È morto Robert Spitzer. Fu lui a promuovere la derubricazione dell'omosessualità nel 1973



Il giorno di Natale, all'età di 83 anni, è venuto a mancare Robert L. Spitzer, psichiatra americano, che negli anni settanta diresse il Board of Trustee dell'American Psychiatric Association a derubricare l'omosessualità dalla lista delle malattie mentali contenuta nel D.S.M. (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders). Da poco si era trasferito con la moglie Janet a Princeton, New Jersey, dalla sua città Seattle, Washington.
Spitzer è stata sicuramente la persona più importante per il movimento gay negli settanta, quando sotto la sua supervisione nel dicembre del 1973 il Board of Trustee con una schiacciante maggioranza di 13 voti favorevoli e due astenuti, decise di depennare dalla seconda edizione del D.S.M del 1968 l'omosessualità dalla lista delle malattie mentali. Qualche giorno dopo la votazione, per la prima nella storia associazione, circa duecento psichiatri di orientamento psicanalitico si schierarono contro la decisione chiedendo un referendum. Nell'aprile del 1974 la maggioranza degli appartenenti dell'associazione scelsero di appoggiare la decisione del Board.
Per Spitzer, la vittoria del 1974 rappresentò un ottima opportunità per dirigere i lavori della nuova edizione del DSM. Pubblicato nel 1980 il DSM III accolse finalmente, per la prima volta, la prima definizione di "malattia mentale", elaborata dallo stesso Spitzer (la mancanza di una definizione nelle precedenti edizioni era tra le cause che portò lo stesso Spitzer a rividere la diagnosi sull'omosessualità)[1]
Nel 2002 sorprese tutti, quando, sulla prestigiosa rivista Archives of Sexual Behavior, sostenne la possibilità per gli omosessuali di "guarire" e diventare eterosessuali. Nel 2012 ritrattò il suo studio, scusandosi con la comunità omosessuale.

A chi ancora oggi pervicacemente sostiene che l'omosessualità sia una malattia mentale, Spitzer avrebbe risposto:

L’unico modo per cui l’omosessualità possa essere considerata un disordine psichiatrico sarebbe quello di un’incapacità di funzionare come eterosessuali, modo considerato ottimale dalla nostra società e da molti membri della nostra professione. Tuttavia, se l’incapacità di funzionare in modo ottimale in alcune aspetti della vita fosse sufficiente, per la società e per la nostra professione, ad in indicare la presenza di un disordine psichiatrico, allora dovremo aggiungere alla nostra nomenclatura le seguenti condizioni: celibato (fallimento in una vita sessuale ottimale), comportamento rivoluzionario (irrazionale disprezzo per le norme sociali), fanatismo religioso (dogmatica e rigida adesione alla dottrina religiosa), razzismo (odio irrazionale per certi gruppi), vegetarianismo (innaturale rigetto dei comportamenti carnivori), sciovinismo maschile (credenza irrazionale dell’inferiorità delle donne)[2].


di Andrea Pizzocaro

Note:
  1. Per una storia completa della derubricazione dell'omosessualità leggete: Ronald Bayer, Homosexuality and American Psyciatry: The Politics of Diagnosis, 1981
  2. Robert Spitzer, Homosexuality and Sexual Orientation Disturbance: Proposed Change in DSM-II, 6th Printing, page 44
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