Bitonci: «La famiglia è solo quella con un papà e una mamma che svolgano dei ruoli ben precisi»



Forse è il caso di fare una colletta e di regalare un pallottoliere nuovo a Toni Brandi in modo che la sua associazione possa rivedere la modalità con cui effettua i suoi conteggi. Dopo aver continuato a spergiurare che al Family day ci sarebbe stato «più di un milione» di persone (ammassate una piazza che non aveva una superficie sufficiente per poter contenere numeri simili), ora se ne esce che alla loro conferenza omofoba di Rovereto ci fossero «oltre 250 persone». Peccato che questa volta siano stati loro stessi a denunciare la loro bugia nel pubblicare alcune foto in cui è facilmente ravvisabile che i presenti fossero meno di cento (compresi i due cameraman e i moderatori).
Ringraziando ProVita per aver nuovamente dato prova di come la loro azione di propaganda si basi solo su menzogne e bugie, occupiamoci ora delle fesserie che sono state raccontate in quella sede (a spese di tutti i cittadini, dato che lo status di "onlus" conferito all'associazione omofoba di Brandi la porta ad avere agevolazioni fiscali che vengono poi pagate dalla collettività).

L'incontro si è aperto con le parole di Toni Brandi e con le sue solite fantasie riguardo a quella che sarebbe la fantomatica «ideologia gender», ossia di quella cosa che lui utilizzata per chiedere il divieto delle unioni gay, per impedire il contrasto alle violenze di genere e per vietare che un gay possa lasciare la sua eredità a persone che non siano eterosessuali. L'uomo ha così citato Simone de Beauvoir e Judith Butler, distorcendo il senso del suo asserire che «donne non si nasce, ma si diventa» attraverso una rilettura volta a sostenere che ciò avvenga  «indipendentemente dal sesso biologico di appartenenza. E questo con una fluidità che ondeggia a seconda del desiderio del momento e senza alcuna stabilità nel tempo».
Giusto per alimentare la paura attraverso la disinformazione, ha poi aggiunto che «la verità è che alla base dell’operato delle lobby lgbt, alle industrie della contraccezione e agli intenti di chi sostiene la pratica dell’utero in affitto ci sono fondamentalmente questioni economiche. Infatti, tutte queste pratiche non fanno che portare la società sempre più vicina al baratro, svilendo nel contempo le donne– svendute, rese oggetto, considerate solo per il loro corpo– e gli uomini e dando vita a generazioni che non sapranno chi sono i loro padri e le loro madri. La rivoluzione gender è la più grande rivoluzione antropologica che la storia abbia mai conosciuto».
Interessante è notare come tutto ciò che viene da lui sostenuto non abbia la benché minima attinenza con le rivendicazioni politiche che poi è solito fare nel nome della sua interminabile propaganda contro l'uomo e i suoi diritti basilari.

L'ospite più atteso era però il sindaco di Padova, Massimo Bitonci, salito alla ribalta delle cronache attraverso la sua crociata contro i diritti delle persone lgbt attraverso azioni discutibili come una censura dei libri che troppo ricorda i righi di epoca nazista.
L'uomo ha sostenuto che «il tema della famiglia e della lotta contro il gender non sono prerogative della destra, ma che questi sono valori che vanno difesi a prescindere dello schieramento politico di appartenenza, in quanto costituiscono le radici della nostra società».
Legittimando le assurde teorie dell'integralismo cattolico, ha poi sostenuto che «è necessario prestare molta attenzione soprattutto al tema del gender, data la maniera subdola con cui tende a diffondersi nella nostra società» perché «la famiglia è solo ed esclusivamente quella fondata sull'unione tra un uomo e una donna, con dei figli naturali o adottati e che tutti i bambini hanno il diritto ad avere un papà e una mamma che svolgano dei ruoli ben precisi. In tale ottica sono solo i genitori ad avere il diritto e il dovere di educare i propri figli, i cittadini del domani».
Poco chiaro è quali siano questi "ruoli ben precisi" che pare si debbano basare sul sesso biologico dei genitori, manco si stesse parlando di quegli stereotipi di genere che portano l'uomo a leggere il giornale mntre la donna si occupa della prole (come nella pubblicità omofoba firmata da ProVita, giusto per intenderci). Inoltre è altrettanto interessante il sostenere che i figli siano proprietà provata dei genitori e che lo stato non debba interferire con le loro scelte nell'interesse dei bambini, magari condannandoli ad indicili sofferenze se così sfortunati da nascere in una famiglia bigotta o neofascista.
Come già avvenuto in altre occasioni, Bitonci non ha poi mancato di sostenere che le sue rivendicazioni siano legate all'indottrinamento che vuole che sia insegnato ai suoi figli: «Parlo da genitore, prima ancora che da Sindaco», ha detto. Peccato che ciò presupporrebbe che durante le campagne elettorali i candidati debbano essere chiamati a dichiarerà se vogliono che i loro figli crescano come e bigotti o come persone capaci di capire che la differenza è una ricchezza per tutti.
Immancabile è stata anche la chiamata alle armi, invitando «tutti i presenti a sostenere le tradizioni su cui si basa la nostra società e a non avere remore nel ribadire concetti assolutamente banali come dire che la famiglia è una sola, anche se questo corrisponde a finire sotto il fuoco incrociato di nemici e presunti amici».

La chiusura della serata è stata affidata al solito Brandi, pronto a dichiarare che «il male non trionferà». Se la quella speranza è condivisibile, più opinabile è quell'ideologia che lo porta a sostenere che «il male» siano di diritti civili degli altri in opposizione ai distinguo di stampo fascista della sua crociata omofoba.
2 commenti