ProVita: «Le fiabe possono nuocere alla salute dei bambini e i gay sono coppie non naturali»



L'associazione Provita prosegue senza sosta la sua opera di disinformazione volta a creare isteria attorno ad una fantomatica «ideologia gender». Stando alle loro pagine, quella curiosa teoria vedrebbe alcune persone interessate a desessualizzare i bambini attraverso l'educazione al rispetto. In altre parole, si sostiene che sia pericoloso dire ad un bambino che non esiste solo l'eterosessualità  o che il proprio sesso non è un oracolo alle proprie aspirazioni, dato che la conoscenza di altre forme di amore porterebbe il cambino a "scegliere" la propria sessualità o a rinunciare ai ruoli che la società impone ai sessi.
Un simile ragionamento dovrebbe portare a pensare che i gay siano dei pazzi che hanno "scelto" di avere una vita resa difficile da un integralismo cattolico che non riconosce i loro diritti, che insulta le loro famiglie e che porta molti di loro verso il suicidio o una vita non gratificante. Ed è proprio l'evidenza di questa semplice considerazione a fatare quell'assurda ideologia, nata a tavolino per giustificare una crociata omofobica contro le minoranze sessuali.

Attraverso un articolo intitolato "Gender a scuola, le favole possono nuocere alla salute", l'associazione lancia un procurato allarme riguardo alla possibilità che il contrasto alla violenza di genere possa causare danni ai propri figli.
A sostenerlo è l'associazione di Gandolfini, riunitasi nella chiesa di San Pio X a Massa «dopo i noti fatti che hanno visto coinvolta una bimba di scuola elementare, alla quale senza alcun consenso preventivo sono state lette delle favole interpretabili alla luce della teoria gender». Il riferimento è una famiglia che ha ritirato la figlia da scuola sostenendo che la lettura di due fiabe fosse da ritenersi finalizzata a «promuovere il transgenderismo», motivo per cui hanno ritenuto preferibile rinchiuderla in un istituto cattolico.
Eppure dice bene l'articolo, tutto questo allarmismo di basa su una interpretazione. Ma tanto è bastato perché la relatrice Paola Biondi propagandasse le sue teorie alla platea «prendendo in esame vari aspetti del variegato e ben nascosto mondo gender, in particolar modo partendo dal presupposto che uomo e donna sono due identità ben definite, che hanno delle specifiche particolarità».

Aggiunge l'associazione Provita:

La dottoressa Biondi, grazie all’ausilio di materiale informatico, ha guidato il pubblico in un percorso sconosciuto a molti, ma che ha reso l’idea su quali subdole strategie vengano usate per confondere l’umanità, e quali siano gli interessi che gravitano intorno a questa nuova ideologia.
Alla luce di tutto questo, termini come utero in affitto, fecondazione artificiale, adozioni di coppie non naturali sono stati spiegati in modo efficace.

Particolare attenzione va posta al linguaggio, dato che nella neo-lingua del movimento anti-gay pare sia stato introdotto il termine «coppie non naturali». Un'accezione che parrebbe riconducibile alle coppie gay, ora appellate con un termine che ne conferisca automaticamente una connotazione negativa.
Già nei mesi scorsi la neo-lingua si era arricchita della definizione di «famiglia naturale» quale sinonimo di «famiglia tradizionale». Il cambiamento non pare casuale, dato che la Costituzione prevede la protezione e il riconoscimento delle famiglie naturali ed è attraverso l'introduzione di quel termine che si intende cercare di sostenere che il riferimento sia da intendersi ad un implicito riferimento all'eterosessualità dei coniugi. La Cassazione aveva infatti sottolineato come basterebbe una legge ordinaria per approvare seduta stante i matrimoni fra persone dello stesso sesso, ma evidentemente qualcuno pare si sia messo all'opera per instillare nella società un distinguo che possa impedire quel diritto. Il ragionamento è semplice: si sostiene che i gay non siano naturali per sostenere che siano escludi da quella definizione, peraltro scritta proprio per impedire l'introduzione di distinguo simili a quelli visti durante il nazismo.

Tornando all'articolo e alle fiabe, l'associazione Provita si lancia nel sostenere:

Prendiamo come esempio le ormai note fiabe raccontate nella scuola elementare di Massa: attraverso una competente chiave di lettura, svelano tutta la loro pericolosità. Chi le difende dice che non c’è niente di male se un bimbo gioca con una bambola oppure se una principessa non sposa più un principe, ma se tutto ciò si interpreta come una inversione di ruoli, allora tutto cambia.I bambini specialmente durante la loro formazione intellettuale hanno bisogno di punti di riferimento, di certezze, di conferme, e l’inversione di ruoli può essere devastante.Rovesciando la normale natura delle cose, servendosi delle fiabe, gli autori di questo diabolico piano non fanno altro che creare confusione nelle menti dei più piccoli, attuando quella colonizzazione ideologica, consci del fatto che darà a loro grandi vantaggi in futuro: generazioni di soggetti deboli, insicuri, facilmente governabili.

Si è così sostenuto che «il gender attaccando le differenze sessuali mette in pericolo il diritto del bambino nell'avere una famiglia naturale» e che «attraverso l’inversione dei ruoli predefiniti, che avviene nella maggior parte delle fiabe gender, si ha una frantumazione dell’orientamento culturale, la creazione di contro-stereotipi di genere che abbattono non stereotipi negativi, ma certezze ancestrali e naturali, e tolgono al bambino ogni punto di riferimento».
Non è chiaro se sia dunque scritto nelle stelle che sia la donna a dover lavare le mutande sporche del marito e se davvero la bambina possa avere traumi se non nasce con quell'idea. Ma non solo, in un altro articolo spiegano chiaramente la loro idea riguardo a ciò che debba essere detto alle figlie, ossia che «i maschi rimangono tutti degli egoisti e le femmine tutte delle isteriche». Insomma, dal sesso deriverebbe il carattere ed è necessario che questo stereotipo sia tramandato.

L'associazione Provita non manca di fare vittimismo, sostenendo che

La nota stonata di questa conferenza è stata la presenza di contestatori che non avendo alcun rispetto del luogo Sacro dove si trovavano, hanno interrotto più volte la relatrice, tra i mugugni della folla presente, pretendendo di leggere pubblicamente alcune favole per smitizzare il tutto.

Non solo si contesta chi sostiene che sia necessario conoscere ciò che si sta condannando, ma si parla pure di "rispetto di un luogo sacro" a fronte di un comizio politico tenutosi all'interno di una chiesa, con un evidente insulto del sentimento religioso di migliaia di cristiani che non condividono le loro posizioni integraliste.

Il commento commento finale è che «le favole gender possono veramente nuocere alla salute dei nostri figli, e ci si può difendere solo attraverso l’istruzione, il dialogo, il commento e la spiegazione con i bambini, la dovuta attenzione e tanta preghiera». Ma, come da loro stessi dichiarato, l'importante è che il tutto si basi sul sentito dire senza che sia permesso ad alcuno di leggere i testi che sono sotto accusa.
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