Aggiornamenti sul bavaglio con cui gruppi squadristi vogliono togliere la voce a Gayburg



Un calo di circa la metà degli accessi. È questo la prima conseguenza del bavaglio che alcuni gruppi squadristi sono riusciti ad imporre a Gayburg attraverso segnalazioni di massa che pare siano giunte a Google. Questo perlomeno è ciò che appare dal messaggio di blocco inserito dal popolare motore di ricerca, il quale informa che «alcuni lettori hanno contattato Google perché ritengono che i contenuti di questo blog siano discutibili».
La decisione non ci è stata notificata, né pare possibile riuscire a poter parlare con qualcuno per capire che cosa sia successo. L'unica evidenza è che dopo un'ondata di messaggi violenti giunti nei giorni scorsi da parte di noti gruppi anti-gay, caso vuole che alcuni ignoti siano riusciti a metterci il bavaglio. Questo dopo che non troppo tempo fa, una nota associazione anti-gay aveva cercato di chiuderci per via giudiziaria.
Contestualmente (e forse come conseguenza del blocco) tutti gli articoli pubblicati su Gayburg non possono più essere condivisi su Facebook. Chiunque proverà a farlo, si troverà dinnanzi ad un messaggio che li informerà che è possibile condividere gli articoli di ProVita in cui si sostiene che l'omosessualità sia una patologia, ma non quelli in cui si spiega perché quell'articolo si basi su presupposti scientifici falsi ed ampliamene screditati. Pare dunque essersi concretizzato il loro sogno, in un un mondo dove il pensiero pensiero unico non rischi di poter essere contestato da chi ha nelle mani dei documenti che smentiscono le tesi da loro sostenute. Insomma, in una parola siamo in dittatura.

Cosa accadrà ora? Difficile dirlo. Data l'impossibilità a poter cercare di poter comunicare con Google e data l'inutilità nello scrivere informazioni a cui è stato messo il bavaglio (e che quindi non possono né circolare, né essere condivise) vien da dire che l'avventura finisce qui. Non ha alcun senso passare notti insonne a scrivere se nessuno può leggere, ancor più considerato come qui non ci siano potenti lobby finanziatrici né oligarchi russi con il portafogli trasbordante di rubli.
Pazienza, in fondo si tratta di dieci anni di vita buttati via solo perché l'Italia è un paese imbarazzante governato da incapaci che non sanno neppure garantire il diritto di parola a fronte della violenza di quattro imbecilli violenti che vanno in giro a brandire croci uncinati e Bibbie.
Dicono che i gay vogliono dei figli? Bhe, da parte mia posso solo tranquillizzarli e dirgli che sono io a non volere figli in uno stato in cui a persone così disgustose viene anche solo permesso di entrare in Senato per sostenere che i distinguo di stampo fascista sono un bene per le nuove generazioni. Sono io che non saprei come spiegare a mio figlio perché la società italiana sia così malata quando basterebbe passare il confine per conoscere la civiltà. Sono io a voler difendere mio figlio nell'impedire che possa nascere tra gente che ha bisogno di una maglietta azzurra o rosa per distinguere maschietti e femminucce solo dopo aver verificato accuratamente se hanno un pene o una vagina.
Negli ultimi anni questi gruppi mi hanno disgustato, mi hanno fatto provare schifo per una società malata sempre più neofascista e mi hanno fatto vergognare di essere italiano. Ora vogliono pure farmi tacere, ma forse nel regime della croce uncinata non si sarebbe potuti aspettare altro.
Ovviamente sia chiaro che quella non è l'Italia, è solo un gruppo di persone frustate che cercano di nascondere il loro fallimento nella vita attraverso l'incitamento a ritenere che siano "migliori" solo perché gli piace infilare il pene nella vagina (e vanno pure in piazza con simbolo religiosi a gridare al mondo che a loro piace la vagina!). Ma all'Italia non può essere perdonato di aver permesso a questa gente di infiltrarsi nelle istituzioni e di poter spingere i giovani lgbt al suicidio senza che si urli allo scandalo.

Tornando al futuro del blog, quello che si può fare è poco. Dobbiamo ora sperare che Google effettui un controllo manuale, anche se pare di capire che possano farlo oggi come fra due mesi (l'unica cosa che chiara è come invitino a non chiedere ai propri lettori di non fare alcuna pressione o ciò porterà ad ulteriori penalità). Sul fronte di Facebook, chiunque lo voglia potrà tentare di condividere un link e poi cliccare sul tasto "comunicacelo" quando vi verrà chiesto se si ritiene che il link sia stato bloccato per errore (basterà indicare brevemente le motivazioni che riterrete più opportune).
Se ciò non basterà, probabilmente sarà venuta l'ora di salutarci e di lasciare che Internet diventi una terra dove l'integralismo cattolico possa alimentare l'odio siano a quando non verranno a cercarci nelle nostre case per gettarci dai tetti dei palazzi (in fondo abbiamo già visto come alcuni di loro plaudano alle stragi dei gay messe in atto dall'Isis).

Update: Da Google ci fanno sapere che qualunque tipo di pressione o di contatto non farà che allungare i tempi della loro revisione manuale, di fatto invitandoci a chiedervi di non contattarli.
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