Saronno si oppone al contrasto della violenza di genere in nome del fantomatico "gender"



Continua la colonizzazione ideologica dell'Italia da parte dell'integralismo cattolico. Nonostante la minaccia «gender» paventata non sia altro che una bufala inventata a tavolino, molto concrete sono le richieste: secondo la loro richiesta, le scuole devono impedire qualunque contrasto alla violenza di genere e all'abbattimento degli stereotipi di genere. Sostengono che un genitore debba avere il diritto di indottrinare i figli alla violenza sulle donne o all'omofobia, senza che lo Stato possa provvedere ad una corretta formazione nelle scuole. Insomma, è la fine della società civile e il ritorno all'uso delle clave.

Questa volta è il comune di Saronno, gestito dalla Lega Nord, ad aver aderito alla crociata catto-fascista contro di diritto alla vita delle minoranze, approvando la solita vergognosa mozione omofoba scritta da gruppi integralisti come ProVita Onlus, Christus Rex, Radio Spada e i Giuristi per la Vita.
Ricorrendo alle solite falsità e in quello che parrebbe una palese violazione dei diritti fondamentali previsti dalla Costituzione Italiana, anche la cittadina di 40mila abitanti ha approvato il vergognoso testo già approvato da quasi tutti i territori governati dalla Lega Nord, tra i quali anche le regioni Veneto, Lombardia e Liguria.

Un testo vergognoso, che dietro il, solito spettro della fantomatica «ideologia gender» mira a difendere strenuamente una società maschilista ed omofoba, in sfregio a tutte le vittime del femminicidio (che le realtà che hanno redatto la mozione sostengono non esista) e alla violenza verso le persone lgbt (ma anche in questo caso l'integralismo cattolico sostiene che non esista alcuna omofobia). Ecco la versione approvata dall consiglio comunale:


