Google ha deciso di limitare la libertà di espressione? E con quali criteri?



I termini sono tali da poter tranquillamente parlare di un allarme per la libertà di opinione e di espressione. Par infatti che Google abbia deciso di usare la mano pesante nel decretare la morte di migliaia di blog, uccisi da una «avvertenza sul contenuto» in cui si sostiene che «alcuni lettori hanno contattato Google perché ritengono che i contenuti di questo blog siano discutibili».
In realtà quel messaggio non è che la punta di un iceberg, dato che i contenuti in questione vengono poi bloccati anche nella condivisione sui social network o nella possibilità di poter comparire fra i risultati di un motore di ricerca. In pratica, diventano isolati ed irraggiungibili se non si conosce e si digita l'esatto indirizzo della pagina in questione.

Ci è stato segnalato come a finire in quella rete sia stato anche lo storico blog "Pettorali famosi", più volte risultato fonte di alcune notizie riportare anche da Gayburg. In quelle pagine c'erano foto in cui poter ammirare i pettorali di Robbie Amell o quelli di Francesco Testi. C'erano i muscoli di Thor in un scena tagliata di "Avengers: Age of Ultron", oppure le campagne pubblicitarie che vedevano come protagonista il ballerino Giuseppe Di Bella... ma anche a volerla cercare con il lanternino, non c'era alcuna nudità. Così come suggeriva il titolo, quello era uno spazio in cui erano collezionate fotografie di uomini senza maglietta. Nulla di più.
Eppure tutto quel lavoro, iniziato nel lontano agosto del 2006, pare sia stato cancellato dalla volontà di un motore di ricerca che all'improvviso pare aver deciso di giudicare cosa possa essere mostrato e cosa no. Ed è così che Pettorali famosi è stato eliminato, mentre continuano tranquillamente a sopravvivere i blog in cui si raccontano follie sulla bufala del «gender» o in cui Massimo Gandolfini viene indicato come un medico a cui i gay possono rivolgersi per curare la propri omosessualità. Contenuti decisamente discutibili già quando erano proposti in un clima in cui veniva garantita piena libertà di parola e di espressioni a tutti, inaccettabili se una censura li risparmia chiudendo la bocca ad altri.
Inconcepibili sono anche i motivi di una simile azione. Stando al comune senso del pudore, infatti, quelle immagini risultano tranquillamente classificabili fra quelle adatte ad ogni età dato che un uomo a petto nudo non è considerato nudo. Ed anche se fosse, nel febbraio del 2015 Blogger annunciò di aver deciso di proseguire ad accettare la nudità come forma di espressione in base a numerose richieste giunte dai suoi utenti. Quindi qui si è doppiamente nel caso di contenuto che rispecchiano appieno i termini del servizio.

A questo punto gli interrogativi sono tanti. Perché Google ha deciso che la bellezza debba essere bandita dai loro server mentre continua ad accettare opinioni che ci mostrano quanto possa essere brutta e violenta la natura umana? E chi sono questi fantomatici «lettori» che avrebbero contattato Google pr segnalare contenuti a loro poco graditi? Ma, soprattutto, chi è il giudice che stabilisce che cosa possa essere detto e che cosa debba essere tenuto nascosto?

Interpellati sull'argomento, i top contributor di Google dicono che il motore di ricerca non stia censurando nessuno e che siano i lettori a decidere. Ciò comporterebbe dunque che chiunque possa togliere la voce a chiunque latro, semplicemente compilando un form online.
Bhe, se è dunque questa la modalità che decreterà chi possa aver voce o meno, salvatevi pure l'indirizzo e sappiate che basterà avviare un'azione squadrista simile a quella che sta colpendo i nostri blog per fermare anche i blog a noi meno graditi. In pratica, prepariamoci a prendere in mano la clava e ad abbassarci al livello di violenza preistorica con cui pare si deciderà chi possa godere di un diritto di parola che si sperava potesse esserci garantito come diritto fondamentale. Ma se far-west dev'essere, che far-west sia.
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