La Commissione Europea ha accettato una proposta di legge che mira a definire il matrimonio come unione esclusiva tra un uomo e una donna



Lo scorso 9 dicembre, la Commissione Europea ha deciso di registrare l'iniziativa del gruppo denominato Mum Dad & Kids volta a chiedere una ridefinizione di matrimonio quale unione esclusiva tra un uomo e una donna.
La decisione assunta dalla Commissione ha riguardato solo l'ammissibilità giuridica e non la sostanza della proposta, anche se può essere discutibile che tale atto sia stato ritenuto non «manifestamente ingiurioso, futile o vessatorio e che non è manifestamente contrario ai valori dell'Unione». Da ora potrà avere inizio una raccolta firme tra i cittadini a sostegno di quella proposta discriminatoria.

I promotori dell'iniziativa sostengono che «lo Stato riconosce il matrimonio non è perché si preoccupa di sentimenti, ma perché il rinnovamento delle generazioni e l'innalzamento dei bambini garantisce il futuro della nazione. Questo spiega l'importanza del matrimonio che, vale la pena ricordare, non è un semplice contratto, ma una istituzione. Il matrimonio protegge la famiglia, perché si basa su un impegno a vivere insieme in uno spirito di reciproco rispetto e di responsabilità per i bambini che vengono da esso». Da qui giungono ad asserire che: «L'UE ha pertanto un urgente bisogno di definizioni chiare e precise del matrimonio e della famiglia. Naturalmente, è necessario che queste definizioni dovrebbero contribuire all'unità europea basandosi sul fondamento comune di tutti gli Stati membri, ciò che riflette la realtà universale dell'umanità: il matrimonio tra uomo e donna, e i legami di padre, madre, bambino».

Più pragmaticamente, la proposta mira a chiedere l'approvazione di una legge volta a sostenere che «nel determinare il significato di tutti gli atti giuridici di pertinenza di diritto dell'Unione o di qualsiasi decisione, regolamento o interpretazione della Commissione europea o di eventuali agenzie dell'UE, il termine 'matrimonio' ​​si intenda una unione legale tra un uomo e una donna come marito e la moglie, e la parola 'coniuge' si riferisca solo ad una persona del sesso opposto, che è un marito o una moglie». Si chiede anche che le diciture «vita familiare» e «legame familiare» siano da intendersi valide solo se coinvolgono una coppia eterosessuale e i loro figli, così come si chiede l'abrogazione dell'articolo 2 della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri e l'articolo 2 della direttiva 2012/29/UE che istituisce norme minime riguardanti i diritti, l'assistenza e la protezione delle vittime di reato.

I personaggi che stanno dietro ad una simile proposta sono l'ungherese Edit Frivaldszky, direttrice del'Human Dignity Center; lo slovacco Roger Kiska, vicepresidente della ADF; la svedese Maria Hildingsson, segretaria Generale della Federazione delle organizzazioni familiari cattoliche in Europa (FAFCE); il polacco Aleksander Stępkowski, fondatore dell'Ordo Juris Institute for Legal Culture;il croato Željka Markić, coordinatore della Federation for Family Development; l'inglese Paul Moynan, presidente della NGO Care for Europe, la francese Ludovine de La Rochère, presidente della Manif Pour Tous; il francese Grégor Puppinck, presidente dell'European Center for Law and Justice; il portoghese José Manuel Veiga de Macedo, membro del consiglio di amministrazione della Fondazione "A Junção do Bem" e il tedesco Robert Spaemann, ex-professore ormai in pensione. invece] costitutivo per ciascuno pratica etica ".
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