Tempi si scaglia contro Imagine di John Lennon: «È un inno alla violenza»



Il giornale integralista Tempi ha deciso di dichiarare guerra anche a John Lennon attraverso un articolo intitolato "Per commemorare i morti di Parigi, non cantate Imagine di John Lennon. È un inno alla violenza".
Secondo Aldo Vitale, «la canzone di Lennon, seppur pregevole sotto l’aspetto melodico, è un vero e proprio inno alla violenza, per molteplici motivi che per essere compresi devono suddividersi in due parti, quelli ex fide e quelli ex ratione, cioè quelli che costituiscono una critica alla luce della fede e quelli che costituiscono una critica alla luce della ragione».

Sotto accusa è il testo, in particolar modo il passaggio in cui Lennon canta: «Immagina che non esista paradiso, facile se provi; nessun inferno sotto di noi; sopra solo il cielo; immagina che tutta la gente viva solo per l’oggi. Immagina che non ci siano nazioni, non è difficile da fare, niente per cui uccidere e morire, e nessuna religione. Immagina tutta la gente che vive in pace». Quel «senza una religione» ha scatenato le ire del settimanale, pronto a sostenere che:

Alla luce della fede, infatti, negare il paradiso o l’inferno è qualcosa di radicalmente antireligioso in genere, ed anticristiano in particolare, specialmente se si propugna una visione per cui ciò che conta è solo il cielo sopra di noi, ovvero nella più rosea delle ipotesi una visione panteistica ed emanazionista, ma nella più scura una materialistica ed ateistica della vita e del mondo.
La prospettiva contenuta nella canzone di Lennon tradisce, infatti, una totale negazione della vera ed autentica interpretazione dell’essenza dell’uomo, cioè una interpretazione trascendente, che sia in grado come tale di cogliere l’essere dell’uomo. Lennon ad un profondo ancorarsi ontologico, preferisce una superficiale ricognizione emotiva e psicologica non in grado di cogliere la vera essenza dell’umanità, dell’amore e della fratellanza.
Lennon in sostanza rifugge l’essere dell’uomo, e quindi nega la sua verità e, come insegna la storia, ogni volta che viene negata la verità si compie una violenza, nel caso di specie una violenza culturale, ma per questo non meno esecrabile.

Insomma, si sostiene che il negare la necessità di una religione sia una violenza e che quindi non sia tollerabile che una persona possa essere atea o, comunque, ritenere contraria all'indottrinamento religioso forzato.
Si passa così a scomodare Benedetto XVI, in una prassi tanto cara all'editore, in cui ogni affermazione viene fatta seguire da una citazione di un qualche personaggio religioso in modo che il lettore si senta nel dovere di dover assimilare quelle tesi come se fossero un dogma.

Nel perseguo, l'articolo spiega quelle che dovrebbero essere le motivazioni «alla luce della ragione» per ritenere violento il brano:

In primo luogo: l’idea che non ci debbano essere nazioni, è una idea violenta –non a caso alla base dell’internazionalismo socialistico rivoluzionario tra XIX e XX secolo– in quanto nega l’essere relazionale e politico dell’uomo come tale già scoperto dalla razionalità del pensiero greco che in Aristotele ha avuto modo di esprimere il suo massimo vertice.
In secondo luogo: l’idea che non ci debba essere la proprietà è anch’essa una idea violenta –non a caso alla base di molti movimenti politici e ideologici che in nome di questo principio hanno portato più morte e devastazione di quelle a cui pensavano di rimediare– poiché nega una delle espressioni dirette del diritto naturale, cioè quel diritto che per natura, per la natura dell’essere umano, attiene alla retta ragione, cioè alla razionalità umana.

