L'Irlanda del Nord approva il matrimonio egualitario, ma il DUP pone il veto. Si andrà alla battaglia legale



Al quinto tentativo in cinque anni, l'assemblea dell'Irlanda del Nord ha approvato la legalizzazione del matrimonio egualitario. Ciò nonostante lo storico voto non innescherà un cambiamento legislativo a causa del veto parlamentare posto del DUP (il Partito Unionista) che ha invocato la "petition of concern". Si tratta di una clausola introdotta nel 1998 nell'Irlanda del Nord che permette il blocco di leggi ritenute pericolose per la convivenza fra la comunità cattolica e protestante. Attraverso questa clausola, una delle due comunità può ottenere il diritto di veto su una determinata legge al fine di evitare la prevaricazione di una delle due fazioni sull'altra. È dunque per presunti motivi religiosi che migliaia di cittadini rischiano di non veder riconosciuti i propri diritti, a fronte di un cristianesimo che ha fatto dell'omofobia un dogma di fede.

Se il Partito Unionista è legato alla società conservatrice cristiana evangelica, nelle scorse ore anche i vescovi cattolici si erano adoperati per tentare di impedire l'approvazione attraverso una lettera aperta rivolta a tutti i membri dell'Assemblea legislativa. Secondo i religiosi, la norma non sarebbe dovuta essere approvata perché «completamente silenziosa sulla questione fondamentale del rispetto della coscienza religiosa» e «chi vota a favore di questa mozione non ha alcun modo di sapere tutte le conseguenze che una tale voto potrà avere». In altre parole, si chiedeva una tutela all'omofobia violenta della Chiesa e si sostenevano i soliti scenari apocalittici nel caso in cui le persone a loro meno gradite avessero avuto gli stessi diritti di ogni altro cittadino.
Ma dato che al peggio non c'è mai fine, i vescovi lamentavano che le agenzie di adozione cattoliche legate alla Chiesa avrebbero dovuto rispettare la legge e, riprendendo un tormentone assai diffuso fra l'integralismo cattolico, non si sono astenuti dal farneticare: «Vi chiediamo di dare priorità ai diritti e al benessere dei minori nelle vostre considerazioni al momento di votare. Credenti ma anche non credenti hanno da tempo riconosciuto sulla base della loro esperienza che la famiglia, fondata sul matrimonio di un uomo e una donna, è il posto migliore e ideale per crescere i bambini». Il fondo si è poi toccato con la loro richiesta di «di dare assoluta priorità alle altre questioni che hanno un impatto sui bambini, il matrimonio e la famiglia nella nostra società».

Amnesty International ha ironizzato sul fatto che una legge pensata per granatiere i diritti delle minoranze oggi venga abusato per per negare un diritto fondamentale alla minoranza lgbt. Ora si passerà dunque alla battaglia legale, con alemno tre coppie che si dicono pronte a ricorrere ai tribunali dinnanzi a quell'inaccettabile discriminazione.
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