MOZIONE COMUNALE DEL 24. 11. 2015

Premesso che:
  • La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio (Cost. art. 29);
  • alla famiglia compete il diritto-dovere dell’educazione e dell’istruzione della prole, come da art. 30: ”È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio”;
  • Tale diritto-dovere si rinviene tra l’altro, all’interno della legislazione scolastica, nel P.R. n. 235 del 21 novembre 2007 art. 3 co. 1(“Contestualmente all’iscrizione alla singola istituzione scolastica, e’ richiesta la sottoscrizione da parte dei genitori e degli studenti di un Patto educativo di corresponsabilità, finalizzato a definire in maniera dettagliata e condivisa diritti e doveri nel rapporto tra istituzione scolastica autonoma, studenti e famiglie”);
considerato che:
  • La legge 107 del 13 luglio 2015, comunemente richiamata come “Buona scuola” recita al comma 16: ” Il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate dall’articolo 5, comma 2, del decreto-legge14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119”;
  • tale testo si presta di per se stesso a introdurre nelle scuole di ogni ordine e grado iniziative extracurriculari ispirate alla teoria gender;
  • l’articolo 5, comma 2, del decreto-legge14 agosto 2013, n. 93 ivi richiamato, con riferimento al “Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere” dichiara fra le altre la seguente finalità: “(…) promuovere l’educazione alla relazione e contro la violenza e la discriminazione di genere nell’ambito dei programmi scolastici delle scuole di ogni ordine e grado, al fine di sensibilizzare, informare, formare gli studenti e prevenire la violenza nei confronti delle donne e la discriminazione di genere, anche attraverso un’adeguata valorizzazione della tematica nei libri di testo” (sottolineature dell’estensore);
  • anche i segnalati passaggi testuali suscitano allarme in ordine a possibili iniziative extracurriculari parimenti ispirate alla teoria gender;
  • La Circolare del MIUR n. 1972 del 15.09.2015, emanata, come da oggetto, per fornire “Chiarimenti e riferimenti normativi a supporto dell’art. 1 comma 16 Legge 107/2015”, pur negando esplicitamente la possibilità di inserimento all’interno dei POF della “cosiddetta” (l’espressione è nel testo) “Teoria del gender” (il virgolettato è nel testo), in realtà afferma ciò che presume negare;
  • tra i riferimenti normativi richiamati nella detta circolare si trova infatti citata la L. 128/2013 la quale all’art. 16 lett. D dispone lo stanziamento della cifra di 10.000.000 di euro destinati tra l’altro “all’aumento delle competenze relative all’educazione all’affettività, al rispetto delle diversità e delle pari opportunità di genere e al superamento degli stereotipi di genere, in attuazione di quanto previsto dall’articolo 5 del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119”;
  • l’espressione “stereotipi di genere” è emblematica e rivelatrice della teoria gender, poiché presuppone che l’essere uomo o donna sia una condizione avulsa dalla base fisiologica e determinata da condizioni socioculturali nonché affidata alla soggettiva opzione del singolo;
considerato altresì
  • la pervicacia e la pervasività con le quali uffici ed agenzie, anche costituiti presso istituzioni dello Stato, conducono la loro azione intesa ad introdurre nelle scuole la teoria gender (leggasi ad esempio il seguente passaggio testuale tratto da pag. 20 della “Strategia nazionale LGBT” pubblicata dall’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali costituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri: “(…) Ma dietro gli episodi di bullismo omofobico e transfobico vi sono altri problemi, quali quelli legati a una cultura che prevede soltanto una visione eteronormativa e modelli di sessualità e norme di genere. Le tematiche LGBT trovano spazi marginali nelle aule scolastiche, o sono relegate a momenti extra curriculari; gli insegnanti ed educatori sono a loro volta disinformati e impreparati ad affrontare questi temi. In questa prospettiva è di particolare importanza il ruolo della scuola e degli insegnanti nel cambiare e modificare attitudini e comportamenti specifici, nell'educare al rispetto delle differenze, che non sono soltanto quelle culturali o di provenienza geografica, nel rimuovere ogni forma di intolleranza, violenza, pregiudizio o discriminazione”.
  • i numerosi casi in cui – spesso disattendendo i passaggi formali previsti dalla normativa scolastica, quindi in assenza di consultazione ed assenso dei genitori e degli stessi docenti degli allievi interessati – sono stati introdotti in istituti scolastici di ogni ordine e grado progetti extracurriculari ispirati alla teoria gender, a volta corredati da manuali di conseguente tenore,
  • la circostanza che tali progetti sono anche indirizzati ad alunni della scuola primaria e perfino della scuola dell’infanzia, dove con tutta evidenza la giovanissima età impedisce l’esercizio di spirito critico e rende indifesi di fronte a possibili azioni di persuasione e indottrinamento, oltretutto operati durate un segmento di vita in cui il soggetto è particolarmente recettivo e plasmabile (si veda l’opuscolo “Educare alla diversità nella scuola” dedicato alla scuola primaria sempre a cura dell’U.N.A.R.);
tutto ciò premesso e considerato, pur nel pieno rispetto delle competenze attribuite dalla legge al Dirigente Scolastico, agli Organi Collegiali di Istituto nonché del principio della libertà di insegnamento garantito da Cost. art. 33, i firmatari della presente mozione impegnano codesta Spett. Amministrazione:
  • ad indirizzare ai Sigg. Dirigenti Scolastici ed ai Sigg. Docenti degli Istituti scolastici di ogni ordine e grado, statali come parificati, siti nel Comune di Saronno, unaraccomandazione a considerare quanto l’eventuale diffusione della teoria gender nelle scuole di loro competenza sarebbe portatrice presso gli alunni e gli studenti di profondi confusione e sconcerto, essendo essa oggettivamente contrastante con dati antropologici naturali e non manipolabili;
  • a rispettosamente sollecitare i Sigg. Dirigenti Scolastici affinché, nell’ambito dei poteri di indirizzo rispetto al Piano dell’Offerta Formativa introdotti dalla L. 107, evitino ogni indicazione che possa costituire occasione di ingresso di progetti ispirati alla detta teoria;
  • a chiedere ai medesimi, nel caso in cui le istituzioni deliberino con le formalità di legge l’introduzione di progetti extracurriculari, coincidenti o non coincidenti con l’orario ordinario di lezione, ispirati alla teoria gender o questa richiamanti, che ne sia data informazione alle famiglie preventivamente alla loro attuazione, affinché queste possano manifestare assenso o rifiuto, e a quest’ultimo consegua per gli alunni la possibilità di fruizione di lezioni alternative o di uno spazio scolastico sorvegliato;
  • a chiedere altresì che, in caso di studenti maggiorenni, sia loro demandata la possibilità di scegliere se partecipare o meno alle dette lezioni.
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