmente no, ma ciò porterebbe a mostrare tutta la falsità della loro posizione dato che non si può voler impedire chi crea un danno a sé stessi ed auto-legittimarsi se si sta creando un danno a qualcun altro.

Tornando al comunicato stampa, si avvia alla solita macchina del fango e alla richiesta di estromettere dalla vita sociale chiunque la pensi diversamente da loro. In fondo loro sono quelli che manifestano "pacificamente" nello stare in piazza a chiedere che gli altri siano privati dei loro diritti, gli altri sono quelli violenti che chiedono uguaglianza anche se loro non vogliono concedergliela. Dicono:

Spaventa, soprattutto, che queste dichiarazioni provengano da responsabili di associazioni che, proprio su questi temi, beneficiano di fondi pubblici per curare percorsi formativi nella scuola statale. Quale sistema di valori, anche implicitamente, potrà essere veicolato a bambini e ragazzi da chi considera un omicida chiunque si batta in difesa del diritto naturale di ogni bambino ad avere una mamma e un papà? Quali garanzie di onestà intellettuale offrono certe dichiarazioni, pronunciate da chi a scuola sarà necessariamente visto dai ragazzi come un neutralissimo e credibile “esperto”?
Non si capisce, per altro, perché spingersi fino a questo punto. Fin quando il dibattito resta sul piano delle idee, siamo pronti a ribattere punto su punto a chi continua a negare l’esistenza dell’ideologia gender, a chi accusa la famiglia naturale di essere la culla del sessismo maschilista, a chi ipotizza l’esistenza di cinque, sei, dieci, cinquanta generi diversi, a chi vorrebbe rottamare maschio e femmina in nome del progresso.
Ma a chi ci accusa di essere assassini diventa impossibile rispondere, poiché l’impressione è quella di una precisa volontà di inasprire i toni, forse non valutando attentamente le possibili conseguenze che certe parole possono avere.

Esatto. Loro sono che parlano di «minaccia alla famiglia». Sono quelli che dicono che «l'omosessualità è un peccato gravissimo». Sono quelli che sostengono che i figli debbanoessere «difesi» dall'esistenza della diversità... e ora dicono che Certi Diritti avrebbe alzato i toni del dibattito!? Va bene avere il paraocchi, ma qui pare si stia esagerando!
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