La rivista russa che pubblica l'elenco dei pochi gay che possono essere «perdonati»



«Noi, uomini, non consideriamo uomini che amano altri uomini, uomini. Questa è la regola. Ma ci sono delle eccezioni. Ci sono gay che hanno guadagnato il nostro rispetto e il diritto di rimanere ai nostri occhi degli uomini veri». È quanto scrive l'edizione russa della rivista maschile Maxim in un articolo volto ad elencare quelle poche persone che «perdonano» per il fatto di essere gay.

Ed è così che l'attore Ian McKellen viene «perdonato» per i suoi ruoli in "X-men" e nel "Il signore degli anelli", Stephen Fry perché «è l'incarnazione vivente dell'idea che si possa essere apertamente gay e nello stesso tempo persona di buon senso», Chuck Palahniuk perché «ha continuato a scrivere libri sulle personalità emarginate e deviate», Rob Halfordperché «si è guadagnato il titolo di God of metal» o Freddie Mercury perché «ci ha portato talmente tanta gioia che gli perdoniamo qualsiasi cosa». nel caso di Neil Patrick Harris dicono di aver «avuto dei dubbi se includerlo o meno nella lista» ma alla fine lo hanno fatto perché «ci ha incantato per il suo ruolo nel telefilm "How i met your mother"».

Dinnanzi alle proteste per simili parole, immediata è giunta la replica dell'editore statunitense della rivista: «Siamo profondamente disturbati da questo articolo e lo condanniamo su tutta la linea». Tuttavia l'edizione russa di Maxim è di proprietà di una società diversa, quindi del tutto estranea al raggio di azione dell'editore statunitense.
Allo stesso tempo, nonostante l'articolo si basi sul concetto che i gay siano da condannare a propri sulla base del loro orientamento sessuale, non è del tutto chiaro se l'aver voluto «perdonare» qualcuno rappresenti una violazione della legge federale introdotta nel 2013 per vietare la cosiddetta «propaganda gay».

E se quei toni dovessero sembrarci lontani dalla nostra realtà, bene sarebbe ricordare come la Lega Nord inneggi alla società russa come ad un modello a cui ispirarsi (si veda la recente intervista del presidente di Lombardia-Russia rilasciata a Il Tempo, lo stesso quotidiano che ospitava gli articoli scritti da Antonio Brandi). Oppure si pensi a come i giornali cattolici continuino a parlare di matrimoni, unioni ed amore fra due persone sempre e solo attraverso l'uso di virgolette, quasi come se i gay non meritassero di poter utilizzare termini che loro ritengono siano di loro esclusiva competenza. È una violenza e un insulto esplicito, ma è prassi di quei sedicenti cattolici che vogliono iniettare la discriminazione nella società.
Perché si inizia con persone che sostengono che il loro secondo "matrimonio" celebrato a Las Vegas in scarpe da ginnastica valga si più di quello fra due uomini. O che la loro idea di «donna sottomessa» sia l'unica espressione del vero amore perché con due uomini non ci sarebbe alcuno stereotipo di genere a decidere a chi dei due tocchi lavare la mutande sporche del marito. Si inizia così e poi si finisce a scrivere articoli in cui degli eterosessuali si permettano di sostenere che sia necessario «perdonare» chi ha un orientamento sessuale diverso dal loro.
In fin dei conti già oggi i fan di questa gente sono già lì pronti a difendere gli atti illegali commessi in Australia dalla Chiesa Cattolica, o a sostenere che i gay non devono lamentarsi se non hanno i diritti dato che la Chiesa non li sta ancora uccidendo come fa l'Isis. E chi è pronto a sostenere che si un merito essere un pochino meglio dell'Isis, già la dice lunga sul suo fanatismo di identica matrice.
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