La Lega Nord fomenta l'isteria: «Rischi psicologici per chi entra a contatto con la teoria gender»



Pare proprio che l'omofobia sia il nuovo cavallo di battaglia con cui la Lega Nord spera di ottenere voti in cambio di pregiudizi. È infatti attorno alla fantomatica «ideologia gender» che il partito tenterà di creare un alone di paura che possa spingere i bigotti a dargli la propria fiducia. In fondo i risultati si sono già visti in Francia, dove la paura per gli attentati di Parigi ha portato ad una inaspettata vittoria elettorale di un partito populista e razzista come il Front National.
Dopo aver approvato mozioni regionali e comunali già condannate da Amnesty International, questa volta il partito si lancerà nelle solite conferenze di disinformazioni basate sulle assurde teorie elucubrate dall'integralismo cattolico su spinte della Russia (proprio in questi giorni Salvini incontrerà nuovamente Putin, ormai considerato un fedele alleato della sue politiche di estrema destra). E senza neppure più avvalersi della collaborazione della associazioni omofobe, sarà direttamente la Lega Nord a promuovere un comizio intitolato "Gender: Scuola, Famiglia e Società" che si terrà questa sera alle 21 presso l'auditorium Santo Spirito di Cingoli (in provincia di Macerata, nelle Marche). Alla serata parteciperanno anche il segretario nazionale della Lega Nord Marche Luca Paolini, e i consiglieri regionali Luigi Zura-Puntaroni, Sandro Zaffiri, Marzia Malaigia.

«È necessario rendere consapevoli i cittadini dei pericoli psicologici verso i quali potrebbero essere esposti i bambini che entrano in contatto materiale comunemente definito “gender” all’interno delle scuole» afferma Gian Marco Paparelli, coordinatore del comitato cingolano della Lega Nord. «Per teorie di genere –sostiene il leghista– si intende quel complesso di studi ed opere saggistiche prodotte, soprattutto nel mondo anglosassone, a partire dagli anni ’60. Col tempo le teorie di genere, o “gender theories”, arrivano ad immaginare la società ideale come quella in cui l’eguaglianza tra le persone può essere attuata solamente riconoscendo nel sesso una mera convenzione sociale. Come se i modi di vivere “da maschio” o “da femmina” non avessero un reale fondamento biologico. Queste teorie vengono poi frequentemente strumentalizzate in ambito politico nelle battaglie per i cosiddetti diritti e uguaglianza: si tratta dunque di una vera e propria ideologia [..] L’aspetto più grave è che questa ideologia viene propagandata con ogni mezzo. Le lobbies che la sostengono inoltre, riescono a far passare il messaggio che solo questa impostazione culturale può garantire il rispetto reciproco ed evitare situazioni di discriminazione e violenza. Bisogna informare i cittadini sui rischi psicologici a cui si va incontro quando si entra a contatto con azioni e contenuti legati a questa teoria, soprattutto per quanto riguarda i bambini. Crediamo che la vera ingiustizia sia spacciare appunto per indispensabile un’ideologia che nega la realtà antropologica più evidente di tutte: che si nasce maschi o femmine e che si nasce da un padre ed una madre».
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