Per farla breve, pare che la canzone sia violenta perché è più vicina al comunismo che al fascismo. Il tutto motivato attraverso anche il presunto «diritto naturale» che viene sempre sfodareto quando si vuol presentare come un dato di fatto una semplice opinione (così come accade anche nella loro crociata anti-gay). Ed ancora:

Lennon e i suoi seguaci, così intenti a sorvolare la realtà invece di immergervisi, cadono nell’equivoco che la proprietà sia un male in sé, senza comprendere non solo che essa è un bene, come ogni manifestazione del diritto naturale, ma che semmai ad essere un male è soltanto l’uso che di questa si può fare, così come insegna la dottrina evangelica, per esempio, in tema di ricchezze e di uso delle stesse.

Scomodando Kand e Heschel, si arriva poi a sostenere:

In terzo luogo: l’idea più violenta di tutte è quella per cui non dovrebbero esistere le religioni, poiché con questa ambizione si colpisce la vera essenza dell’uomo che, come ricorda Nikolaj Bardjaev non è un ente strettamente biologico o psicologico, ma spirituale.
L’esperienza storica, in tal senso, è fin troppo ampia e dimostra che nel XX secolo, cioè “il secolo delle idee assassine” come lo ha definito Robert Conquest, che è stato il secolo più anti-religioso della storia umana (almeno fino al XXI appena iniziato), la pace e la convivenza sono state violate e lese molto più che nei secoli precedenti contraddistinti da una maggiore appartenenza individuale e sociale al credo religioso di riferimento.

Persino sulla necessità della pace non c'è accordo, dato che il settimanale aggiunge:

La pace, dunque, come ricorda Baruch Spinoza «non è assenza di guerra: è una virtù, uno stato d’animo, una disposizione alla benevolenza, alla fiducia, alla giustizia».
Ecco allora che viene alla luce tutta la carica di violenza della canzone di Lennon, poiché è tutta tesa a negare radicalmente la verità costitutiva dell’essere umano e della realtà, rappresentando un vero attentato culturale alla pace autentica, cioè alla stabile e giusta convivenza relazionale, politica e spirituale dell’essere umano.

Dinnanzi ad una simile analisi del testo, il presidente del Movimento Nonviolento Mao Valpiana ha preso carta e penna per scrivere una lettera a Tempi in cui spiega loro che «Se riusciste ad ascoltarla senza paraocchi, senza pregiudizi ideologici, senza perversioni fondamentaliste, con la disponibilità d’animo e l’apertura che serve per comprendere ogni opera d’arte, capireste che vi trovate davanti ad un capolavoro assoluto della musica di tutti i tempi».
In tutta risposta la redazione ha pubblicato il tutto ed ha scelto di mostrare il volto della reale violenza attraverso una risposta che ha tutta l'aria di uno sfottò. Dicono: «Le sue parole bastano e avanzano per capire perché Imagine è la canzone peggiore per commemorare i morti di Parigi. Noi non avremmo saputo fare di meglio, grazie».

Il messaggio è dunque chiaro: è fatto divieto contraddire o provare a far ragionale la redazione di Tempi o mettere in dubbio la necessità di un'ingerenza religiosa nella vita di persone che non l'hanno scelta. A questo punto, visti i risultati, non resta che provare ad assecondarli, magari trovando un nuovo canto in cui non si faccia alcun riferimento alla pace o all'assenza di fanatismo religioso. Potremmo ad esempio proporre Il canto del mare, eseguito nelle chiese di mezza Otalia la notte di Pasqua. Il testo dice così:

Dio è prode in guerra, si chiama Signore. Travolse nel mare degli eserciti, i carri d'Egitto sommerse nel Mar Rosso, abissi profondi li coprono. La tua destra, Signore, si è innalzata, la tua potenza è terribile.

Dunque... c'è un Dio che uccide gente innocente e c'è un popolo prediletto che ha maggiori diritti degli altri. Sì, probabilmente a Tempi piacerà. Ancor più considerato come ben si sposi con chi pare voler auspicare un attacco armato diretto ad un intero popolo, forse ritenendo che la vita di un mussulmano innocente sia sacrificabile se si teme che il cattolicesimo possa perdere la sua supremazia politica in Europa.
1 commento