La Nuova Zelanda autorizza la Chiesa Pastafarianiana alla celebrazione di matrimoni (anche gay)



I Pastafariniani potranno celebrare matrimoni in Nuova Zelanda. L'annuncio è stato dato attraverso la Gazzetta Ufficiale, nella quale si rileva come la Chiesa Pastafarianiana abbia tutti i requisiti richiesti dalla legge sul Marriage Act in vigore dal 1955.
Il pastafarianesimo è una religione creata nel 2005 da Bobby Henderson come forma di protesta contro la decisione del consiglio per l'istruzione del Kansas di insegnare il creazionismo nei corsi di scienze come un'alternativa alla teoria dell'evoluzione.
Ha avuto larga diffusione soprattutto su Internet, riunendo molti seguaci del Prodigioso spaghetto volante. La Chiesa Pastafariana predica la tolleranza religiosa, il rispetto dei diritti umani, la non violenza, il pacifismo, il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, il dialogo come strumento di risoluzione dei conflitti, il pluralismo, l'uguaglianza dei diritti e la libertà di coscienza di espressione e di ricerca. Tra i simboli c'è l'uso di indossare uno scolapasta in testa e l'indossare abiti da pirati.
Dato che la Nuova Zelanda ha approvato il matrimonio egualitario nel 2013 e come la Chiesa Pastafariniana sia in prima fila nel sostenere le unioni fra persone dello stesso sesso, vien da sé che a poter essere celebrati saranno anche i matrimoni gay.

La Chiesa Pastafarianiana si è diffusa in Italia a partire dal 2012. Lo scorso anno i suoi membri vennero insultati da Matteo Salvini che, nel corso di una puntata di "La gabbia", lì definì «tizi con lo Scolapasta in testa che giocano a fare i pirati».
Una posizione che ancora una volta lo ricollega il leader della Lega Nord alla Russia di Vladimir Putin, dove una pacifica manifestazione tenutasi lo scorso agosto venne repressa della polizia e da gruppi di fanatici ortodossi. I partecipanti vennero indagati con il rischio di poter essere condannati a tre anni di reclusione sulla base di una recente legge che punisce l'offesa al sentimento religioso dei tre culti monoteisti maggiori, gli unici riconosciuti dallo stato a danno di tutti gli altri.
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