Mario Adinolfi inneggia allo scontro contro l'Islam



Mario Adinolfi è uno fra i maggiori esponenti dell'integralismo cattolico, chiede che la religione debba avere il sopravvento sui diritti umani e predica che una visione laica della vita sia da ritenersi «un falso mito di progresso». Eppure lascia sbigottiti come dinnanzi all'orrore di Parigi, il direttore de La Croce paia inneggiare ad una nuova guerra santa che ci conduca ad uno scrontro fra religioni. Ci tiene infatti a dire che ad uccidere non è l'estremismo o il fanatismo, ma la religione in sé. Sul suo profilo Facebook, scrive:

Sui fatti di Parigi la lettura obbligatoria del politically correct è: con quanto è avvenuto l'Islam non c'entra niente, non bisogna ragionare sul piano religioso, non è una guerra di civiltà, sono solo dei pazzi criminali che operano dentro una guerra di natura ideologica, politica, economica, noi alla fine vinceremo perché siamo il bene che contrasta il male. Ecco. Tutto questo, tutto quello che vi stanno tentando di inculcare in testa attraverso questa lettura tranquillizzante, è falso. L'Islam c'entra e eccome se c'entra, quelli sono assassini ma non pazzi, uccidono e si fanno uccidere nel nome di un progetto religioso: imporre l'Islam e il Califfato islamico ovunque assoggettando o eliminando gli "infedeli".

Nel proseguo del suo discorso, Adinolfi si lancia poi nel sostenere che il cristianesimo sia simbolo di modernità, capace di riadattare il proprio pensiero ai tempi. Il tutto, forse, dimenticando come la regione sia spesso l'appiglio a cui si aggrappa per sostenere che chi ha un orientamento sessuale diverso dal tuo non meriti neppure una legge che lo protegga dalla violenza, invocandone l'imposizione contro qualunque pensiero laico che offra rispetto a chi non segue la sua stessa religione.

Capire vuol dire spingere l'Islam verso quel territorio di incontro con la ragione che sta pervicacemente rifiutando. Significa ripartire dal contrastatissimo discorso di Papa Benedetto XVI a Ratisbona, che invece era un discorso profetico: l'Islam deve seguire il percorso già compiuto dal cristianesimo, che non ha temuto la sfida della modernità, dell'illuminismo, della ragione. L'ha raccolta e anche attraverso di essa ha saputo rafforzarsi, rinunciando per sempre a coltivare qualsiasi opzione di natura violenta e diventando punto di riferimento per l'uomo alla ricerca di armonia e pace.

Naturalmente non poteva poi mancare un riferimento alla sua crociata personale contro il fantomatico "gender", con tanto di richiami alla presunta necessità di rafforzare il sentimento religioso occidentale per poterlo opporre all'Islam:

Certo un Occidente totalmente scristianizzato, che perde il rispetto per qualsiasi propria dimensione valoriale, che non riesce neanche a determinare i contorni della propria identità preferendo la prevalenza di un'idea di libertà che rende tutto "fluido" e perciò inconsistente, è un avversario che sarà travolto dal ferro e dal fuoco di una marea montante di giovani (ricordiamolo, chi ci uccide sono giovani e giovanissimi) che hanno in odio la nostra opulenza e la nostra assenza persino di coraggio.

Ed è sul finire che inneggia alla religione quale strumento di opposizione alle altre religioni:

A Parigi rispondiamo suonando Imagine di John Lennon per strada al pianoforte? Una canzone che inneggia alla cancellazione delle religioni? Non abbiamo veramente capito. Proprio di religione, forse solo di quello dovremmo oggi parlare. Del rapporto tra io e Dio. Tutto il resto, la nostra fuffa, la nostra paccottiglia quella sì ideologica fatta di canzonette e falsi miti di progresso, la nostra colossale incapacità di comprendere il sacro e dunque anche di vedere quanto un fenomeno di incredibile crudeltà è intessuto di motivazioni religiose (oh, eppure ce lo gridano sempre prima di ammazzarci "Allah u Akbar"), insomma la nostra ormai consolidata inabilità a analizzare e capire, rischia di condannarci sul serio.
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