Toni Brandi: «L'omosessualità non può essere rispettata, al limite tollerata».



Toni Brandi è il presidente dell'associazione integralista ProVita, ma anche uno dei principali responsabili dell''ondata di omofobia che sta attraversando l'Italia. Un'accusa che lui non accetta dato che si dice convinto che in Italia l'omofobia non esista.

In un'intervista rilasciata lo scorso aprile a Radio Spada, ha sostenuto che l'omofobia «è un problema davvero marginale, se intendiamo per "omofobia" la violenza, le offese e altri atti lesivi di questo tipo commessi nei confronti di una persona in ragione della sua omosessualità». Anzi, a suo dire le discriminazioni verso i gay «non sarebbero davvero un problema nazionale: stanno molto peggio gli obesi, gli anziani, e anche i Cristiani».
La sua opinione è che «il vittimismo LGBT non serve tanto a risolvere veri problemi di violenza o di ingiustizie contro i gay, altrimenti la lotta contro l'omofobia dovrebbe essere condotta soprattutto in quei paesi in cui, ad esempio, si prevede la pena di morte. Il vittimismo serve a plasmare l’opinione pubblica, convincerla che il modo per risolvere il problema “omofobia” sia concedere (pseudo) diritti alla comunità LGBT, come matrimonio, adozioni».

Un'opzione a cui lui si oppone strenuamente, ritenendo che l'omosessualità sia un male:

Molti vorrebbero farci credere che il diritto si deve adattare per forza all’evoluzione dei costumi, alla situazione sociale del momento: situazione che vedrebbe innumerevoli coppie “gay” di fatto, desiderose di godere di diritti da tanto tempo negati. Se è vero che il diritto deve tenere conto del contesto sociale, tuttavia esso deve regolare questo contesto in modo da tendere al bene comune. Il diritto non può promuovere ciò che è contrario al bene comune e individuale. I rapporti omosessuali sono contrari al bene della persona e concedere “diritti” su quel presupposto è anche contro il bene comune. Non c’è “evoluzione” che tenga: alcune cose sono e sempre saranno “non-ordinabili” al bene perché intrinsecamente disordinate. Molte cose cambiano nelle vicende umane, ma l’essenza dell’uomo rimane la stessa.

Poi aggiunge:

La tolleranza di per sé implicherebbe la paziente sopportazione di un male (che non si possa rimuovere ma appunto solo “tollerare”). Oggi però tende ad essere assimilata al “rispetto”. Anche in questo secondo senso è chiaro che ogni singolo individuo umano, in qualsiasi condizione di età e di salute, soprattutto se più debole, deve essere “rispettato” in quanto è una persona: ciò vuol dire in sostanza riconoscerlo per quello che è, e “amarlo” cioè volere il suo vero bene. I comportamenti sbagliati invece non si possono rispettare in sé ma al limite tollerare: la disapprovazione dei comportamenti ovviamente non esclude l’amore per la persona, anzi.
Esiste il problema “omofobia” in Italia?

E questo basterebbe a far capire che in Italia l'omofobia esiste e che queste posizioni ne sono il massimo esempio. Non a caso l'intervistatore si lancia nel paragonare i gay agli animali, domandando: «Perché non sposare anche bambini e animali?». In tutta risposta,. Brandi afferma:

Forse in un prossimo futuro, la società e lo Stato non sapranno rispondere a questa domanda. Stiamo vivendo un processo culturale e giuridico che ci fa perdere progressivamente il senso del matrimonio, cioè quella unione stabile socialmente riconosciuta, a fondamento della famiglia e della perpetuazione della specie. Divorzio, aborto, fecondazione artificiale (pure eterologa) e adesso unioni civili omosessuali: alla fine il matrimonio sembrerà soltanto un istituto volto a rendere pubblico (per qualche motivo) il proprio affetto (più o meno stabile) verso un soggetto. E allora sposare animali e bambini forse non sarà più percepito come una assurdità.
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