16enne picchiata dalla famiglia cristiana di origine russa perché gay



È stata sottoposta a vere e proprie torture dalla sua famiglia perché aveva osato rivelare di essersi innamorata di una compagna di classe. Per nove lunghi mesi, il padre l'ha regolarmente presa a cinghiate mentre la sorella le riservava pugni ed insulti. Neppure la madre prese mai le sue difese, preferendo il gelo.
È questa l'incredibile storia di una liceale romana cresciuta in una famiglia cristiana di origine russa, convinta che con la violenza l'avrebbero "guarita" dalla sua omosessualità. Non poteva usare il telefonino e non poteva uscire di casa da sola.
Come spesso accade a chi viene sottoposto a pressioni psicologiche simili (purtroppo ancor oggi pubblicizzate e incoraggiate da una certa stampa cattolica), anche la giovane incominciò a ricorrere ad atti di autolesionismo.
La vicenda è poi fortunatamente giunta in procure dove il pm Antonio Calaresu ha imposto alla famiglia il divieto di avvicinamento alla ragazza, la quale è ora stata affidata a una casa famiglia. Nell'ordinanza che vieta ai familiari di avvicinarsi alla ragazza a meno di 400 metri si legge chiaramente che «il movente discendente da stati emotivi e pregiudizi culturali contro l'omosessualità».
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