Gianfranco Amato, i leghisti e i patrocini all'odio



Nessuno ha la più pallida idea di che cosa sia la fantomatica «ideologia gender» con cui cattolici e neofascisti legittimano l'odio transofobico, ma l'amministrazione leghista del Comune di Verolanuova (BS) pare non aver dubbi nel sostenere che sia «pericolosa» e che vada temuta. Anzi, ironizzano pure sulle famiglie a loro meno gradite, sostenendo che i gay la prendano come un gioco.
L'affondo è stato stampato su un volantino di una delle innumerevoli conferenze di disinformazione che dilagano in tutti i comuni governati dalla Lega e alla quale parteciperà come relatore unico il solito Gianfranco Amato. Insomma è quello che si preannuncia come uno dei suoi comizi di disinformazione a senso unico in cui una realtà falsata viene presentata come un dogma grazie a decontestualizzazioni a cui non viene permesso di replicare.
Eppure qui c'è un Comune, ossia un ente laico che ha responsabilità nei confronti dei cittadini e della Costituzione, a non avere remore nel mancare di rispetto alle persone a cui si vuole negare il diritto alla famiglia. E che la famiglia non sia un gioco lo sanno bene tutti colori a cui viene negata la pari dignità nel nome di fantomatiche teorie coniate dall'integralismo religioso o da chi spera di guadagnare qualche voto attraverso la commercializzazione e legittimazione del pregiudizio. prima c'erano i meridionali, poi gli immigrati ed ora i gay: tutte persone indicate come una minaccia per la loro diversità dall'uomo ariano rappresentato da Borghezio (massima espressione della padanica virilità). Il tutto finendo con il reintrodurre distinguo di stampo nazista basati sul sostenere che alcune caratteristiche naturali debbano determinare l'esclusione e la discriminazione di interi gruppi. Esattamente quello che i nazisti sostenevano nel vietare i matrimoni misti o nel negare dignità alle famiglie non ariane.
Ma più probabilmente chi gioca con la famiglia è proprio chi sostiene che l'unica cosa importante sia che l'uomo infili il proprio pene nella vagina di una donna sottomessa, incuranti di quanto amore o quante attenzioni vengano dati ai figli o al partner. Si giunge così al paradosso per cui la Lega preferisce chi chi stupra le figlie o picchia la moglie rispetto ad una sana famiglia naturale basata sull'unione di due uomini o due donne.

Ma forse la questione di questi patrocini all'odio merita una riflessione ancora maggiore, soprattutto considerato come pare si voglia cercare di istituzionalizzare l'ideologia discriminatoria di una sola persona. E questo nonostante quella stessa persona già moltiplichi la sua influenza attraverso l'appartenenza ad una moltitudine di gruppi omofobi (solo per fare un esempio, quando l'associazione Novae Terrae pubblica articoli che lodano l'operato di Amato, sarebbe bene sapere che l'avvocato è parte del direttivo e che praticamente si è dinnanzi a chi si loda da solo dopo essersi presentato con un altro nome). ma nel caso die patrocini il discorso cambia, perché si cerca di far leva sulla fiducia verso le istituzioni per tentare introdurre un'ideologia discriminatoria nella società.

Ed è così che il 13 novembre scorso qualcuno avrà partecipato al convegno di Amato a Moncalieri dopo aver osservato che la a garanzia dell'incontro c'era il patrocinio della Regione Piemonte. Un fatto curioso, soprattutto considerato come già lo scorso giugno l'avvocato fu al centro di una contestazione proprio per l'uso improprio e non autorizzato del simbolo regionale a fronte di un patrocinio mai concesso ma vantato sui manifesti.
dato che in questo caso il patrocinio è stato effettivamente concesso, c'è da domandarsi che cosa sia successo. A spiegarcelo è l'ufficio anti-discriminazione, che sottolinea come la richiesta fosse legata ad un ciclo di incontri organizzato dall'Associazione di Volontariato Centro Culturale San Francesco del Carlo Alberto ma «la comunicazione rispetto all'iniziativa era assolutamente generica e non specifica sul gender o argomenti simili». Viene anche precisato che per la concessione del Patrocinio non è stato chiesto il parere degli Assessori competenti, così come si nota che la Regione è più volte intervenuta contro questo tipo di iniziative, anche pubblicamente.
Se non ci fosse una convenienza o un ritorno da quei patrocini, perché mai qualcuno dovrebbe inventarsi simili sotterfugi pur di poter mettere il maggior numero di simboli istituzionali a fianco del nome dell'onnipresente Gianfranco Amato?

Ed intanto nel mese di dicembre, l'avvocato porterà il suo spettacolo teatrale sul fantomatico gender in altre 15 località: a Cecina con il Vescovo, San Miniato (PI), Grosseto, Riccione, Bologna, Saluzzo (CN), Seregno (MB), Verolanuova (BS), Roma, Montalto di Castro, Travagliato (BS), Savona, Mantova, Schilpario (BG) e Padova. In alcuni caso con convegni patrocinati direttamente dalla Lega Nord.
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