Le famiglie arcobaleno e i figli senza diritti



«Nel mio gruppo di lavoro c'è una coppia, Letizia e Teresa, che da poche settimane ha un figlio che si chiama Ernesto. Da segretario del PD lavorerò perché Ernesto abbia gli stessi diritti dei miei figli e, dopo tanti anni di discussioni andate a vuoto, faremo una legge sui diritti civili». È quanto Matteo Renzi scriveva su Facebook il 29 novembre 2013.
Sono passati due anni ed Ernesto non ha ancora diritti. Anzi, si fa sempre più credibile l'ipotesi che le intere unioni civili tramontino o che passino senza la stepchild adoption grazie grazie alle pressioni di sedicenti gruppi cristiani che hanno fatto della privazione dei diritti altrui lo scopo della propria vita.

Ed è proprio per dar vice ai più di centomila i bambini nati all'interno di una famiglia omogenitoriale che Marilena Grassadonia, presidente dell'associazione Famiglie Arcobaleno, ha rilanciato un appello a Renzi nel corso della manifestazione tenutasi alla Leopolda. «Noi siamo ancora dalla parte di Ernesto e dalla parte di tutti i bambini che, come lui, aspettano di avere gli stessi diritti dei figli di Matteo Renzi. Ci preoccupa leggere di "libertà di coscienza" su un tema che attiene i diritti fondamentali e ci amareggia leggere ricostruzioni dove fantomatici sondaggi avrebbero convinto il premier della necessità di frenare. Per questo da oggi e ogni tre giorni pubblicheremo su Twitter e Facebook un appello al premier dove gli presenteremo, una dopo l'altra, tutte le nostre famiglie attraverso l'hashtag #figlisenzadiritti. In Italia ci sono centinaia di bambini come Ernesto, Renzi e il parlamento non possono ignorarli. Non ci fermeremo finché non sarà approvata una legge che porti l'Italia al passo del resto d'Europa».
La Grassadonia ha anche sottolineato come la stepchild adoption «non ha nulla a che vedere con la possibilità per i gay e le lesbiche di adottare. Permette solo di dare la possibilità al genitore legalmente non riconosciuto di essere registrato come genitore a tutti gli effetti. Gli oppositori del Ddl Cirinnà dicono che il riconoscimento del genitore di fatto è sbagliato perché “legittima la genitorialità gay”. Sono bugie sulla pelle dei bambini: gay e lesbiche continueranno ad avere figli ma, senza una legge, saranno sempre bambini con meno diritti degli altri, esposti a mille difficoltà nel quotidiano e a gravi rischi in caso di lutti in famiglia o separazioni».
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