Secondo ProVita non serve leggere i documenti, basta fare affidamento sul proprio pregiudizio



Non passa giorno senza che l'associazione ProVita immetta sul web un qualche articolo destinato unicamente ad alimentare odio sociale, come nel caso di quello intitolato "Matrimonio gay e adozioni: per i bambini non basta l’amore".
Ovviamente non c'è correlazione tra matrimonio gay ed azioni, eppure l'associazione non manca di creare legami laddove non esistono al soli fine di portare consensi alla loro strenua opposizione ai diritti delle minoranze.
L'articolo si lancia così nel sostenere che sia la diversità sessuale l'unica caratteristica che interessi ai bambini, mica l'affetto o l'amore che viene dato loro. Nonostante gli studi scientifici sostengono che la cosa importante siano i ruoli (non certo relegati al sesso), l'articolo preferisce sostenere che:

Non avrebbe senso la strenua battaglia per il “diritto” a veder riconosciuto dallo stato “l’amore” che lega le persone (cosa astrusa: in nessun ordinamento di nessun luogo e nessun tempo, il matrimonio serve allo Stato per scopi “romantici”) se non fosse “necessario” per superare le “discriminazioni” operate dalla natura (“matrigna”?) che non consente a persone dello stesso sesso di figliare.
Anzi. Gli omosessualisti hanno in continuazione la bocca piena di “decenni di studi scientifici” che dimostrerebbero che ai bambini basta l’amore, e che non importa che siano un uomo e una donna o due uomini, o due donne, o una carovana di personaggi misti a darglielo.
Ciò è falso e abbiamo più volte citato gli studi scientifici (veri) che dimostrano che i bambini hanno bisogno di una mamma e un papà, uniti stabilmente, in un rapporto solido ed esclusivo.

Come autorevolissima prova delle sue tesi, l'articolo cita altri articolo pubblicati da ProVita. Della serie, ho ragione io perché mi do ragione da solo e mi faccio pure dare ragione da amici che collaborano alla mia crociata contro i gay.
In particolare citano lo "scienziato Pennetta", un tale che gli avrebbe dato modo di sostenere che «le pubblicazioni a favore delle adozioni gay mancano proprio del requisito della scientificità». E perché mai non lo sarebbero? Perché «è importante che le donne e gli uomini di scienza si esprimano sulla base di ipotesi condivise e possibilmente verificate empiricamente. Ma senza verifica empirica non c’è scienza!».
Ed è così che l'associazione di Toni Brandi si lancia nell'asserire con assoluta certezza che «gli studi su cui si basa l’apertura alle adozioni omosessuali sono dichiaratamente più delle “ipotesi” che dati sperimentali».
Ma non solo, per proprietà transitiva l'associazione di ProVita cestina anche le ricerche dell'American Psychoanalytic Association, dell'American Psychiatric Association, della British Psychological Society, dell’Academy of Pediatrics e dell’Associazione Italiana di Psicologia dato che presenterebbero «posizioni analoghe» e «quindi, non dimostrazioni scientifiche, ma di "posizioni": i 30 anni di ricerche che campeggiano sul titolo catturando l’attenzione e la fiducia di chi legge si sono trasformati in "posizioni"».

La loro idea è dunque semplice. Dato che non si sono ancora sufficienti famiglie omogenitoriali da studiare, qualunque evidenza è da cestinare a priori perché non si sono analizzati i dati a lungo termine. Ma allo stesso tempo, i dati a lungo termine non potranno mai esserci perché si intende vietare qualunque percorso che possa portare ad appurare empiricamente come i figli delle coppie omogenitoriali crescano sano e felici quanto quelli delle coppie eterosessuali.
Sarebbe come non sperimentare un farmaco perché non si sa se funzionerà o non provare a fare figli dato che non si ha la prova empirica che quel rapporto riuscirà ad ingravidare la donna. E se ci si trova in un palazzo in fiamme, chi ci dice che saltando ci salveremo? Evidente il suggerimento di Toni Brandi è quello di restare lì a morire bruciati pur di non sperimentare se il salto dalla finestra sia davvero possibile.

Ma la propaganda non finisce qui dato che l'associazione non manca di propinare anche la sua personalissima verità. Scrive:

Quanto agli studi che invece dimostrano che i bambini che crescono con “due mamme” o “due papà” soffrono molto più di quelli che crescono con mamma e papà (ciò non vuol dire “tutti”. Così come non tutti i bambini che vivono in situazioni di abbandono e di degrado diventano necessariamente dei pazzi o dei delinquenti).
E se non vi va di andare ad aprire i link e di interpellare gli scienziati, basta rifletterci un po’ su, e chiedere alla ragione naturale e al buon senso che alberga in ciascuno di voi, senza preconcetti e senza paraocchi ideologici.

Praticamente ci stanno dicendo che la scienza non serve dato che basta basarsi sui propri pregiudizi per stabilire la propria verità. Tanto a pagarne le spese non saranno né Brandi né Adinolfi, ma tutti quei bambini che verranno privati dell'affetto di una famiglia sulla base dell'ideologia di personaggi che -dall'altro dei loro diritti- non si fanno certo problemi a danneggiare gli altri nel nome del pregiudizio.
E per giunta questi articoli li paghiamo pure noi, dato che tutto questo materiale di stampo propagandistico viene pubblicato grazie a sgravi fiscali che lo stato riconosce loro in virtù del loro status i onlus. Ed è così che pare di essere tornati ai tempi del nazismo, quando i tedeschi chiedevano agli ebrei il pagamento del biglietto del treno che li avrebbe condotti nelle camere a gas.

Da notare è poi come l'articolo si lanci nel citare i dati della ricerca Sullins, ossia di quell'uomo che è stato denunciato proprio per aver falsificato i dati degli studi con cui oggi ProVita cerca di sostenere le proprie tesi. Si è dunque dinnanzi ad una verificata menzogna, raccontata sulla base di chi preferisce i dati fasulli alla vera scienza (forse non altrettanto idonea ad una simile propaganda).
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